Sandplay therapy: cos'è il gioco della sabbia, come funziona e a cosa serve in terapia


Punti chiave
- cos'è: una tecnica psicoterapeutica analitica, nata dalle intuizioni di Carl Gustav Jung e sviluppata da Dora Kalff, che utilizza la sabbia per dar forma al mondo interiore.
- a cosa serve: permette di esprimere emozioni bloccate, traumi o ansie profonde aggirando le difese della mente razionale, usando il linguaggio delle immagini e dei simboli.
- il kit terapeutico: si utilizzano una cassetta di legno dalle misure specifiche con il fondo azzurro, sabbia, acqua e una vasta collezione di piccole miniature (persone, animali, case, elementi naturali).
- a chi è rivolta: è famosissima per i bambini, ma si rivela uno strumento potentissimo e trasformativo anche per gli adulti e gli adolescenti.
- a chi rivolgersi: la tecnica può essere praticata solo da psicoterapeuti con una formazione specifica e certificata nel gioco della sabbia (spesso legati a società come aispt o isst).
Ci sono esperienze troppo confuse o dolorose che fai fatica a trasformare in parole, ci provi a raccontarle, ma ti blocchi o finisci per spiegare tutto in modo razionale, senza sentire davvero ciò che dici.
La frustrazione può aumentare quando il problema resta irrisolto e la terapia basata soprattutto sul dialogo non produce i cambiamenti sperati.
La sandplay therapy offre una modalità espressiva diversa: attraverso le mani, la sabbia e le immagini, permette di dare forma a emozioni ed esperienze che non riesci ancora a raccontare, in un contesto terapeutico sicuro e accogliente.
Cos'è la sandplay therapy
Protagonisti della sandplay therapy, o terapia del gioco della sabbia, sono una cassetta di sabbia e una raccolta di miniature, con cui la persona riproduce una scena seguendo ciò che sente, mentre il terapeuta accoglie il processo senza giudicare.
Secondo l'International Society for Sandplay Therapy, il lavoro avviene in uno spazio libero e protetto, dove immagini e simboli rendono visibili contenuti difficili da esprimere a voce. La tecnica può avvalersi del dialogo e non obbliga il paziente a spiegare subito ogni sua scelta.
Le origini: da Carl Jung a Dora Kalff
Dora Kalff sviluppò la sandplay therapy unendo i principi della psicologia analitica di Carl Gustav Jung alla World Technique ideata dalla pediatra Margaret Lowenfeld. Alla base del metodo c’è l’idea che il mondo interiore possa esprimersi anche attraverso immagini, simboli e scene.
Per questo, il terapeuta non attribuisce un significato fisso a una casa, a un animale o a un recinto, ma osserva come gli elementi vengono scelti, collocati e trasformati nel corso delle sedute. Per Kalff, tutto questo doveva avvenire in uno spazio sicuro e accogliente, nel quale la persona potesse esplorare ciò che sente senza giudizio e senza la pressione di dover trovare subito una spiegazione.

A cosa serve la terapia della sabbia
La terapia della sabbia può far parte di percorsi dedicati a traumi, lutti, stress intenso, paure, blocchi emotivi e difficoltà relazionali. La ricerca suggerisce possibili benefici, soprattutto in età evolutiva, ma gli studi differiscono per qualità, campioni e metodi.
Una meta-analisi del 2022 ha rilevato miglioramenti complessivi in diversi esiti emotivi e comportamentali, chiedendo però ricerche più solide. È importante sottolineare che la sandplay therapy non cancella il trauma, ma aiuta a costruire una forma rappresentabile e più gestibile dell'esperienza.
Come si fa: il kit, la cassetta e la seduta dal vivo
La seduta si svolge in uno studio preparato per favorire calma e libertà di scelta. La persona può toccare la sabbia, spostarla, lasciarla asciutta o aggiungere acqua, può usare molte miniature oppure nessuna.
Il terapeuta spiega il funzionamento, ma non assegna un compito rigido e non valuta la scena come un esaminatore e questo riduce la paura di sbagliare e permette di entrare gradualmente nell'esperienza.
Kit della sandplay therapy: sabbia, acqua e miniature
Il kit comprende una cassetta rettangolare, spesso con fondo e pareti interne azzurre, sabbia asciutta o bagnabile e miniature e sugli scaffali possono esserci persone, animali, mostri, ponti, case, alberi, recinti e oggetti fantastici.
Il fondo azzurro può diventare acqua o cielo quando la sabbia viene spostata. Non esiste una miniatura corretta, la scelta acquista senso nel contesto personale e nella relazione con il terapeuta.
Cosa succede durante la seduta
La persona costruisce un mondo nella sabbia, mentre il terapeuta osserva, interviene poco e protegge lo spazio da interpretazioni premature.
In alcuni percorsi, può fotografare la scena per seguire trasformazioni, ripetizioni o nuovi elementi. Il significato non viene imposto dall'esterno, può emergere in seguito attraverso il dialogo, le emozioni provate e il confronto tra più scene. La durata varia in base agli obiettivi, alla storia personale e all'integrazione con altre forme di psicoterapia.
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Sandplay therapy per adulti
Usare sabbia e miniature da adulti può sembrare infantile, l'imbarazzo è comprensibile, ma ciò non significa che la tecnica sia inadatta, molti adulti controllano l'ansia spiegando tutto, minimizzando o trasformando le emozioni in ragionamenti. Il lavoro manuale può ridurre per un momento questo controllo e far emergere immagini legate a burnout, ferite dell'infanzia o conflitti.
Non serve essere creativi, basta osservare ciò che attira l'attenzione e procedere secondo i propri tempi.

Gioco della sabbia per bambini e adolescenti
Per bambini e adolescenti, il gioco rappresenta spesso un linguaggio più immediato della conversazione, non sempre, infatti, hanno le parole per raccontare esperienze come il bullismo, la separazione dei genitori, una malattia o una paura intensa. Collocare un mostro dietro un recinto o costruire un rifugio nella sabbia può aiutarli a prendere le distanze da ciò che li spaventa e a rappresentarlo in modo più sicuro.
Uno studio randomizzato condotto su bambini con malattie croniche ha osservato che sei sedute di sandplay therapy, affiancate alle cure abituali, hanno contribuito a ridurre alcuni problemi emotivi e comportamentali rispetto al gruppo di controllo. Resta comunque fondamentale che il terapeuta valuti con attenzione l’età, il livello di sviluppo e il contesto familiare del bambino.
Sandplay therapy online: si può fare a distanza?
La sandplay therapy tradizionale si svolge in presenza, perché il contatto diretto con la sabbia, l’acqua e le miniature è parte integrante del percorso. In alcuni casi, però, i terapeuti adattano il metodo alla modalità online utilizzando vassoi digitali, disegni, oggetti presenti in casa o tecniche di immaginazione guidata.
Queste soluzioni mantengono la componente simbolica e visiva del lavoro, ma non possono essere considerate del tutto equivalenti alla sandplay therapy classica, per questo, è importante valutare insieme a uno psicoterapeuta formato quale modalità sia più adatta alla situazione e agli obiettivi del percorso.
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Psicoterapia verbale classica vs sandplay therapy
La psicoterapia verbale classica e la sandplay therapy lavorano entrambe sul mondo interiore della persona, ma utilizzano strumenti e modalità differenti. La tabella mette a confronto i principali elementi dei due approcci, dal mezzo espressivo al ruolo del terapeuta.
| psicoterapia verbale classica | sandplay therapy | |
|---|---|---|
| mezzo espressivo principale | la parola, il dialogo conscio | le mani, la materia, le miniature, i simboli |
| gestione delle difese | vengono elaborate attraverso la parola | vengono aggirate bypassando la logica razionale |
| ruolo del terapeuta | guida il dialogo, pone domande attive | osserva in silenzio, accoglie il mondo creato, analizza a posteriori |
| target ideale | persone propense al dialogo o che necessitano di razionalizzare | bambini, o adulti bloccati emotivamente e molto razionalizzanti |
Sitografia