Alessitimia: cos'è, cause, sintomi e come si cura

Chi soffre di alessitimia vive una vita quasi completamente priva di emozioni: quali sono le cause e come superare questa condizione
Scritto daMonica CelestePsicologa e Psicoterapeuta
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato27 marzo 2024
•
Aggiornato25 settembre 2026
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Alessitimia

Ti chiedono come stai dopo una giornata storta e l'unica cosa che ti esce è «boh, normale». Non stai nascondendo niente: la parola che descrive quello che senti non arriva, e al suo posto resta una sensazione confusa nel corpo. Si chiama alessitimia, ed è la difficoltà a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri e a tradurle in parole. Si presenta con intensità molto diverse, da una sfumatura del carattere a una difficoltà che pesa tutti i giorni.

Chi la porta in forma marcata prova emozioni come chiunque altro, ma fatica a distinguerle e a raccontarle. E siccome le emozioni servono a orientarsi, nelle relazioni e nelle scelte, non riuscire a nominarle si paga nella vita di tutti i giorni.

Alessitimia: definizione e significato

Il termine viene dal greco a- (senza), lexis (parola), thymos (emozione), e nella letteratura scientifica in inglese si trova come alexithymia. Alla lettera indica la mancanza di parole per dire le emozioni. Chi ne è portatore fatica a riconoscere, identificare ed esprimere quello che prova, e spesso descrive una sensazione fisica al posto di un'emozione. Per questo l'alessitimia viene a volte scambiata per assenza di emozioni, quando invece è una difficoltà a riconoscerle ed elaborarle in modo consapevole.

Si distinguono due tipi:

  • l'alessitimia di tipo I riguarda insieme la componente affettiva e quella cognitiva. L'attivazione emotiva è ridotta, la persona avverte poco le proprie emozioni e non riesce né a identificarle né a descriverle;
  • l'alessitimia di tipo II lascia intatta l'esperienza emotiva, ma con difficoltà specifiche nell'esprimere le emozioni e nell'elaborarle sul piano cognitivo.

L'alessitimia non è vivere senza emozioni

Il corpo di una persona alessitimica reagisce come quello di chiunque altro. Il cuore accelera prima di un colloquio, lo stomaco si chiude dopo una discussione, la gola si stringe davanti a una brutta notizia. Quello che manca è il ponte fra la reazione del corpo e la parola che la nomina. Se chiedi a una persona alessitimica come si sente, ti risponde con una tensione alle spalle, un nodo allo stomaco, una stanchezza che non passa, quasi mai con un'emozione che abbia un nome.

È una cosa diversa dall'appiattimento affettivo, che compare in altri quadri clinici. Lì la risposta emotiva stessa si riduce, e la persona sente poco o niente. Nell'alessitimia l'emozione c'è e si fa sentire nel corpo, ma resta senza etichetta, e senza etichetta non si può raccontare a nessuno.

Quanto è diffusa l'alessitimia

Circa il 10% della popolazione generale adulta supera la soglia di alessitimia clinicamente rilevante. Il dato arriva da un campione rappresentativo tedesco di 1.859 persone fra i 20 e i 69 anni, misurate con la TAS-20 e con una soglia fissata a un punteggio totale di 61 o più (Franz e colleghi, 2008, Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology). Nello stesso campione il punteggio medio è quasi identico fra i sessi, 49,5 negli uomini contro 48,2 nelle donne.

Attenzione a come si legge quel 10%. Indica quante persone hanno tratti alessitimici sopra una soglia in un questionario, non quante hanno ricevuto una diagnosi, perché l'alessitimia in sé non è una diagnosi. Nelle popolazioni cliniche le percentuali salgono molto.

Storia dell'alessitimia

L'alessitimia affonda le radici nelle osservazioni cliniche sui pazienti psicosomatici degli anni Cinquanta, ma il termine è stato coniato all'inizio degli anni Settanta dallo psichiatra Peter E. Sifneos. Nel 1976, con John C. Nemiah e Hellmuth Freyberger, l'ha descritta come un insieme di caratteristiche di personalità presenti nei pazienti psicosomatici: difficoltà a riconoscere e interpretare le proprie emozioni, tendenza ad associare sensazioni corporee alle esperienze emotive, capacità immaginativa ridotta.

Un chiarimento che serve spesso. Anedonia e alessitimia non sono la stessa cosa: nell'anedonia viene meno il piacere, e le attività che prima davano gratificazione smettono di darla, mentre nell'alessitimia il piacere si prova ma non si riesce a metterlo a fuoco né a dirlo. Secondo Epifanio e colleghi (2014), l'alessitimia si accompagna a un ampio spettro di condizioni cliniche legate alla disregolazione emotiva. Non è un fattore di rischio per una patologia specifica, è un deficit nella capacità di regolare e interpretare le emozioni.

Caratteristiche dell'alessitimia

Caratteristiche dell'alessitimia

Ci sono alcuni segni ricorrenti che permettono di riconoscere questa difficoltà.

  • Difficoltà a riconoscere le emozioni. Identificare e capire quello che si prova, e quello che provano gli altri, richiede uno sforzo che spesso non porta a niente. Comunicare diventa faticoso.
  • Immaginazione limitata. La capacità di fantasticare e di sognare si riduce, e con lei la riflessione su di sé.
  • Comportamento conformista. Ci si adegua agli altri, perché i desideri e i sentimenti personali restano poco accessibili.
  • Relazioni fragili. Il legame oscilla fra la dipendenza emotiva e l'isolamento sociale scelto per evitare il contatto.
  • Attaccamento insicuro. I tratti alessitimici si associano soprattutto allo stile di attaccamento evitante, in cui la persona prende le distanze dall'intimità, fatica a fidarsi e minimizza il proprio bisogno degli altri invece di manifestarlo. La richiesta insistente di rassicurazione appartiene allo stile ansioso, che è il quadro opposto.

Le sfere in cui l'alessitimia si manifesta

Uno studio di Cantelmi e Sarto, alla fine degli anni Novanta, descrive quattro piani su cui la difficoltà si vede.

  • La sfera cognitiva. Il pensiero resta concreto, pratico, rivolto all'esterno, senza introspezione. I racconti sono ricchi di particolari e poveri di desideri, paure e sentimenti, con poco spazio per la fantasia.
  • La sfera affettiva. Valutare e interpretare le emozioni primarie è difficile, e l'attenzione si sposta sugli aspetti fisiologici. Da qui la somatizzazione, e in alcuni casi quadri come l'ipocondria.
  • L'interazione con l'ambiente. Le relazioni si instaurano, poi si inceppano sulla mancata lettura delle emozioni. Nella coppia, nelle amicizie, al lavoro nascono fraintendimenti continui, e l'intimità si impoverisce per entrambi.
  • L'espressività corporea. Il corpo resta rigido e la mimica facciale legata alle emozioni si riduce, insieme alla possibilità di entrare in contatto con la propria interiorità.
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Le cause dell'alessitimia: forma primaria e forma secondaria

Alessitimia primaria

Nella forma primaria l'alessitimia è un tratto stabile della persona, con una componente costituzionale e neurobiologica. Si manifesta presto, spesso già in adolescenza, e varia poco nel corso della vita. Non compare dopo un evento preciso e non se ne va quando le circostanze migliorano: è il modo in cui quella persona ha sempre elaborato, o non elaborato, i propri stati emotivi. Chi la riconosce in sé di solito non ricorda un prima diverso, e questo è già un indizio su quale delle due forme si sta guardando.

Alessitimia secondaria

La forma secondaria arriva dopo. Compare in seguito a un trauma, a un lutto, a una malattia grave, oppure dentro un altro disturbo psichiatrico, come una depressione, un disturbo d'ansia o un disturbo post traumatico da stress. Sì, l'alessitimia può svilupparsi in età adulta, e questa è la forma che lo fa. In questi casi la difficoltà a sentire e nominare le emozioni funziona come una protezione dopo qualcosa di troppo grande da attraversare, e tende ad attenuarsi quando la condizione che l'ha innescata viene trattata.

Che cosa la fa nascere

Su questo punto serve prudenza. Gli elementi che seguono sono associazioni osservate negli studi, non cause dimostrate: si ritrovano spesso nella storia di chi ha tratti alessitimici, senza che questo basti a spiegarli. Pesano le esperienze precoci di trascuratezza e le carenze affettive, gli ambienti familiari in cui le emozioni non venivano mai nominate e un attaccamento insicuro costruito nei primi legami. Se cresci dove nessuno dice quello che prova, le parole per dirlo non ti vengono insegnate.

Test per l'alessitimia

Il test più utilizzato e più affidabile è la TAS-20, Toronto Alexithymia Scale. È un questionario di autovalutazione: la prima versione, sviluppata da Taylor e collaboratori nel 1985, aveva 26 domande, mentre la versione a 20 item oggi in uso è stata pubblicata nel 1994 da Bagby, Parker e Taylor sul Journal of Psychosomatic Research.

Il test non ha valore diagnostico, però è utile per esplorare le caratteristiche centrali dell'alessitimia:

  • la difficoltà a identificare i propri sentimenti;
  • la difficoltà a descrivere le emozioni, proprie e altrui;
  • la tendenza a un pensiero rivolto all'esterno, senza introspezione emotiva.

Se ti riconosci in quello che hai letto fin qui, puoi provare il test per l'alessitimia di Serenis. Ti restituisce un'indicazione, non una diagnosi. Per quella serve il colloquio con un professionista della salute mentale.

Test per l'alessitimia TAS-20

Comorbilità: disturbi fisici e psicologici legati all'alessitimia

Come sottolinea un articolo di Taylor e collaboratori, l'alessitimia è correlata in modo significativo a numerose condizioni. Riguardano sia il versante psicosomatico sia quello psicologico, e spiegano perché chi ha molti tratti alessitimici risulti più esposto alle dipendenze e ai disturbi d'ansia.

Nell'elenco rientrano anche i disturbi del comportamento alimentare, come la bulimia, la depressione e il disturbo post traumatico da stress. L'alessitimia si riscontra inoltre nei disturbi di personalità: uno studio pubblicato su Clinical Psychology & Psychotherapy ne ha evidenziato la correlazione con il disturbo narcisistico di personalità. Tratti alessitimici sono frequenti anche nelle persone con disturbo dello spettro autistico, in particolare in quelle che in passato ricevevano la diagnosi di sindrome di Asperger, categoria che il DSM-5 ha fatto confluire nello spettro.

Alessitimia e sessualità

L'intimità sessuale mette in gioco esattamente quello che nell'alessitimia funziona male. Bisogna accorgersi di cosa sente il corpo, capire se quella sensazione è desiderio, imbarazzo o paura, e poi dirla a qualcun altro. Dove il collegamento fra sensazione e parola è debole, la sessualità diventa un terreno difficile, anche quando il desiderio c'è e la relazione funziona.

Nella pratica questo prende forme riconoscibili. L'eccitazione si confonde con altre attivazioni fisiologiche, e il battito accelerato, il calore, la tensione muscolare somigliano a quelli dell'ansia. Dire cosa si desidera e cosa non si vuole richiede un vocabolario che manca, quindi spesso non si dice niente, si asseconda, oppure ci si allontana. Il partner legge quel silenzio come disinteresse, e la distanza emotiva cresce da entrambe le parti.

Quello che aiuta non è una tecnica sessuale, è il lavoro sulla consapevolezza emotiva. Imparare a distinguere le sensazioni corporee e a dargli un nome ricade direttamente sulla coppia. Parlarne con il partner, per quanto scomodo, toglie al silenzio il significato che non aveva.

Alessitimia, impulsività e dipendenze

Un'emozione che non riesci a nominare non sparisce. Resta nel corpo come attivazione sgradevole e senza contorni, una tensione che chiede di finire. Se non puoi capirla, l'unica strada che resta è spegnerla, il più in fretta possibile, e questo è il meccanismo che lega l'alessitimia ai comportamenti impulsivi.

Le forme sono quelle note: alcol, sostanze, abbuffate, gioco d'azzardo, acquisti compulsivi, scatti di rabbia, condotte a rischio. Vale la pena guardarle per quello che sono, tentativi di regolare dall'esterno quello che non si riesce a regolare dall'interno, non mancanza di volontà o di carattere. È lo stesso terreno della disregolazione emotiva, e l'efficacia immediata di questi comportamenti è anche la ragione per cui tornano.

Qui sta il motivo per cui riconoscere l'alessitimia cambia il percorso di cura. Un trattamento che lavora solo sul comportamento, senza toccare la difficoltà a leggere le emozioni che lo innesca, toglie il sintomo e lascia intatto quello che lo produce, con ricadute più probabili e tempi più lunghi.

Cura e trattamento dell'alessitimia

Cura e trattamento dell'alessitimia

L'alessitimia si affronta con interventi mirati, che allenano a riconoscere, capire ed esprimere quello che si prova. Il percorso di riferimento è la psicoterapia individuale, dove si lavora sulla consapevolezza emotiva un pezzo alla volta: che cosa è successo, che cosa hai sentito nel corpo, come si chiama.

Su quanto tutto questo funzioni esiste un dato. Una revisione sistematica con meta-analisi ha raccolto 59 studi e 3.368 partecipanti, e rispetto alle condizioni di controllo gli interventi psicologici riducono i tratti alessitimici di circa mezza deviazione standard: un effetto che gli studiosi classificano come moderato (Mazza e colleghi, 2026, Journal of Affective Disorders). Lo spostamento è misurabile e resta parziale, e non cambia a seconda che il percorso punti direttamente sull'alessitimia o la misuri come esito secondario.

Gli approcci esaminati dalla revisione

  • terapia basata sulla mindfulness, dove la meditazione guidata allena l'ascolto del corpo e riavvicina la sensazione fisica all'emozione che la produce;
  • terapia di gruppo, in cui sentire gli altri nominare quello che provano rende più facile riconoscerlo in sé, e migliora la comunicazione;
  • training sulle abilità emotive, percorsi strutturati che insegnano a leggere i segnali emotivi e a rispondere in modo più consapevole;
  • supporto psichiatrico, quando i disturbi associati hanno un'intensità invalidante e un supporto farmacologico sotto controllo medico rende praticabile il resto del lavoro.

Se ti riconosci in queste pagine e senti il bisogno di un supporto, puoi rivolgerti a noi di Serenis. I nostri terapeuti hanno in media 13 anni di esperienza e lavorano da tempo sulle difficoltà emotive. Per prenotare il primo colloquio gratuito ti basta compilare il questionario, e le sedute successive costano 49 € l'una.

Esperienza reale

F. ha 30 anni e ha una relazione da 4 anni con la sua compagna, con cui da circa un anno è andato a convivere. La loro relazione ha sempre funzionato bene, ma con la convivenza alcuni aspetti si sono esacerbati, portando la coppia a continui litigi. F. fa molta fatica a comprendere gli stati emotivi della sua partner, che è molto istintiva, esuberante, mentre lui è molto contenuto e razionale. Di fatto appare subito evidente l’alessitimia di F., che fa davvero fatica a manifestare e comprendere le emozioni proprie e dell’altro, portando spesso a fraintendimenti che scatenano litigi furiosi, di cui spesso lui non comprende la natura. Il lavoro terapeutico si è concentrato quindi sia nell’aiutarlo a riconoscere i propri stati emotivi, sia nello sviluppare una maggiore empatia. Il lavoro è stato lento e paziente, poichè F. ha mostrato spesso grande difficoltà a comprendere il mondo delle emozioni, ma pian piano lo ha aiutato a entrare in maggiore contatto con l’altro, soprattutto con la sua compagna, e a modulare alcuni suoi comportamenti.

Fonti:

Sitografia

Alexithymia: A view of the psychosomatic process.

Hill O.W., Modern Trends in Psychosomatic Medicine

Alexithymia in the German general population.

Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology

L'alessitimia come disturbo della regolazione affettiva.

Minerva Psichiatrica

Identifying therapies to effectively reduce alexithymia: a systematic review and meta-analysis.

Journal of Affective Disorders

Bibliografia

Alexitimia. Gli analfabeti delle emozioni. — Psicologia Contemporanea;

Cantelmi T., Sarto A. (1999)

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Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
Dott. Rosario UrbaniPsicologo, Psicoterapeuta e Sessuologo
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Appassionato psicoterapeuta laureato a Napoli, con un cuore dedicato al benessere. Iscritto all'ordine n°6653, specializzato in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale mi occupo di ansia, depressione, attacchi di panico e fobie con un approccio umano e attento.
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