Sonniferi: quali sono, i più potenti ed effetti collaterali

Come agiscono i sonniferi nel corpo e quali alternative esistono per combattere l'insonnia? Esaminiamo i diversi tipi di sonniferi, dai rimedi naturali al potente sonnifero chimico, e vediamo quando possono essere utili e quando invece è meglio evitarli.
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato06 maggio 2025
•
Aggiornato25 settembre 2026
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Sonniferi

Sono le tre e mezza di notte, hai spento la luce da quattro ore e domani mattina hai una riunione. I sonniferi sono i farmaci che servono a farti addormentare o a farti restare addormentato, e in un momento così sembrano l'unica via d'uscita. Alcuni li prescrive il medico, altri stanno sullo scaffale e si comprano da banco. Nessuno di loro cura l'insonnia. Notte dopo notte la privazione di sonno logora attenzione, umore e corpo, e per questo vale la pena sapere cosa fanno davvero queste pillole, quanto durano e per quanto tempo si possono prendere.

Cosa sono i sonniferi

I sonniferi, che in farmacologia si chiamano ipnotici, agiscono sul sistema nervoso centrale e abbassano la soglia oltre la quale il cervello passa dalla veglia al sonno. Lavorano sui neurotrasmettitori che regolano il ciclo sonno-veglia, ed è questo che li separa da una tisana alla camomilla: funzionano anche quando la testa non vuole saperne di spegnersi.

Quello che non fanno è togliere la causa. Se non dormi per un lutto, per i turni di notte, per l'ansia o per un'insonnia cronica che va avanti da mesi, il farmaco ti restituisce qualche ora di sonno, non la ragione per cui l'hai perso. In certe fasi quel sollievo serve, e nessuno deve sentirsi in colpa per averlo chiesto. Resta però una misura a termine.

Giovane donna nel letto che non riesce a dormire

Farmaci per dormire: quali sono e come si dividono

  • Benzodiazepine: diazepam, lorazepam e triazolam potenziano la trasmissione del GABA nel sistema nervoso centrale (Wisden, Yu e Franks, 2017, Handbook of Experimental Pharmacology) e portano il sonno in fretta. L'uso regolare porta a dipendenza da benzodiazepine.
  • Farmaci Z: zolpidem, zopiclone e zaleplon, molecole chimicamente diverse fra loro che condividono solo l'iniziale. Agiscono sullo stesso recettore GABA-A delle benzodiazepine, con una selettività maggiore, ma il rischio di tolleranza, dipendenza e abuso è sovrapponibile. Vanno tenuti alla dose minima efficace e non oltre le quattro settimane, riduzione graduale compresa.
  • Antistaminici: farmaci da banco come la difenidramina. Non sono ipnotici, danno sonnolenza come effetto collaterale, e per questo si usano al massimo in una notte storta.
  • Melatonina farmaceutica: la versione di sintesi dell'ormone che segnala al corpo che è buio. Effetto più leggero degli altri, effetti indesiderati più leggeri di conseguenza.
  • Antidepressivi sedativi: trazodone e mirtazapina, prescritti quando l'insonnia accompagna una depressione.

I più forti di questo elenco, cioè le benzodiazepine a dose piena e i farmaci Z, restano sotto il controllo del medico per tutta la terapia. La potenza che li rende efficaci è la stessa che li rende rischiosi.

Sonniferi naturali: quali sono?

Sono piante e integratori che aiutano a rilassarsi e a prendere sonno, con un profilo di rischio più basso dei farmaci su ricetta. Più basso non vuol dire assente: possono dare effetti indesiderati e interferire con altre terapie che stai già seguendo.

  • Valeriana: la radice più usata per i disturbi del sonno. Una revisione sistematica le riconosce un effetto sulla qualità del sonno percepita (Shinjyo, Waddell e Green, 2020, Journal of Evidence-Based Integrative Medicine).
  • Melatonina: in commercio come integratore, riporta in fase l'orologio interno quando è sfasato, per esempio dopo un viaggio o una serie di turni. Una meta-analisi ne misura il contributo sulla qualità del sonno (Fatemeh e colleghi, 2021, Journal of Neurology).
  • Camomilla: l'infuso caldo della sera, con un blando effetto sedativo e un valore rituale che conta quanto la pianta.
  • Passiflora: usata per l'ansia e per il sonno agitato, spesso in associazione ad altre piante.
  • Lavanda: l'olio essenziale, per inalazione, agisce sulla componente di tensione che tiene svegli.

Le combinazioni più concentrate, come valeriana e luppolo insieme, hanno un effetto reale e vanno trattate come farmaci: dose, durata e una parola con il medico se stai già prendendo qualcosa.

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Quali sono i sonniferi più potenti

I più potenti sono tutti su prescrizione: alcune benzodiazepine a effetto ipnotico e i farmaci Z. Nessun prodotto da banco si avvicina a quella potenza: le sostanze che contiene agiscono su altri meccanismi, non sullo stesso.

Le benzodiazepine a effetto ipnotico

Sono le benzodiazepine scelte per la rapidità con cui inducono il sonno: triazolam (Halcion), lormetazepam (Minias, Sonirem), lorazepam (Tavor). Le gocce sono la forma più cercata perché permettono di aggiustare la dose goccia dopo goccia, e questo genera un equivoco diffuso: la formulazione in gocce non è una versione leggera della compressa, è la stessa molecola in una forma più facile da dosare. Il numero di gocce lo decide chi prescrive, non l'esperienza della notte prima.

I farmaci Z

Zolpidem (Stilnox), zopiclone e zaleplon coprono lo stesso bisogno con un'efficacia sull'addormentamento paragonabile a quella delle benzodiazepine ipnotiche. Hanno gli stessi obblighi di prescrizione e gli stessi limiti di durata. La fama di farmaci più maneggevoli riguarda il profilo recettoriale, non il rischio di arrivare a non dormire più senza.

«Potente» non vuol dire «adatto»

La molecola giusta dipende da che tipo di insonnia hai, non dalla sua forza. Un ipnotico rapidissimo ti fa crollare e ti lascia sveglio alle quattro; uno che tiene tutta la notte ti lascia lo strascico fino a metà mattina. Il «sonnifero potentissimo da banco» che si cerca online non esiste: nessun prodotto senza ricetta ha un effetto paragonabile a quello di un ipnotico su prescrizione, e cercarlo è un modo di rimandare la visita. Se vuoi capire come si collocano queste molecole fra gli altri farmaci della mente, la guida agli psicofarmaci le mette in fila.

Quanto ci mettono a fare effetto e quanto durano

Il tempo di addormentamento

Una benzodiazepina ipnotica o un farmaco Z impiegano dai 15 ai 30 minuti. Il che significa una cosa pratica: si prendono a letto, non prima di mettersi a letto, altrimenti i primi minuti di effetto li passi a lavarti i denti e a chiudere le finestre, cioè a fare le due attività che meno perdonano i riflessi rallentati. La melatonina lavora in un altro modo e va assunta 30-60 minuti prima di coricarsi, perché non è un ipnotico rapido ma un segnale orario.

La durata dell'effetto

A distinguere un ipnotico dall'altro è l'emivita, il tempo che il corpo impiega a eliminare metà della dose. Le molecole a emivita breve, come triazolam, zaleplon e zolpidem, ti fanno addormentare e se ne vanno prima dell'alba: utili se il problema è prendere sonno, poco utili se ti svegli alle quattro e non torni più indietro. Quelle a emivita più lunga, come lormetazepam e lorazepam, coprono anche la seconda parte della notte, e il conto lo paghi al mattino. La sonnolenza del giorno dopo quasi sempre è una questione di emivita, non di dose sbagliata: il farmaco sta ancora lavorando quando suona la sveglia.

Mani con pastiglia e bicchiere d'acqua

Sonniferi da banco: cosa si compra senza ricetta

Sullo scaffale, senza ricetta, trovi tre gruppi. Gli integratori di melatonina, in compresse o gocce, che agiscono sull'orario del sonno più che sulla sua profondità. I fitoterapici, valeriana, passiflora, camomilla, lavanda, da soli o in associazione. E gli antistaminici a effetto sedativo, come la difenidramina, nati per tutt'altro e usati per la sonnolenza che provocano.

Una distinzione vale la pena farla subito: l'integratore di melatonina e il Circadin da 2 mg non sono lo stesso prodotto. Il secondo è un medicinale a rilascio prolungato, con la sua indicazione e la sua ricetta, e sta in farmacia per un motivo diverso dal primo.

L'effetto modesto di quello che compri da solo non è un difetto di questi prodotti, è la ragione per cui te li vendono senza il filtro del medico. Nessuno di loro sostituisce una diagnosi, e nessuno di loro fa quello che fa un ipnotico su prescrizione.

Effetti collaterali dei sonniferi

Il conto di una notte di sonno arriva quasi sempre, e cambia molto a seconda della molecola e della persona che la prende. Le benzodiazepine sono quelle che ne danno di più.

Gli effetti più comuni

  • Sonnolenza diurna: la coda del farmaco arriva fino al mattino dopo, con la testa annebbiata e i tempi di reazione allungati.
  • Tolleranza: la dose che funzionava a gennaio non basta più a marzo, e la tentazione è alzarla.
  • Dipendenza: fisica e psicologica insieme, al punto che l'idea di andare a letto senza la pillola è già una ragione per non dormire.
  • Amnesia: con le benzodiazepine può sparire il ricordo di quello che è successo dopo l'assunzione, telefonate e conversazioni comprese.
  • Attenzione e coordinazione: concentrazione più faticosa, gesti meno precisi, riflessi in ritardo.
  • Comportamenti nel sonno: raramente capita di alzarsi, mangiare o addirittura guidare senza esserne consapevoli e senza ricordarlo.
  • Rilassamento muscolare e cadute: il tono muscolare si abbassa, e alzarsi di notte diventa la manovra più rischiosa della giornata.

I sonniferi dopo i 65 anni

Dopo i 65 anni lo stesso farmaco, alla stessa dose, si comporta in un altro modo. Il fegato e i reni lo eliminano più lentamente, la dose si accumula, e l'effetto che doveva finire all'alba arriva a mezzogiorno. Il rischio principale è la caduta notturna: ci si alza per andare in bagno con il tono muscolare ridotto e l'equilibrio incerto, e una frattura di femore a quell'età cambia il resto della vita. Si aggiungono la confusione al risveglio, che a volte viene scambiata per un principio di demenza, e le interazioni con le altre terapie in corso, che dopo una certa età sono quasi sempre più di una.

C'è poi un dato che riguarda la testa. In persone anziane senza demenza, l'uso frequente di farmaci per dormire si accompagna a un declino cognitivo riferito da chi lo vive (Lee e colleghi, 2019, The Journals of Gerontology Series A). È un'associazione, non un rapporto di causa, e vale come ragione in più per rivedere periodicamente la prescrizione insieme al medico.

Quando non assumere sonniferi

  • Gravidanza e allattamento: quasi tutti gli ipnotici superano la placenta e passano nel latte, quindi la decisione è del ginecologo, mai dell'autoprescrizione.
  • Problemi respiratori: questi farmaci deprimono il respiro, e in chi ha apnee notturne o una broncopneumopatia peggiorano proprio la cosa che disturba il sonno.
  • Malattie del fegato: l'organo che smaltisce la maggior parte degli ipnotici è il fegato, e se lavora male il farmaco resta in circolo più a lungo del previsto.
  • Alcol: la combinazione è una delle più pericolose in assoluto e può arrivare alla depressione respiratoria. Conta anche il bicchiere di vino a cena.
  • Dipendenze passate o presenti: chi ha avuto un problema con alcol, farmaci o altre sostanze parte con un rischio più alto di ricostruirne uno.
  • Prima di guidare: l'effetto di un ipnotico, gocce a rapida azione comprese, tiene giù riflessi e attenzione anche il mattino seguente, e alla guida quel ritardo si misura in metri.

In tutti questi casi la strada resta aperta, ma passa da una visita. Il sonnifero giusto per te lo sceglie qualcuno che sa cos'altro stai prendendo.

Per quanto tempo si possono prendere e come si smette

La durata raccomandata

Il limite condiviso è di quattro settimane, riduzione graduale inclusa. Lo indicano le linee guida europee per la diagnosi e il trattamento dell'insonnia (Riemann e colleghi, 2017, Journal of Sleep Research), e la ragione è che oltre quel punto il farmaco comincia a lavorare contro il sonno invece che a favore: serve più dose per lo stesso risultato, e il sonno che resta è sempre meno il tuo.

Cosa succede se si smette di colpo

Torna l'insonnia, spesso peggiore di quella di partenza. Si chiama insonnia di rimbalzo, dura da qualche notte a un paio di settimane, ed è un effetto della sospensione, non il ritorno del disturbo. La differenza è tutta lì, ed è la ragione per cui moltissime persone ricominciano: interpretano il rimbalzo come la prova che senza quella pillola non dormiranno mai più.

Come si riduce la dose

Si scala, poco per volta, con un calendario concordato con chi ha prescritto. Mai da soli, mai di colpo dopo un uso prolungato, e senza una data di arrivo stabilita in anticipo per orgoglio. Se hai preso un ipnotico per mesi, la riduzione riesce molto meglio quando nel frattempo stai lavorando sull'insonnia con la terapia cognitivo-comportamentale.

Cosa funziona meglio dei sonniferi sul lungo periodo

La terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia. Lavora sugli orari, sui pensieri che accompagnano il momento di andare a letto e sulle abitudini che tengono in piedi il problema, e il risultato resta quando il percorso finisce, cosa che il farmaco per costruzione non può fare.

Con Serenis puoi iniziare un percorso online e imparare le tecniche e le strategie per sconfiggere l'insonnia con un terapeuta. Compili un questionario breve, ti abbiniamo al professionista più adatto a te e il primo colloquio conoscitivo è gratuito. Se la strada passa anche da un farmaco, Serenis ha percorsi di psichiatria online: la prescrizione la fa un medico, e il lavoro sul sonno va avanti in parallelo.

Fonti:

Sitografia

Trends in the use of medications with insomnia side effects and the implications for insomnia among US adults.

Journal of Sleep Research, 29(4).

Effect of melatonin supplementation on sleep quality: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials.

Journal of Neurology, 269(1)

The frequency of sleep medication use and the risk of subjective cognitive decline (SCD) or SCD with functional difficulties in elderly individuals without dementia.

The Journals of Gerontology Seri

Therapeutic potential of hypnotic herbal medicines: A comprehensive review.

Phytotherapy Research, 38(6)

European guideline for the diagnosis and treatment of insomnia.

Journal of Sleep Research, 26(6)

Valerian Root in Treating Sleep Problems and Associated Disorders—A Systematic Review and Meta-Analysis.

Journal of Evidence-Based Integrative Medicine, 25, 2515690X2096732.

Benzodiazepines and Sleep Architecture: A Systematic Review and Meta-Analysis.

Journal of Evidence-Based Integrative Medicine, 25, 2515690X2096732.

A network meta-analysis of the long- and short-term efficacy of sleep medicines in adults and older adults.

Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 131

GABA receptors and the pharmacology of sleep.

Handbook of Experimental Pharmacology

Alcune domande che potresti avere sui sonniferi

Queste cose non le sa nessuno
In Italia parliamo di "benessere mentale" solo da qualche anno: molte persone non hanno grande consapevolezza di quello che si nasconde dietro le emozioni. Se conosci qualcuno che avrebbe bisogno di leggere questo articolo, puoi condividerlo da qui.
Scritto da
Agnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
Leggi la biografia
Dopo la laurea in Psicologia Clinica a Roma, mi sono specializzata in Gruppoanalisi e ho conseguito certificazioni in Psicodiagnostica Giudiziaria e Clinica, Tecniche Psicodrammatiche e Formazione alle Dinamiche Istituzionali. Credo che nel mio lavoro sia fondamentale generare uno spazio relazionale in cui la persona si senta vista e ascoltata, sia dal terapeuta che da se stessa, motivo per cui ho svolto un master in Sustainability Management, con l'intento di integrare gli aspetti clinici con un approccio volto alla promozione di benessere e sostenibilità individuali, organizzativi e sociali.
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Dopo la laurea in Psicologia Clinica a Roma, mi sono specializzata in Gruppoanalisi e ho conseguito certificazioni in Psicodiagnostica Giudiziaria e Clinica, Tecniche Psicodrammatiche e Formazione alle Dinamiche Istituzionali. Credo che nel mio lavoro sia fondamentale generare uno spazio relazionale in cui la persona si senta vista e ascoltata, sia dal terapeuta che da se stessa, motivo per cui ho svolto un master in Sustainability Management, con l'intento di integrare gli aspetti clinici con un approccio volto alla promozione di benessere e sostenibilità individuali, organizzativi e sociali.
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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