Play therapy: cos'è la terapia del gioco e come aiuta adulti e bambini a superare i traumi


Punti chiave
- Cos'è: un approccio psicoterapeutico validato clinicamente che utilizza il gioco come strumento per esplorare ed esprimere emozioni, traumi e blocchi psicologici.
- A cosa serve: permette a chi non ha un vocabolario emotivo adeguato (come i bambini) o a chi è bloccato da meccanismi di difesa razionali (come gli adulti) di comunicare il proprio disagio.
- Come funziona: avviene in una "stanza dei giochi" protetta, dove il terapeuta osserva, interagisce e guida il paziente in un processo di autoguarigione.
- Le tipologie: può essere libera e non direttiva, oppure strutturata come la play therapy cognitivo comportamentale per insegnare strategie specifiche di gestione dell'ansia.
- A chi è rivolta: è il trattamento d'elezione per i bambini, ma si rivela uno strumento formidabile anche per adulti, adolescenti e bambini nello spettro autistico.
Quando un bambino smette di comunicare ciò che prova, non va più a scuola volentieri, dorme male o ripete sempre lo stesso gioco, per un genitore capire cosa sta succedendo può diventare una priorità, si chiede spesso in cosa sta sbagliando e vorrebbe solo aiutarlo senza aumentare la sua chiusura.
La play therapy parte proprio da qui, dal fatto che non sempre il disagio riesce a trovare le parole. Attraverso il gioco, il bambino può esprimere paure, conflitti e ricordi in modo più naturale, mentre il terapeuta lo aiuta a dare un significato a ciò che emerge e a costruire nuove risorse emotive.
Cos'è la play therapy e a cosa serve
La play therapy usa il gioco in modo intenzionale, dentro un modello psicoterapeutico e una relazione clinica. L’Association for Play Therapy la definisce un processo sistematico in cui terapeuti formati impiegano le risorse del gioco per affrontare difficoltà psicosociali e sostenere lo sviluppo.
Si rivela particolarmente adatta all’età evolutiva perché il bambino comunica anche attraverso azioni, immagini e ruoli, prima di possedere un vocabolario emotivo completo.
Bambole, costruzioni, disegni o marionette permettono di rappresentare un conflitto mantenendo una distanza di sicurezza e il bambino può far combattere due personaggi o ricostruire più volte la stessa scena. Il terapeuta non interpreta automaticamente ogni simbolo: osserva temi, emozioni e relazione, collegandoli alla storia clinica. Il gioco diventa così un modo per riconoscere paure, rabbia e bisogni senza interrogatori e una valutazione attenta può aiutare ad allineare il metodo alle necessità del bambino.
Come funziona la terapia del gioco nella pratica clinica
La stanza della play therapy contiene materiali semplici e selezionati per favorire espressione e regolazione. Prima di iniziare, il terapeuta raccoglie informazioni, chiarisce obiettivi e limiti di riservatezza e successivamente osserva come viene usato lo spazio.
Alcune sedute sono libere, altre includono storie e attività concordate come role-play ed esercizi di respirazione. Il percorso non è uguale per tutti i pazienti e viene verificato con la famiglia o, quando serve, con altri professionisti.
Cosa sono i 4 step della play therapy?
Le quattro fasi universali si presentano come una sequenza orientativa e non un protocollo valido per ogni modello. In genere, il lavoro comprende:
- accoglienza e costruzione di sicurezza nella relazione;
- esplorazione dell’ambiente, dei materiali e delle modalità di gioco;
- elaborazione graduale di paure, traumi o conflitti attraverso scene e attività;
- integrazione di strategie più utili e preparazione alla conclusione del percorso.

Approccio libero o play therapy cognitivo comportamentale?
Nella forma non direttiva è il bambino a scegliere giochi e ritmo, mentre il terapeuta riflette emozioni e mantiene i confini sicuri. Nella play therapy cognitivo comportamentale, invece, il professionista propone attività mirate per collegare pensieri, emozioni e comportamenti: una storia per riconoscere l’ansia, pupazzi per provare una risposta o un gioco graduale per affrontare una paura.
La terapia cognitivo-comportamentale ha solide prove per l’ansia in età evolutiva e il gioco rende le tecniche più comprensibili per i bambini.
Terapia del gioco per bambini: quando serve davvero?
È utile chiedere un confronto professionale quando il disagio dura nel tempo e comincia a influire sul sonno, sulla scuola, sulle relazioni o sull’equilibrio familiare. Lo stesso vale quando i cambiamenti compaiono dopo una separazione, un lutto, un episodio di bullismo o un’altra esperienza difficile.
Una valutazione tempestiva serve a capire meglio cosa sta vivendo il bambino, può aiutare a distinguere una fase passeggera da una difficoltà emotiva più profonda, oppure da condizioni mediche o del neurosviluppo che richiedono un intervento specifico e, in alcuni casi, il lavoro coordinato di più professionisti.
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Affrontare separazioni, lutto, bullismo e stress
La terapia del gioco può rientrare nel trattamento di bambini che affrontano separazioni conflittuali, lutti, ricoveri, bullismo, violenza, abuso o fobia scolare. Non forza il racconto e non sostituisce gli interventi di protezione, può aiutare a costruire sicurezza, riconoscere reazioni corporee e recuperare un senso di controllo.
Le psicoterapie per il disturbo post-traumatico risultano efficaci anche dopo traumi multipli, ma il metodo va scelto in base a età, sintomi e storia personale.
Terapia del gioco e autismo
Nei bambini autistici, il gioco può aiutare a sviluppare la comunicazione, l’attenzione condivisa e alcune abilità sociali, soprattutto quando l’attività rispetta i loro interessi, la sensibilità agli stimoli e il modo personale di entrare in relazione.
La play therapy, però, non cura l’autismo e non è necessaria in ogni percorso, può essere inserita in un progetto personalizzato, con obiettivi chiari e condivisi con la famiglia e con gli altri professionisti coinvolti.
Una recente meta-analisi ha osservato possibili miglioramenti nelle abilità sociali e nel gioco, ma ha anche evidenziato una forte variabilità tra gli studi, per questo i risultati vanno interpretati con prudenza. L’obiettivo non è cancellare la neurodivergenza, ma aiutare il bambino a comunicare meglio i propri bisogni e a sentirsi più sicuro nelle relazioni.

Play therapy per adulti
Negli adulti, la play therapy può utilizzare la sabbia, le immagini, la scrittura, gli oggetti simbolici o il role-play per esplorare emozioni ed esperienze difficili da esprimere a parole. Può essere utile, in particolare, quando una persona riesce a comprendere il proprio problema sul piano razionale, ma fatica a entrare in contatto con ciò che prova e a tradurre questa consapevolezza in un cambiamento concreto.
Le prove scientifiche sull’efficacia di queste tecniche negli adulti sono ancora meno solide rispetto a quelle disponibili per bambini e adolescenti, per questo vanno inserite all’interno di un percorso di psicoterapia condotto da un professionista, scegliendole in base ai bisogni della persona e non presentate come una soluzione immediata o adatta a tutti.
Spegnere il controllo e sbloccare i traumi profondi
L’obiettivo non è far perdere il controllo, ma ridurre il bisogno di spiegare ogni esperienza in modo preciso e razionale. Costruire una scena nella sabbia, scegliere un’immagine o interpretare un ruolo può aiutare a rendere più visibili schemi relazionali, vergogna, stress e ferite legate all’infanzia.
Il terapeuta accompagna questo processo con gradualità, rispettando i tempi della persona e collegando ciò che emerge nel gioco simbolico alle situazioni della vita quotidiana. Quando affiorano ricordi traumatici, il lavoro procede senza forzature e parte dalla stabilizzazione emotiva, così da mantenere l’esperienza entro una soglia tollerabile e sicura.
Come diventare professionisti: il master in play therapy
Un master in play therapy può approfondire temi come lo sviluppo infantile, il trauma, l’osservazione del gioco e l’etica professionale, ma non abilita da solo all’esercizio della psicoterapia.
In Italia è quindi importante verificare che il professionista possieda i titoli richiesti, sia iscritto all’albo e abbia completato una specializzazione riconosciuta in psicoterapia. Anche l’Association for Play Therapy prevede requisiti specifici: formazione universitaria nell’ambito della salute mentale, abilitazione professionale, esperienza clinica, supervisione e preparazione mirata nella terapia del gioco.
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Importanza di rivolgersi a terapeuti certificati
Far giocare un bambino non significa automaticamente fare terapia, un professionista qualificato sa creare un ambiente sicuro, stabilire confini chiari, riconoscere eventuali segnali di rischio e coinvolgere i genitori nel modo più utile. Sa anche quando è necessario collaborare con altri specialisti o proporre una valutazione più approfondita.
Prima di iniziare un percorso, è possibile chiedere quale formazione abbia seguito, quale approccio utilizzi e in che modo osservi i progressi. Nel caso dei bambini, la possibilità di lavorare anche a distanza e il coinvolgimento dei genitori devono essere valutati in base all’età, alle difficoltà presenti e agli obiettivi del percorso.
I diversi approcci della play therapy
| tipo di approccio | ruolo del terapeuta | indicazioni cliniche principali |
|---|---|---|
| non direttiva (centrata sul cliente) | osserva, riflette le emozioni e segue la guida del bambino | traumi complessi, bassa autostima, mutismo selettivo |
| play therapy cognitivo comportamentale | guida attivamente il gioco per modellare nuovi comportamenti | fobie specifiche, ansia da prestazione, disturbi oppositivi |
| filial therapy (coinvolgimento familiare) | addestra i genitori a usare il gioco terapeutico a casa | conflitti familiari, rafforzamento del legame genitore-figlio |
Fonti
- Efficacy of Psychological Interventions for Post-Traumatic Stress Disorder in Children and Adolescents Exposed to Single Versus Multiple Traumas
- Cognitive Behavioral Therapy for Children and Adolescents with Anxiety Disorders
- La crescita non è solo del corpo: quali diritti psicologici per bambini e adolescenti?
- Giornata mondiale del bambino e dell’adolescente: la salute dei bambini tra luci e ombre
Sitografia