Disturbo d'ansia generalizzata: cos’è, come si cura e cosa significa guarire

Per parlare di ansia generalizzata, prima dobbiamo parlare della paura. Perché?
La paura è una delle emozioni primarie dell’uomo, nasce quando percepiamo un pericolo e ci prepara ad affrontarlo. Oltre a essere universale – tutte e tutti possiamo provarla –, la paura è molto utile, per non dire essenziale, perché ci aiuta a riconoscere quello che ci minaccia. Lo stesso vale per l'ansia funzionale.
Ad esempio, se piove tanto mentre siamo alla guida, provare un po’ di paura ci ricorda che dobbiamo rallentare e procedere con prudenza.
Inoltre, è anche una risposta sana e fisiologica a eventi emotivamente stressanti. Per fare un altro esempio, dopo aver subito un furto in casa, è normale provare uno stato di paura che non ci fa dormire: sarebbe anomalo non percepirla.
Il problema nasce quando la paura si attiva in assenza di un pericolo reale o specifico, o quando è alimentata da conflitti interiori. In questi casi, può trasformarsi nel sintomo di un disturbo d’ansia.
Esistono diversi tipi di disturbi d’ansia come il disturbo di panico. In questo articolo ci concentreremo sul disturbo d’ansia generalizzato, detto anche DAG (o GAD).
In particolare, parleremo dei sintomi comuni del disturbo, delle cause e dei fattori di rischio associati, delle opzioni di trattamento disponibili e di come gestire il disturbo d'ansia generalizzato nella vita di tutti i giorni.
Con Serenis puoi trovare uno psicologo specializzato nel trattare l'ansia.
- Centro medico autorizzato
- 100% professionisti qualificati
- Primo colloquio gratuito
Cos’è il disturbo d’ansia generalizzato?
Il disturbo d’ansia generalizzato, o DAG, è un disturbo d'ansia cronico caratterizzato da preoccupazioni eccessive e persistenti che riguardano vari aspetti della vita quotidiana e della salute. Può capitare di provare ansia da lavoro, ansia sociale o ansia notturna. Queste preoccupazioni possono essere difficili da controllare e possono andare a interferire con le attività quotidiane, causando un significativo disagio emotivo e fisico.
La minaccia di un ipotetico pericolo ci sembra sempre molto vicina, anche quando è lontana: è possibile anticipare scenari catastrofici molto prima che l’evento si verifichi (il cosiddetto “film negativo”).
Il DAG ha un'elevata comorbilità: le persone con DAG presentano spesso anche un altro disturbo, come:
- depressione
- disturbo da panico
- agorafobia
- fobia sociale
I disturbi d'ansia, presi nel loro insieme, sono fra i disturbi psicologici più diffusi anche in Italia. In un campione rappresentativo di adulti italiani, circa il 5% delle persone aveva avuto un disturbo d'ansia nell'ultimo anno (de Girolamo e colleghi, 2006, Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology). Il dato riguarda l'insieme dei disturbi d'ansia, non il solo disturbo generalizzato. Dice però una cosa utile: sono condizioni frequenti, e se ne parla con un professionista come di qualsiasi altro problema di salute

I sintomi dell’ansia generalizzata
Per parlare di disturbo d'ansia generalizzato, secondo il DSM-5-TR la preoccupazione eccessiva e difficile da controllare deve durare da almeno 6 mesi e accompagnarsi ad almeno tre sintomi fra irrequietezza, affaticabilità, difficoltà di concentrazione, irritabilità, tensione muscolare e disturbi del sonno. Gli altri sintomi qui sotto sono frequenti ma non servono alla diagnosi, che spetta sempre a un professionista.
Per capire se le preoccupazioni rientrano in un quadro clinico, spesso si utilizza il test GAD-7 per l'ansia che, svolto in autonomia, non ha valore diagnostico.
I sintomi del disturbo d'ansia possono essere divisi in tre categorie principali:
- sintomi cognitivi
- sintomi fisici
- sintomi comportamentali
Come si presenta la preoccupazione
Al centro del disturbo, per il DSM-5-TR, c'è una preoccupazione eccessiva che la persona fatica a controllare e che riguarda molti ambiti insieme: il lavoro, la salute, la famiglia, le piccole cose di ogni giorno. Prende spesso la forma del rimuginio e si accompagna alla difficoltà di concentrarsi, che fra i criteri è uno dei sintomi associati. Possono esserci anche la paura di perdere il controllo e un'ansia che resta anche quando va tutto bene, perché non dipende da un problema preciso. Se questa descrizione ti somiglia, a dire se si tratta di un disturbo è un professionista, dopo un colloquio.

È online, è gratuito e dura 5 minuti.
Il rimuginio come sintomo del disturbo d’ansia
Coloro che soffrono di un disturbo d’ansia si descrivono di solito come persone sensibili, tendenti al nervosismo e alla preoccupazione cronica, detta anche rimuginio, caratteristica cognitiva principale del disturbo d’ansia generalizzato.
Cos’è il rimuginio? Il rimuginio è inteso come una catena di pensieri negativi, in forma soprattutto verbale, nei quali il soggetto si concentra sulla natura incontrollabile della preoccupazione e sul suo possibile ruolo nell’evitare gli esiti negativi degli eventi temuti.
Ciò che rende la preoccupazione patologica nel disturbo d’ansia generalizzato è la percezione che la preoccupazione sia eccessiva, incontrollabile e non causata da eventi esterni.
La maggior parte dei pazienti con disturbo d’ansia generalizzato riconoscono di trascorrere molto tempo della loro giornata preoccupandosi per cose di secondaria importanza. Le loro preoccupazioni tendono a riflettere una vulnerabilità nel senso di minaccia percepito (ad es., “Qualche cosa andrà male”) e la mancanza di risorse personali nel fronteggiamento delle situazioni (ad es., “Non sono in grado di farcela”).

Cosa succede nel corpo
Prima di attribuire all’ansia sintomi come tachicardia, dolore al petto o vertigini serve una valutazione medica che escluda altre cause.
Fra i criteri del DSM-5-TR, quelli che si sentono nel corpo sono la tensione muscolare, l'irrequietezza, la stanchezza che arriva presto e il sonno disturbato. Accanto a questi molte persone descrivono tremori, sudorazione, nausea, battito accelerato, respiro affannoso o un senso di soffocamento, formicolii alle mani o ai piedi, mani fredde, vertigini, dolore al petto, bocca secca o un'ansia che si fa sentire dopo mangiato. Sono frequenti ma non rientrano fra i criteri, e la diagnosi resta compito di un professionista.
Questi sintomi rinforzano i pensieri catastrofici, e viceversa. La persona ansiosa teme queste sensazioni fisiche perché pensa che segnalino che qualcosa di pericoloso stia accadendo. Sono sintomi non controllabili e visibili agli altri: questo può farci provare un senso di vergogna.
Conseguenze dell'ansia sul corpo e sulla mente
Con il tempo poi l’ansia e le preoccupazioni costanti possono contribuire a determinare:
- senso di eccessiva stanchezza
- mal di testa (cefalea tensiva)
- disturbi epigastrici (nella parte superiore dell’addome)
- insonnia

Cosa cambia nei comportamenti
Il DSM-5-TR chiede che la preoccupazione e i sintomi che la accompagnano pesino davvero sulla vita della persona, nel lavoro, nelle relazioni, nelle attività di ogni giorno. Spesso questo passa dall'evitamento delle situazioni che fanno salire l'ansia, che nei casi più gravi può portare a chiudersi in casa e a vedere sempre meno persone. Anche lavorare o stare con gli altri può diventare faticoso. Quanto questi cambiamenti contino nel quadro lo valuta un professionista.
Le cause e i fattori di rischio del disturbo d’ansia generalizzato
Il disturbo d'ansia generalizzato può essere scatenato da molteplici fattori. Non esiste una causa unica: i fattori di rischio si sommano, e fra i principali ci sono:
- eventi stressanti: situazioni di stress prolungato, come problemi in famiglia, a lavoro, con il partner;
- genetica: ci sono prove che suggeriscono che può esserci una predisposizione ereditaria;
- uso di sostanze: l'abuso di sostanze, come l'alcool e le droghe, può aumentare il rischio di sviluppare il gad;
- personalità: le persone con tratti di iper-reattività, paura dell'incertezza, sensibilità eccessiva e l'evitamento di situazioni sconosciute possono essere più a rischio di sviluppare il gad;
- esperienze traumatiche: eventi traumatici, come abusi, lutti o malattie possono aumentare il rischio di gad.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi nasce da un colloquio clinico con uno psicologo, uno psicoterapeuta o uno psichiatra, che ascolta da quanto tempo dura la preoccupazione, su cosa si posa e quanto pesa sulla tua giornata. Il riferimento sono i criteri dei due manuali in uso, il DSM-5-TR e l'ICD-11.
Prima di parlare di ansia bisogna escludere altre cause. Il DSM-5-TR chiede che i sintomi non siano dovuti a una sostanza o a un'altra condizione medica, per esempio l'ipertiroidismo: per questo può servire anche il parere del medico di base.
Il test GAD-7 per l'ansia può darti un primo orientamento, ma non sostituisce una valutazione.
Da cosa si distingue: panico, ansia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo e depressione
Il disturbo d'ansia generalizzato si riconosce perché la preoccupazione si sposta su molti ambiti della vita, senza un oggetto preciso. Negli altri disturbi con cui viene spesso confuso, al centro c'è qualcos'altro.
| Disturbo | Al centro c'è |
| Disturbo d'ansia generalizzato | Una preoccupazione costante che passa da un tema all'altro, come lavoro, salute, famiglia e soldi |
| Disturbo di panico | Attacchi di panico improvvisi e la paura che tornino |
| Ansia sociale | La paura del giudizio degli altri, legata a situazioni precise come parlare in pubblico o conoscere persone nuove |
| Disturbo ossessivo-compulsivo | Ossessioni, cioè pensieri o immagini intrusive vissute come estranee, e compulsioni che servono a calmarle |
| Depressione | Umore depresso e perdita di interesse o di piacere per le cose |
Queste condizioni possono anche presentarsi insieme, e a distinguerle, o a riconoscerne più di una, è un professionista.
Perché l’ansia si mantiene: comportamenti fobici e controfobici
Le due reazioni più tipiche per combattere l'ansia intensa si basano sulla percezione del controllo:
- se pensiamo di non avere il controllo, mettiamo in atto dei comportamenti di evitamento, o fobici;
- se invece pensiamo di avere il controllo, mettiamo in atto dei comportamenti controfobici.
Entrambe non sono espressione di un reale superamento della paura. Vediamo perché.
Arriva una preoccupazione, e qualunque mossa la spenga per un momento, che sia evitare, farsi rassicurare o sfidare il pericolo, dà un sollievo immediato ma breve. Proprio quel sollievo conferma alla mente che la minaccia era reale e che senza quella mossa non ce l'avresti fatta. Così la volta dopo la preoccupazione torna, e spesso un po' più forte.
Evitamento
L’evitamento è una scorciatoia: nel breve periodo, gestiamo l’ansia evitando la situazione che riteniamo stressante. Ad esempio: se la paura di guidare mi paralizza, evito di mettermi al volante e mi sposto in un altro modo. Il mio livello di ansia si riduce e mi sento subito meglio.
Con il tempo, però, l’evitamento compromette il raggiungimento degli obiettivi personali: in pratica, impedisce di affrontare l’ansia. Se l’evitamento limita la vita di ogni giorno, un professionista può aiutare a tornare gradualmente alle situazioni temute, con i tempi giusti per ciascuno.
Ricerca di rassicurazioni
La ricerca di rassicurazioni è un altro comportamento tipico di chi sente di non avere il controllo. Inizialmente genera sollievo, perché dà una sensazione di controllo, ma nel tempo aumenta il livello di preoccupazione e di insicurezza.
Esempi di rassicurazioni sono le frequenti telefonate al partner per rassicurarsi che stia bene, o per avere un parere su un sintomo o una situazione. Le richieste di conforto nel tempo possono amplificarsi, fino ad arrivare ad una drammatizzazione dei propri bisogni di rassicurazione, pur di ricevere una sicurezza che però non sarà mai sufficiente.
Atteggiamento controfobico
L’atteggiamento controfobico è l’opposto dell’evitamento e della ricerca di rassicurazioni.
Neghiamo la nostra paura, come se fossimo noi a controllarla. Cerchiamo il rischio, il pericolo e le situazioni estreme, anche in maniera compulsiva, perché tanto – così pensiamo – non ci faremo mai del male.
Togliamo alla paura la sua funzione primaria, mettendo a rischio la nostra incolumità, senza rendercene conto.
Si guarisce dall’ansia generalizzata? Ecco come curarla
Il disturbo d’ansia generalizzato è trattabile, secondo le linee guida NICE, e molte persone ottengono un sollievo significativo dai sintomi. I tempi e gli esiti cambiano da persona a persona, e le ricadute sono possibili. Il trattamento dell'ansia generalizzata può includere una combinazione di terapia e farmaci.

Come evolve nel tempo e cosa significa guarire
Per molte persone il disturbo d'ansia generalizzato ha un andamento lungo, con periodi migliori e periodi più difficili. Uno studio che ha seguito per dodici anni persone con disturbi d'ansia, fra cui quello generalizzato, ha visto che il decorso è spesso cronico e che, dopo un miglioramento, una ricaduta è probabile (Bruce e colleghi, 2005, American Journal of Psychiatry).
Per questo, più che di guarigione, si parla di remissione, cioè di sintomi che si riducono fino a non pesare più sulla vita di ogni giorno. Le linee guida NICE descrivono un decorso che può essere cronico o fatto di remissioni, e indicano la remissione come obiettivo del trattamento, perché si associa a un funzionamento migliore e a meno ricadute. Quanto tempo serva cambia da persona a persona, e una ricaduta non cancella il lavoro fatto.
Se l'ansia ti accompagna da tempo, parlarne con uno psicoterapeuta è un primo passo, e non serve aspettare di stare peggio.
La psicoterapia per curare l’ansia generalizzata
Oggi possiamo contare su approcci terapeutici cosiddetti top-down e bottom-up, a seconda se viene posta l’attenzione maggiormente sugli aspetti cognitivi o centrati sul corpo. Ogni approccio, seppur con il proprio accento, ha come obiettivo il superamento della sofferenza ansiosa nella sua complessità mente-corpo.
Importante sottolineare che la scelta dell’approccio dipende dalla storia e dalle preferenze di ogni singola persona, e si decide insieme al professionista. A titolo esemplificativo ne citeremo solo alcuni.
La terapia sistemico-relazionale per la cura dell’ansia generalizzata
Questo approccio si concentra sulle relazioni. Prevede diversi strumenti, come il genogramma e le domande circolari, che servono a risolvere i legami disfunzionali e a farci stare meglio come individui.
Attraverso l’approccio sistemico-relazionale sarà possibile:
- comprendere la “funzione” dell’ansia all’interno delle relazioni familiari;
- rintracciare le radici e le esperienze nelle quali la persona ha imparato a stare all’erta, a provare inadeguatezza e paura rispetto ai cambiamenti e all’esplorazione del mondo esterno alla famiglia;
- individuare i modelli familiari di gestione dell’ansia e di rassicurazione.
La terapia cognitivo-comportamentale per la cura dell’ansia generalizzata
Questo approccio si concentra sui nostri comportamenti. Prevede protocolli ed esercizi pratici, anche da svolgere a casa, grazie ai quali è possibile iniziare a fare le cose in maniera diversa.
Attraverso la terapia cognitivo-comportamentale per curare l'ansia sarà possibile:
- individuare tutte quelle situazioni che generano emozioni di paura e di ansia, i pensieri negativi (ad es. non sono all’altezza, sono in pericolo, sono impotente) e le reazioni comportamentali che ne conseguono;
- focalizzare l’attenzione sugli errori cognitivi, i rimugini, le interpretazioni negative, gli evitamenti comportamentali;
- imparare tecniche per poter ristrutturare il proprio pensiero catastrofico/intrusivo e favorire il comportamento temuto.
I farmaci per curare l’ansia generalizzata
I farmaci che possono essere utilizzati per trattare l'ansia generalizzata sono i cosiddetti psicofarmaci e quelli prescritti più comunemente sono ansiolitici e antidepressivi (tra cui le benzodiazepine a breve o lungo termine, come l'EN). Per la loro prescrizione è necessario rivolgersi ad un medico, di gran lunga preferibile se specializzato in psichiatria.
Tra le benzodiazepine più indicate per il disturbo d'ansia generalizzata c'è anche il bromazepam, apprezzato per l'azione ansiolitica ad ampio spettro e il buon profilo di tollerabilità.
Quando chiedere aiuto per l’ansia generalizzata
Se la preoccupazione dura da mesi o pesa sul lavoro, sul sonno o sulle relazioni, è il momento di parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta. Non serve aspettare che diventi insopportabile, e chiedere aiuto non vuol dire esagerare.
Se ti chiedi se dei farmaci possano esserti utili, la persona a cui rivolgerti è uno psichiatra, che valuta se e come usarli.
Se compaiono pensieri di farti del male, contatta subito un professionista, il tuo medico o il numero unico di emergenza 112. Puoi anche chiamare Telefono Amico allo 02 2327 2327, attivo tutti i giorni, 24 ore su 24.
Esperienza reale
L., 35 anni, insegnante, vive da tempo in uno stato di preoccupazione costante. Riferisce di sentirsi spesso tesa, teme di non riuscire a gestire gli impegni e fatica a dormire perché la mente non smette mai di “pensare troppo”. Anche in assenza di reali problemi, prova un senso di allarme continuo.
Inizia il percorso durante il quale impara a: Riconoscere e mettere in discussione i pensieri catastrofici e le preoccupazioni automatiche; Sostituirli con valutazioni più realistiche, attraverso esercizi di ristrutturazione cognitiva; Esporsi gradualmente alle situazioni temute, riducendo l’evitamento; Integra, inoltre, tecniche di rilassamento e mindfulness, che la aiutano a ridurre la tensione fisica e mentale.
Con il tempo, L. acquisisce maggiore consapevolezza dei propri schemi di pensiero e riesce a ridurre l’intensità e la frequenza dell’ansia, recuperando un senso di controllo e serenità nella vita quotidiana.
Sitografia
