Stalking psicologico: cos'è, come riconoscerlo e come superare il trauma


Lo stalking psicologico è una forma di violenza persecutoria che si manifesta attraverso attenzioni indesiderate, intrusioni e comportamenti ossessivi capaci di compromettere la sicurezza emotiva e la libertà della vittima. In questo articolo analizzeremo le dinamiche psicologiche alla base delle condotte persecutorie, alcuni dei profili descritti dalla letteratura e l'impatto che lo stalking può avere sulla salute mentale, evidenziando anche il ruolo della psicoterapia nel percorso di ricostruzione dei confini personali e di elaborazione del trauma.
Se sei in pericolo immediato Se temi per la tua sicurezza o quella di un’altra persona, chiama subito il 112, il numero unico europeo per le emergenze. Per informazioni, ascolto e orientamento in caso di violenza o stalking puoi contattare gratuitamente il 1522, servizio pubblico attivo 24 ore su 24. Se la situazione ti sta causando paura, ansia o altre difficoltà emotive, puoi inoltre valutare il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta. |
In sintesi
- Lo stalking consiste in comportamenti ripetuti, indesiderati e intrusivi che possono compromettere la sicurezza e la libertà di un’altra persona.
- Può manifestarsi attraverso messaggi insistenti, pedinamenti, appostamenti, minacce, molestie e controllo online.
- Le conseguenze psicologiche possono includere ansia, paura, ipervigilanza, isolamento e difficoltà a fidarsi degli altri.
- Se sei vittima di stalking, è importante non affrontare la situazione da sola/o, conservare le eventuali prove e attivare una rete di supporto.
- Uno psicologo o psicoterapeuta può aiutare a elaborare le conseguenze emotive dello stalking e a recuperare progressivamente un senso di sicurezza.
Che cos’è lo stalking
Lo stalking psicologico è una forma di aggressione che si manifesta attraverso condotte reiterate, indesiderate e intrusive nella vita privata di un'altra persona, con possibili conseguenze emotive, fisiche e sociali. Il fenomeno, talvolta definito anche "sindrome del molestatore assillante", va oltre il semplice fastidio occasionale e può tradursi in una progressiva limitazione della libertà e della percezione di sicurezza della vittima.
Le condotte persecutorie possono articolarsi in un'ampia gamma di azioni dirette e indirette:
- Comunicazioni ossessive: invio continuo di messaggi, e-mail, lettere, chiamate a qualsiasi orario o interazioni indesiderate sui social media.
- Controllo e monitoraggio della vita quotidiana: pedinamenti, appostamenti sotto casa o sul luogo di lavoro, fino all'impiego di tecnologie digitali e app di tracciamento, come può avvenire nel cyberstalking.
- Intrusioni e molestie dirette: consegna di regali non graditi, danneggiamento di proprietà o beni personali, diffusione di informazioni e comportamenti denigratori presso il luogo di lavoro o nella propria rete sociale.
- Minacce e aggressioni: intimidazioni verbali, minacce dirette all'incolumità della vittima o delle persone a lei vicine e, nei casi più gravi, aggressioni fisiche o sessuali.
Questi comportamenti possono assumere forme diverse e non è necessario che siano tutti presenti perché una persona possa vivere una situazione persecutoria.
Origine ed etimologia del termine
Il termine stalking deriva dal verbo inglese to stalk, utilizzato per indicare l'atto di seguire o avvicinarsi furtivamente a qualcuno. Sebbene i comportamenti persecutori non siano una prerogativa dell'epoca moderna, il fenomeno ha iniziato a essere studiato e descritto sistematicamente in ambito clinico e criminologico soprattutto nella seconda metà del Novecento, inizialmente anche in relazione ai casi di star-stalking, cioè alle persecuzioni subite da personaggi famosi da parte di ammiratori.
Lo stalking è un fenomeno in crescita? I dati in Italia
Secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche, in Italia sono oltre 12 milioni le donne che hanno dichiarato di aver subito almeno una volta nella vita episodi di violenza psicologica e/o fisica. Si tratta di un dato relativo alla violenza nel suo complesso e non specificamente allo stalking, ma aiuta a comprendere la rilevanza della violenza di genere nel nostro Paese.
Donne e stalking: violenza di genere
Le donne rappresentano la maggior parte delle vittime di stalking, ma il fenomeno non riguarda esclusivamente la popolazione femminile. Anche gli uomini possono essere vittime di stalking, da parte di donne o di altri uomini, e possono sviluppare conseguenze psicologiche importanti, come ansia, paura, ipervigilanza e difficoltà nelle relazioni.
La ricerca di R. Purcell, M. Pathé e P. E. Mullen ha evidenziato che anche le donne possono mettere in atto comportamenti persecutori e che le vittime possono essere sia uomini sia donne. Nel complesso, tuttavia, i dati disponibili mostrano una maggiore presenza di donne tra le vittime di stalking, soprattutto nel contesto delle relazioni affettive e della violenza di genere.
Parlare di violenza di genere è quindi particolarmente importante quando lo stalking si inserisce in una dinamica di controllo, minaccia o violenza all'interno di una relazione o dopo la sua conclusione. Questo non significa però che lo stalking sia un fenomeno esclusivamente maschile: una donna può essere vittima di un uomo, ma anche di un'altra donna; allo stesso modo, un uomo può essere vittima di una donna o di un altro uomo.
Stalking condominiale: molestie e persecuzioni tra vicini
Lo stalking può manifestarsi anche al di fuori delle relazioni affettive o familiari. Si parla, in alcuni casi, di stalking condominiale per descrivere situazioni in cui una persona mette in atto condotte persecutorie nei confronti di un vicino di casa, provocando ansia, paura e una significativa alterazione della quotidianità.
Spesso può nascere da un conflitto tra vicini che, nel tempo, si trasforma in comportamenti ripetuti e invasivi. Quando minacce, molestie o altre condotte persecutorie iniziano a compromettere la serenità, il senso di sicurezza e le abitudini quotidiane, la situazione può avere un impatto significativo anche sul benessere psicologico della persona coinvolta.

Aspetti legali e giuridici dello stalking: l’articolo 612-bis del Codice Penale
In Italia lo stalking è giuridicamente ricondotto al reato di atti persecutori, previsto dall'articolo 612-bis del Codice Penale e introdotto nel 2009. La norma punisce chi, attraverso condotte reiterate, minaccia o molesta un'altra persona provocando un perdurante e grave stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto o di una persona legata alla vittima da una relazione affettiva, oppure costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena prevista dal primo comma è la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi. La legge prevede inoltre aumenti di pena in determinate circostanze, tra cui il fatto commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata alla vittima da una relazione affettiva, oppure attraverso strumenti informatici o telematici. Sono previste ulteriori aggravanti, tra le altre ipotesi, quando il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in gravidanza o di una persona con disabilità.
Nel 2025 è stata inoltre introdotta una specifica aggravante quando gli atti persecutori sono commessi come forma di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio in quanto donna, oppure in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere una relazione affettiva o come limitazione delle sue libertà individuali.
La qualificazione giuridica di una situazione concreta, tuttavia, non può essere stabilita attraverso una semplice checklist online: se una persona ritiene di essere vittima di atti persecutori, è opportuno rivolgersi alle autorità competenti o a un professionista qualificato per valutare la situazione specifica.
Quando non si configura il reato di stalking
Non tutti i comportamenti fastidiosi, invadenti o sgradevoli costituiscono automaticamente stalking. Dal punto di vista giuridico, l'articolo 612-bis richiede condotte reiterate e la presenza di almeno uno degli effetti previsti dalla norma: un perdurante e grave stato di ansia o paura, un fondato timore per la propria incolumità o quella di una persona vicina, oppure la necessità di alterare le proprie abitudini di vita.
Questo significa che non è possibile stabilire in astratto, sulla base di un singolo comportamento, se una situazione costituisca o meno stalking. Alcuni esempi possono aiutare a orientarsi:
- Un episodio isolato: una singola comunicazione sgradita o un episodio di conflitto, pur potendo essere spiacevoli o anche integrare altre forme di illecito, non presenta di per sé il requisito delle condotte reiterate previsto dall'art. 612-bis.
- Contatti per motivi legittimi: comunicazioni necessarie per questioni lavorative, burocratiche o per la gestione dei figli tra ex partner non costituiscono automaticamente stalking. È importante però considerare modalità, frequenza, contenuto e conseguenze dei contatti.
- Contatti consensuali: una comunicazione desiderata o accettata dalla persona interessata non è, di per sé, una condotta persecutoria.
- Interruzione dei comportamenti: se una persona interrompe i contatti dopo aver ricevuto una richiesta di non essere più contattata, non si può automaticamente parlare di stalking. Al contrario, la prosecuzione insistente e indesiderata dei comportamenti può essere un elemento rilevante nella valutazione complessiva della situazione.
Ma in ogni caso in presenza di comportamenti ripetuti che generano paura, ansia o una significativa modifica della propria quotidianità, è importante non minimizzare ciò che sta accadendo e valutare la possibilità di chiedere aiuto.
Chi è lo stalker: profilo psicologico
Lo stalker è la persona che mette in atto comportamenti persecutori nei confronti di un'altra persona. Dal punto di vista psicologico, non esiste un unico profilo dello stalker né una specifica diagnosi che permetta di identificare automaticamente chi può mettere in atto questo tipo di condotte.
Le motivazioni possono essere diverse e comprendere il bisogno di ristabilire una relazione, la difficoltà ad accettare un rifiuto o una separazione, il desiderio di vendetta, la ricerca di attenzione o una forma di controllo sulla vittima. In alcuni casi possono essere presenti disturbi psicologici o psichiatrici, ma la presenza di una diagnosi non è necessaria per definire una condotta come persecutoria.
Tra i fattori che possono accompagnare queste dinamiche rientrano, in alcuni casi, la gelosia patologica, difficoltà nella gestione dell'abbandono, una forte dipendenza emotiva o una marcata difficoltà ad accettare i limiti posti dall'altra persona.

Le 5 tipologie di stalker (Classificazione di Paul Mullen)
Nel corso degli anni sono state proposte diverse classificazioni delle persone che mettono in atto comportamenti persecutori. Una delle più note è quella elaborata da Paul Mullen e collaboratori, che distingue cinque tipologie sulla base delle motivazioni prevalenti.
Queste categorie hanno una funzione descrittiva e orientativa e non devono essere considerate diagnosi cliniche rigide.
- Il respinto: è una persona che fatica ad accettare la fine di una relazione o un rifiuto e può cercare di ristabilire il rapporto attraverso contatti insistenti. In alcuni casi, il desiderio di riconciliazione può alternarsi a rabbia e risentimento.
- Il rancoroso o risentito: mette in atto comportamenti persecutori principalmente per vendicarsi di quello che considera un torto subito. Il comportamento può essere accompagnato dal desiderio di intimidire, punire o esercitare un senso di potere sulla vittima.
- Il bisognoso d'affetto: ricerca una relazione affettiva o interpersonale e può interpretare erroneamente alcuni comportamenti della vittima come segnali di interesse o reciprocità. In alcuni casi particolari possono essere presenti convinzioni deliranti, come nel disturbo delirante di tipo erotomanico oppure questo bisogno di connessione può essere associato a una forte solitudine affettiva o a difficoltà nel gestire il rifiuto.
- L'incompetente o corteggiatore impacciato: presenta difficoltà nel corteggiare l'altro nel modo corretto, comprendere o rispettare adeguatamente i segnali sociali e i confini dell'altra persona. Può mettere in atto comportamenti insistenti o inappropriati, che in alcuni casi possono diventare molesti o aggressivi. Può inoltre ripetere modalità di approccio simili con persone diverse, senza cogliere adeguatamente i segnali di rifiuto.
- Il predatore: è una tipologia meno frequente, caratterizzata dalla ricerca di un contatto prevalentemente sessuale e dalla preparazione di comportamenti finalizzati all'avvicinamento o all'aggressione della vittima. Può rappresentare una situazione particolarmente rischiosa e richiede un'attenzione specifica alla sicurezza e l'intervento delle forze dell’ordine.
Teoria dell'attaccamento e stili relazionali
Alcune ricerche hanno collegato i comportamenti persecutori a caratteristiche degli stili di attaccamento e, in particolare, a forme di attaccamento insicuro, caratterizzate da una maggiore ansia nelle relazioni e dalla paura della perdita.
Questi elementi possono contribuire a comprendere alcune dinamiche di dipendenza, gelosia, rabbia e difficoltà nella gestione della separazione, ma non rappresentano da soli una spiegazione dello stalking. Anche la presenza di difficoltà nell'attaccamento non implica necessariamente comportamenti persecutori.
In alcune persone, inoltre, possono essere presenti caratteristiche riconducibili a disturbi della personalità, tra cui il disturbo borderline di personalità, ma non è corretto identificare automaticamente questi disturbi con lo stalking.
Quali sono le cause psicologiche dello stalking
Le cause all'origine dei comportamenti persecutori sono molteplici e variano in base alla storia personale, alle caratteristiche psicologiche e al contesto in cui si sviluppano le condotte.
In alcuni casi lo stalking può rappresentare un tentativo disfunzionale di mantenere un legame, gestire il senso di abbandono, ottenere attenzione o esercitare controllo. In altri, può prevalere il desiderio di vendetta o la convinzione di avere subito un torto.
Tra i possibili fattori associati a queste condotte rientrano:
- Vulnerabilità psicologiche e alterazioni della percezione: alcune condizioni psicologiche o psichiatriche possono influenzare il modo in cui una persona interpreta le relazioni e gli eventi. In determinati casi possono essere presenti disturbi di personalità, disturbi psicotici o convinzioni deliranti, ma non esiste un'associazione automatica tra una diagnosi e il comportamento persecutorio.
- Fissazione e ossessione per la vittima: una persona può sviluppare una forte fissazione nei confronti di qualcuno, collegata a un legame passato, a un rifiuto o a un bisogno affettivo che non riesce a elaborare.
- Interruzione o fine della relazione: la conclusione di una relazione può rappresentare un fattore scatenante quando non riesce a superare la rottura e cerca di riconquistare l’ex partner in modo ossessivo soprattutto se la separazione viene vissuta come un rifiuto o una perdita difficile da accettare.
- Desiderio di vendetta e rivalsa: in queste situazioni l'obiettivo può essere quello di punire la vittima per un presunto torto, un rifiuto o una ferita percepita. La condotta può comprendere anche forme di violenza digitale, come il revenge porn o la diffamazione online.
- Fattori ambientali, traumatici e sociali: la storia personale, le esperienze relazionali e il contesto di crescita possono influenzare lo sviluppo delle competenze emotive e relazionali. Esperienze di violenza o abusi infantili possono rappresentare fattori di vulnerabilità, ma non costituiscono una causa diretta o inevitabile dello stalking.
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Le conseguenze psicologiche sulla vittima: dall'ipervigilanza al PTSD
Gli atti persecutori possono avere un impatto significativo sulla salute mentale e sulla vita quotidiana. Le vittime possono vivere ansia, paura e ipervigilanza, accompagnate da sentimenti di rabbia, impotenza, vergogna e senso di colpa. In alcuni casi possono inoltre comparire difficoltà nel fidarsi degli altri, isolamento sociale e una riduzione delle attività abituali.
Queste reazioni non significano necessariamente che sia presente un disturbo psichiatrico: l'impatto dello stalking varia da persona a persona e dipende anche dalla durata, dalla gravità e dalle caratteristiche delle condotte subite.
Stravolgimento della vita quotidiana
Lo studio condotto da Michele Pathé e Paul Mullen su un campione di 100 vittime di stalking australiane ha documentato conseguenze rilevanti sulla quotidianità:
- Cambiamenti dello stile di vita: il 94% delle persone colpite ha riferito notevoli modifiche nelle proprie routine e il 70% ha registrato una significativa diminuzione delle attività sociali.
- Ripercussioni lavorative e abitative: il 50% ha diminuito le ore lavorative o ha cessato l'attività, il 34% ha cambiato lavoro e il 40% ha cambiato residenza.
- Sintomatologia clinica: l'80% delle vittime ha riportato un aumento dell'ansia e il 75% disturbi cronici del sonno. Il 55% riferiva pensieri ricorrenti legati all'evento traumatico, mentre il 50% manifestava disturbi dell'alimentazione, stanchezza, debolezza o cefalee.
- Esiti psicopatologici complessi: nel 38% dei casi erano presenti problemi di depersonalizzazione, nel 25% un aumento del consumo di alcol o nicotina e nel 25% ideazione suicidaria o pensieri legati al suicidio.
Si tratta di risultati relativi a uno specifico campione e a una ricerca risalente nel tempo: non devono quindi essere interpretati come percentuali applicabili automaticamente a tutte le vittime di stalking. Lo studio evidenzia quindi come lo stalking possa incidere non solo sul benessere psicologico, ma anche sulle relazioni, sul lavoro e sulle abitudini quotidiane.”
Le possibili conseguenze psicologiche
Non tutte le vittime sviluppano una patologia psichiatrica strutturata, ma l'esposizione ripetuta a comportamenti persecutori può contribuire allo sviluppo o al peggioramento di alcuni disturbi e sintomi psicologici:
- Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD): può manifestarsi dopo esperienze percepite come fortemente minacciose o traumatiche, con ricordi intrusivi, flashback, evitamento, ipervigilanza e un persistente senso di insicurezza.
- Complex PTSD (C-PTSD): nei casi di esposizione prolungata a esperienze traumatiche possono comparire difficoltà nella regolazione delle emozioni, problemi nelle relazioni, perdita di fiducia e un'alterazione della percezione di sé.
- Reazioni depressive e ideazione suicidaria: il senso di impotenza, la paura e l'isolamento possono essere associati a sintomi depressivi e, nei casi più gravi, a pensieri autolesivi o suicidari. In presenza di sintomi depressivi può essere utile approfondire il tema della depressione.
- Somatizzazioni e disturbi fisici: la tensione emotiva prolungata può accompagnarsi a disturbi del sonno, cefalea, nausea, alterazioni dell'appetito e altri sintomi fisici.
- Difficoltà nella sfera intima: dopo esperienze persecutorie o traumatiche possono comparire difficoltà nella sessualità, tra cui calo del desiderio, paura dell'intimità o una maggiore difficoltà a vivere serenamente l'attrazione sessuale.
Subire atti persecutori mina la sicurezza emotiva e la pace di tutti i giorni.
Lo stalking può lasciare conseguenze psicologiche anche quando le condotte persecutorie sono terminate. Ansia, ipervigilanza, difficoltà a fidarsi degli altri e paura di essere nuovamente controllati possono influenzare le relazioni e la vita quotidiana.
Non devi affrontare questo percorso di ricostruzione da sola/o: un supporto psicologico specializzato può offrirti gli strumenti giusti per superare l'ansia e rielaborare il trauma.

È online, è gratuito e dura 5 minuti.
Come comportarsi se si è vittima di stalking
Non è possibile prevedere con certezza quando una persona che mette in atto comportamenti persecutori smetterà di farlo. Per questo, in presenza di una situazione di stalking, l'obiettivo non dovrebbe essere quello di capire come provocare una reazione o ottenere autonomamente la cessazione dei comportamenti, ma quello di tutelare la propria sicurezza e attivare una rete di supporto.
Guida pratica comportamentale per difendersi
Non esiste una strategia unica valida per ogni situazione. Alcuni accorgimenti possono però aiutare a documentare ciò che sta accadendo e a chiedere supporto:
- Valuta la possibilità di interrompere i contatti: quando è sicuro farlo, può essere utile comunicare in modo chiaro che non si è interessati a una relazione e chiarire la propria volontà di non essere più contattati. Se esiste un rischio concreto per la propria sicurezza, è preferibile evitare confronti diretti e chiedere prima supporto.
- Non affrontare la situazione da soli: informare familiari, amici, colleghi o altre persone di fiducia può ridurre l'isolamento e permettere di costruire una rete di protezione.
- Raccogliere e conservare le prove: salvare messaggi, e-mail, screenshot, fotografie e altre comunicazioni può essere utile per documentare la reiterazione dei comportamenti. È importante conservarli in modo sicuro.
- Proteggere i propri account e le informazioni personali: controllare le impostazioni di privacy, aggiornare le password e verificare eventuali sistemi di condivisione della posizione può essere particolarmente importante quando sono presenti comportamenti di cyberstalking.
- Attivare una rete di supporto e il 1522: il 1522, servizio pubblico gratuito dedicato alla violenza e allo stalking, può offrire orientamento e informazioni sui servizi presenti sul territorio.
- Valutare il supporto delle autorità: se i comportamenti sono ripetuti, minacciosi o provocano paura per la propria sicurezza, è possibile rivolgersi alle forze dell'ordine e chiedere informazioni sulle tutele disponibili, tra cui l'ammonimento del questore e gli strumenti previsti dalla legge.
In presenza di un pericolo immediato, è importante rivolgersi tempestivamente ai servizi di emergenza.

L'intervento psicoterapeutico per l'elaborazione del trauma
Mentre la tutela legale e il supporto delle autorità possono essere importanti per affrontare la situazione concreta, la psicoterapia può aiutare la persona a elaborare le conseguenze emotive dello stalking e a recuperare progressivamente un senso di sicurezza.
Il lavoro con uno psicologo può essere utile non solo quando sono presenti sintomi importanti, ma anche quando la paura, l'ansia o la difficoltà a fidarsi degli altri continuano a condizionare la vita quotidiana.
Il percorso terapeutico può concentrarsi sulla gestione dell'ansia e dell'ipervigilanza, nell'elaborazione dell'esperienza vissuta e sulla rielaborazione di emozioni come paura, rabbia e senso di colpa. Può inoltre aiutare la persona a recuperare gradualmente attività, relazioni e spazi di autonomia che la situazione persecutoria aveva compromesso.
Il tipo di intervento viene definito insieme al terapeuta sulla base della storia e delle esigenze della persona. Quando sono presenti sintomi legati a un'esperienza traumatica, lo psicologo può valutare approcci psicoterapeutici specifici per il trauma, scegliendo quello più adatto alla situazione.
Chiedere aiuto a uno psicologo può essere un primo passo per tornare a sentirsi al sicuro e riprendere il controllo della propria quotidianità. Su Serenis puoi iniziare un percorso con uno psicologo online, scegliendo un professionista con cui affrontare le conseguenze emotive dello stalking in uno spazio riservato e dedicato a te.
Sitografia
Bibliografia
Vittime di un amore criminale: la violenza in famiglia: natura, profili tipologici, casistica clinica e giudiziaria. — Franco Angeli Editore, Milano, pp. 1 -192
Damiani, R.,, Gargiullo, B. C. (2010)
Lo stalker, ovvero il persecutore in agguato. Classificazione, assessment e profili psicocomportamentali, — Franco Angeli Editore, Milano
Gargiullo B., Damiani R.