Paroxetina: cos'è e controindicazioni


Punti chiave
- Cos'è la paroxetina: è un antidepressivo che aumenta la disponibilità di serotonina nel cervello.
- A cosa serve: si usa per il trattamento di adulti con depressione e/o disturbi di ansia.
- Dosaggio: è di 20 mg al giorno, con aumenti graduali decisi dal medico.
- Attenzione: non va mai sospesa bruscamente. Serve una riduzione graduale, sotto controllo medico.
Cos'è la paroxetina?
La paroxetina è un principio attivo della classe degli SSRI, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. I medici la prescrivono per curare i sintomi della depressione e di diversi disturbi d'ansia negli adulti.
Rispetto al Prozac (fluoxetina), il corpo elimina la paroxetina più in fretta. Per questo motivo è essenziale assumere il medicinale con regolarità e non interrompere mai il trattamento all'improvviso, per evitare sintomi spiacevoli.
La paroxetina è un farmaco sicuro per la maggior parte dei pazienti. Richiede però sempre la prescrizione medica e un controllo regolare da parte dello specialista.
Quali sono i nomi commerciali della paroxetina?
In Italia, il nome commerciale della paroxetina più diffuso è Sereupin®, mentre altri marchi presenti sul mercato includono Daparox®, Eutimil® e Seroxat®.
Oltre a queste versioni, è disponibile anche come farmaco generico, identificato semplicemente come "Paroxetina" seguito dal nome dell'azienda produttrice (per esempio Paroxetina EG, Paroxetina Doc, Paroxetina Hexal o Paroxetina Ratiopharm).
Il farmaco di marca, spesso chiamato paroxetina originale, e il farmaco generico sono equivalenti dal punto di vista terapeutico: cambia il nome sulla confezione, non l'efficacia del principio attivo.

A cosa serve la paroxetina?
La paroxetina cura i sintomi della depressione e di diversi disturbi d'ansia. Come riportato nel foglio illustrativo, il medico può prescriverla per:
- Episodi di depressione maggiore: periodi in cui l'umore resta basso a lungo, con stanchezza, perdita di interesse e difficoltà a provare piacere nelle cose di sempre.
- Disturbo ossessivo-compulsivo: pensieri fissi e fastidiosi (ossessioni) che spingono a ripetere gesti o rituali (compulsioni) per calmare l'ansia che generano.
- Disturbo da attacchi di panico, con o senza agorafobia: episodi improvvisi di paura molto intensa, con sintomi fisici come cuore che batte forte o fiato corto. L'agorafobia è la paura di trovarsi in luoghi da cui sarebbe difficile allontanarsi o ricevere aiuto.
- Disturbo d'ansia sociale (fobia sociale): paura marcata di essere giudicati, osservati o messi in imbarazzo davanti ad altre persone.
- Disturbo d'ansia generalizzata: preoccupazione eccessiva e quasi costante per tanti aspetti della vita quotidiana, difficile da controllare.
- Disturbo da stress post-traumatico: sintomi che compaiono dopo un evento traumatico, come ricordi intrusivi, incubi o forte ansia legati a quell'esperienza.
Come funziona la paroxetina?
Nelle persone depresse o ansiose i livelli di serotonina, la sostanza che regola umore, sonno e appetito, sono spesso più bassi rispetto alle altre persone. La paroxetina blocca il riassorbimento della serotonina nel cervello. Questo meccanismo aumenta la quantità di serotonina disponibile nelle sinapsi, i punti di comunicazione tra i neuroni.
L'azione di questo antidepressivo si può paragonare a una diga: come questa trattiene l'acqua, il farmaco impedisce alla serotonina di essere riassorbita, mantenendola più a lungo nei punti di comunicazione tra neuroni del cervello.
I benefici non arrivano subito. La maggior parte dei pazienti nota i primi miglioramenti dopo 2-4 settimane di trattamento costante. Continua a prendere il farmaco come prescritto, anche se all'inizio non senti effetti positivi.
Dosaggio e posologia della paroxetina
Il farmaco si assume una volta al giorno, preferibilmente al mattino insieme a del cibo: questo aiuta a ridurre il rischio di nausea, uno degli effetti più comuni nelle prime settimane. Le compresse vanno ingerite intere, con un bicchiere d'acqua, senza masticarle.
Le dosi cambiano a seconda del disturbo da trattare:
| Indicazione | Dose iniziale | Dose raccomandata | Dose massima |
| Depressione maggiore | 20 mg | 20 mg | 50 mg |
| Disturbo ossessivo-compulsivo | 20 mg | 40 mg | 60 mg |
| Disturbo da attacchi di panico | 10 mg | 40 mg | 60 mg |
| Disturbo d'ansia sociale | 20 mg | 20 mg | 50 mg |
| Disturbo da stress post-traumatico | 20 mg | 20 mg | 50 mg |
| Disturbo d'ansia generalizzata | 20 mg | 20 mg | 50 mg |
La dose minima efficace, cioè la dose più bassa in grado di garantire un beneficio terapeutico, coincide quasi sempre con la dose iniziale indicata in tabella: il medico la aumenta solo se, dopo alcune settimane, la risposta non è sufficiente.
Paroxetina in gocce
Alcune formulazioni di paroxetina sono disponibili anche come sospensione orale: la concentrazione è di 20 mg ogni 10 ml, e la confezione include un bicchierino dosatore per misurare la quantità corretta.
Il dosaggio in ml segue le stesse indicazioni delle compresse, sempre su prescrizione del medico.
Come scalare la paroxetina: la sospensione del trattamento
Non interrompere mai la paroxetina in modo brusco. Tra tutti gli SSRI, la paroxetina è uno dei farmaci più associati alla sindrome da sospensione, probabilmente per la sua emivita breve, cioè il tempo che il corpo impiega a eliminarla.
I sintomi da sospensione più comuni sono:
- capogiri, instabilità, mancanza di equilibrio;
- sensazioni tipo scosse elettriche, formicolio, ronzio nelle orecchie;
- disturbi del sonno (sogni vividi, incubi, insonnia);
- ansia e mal di testa;
- nausea, sudorazione, irritabilità.
Una metanalisi pubblicata nel 2024 sulla rivista Lancet Psychiatry ha confermato che la paroxetina richiede particolare cautela e monitoraggio al momento della sospensione, rispetto ad altri antidepressivi.
Anche il NICE, l'ente britannico che elabora le linee guida cliniche per il sistema sanitario, ha riconosciuto ufficialmente che sospendere gli antidepressivi può causare una vera e propria sindrome da sospensione. Per questo motivo, le linee guida ufficiali raccomandano di ridurre il farmaco sempre in modo graduale, sotto stretto controllo medico, estendendo il percorso lungo diverse settimane o mesi.

Quali sono le controindicazioni?
Prima di iniziare la terapia, è importante leggere con attenzione il foglio Illustrativo.
La paroxetina è controindicata in caso di:
- allergia nota al principio attivo, alle arachidi o alla soia (alcune formulazioni contengono lecitina di soia), o a un altro componente del medicinale;
- uso in corso o nelle due settimane precedenti, di farmaci inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO);
- uso di tioridazina o pimozide, due farmaci antipsicotici.
Il Linezolid, un antibiotico con azione IMAO, può essere associato alla paroxetina solo in casi eccezionali, e solo se il paziente può essere monitorato per i sintomi della sindrome serotoninergica e per la pressione sanguigna.
Avvertenze speciali
Il medico valuta con particolare attenzione la prescrizione di paroxetina se hai:
- una storia di glaucoma: il farmaco può dilatare la pupilla (midriasi). Occorre cautela in chi ha la pressione oculare aumentata;
- una storia di episodi maniacali o disturbo bipolare: la paroxetina può favorire un viraggio verso una fase maniacale;
- epilessia: il farmaco va usato con cautela e va sospeso in caso di convulsioni;
- malattie renali, epatiche o cardiache: servono le normali precauzioni previste in questi casi, e talvolta una dose più bassa
- disturbi della coagulazione o uso di anticoagulanti: gli SSRI, paroxetina compresa, sono stati associati a un aumento del rischio di sanguinamento, in particolare gastrointestinale;
- diabete: il farmaco può alterare il controllo della glicemia, con possibile necessità di aggiustare la terapia insulinica o gli ipoglicemizzanti;
- dieta a basso contenuto di sodio, o più di 65 anni: è stata segnalata, raramente, iponatriemia (bassi livelli di sodio nel sangue), di solito reversibile dopo la sospensione.
Interazioni farmacologiche
Il farmaco può interagire con:
- anticoagulanti;
- antipsicotici;
- altri antidepressivi;
- farmaci metabolizzati dall'enzima CYP2D6, come alcuni antiaritmici, il tamoxifene e il metoprololo.
Informa sempre il medico su tutti i farmaci e gli integratori che assumi.
Durante il trattamento con paroxetina, evita di bere alcolici.
Affronta l'argomento con un medico specializzato in psichiatria.
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Effetti collaterali della paroxetina
Come tutti i farmaci, anche la paroxetina può causare effetti indesiderati. I più frequenti sono:
- nausea;
- difficoltà di concentrazione;
- calo del desiderio sessuale o della funzione sessuale;
- calo dell'appetito;
- alterazioni del sonno, come insonnia o sonnolenza;
- bocca secca;
- disturbi gastrointestinali;
- mal di testa;
- stanchezza;
- aumento del colesterolo;
- aumento di peso;
- sudorazione eccessiva.
Effetti collaterali gravi
Gli effetti collaterali gravi sono rari, ma è importante conoscerli:
- pensieri suicidari: soprattutto all'inizio della terapia e nei giovani adulti;
- reazioni allergiche;
- confusione, allucinazioni;
- dolori articolari o muscolari;
- iponatriemia: cioè un calo del sodio nel sangue, soprattutto negli anziani;
- disturbi emorragici, come ecchimosi o sanguinamento gastrointestinale.
Sindrome serotoninergica È una condizione rara ma pericolosa della paroxetina e comune a tutti gli SSRI. Riconoscerla è importante: i segnali includono agitazione, confusione, sudorazione eccessiva, allucinazioni, tremore, tachicardia e brividi. Il rischio aumenta se la paroxetina viene associata ad altri farmaci che agiscono sulla serotonina, come i triptani per l'emicrania, il tramadolo, il litio o l'erba di San Giovanni. Se compaiono questi sintomi, contatta subito il medico. |
Quali sono gli effetti collaterali a lungo termine della paroxetina?
Nella maggior parte delle persone gli effetti collaterali si riducono entro le prime settimane. In alcuni casi, però, alcuni effetti possono persistere per tutta la durata della terapia: le disfunzioni sessuali e l'aumento di peso sono i più comuni.
Se un effetto collaterale ti preoccupa o dura da mesi, parlane con il medico: può valutare un aggiustamento della dose o il passaggio a un altro farmaco, come la sertralina o l'escitalopram.
Gravidanza e allattamento
Se sei in gravidanza (o la stai pianificando), parla sempre con il medico prima di assumere paroxetina, e non interrompere mai il farmaco bruscamente da sola.
Alcuni studi hanno indicato un lieve aumento del rischio di difetti cardiovascolari nei neonati le cui madri hanno assunto paroxetina nel primo trimestre di gravidanza; il rischio osservato è inferiore a 2 casi su 100, contro l'1 su 100 atteso nella popolazione generale. Considerando tutte le malformazioni congenite nel loro insieme, i dati non mostrano invece un aumento del rischio complessivo.
Il medico valuterà con te se continuare la terapia, passare a un altro farmaco o ridurre gradualmente la dose durante la gravidanza. È importante che sia l'ostetrica sia il medico sappiano che sei in cura con paroxetina.
Durante l'allattamento, la paroxetina passa nel latte materno. I dati disponibili non segnalano effetti collaterali significativi nei neonati allattati al seno. Ciò nonostante, le informazioni ufficiali raccomandano di non usare paroxetina durante l'allattamento, a meno che il beneficio atteso per la madre non giustifichi il rischio potenziale per il bambino.
Uso in bambini e adolescenti
In un comunicato AIFA raccomanda di non usare la paroxetina nei bambini e adolescenti sotto i 18 anni. Negli studi clinici è stata associata a un rischio maggiore di comportamento suicidario e ostilità, senza un'efficacia dimostrata in modo adeguato.
Una cosa importante
Le informazioni che trovi in questo articolo hanno uno scopo divulgativo, e non sostituiscono il parere di un medico. Ogni persona reagisce in modo diverso ai farmaci, e questo vale anche per gli eventuali effetti collaterali.
Per capire cosa è meglio per te, parla con un medico e leggi bene il foglietto illustrativo.
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