Play therapy: cos'è la terapia del gioco e come aiuta adulti e bambini a superare i traumi

La play therapy è un approccio psicoterapeutico che utilizza il gioco come strumento per esplorare ed esprimere emozioni, traumi e blocchi psicologici. Risulta efficace per i bambini e utile anche per gli adulti. Con il supporto dei professionisti di Serenis è possibile affrontare queste difficoltà.
ACAgnese Cannistraci
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato17 agosto 2026
Aggiornato17 agosto 2026
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Play therapy

Punti chiave

  • Cos'è: un approccio psicoterapeutico validato clinicamente che utilizza il gioco come strumento per esplorare ed esprimere emozioni, traumi e blocchi psicologici.
  • A cosa serve: permette a chi non ha un vocabolario emotivo adeguato (come i bambini) o a chi è bloccato da meccanismi di difesa razionali (come gli adulti) di comunicare il proprio disagio.
  • Come funziona: avviene in una "stanza dei giochi" protetta, dove il terapeuta osserva, interagisce e guida il paziente in un processo di autoguarigione.
  • Le tipologie: può essere libera e non direttiva, oppure strutturata come la play therapy cognitivo comportamentale per insegnare strategie specifiche di gestione dell'ansia.
  • A chi è rivolta: è il trattamento d'elezione per i bambini, ma si rivela uno strumento formidabile anche per adulti, adolescenti e bambini nello spettro autistico.

 

Quando un bambino smette di comunicare ciò che prova, non va più a scuola volentieri, dorme male o ripete sempre lo stesso gioco, per un genitore capire cosa sta succedendo può diventare una priorità, si chiede spesso in cosa sta sbagliando e vorrebbe solo aiutarlo senza aumentare la sua chiusura.

La play therapy parte proprio da qui, dal fatto che non sempre il disagio riesce a trovare le parole. Attraverso il gioco, il bambino può esprimere paure, conflitti e ricordi in modo più naturale, mentre il terapeuta lo aiuta a dare un significato a ciò che emerge e a costruire nuove risorse emotive.

Cos'è la play therapy e a cosa serve

La play therapy usa il gioco in modo intenzionale, dentro un modello psicoterapeutico e una relazione clinica. L’Association for Play Therapy la definisce un processo sistematico in cui terapeuti formati impiegano le risorse del gioco per affrontare difficoltà psicosociali e sostenere lo sviluppo. 

Si rivela particolarmente adatta all’età evolutiva perché il bambino comunica anche attraverso azioni, immagini e ruoli, prima di possedere un vocabolario emotivo completo.

Bambole, costruzioni, disegni o marionette permettono di rappresentare un conflitto mantenendo una distanza di sicurezza e il bambino può far combattere due personaggi o ricostruire più volte la stessa scena. Il terapeuta non interpreta automaticamente ogni simbolo: osserva temi, emozioni e relazione, collegandoli alla storia clinica. Il gioco diventa così un modo per riconoscere paure, rabbia e bisogni senza interrogatori e una valutazione attenta può aiutare ad allineare il metodo alle necessità del bambino.

Come funziona la terapia del gioco nella pratica clinica

La stanza della play therapy contiene materiali semplici e selezionati per favorire espressione e regolazione. Prima di iniziare, il terapeuta raccoglie informazioni, chiarisce obiettivi e limiti di riservatezza e successivamente osserva come viene usato lo spazio. 

Alcune sedute sono libere, altre includono storie e attività concordate come role-play ed esercizi di respirazione. Il percorso non è uguale per tutti i pazienti e viene verificato con la famiglia o, quando serve, con altri professionisti.

Cosa sono i 4 step della play therapy?

Le quattro fasi universali si presentano come una sequenza orientativa e non un protocollo valido per ogni modello. In genere, il lavoro comprende:

  1. accoglienza e costruzione di sicurezza nella relazione;
  2. esplorazione dell’ambiente, dei materiali e delle modalità di gioco;
  3. elaborazione graduale di paure, traumi o conflitti attraverso scene e attività;
  4. integrazione di strategie più utili e preparazione alla conclusione del percorso.

Play therapy e psicoterapia cognitivo comportamentale

Approccio libero o play therapy cognitivo comportamentale?

Nella forma non direttiva è il bambino a scegliere giochi e ritmo, mentre il terapeuta riflette emozioni e mantiene i confini sicuri. Nella play therapy cognitivo comportamentale, invece, il professionista propone attività mirate per collegare pensieri, emozioni e comportamenti: una storia per riconoscere l’ansia, pupazzi per provare una risposta o un gioco graduale per affrontare una paura. 

La terapia cognitivo-comportamentale ha solide prove per l’ansia in età evolutiva e il gioco rende le tecniche più comprensibili per i bambini.

Terapia del gioco per bambini: quando serve davvero?

È utile chiedere un confronto professionale quando il disagio dura nel tempo e comincia a influire sul sonno, sulla scuola, sulle relazioni o sull’equilibrio familiare. Lo stesso vale quando i cambiamenti compaiono dopo una separazione, un lutto, un episodio di bullismo o un’altra esperienza difficile.

Una valutazione tempestiva serve a capire meglio cosa sta vivendo il bambino, può aiutare a distinguere una fase passeggera da una difficoltà emotiva più profonda, oppure da condizioni mediche o del neurosviluppo che richiedono un intervento specifico e, in alcuni casi, il lavoro coordinato di più professionisti.

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Affrontare separazioni, lutto, bullismo e stress

La terapia del gioco può rientrare nel trattamento di bambini che affrontano separazioni conflittuali, lutti, ricoveri, bullismo, violenza, abuso o fobia scolare. Non forza il racconto e non sostituisce gli interventi di protezione, può aiutare a costruire sicurezza, riconoscere reazioni corporee e recuperare un senso di controllo. 

Le psicoterapie per il disturbo post-traumatico risultano efficaci anche dopo traumi multipli, ma il metodo va scelto in base a età, sintomi e storia personale.

Terapia del gioco e autismo

Nei bambini autistici, il gioco può aiutare a sviluppare la comunicazione, l’attenzione condivisa e alcune abilità sociali, soprattutto quando l’attività rispetta i loro interessi, la sensibilità agli stimoli e il modo personale di entrare in relazione.

La play therapy, però, non cura l’autismo e non è necessaria in ogni percorso, può essere inserita in un progetto personalizzato, con obiettivi chiari e condivisi con la famiglia e con gli altri professionisti coinvolti.

Una recente meta-analisi ha osservato possibili miglioramenti nelle abilità sociali e nel gioco, ma ha anche evidenziato una forte variabilità tra gli studi, per questo i risultati vanno interpretati con prudenza. L’obiettivo non è cancellare la neurodivergenza, ma aiutare il bambino a comunicare meglio i propri bisogni e a sentirsi più sicuro nelle relazioni.

Play therapy per bambini

Play therapy per adulti

Negli adulti, la play therapy può utilizzare la sabbia, le immagini, la scrittura, gli oggetti simbolici o il role-play per esplorare emozioni ed esperienze difficili da esprimere a parole. Può essere utile, in particolare, quando una persona riesce a comprendere il proprio problema sul piano razionale, ma fatica a entrare in contatto con ciò che prova e a tradurre questa consapevolezza in un cambiamento concreto.

Le prove scientifiche sull’efficacia di queste tecniche negli adulti sono ancora meno solide rispetto a quelle disponibili per bambini e adolescenti, per questo vanno inserite all’interno di un percorso di psicoterapia condotto da un professionista, scegliendole in base ai bisogni della persona e non presentate come una soluzione immediata o adatta a tutti.

Spegnere il controllo e sbloccare i traumi profondi

L’obiettivo non è far perdere il controllo, ma ridurre il bisogno di spiegare ogni esperienza in modo preciso e razionale. Costruire una scena nella sabbia, scegliere un’immagine o interpretare un ruolo può aiutare a rendere più visibili schemi relazionali, vergogna, stress e ferite legate all’infanzia.

Il terapeuta accompagna questo processo con gradualità, rispettando i tempi della persona e collegando ciò che emerge nel gioco simbolico alle situazioni della vita quotidiana. Quando affiorano ricordi traumatici, il lavoro procede senza forzature e parte dalla stabilizzazione emotiva, così da mantenere l’esperienza entro una soglia tollerabile e sicura.

Come diventare professionisti: il master in play therapy

Un master in play therapy può approfondire temi come lo sviluppo infantile, il trauma, l’osservazione del gioco e l’etica professionale, ma non abilita da solo all’esercizio della psicoterapia.

In Italia è quindi importante verificare che il professionista possieda i titoli richiesti, sia iscritto all’albo e abbia completato una specializzazione riconosciuta in psicoterapia. Anche l’Association for Play Therapy prevede requisiti specifici: formazione universitaria nell’ambito della salute mentale, abilitazione professionale, esperienza clinica, supervisione e preparazione mirata nella terapia del gioco.

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Importanza di rivolgersi a terapeuti certificati

Far giocare un bambino non significa automaticamente fare terapia, un professionista qualificato sa creare un ambiente sicuro, stabilire confini chiari, riconoscere eventuali segnali di rischio e coinvolgere i genitori nel modo più utile. Sa anche quando è necessario collaborare con altri specialisti o proporre una valutazione più approfondita.

Prima di iniziare un percorso, è possibile chiedere quale formazione abbia seguito, quale approccio utilizzi e in che modo osservi i progressi. Nel caso dei bambini, la possibilità di lavorare anche a distanza e il coinvolgimento dei genitori devono essere valutati in base all’età, alle difficoltà presenti e agli obiettivi del percorso.

I diversi approcci della play therapy

tipo di approccioruolo del terapeutaindicazioni cliniche principali
non direttiva (centrata sul cliente)osserva, riflette le emozioni e segue la guida del bambinotraumi complessi, bassa autostima, mutismo selettivo
play therapy cognitivo comportamentaleguida attivamente il gioco per modellare nuovi comportamentifobie specifiche, ansia da prestazione, disturbi oppositivi
filial therapy (coinvolgimento familiare)addestra i genitori a usare il gioco terapeutico a casaconflitti familiari, rafforzamento del legame genitore-figlio

Fonti

Fonti:

Sitografia

Play therapy makes a difference

Association for Play Therapy.

The effects of play-based interventions on social and play skills in children with autism spectrum disorder: a meta-analysis.

Irish Journal of Medical Science (1971 -)

Can children’s play themes be assessed to inform play therapy practice?

Clinical Child Psychology and Psychiatry, 26(1)

Efficacy of psychological interventions for post-traumatic stress disorder in children and adolescents exposed to single versus multiple traumas: meta-analysis of randomised controlled trials.

The British Journal of Psychiatry, 222(5)

Cognitive Behavioral Therapy for Children and Adolescents with Anxiety Disorders.

Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America, 32(3)

La crescita non è solo del corpo: quali diritti psicologici per bambini e adolescenti? Giornata Nazionale Della Psicologia 2022.

Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi

Giornata Mondiale del Bambino e dell’Adolescente: la salute dei bambini tra luci e ombre.

Società Italiana di Pediatria (SIP).

Alcune domande che potresti avere sulla play therapy

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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
DsMDott.ssa Martina Migliore
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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