Ciclo della violenza: che cos’è e come salvarsi

Il ciclo della violenza descrive le fasi di escalation e calma nelle relazioni abusive, offrendo strategie per riconoscerlo e interromperlo, mirando alla sicurezza e al recupero.
DsADott.ssa Alessandra Montalto
Scritto daDott.ssa Alessandra MontaltoPsicologa e Psicoterapeuta
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato25 ottobre 2023
Aggiornato13 agosto 2026
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Ciclo della violenza: cos'è, come uscirne

Il ciclo della violenza descrive una dinamica ricorrente che può svilupparsi nelle relazioni abusive, soprattutto all’interno della coppia. Non si tratta quasi mai di un singolo episodio isolato: spesso la violenza cresce, esplode, viene minimizzata o giustificata e poi sembra placarsi, fino a ricominciare.

Il modello più conosciuto è quello elaborato dalla psicologa Lenore Walker, che nel 1979 descrisse il ciclo della violenza a partire dall’osservazione delle dinamiche di abuso nelle relazioni fondate su maltrattamenti e aggressività

Se ti riconosci in alcune situazioni descritte in questo articolo, ricorda che chiedere aiuto è possibile.


Cos’è il ciclo della violenza

Il ciclo della violenza è uno schema che si ripete nel tempo e che alterna momenti di tensione, episodi di maltrattamento e fasi di apparente riconciliazione. 

Può comparire in modo graduale: all’inizio alcuni comportamenti possono sembrare episodi isolati, reazioni allo stress o difficoltà di comunicazione. Con il tempo, però, possono trasformarsi in una dinamica sempre più rigida, in cui una persona esercita potere e controllo sull’altra: si gettano così le basi per una relazione violenta.

Il ciclo della violenza può riguardare diverse forme di abuso:

  • violenza fisica, come spinte, schiaffi, pugni, minacce con oggetti;
  • violenza psicologica, fatta di umiliazioni, svalutazioni, minacce, ricatti emotivi e controllo;
  • violenza verbale, come insulti, intimidazioni o accuse continue;
  • violenza economica, quando viene limitato l’accesso o il controllo del denaro;
  • violenza sessuale, quando vengono imposti rapporti, pratiche o comportamenti non desiderati;
  • violenza digitale, come controllo del telefono, geolocalizzazione, diffusione di contenuti privati;
  • stalking

Il ciclo di violenza funziona spesso come una spirale: si costruisce, si sviluppa, si spegne. Il problema è che, con il tempo, questi episodi tendono a ripetersi più velocemente e con maggiore intensità. La fase di calma può diventare sempre più breve, mentre tensione e violenza occupano sempre più spazio.

A quel punto la persona che agisce violenza può utilizzare tecniche di controllo e manipolazione che rendono sempre più difficile per la vittima riconoscere la situazione, chiedere aiuto o immaginare una via d’uscita.

È importante dirlo con chiarezza: le vittime non hanno alcuna colpa. Dopo mesi o anni di manipolazione, minacce, svalutazione e abuso, può diventare difficile reagire, anche quando dall’esterno la situazione sembra evidente. Questo non significa essere deboli, ma trovarsi dentro una dinamica psicologica complessa.

Ciclo della violenza: le 3 fasi

Il ciclo della violenza si sviluppa in 3 fasi principali ed è spesso descritto come una spirale. 

Vediamole più da vicino.

Le tre fasi del ciclo dell'abuso

Costruzione della tensione

La prima fase è quella in cui la tensione aumenta progressivamente. Uno dei due partner tende a essere sempre arrabbiato e inizia a mettere in atto meccanismi di manipolazione emotiva e psicologica nei confronti dell’altro, talvolta anche sottili.

La persona violenta può mostrarsi irritabile, sospettosa, gelosa o controllante. Può accusare l’altra persona di essere la causa dei suoi scatti di rabbia e del suo malessere. In alcuni casi alterna freddezza, accuse e gesti molto affettuosi, rendendo ancora più difficile comprendere cosa stia accadendo.

La vittima a questo punto, pur di non perdere la persona amata, fa attenzione a ogni parola, evita argomenti che potrebbero scatenare rabbia, modifica il proprio comportamento per prevenire lo scoppio del conflitto. 

Si è instaurato il ciclo della violenza.

Esplosione della violenza o maltrattamento

La seconda fase è quella dell’episodio violento vero e proprio. La tensione accumulata esplode, portando a comportamenti aggressivi fisici, verbali, psicologici o altro.

Molte persone riescono a chiedere aiuto proprio in questa fase. Altre, invece, restano intrappolate perché la violenza è arrivata in modo graduale, all’interno di una relazione già segnata da dipendenza emotiva, controllo, vergogna o senso di colpa. È il motivo per cui uscire da una relazione violenta può essere molto più complesso di quanto sembri dall’esterno.

Il principio della “rana bollita” spiega bene questa gradualità: quando i cambiamenti avvengono poco alla volta, può diventare difficile accorgersi della gravità della situazione.

In una relazione abusiva, piccoli episodi di controllo possono trasformarsi progressivamente in isolamento, minacce, stalking, aggressioni o altre forme di abuso.

Luna di miele

Dopo lo scoppio della violenza, la persona che ha agito violenza teme di perdere il controllo sulla relazione. Chiede scusa, promette che non succederà più, fa regali, attribuisce l’accaduto a un momento di stress.

Alla vittima sembra di ritrovare la persona di cui si era innamorata, pensando che l’episodio rappresenti un’eccezione. Può nascere la speranza che la relazione possa tornare com’era all’inizio.

A questo punto il ciclo può ricominciare, dando avvio a una nuova spirale di tensione, violenza e riconciliazione.

Il ciclo della violenza secondo Walker

La psicologa Lenore E. Walker, per spiegare il ciclo della violenza, descrisse nel suo libro "The Battered Woman" (1979) le dinamiche della violenza domestica inquadrandole in un andamento ciclico. È il libro in cui, per la prima volta, il ciclo della violenza viene formalizzato come modello. Questo aiutò a comprendere perché molte donne vittime di maltrattamento faticassero a interrompere la relazione, anche quando la violenza era evidente.

Il ciclo si ripete perché, dopo ogni episodio, la fase di riconciliazione può dare l'illusione che il problema sia risolto. In realtà, se non c'è un intervento reale, strutturato e sicuro, la tensione tende a ricostruirsi. La persona che subisce può sentirsi sempre più isolata, può temere di non avere alternative, di non essere creduta, di non riuscire a proteggersi o di mettere a rischio figli, famiglia, casa o lavoro.

Da qui nasce anche la condizione descritta come Battered Woman Syndrome, introdotta da Walker nel volume "The Battered Woman Syndrome" (1984), associata a esperienze di violenza domestica prolungata e cronica. Può includere sentimenti di impotenza, paura costante, depressione, ansia, bassa autostima e una percezione distorta della propria possibilità di uscire dalla situazione.

L’impotenza appresa

Un concetto spesso associato al ciclo della violenza è anche quello di impotenza appresa (learned helplessness). 

Dopo ripetuti episodi di abuso, la vittima può sviluppare la convinzione di non poter fare nulla per salvarsi, finendo per assecondare i desideri e i bisogni del partner violento, evitando i comportamenti che accendono la miccia, nella speranza di uscire dal ciclo della violenza. 

In realtà, questo è il primo passo per innescare il meccanismo a spirale.

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Le 6 fasi della violenza secondo Andrew R. Klein

Il modello delle sei fasi del comportamento violento è una teoria che descrive il processo che porta una persona a compiere atti violenti, teorizzata da Andrew R. Klein, nel suo libro del 1995 "The Cycle of Violence: Assertive, Aggressive, and Abusive Family Interaction".

FrustrazioneLa tensione inizia a crescere a causa di un qualche tipo di frustrazione o conflitto interno.
AggressioneLa tensione si manifesta attraverso un'esplosione della rabbia con comportamenti aggressivi verbali o fisici.
AccompagnamentoQuesta fase è caratterizzata da una ricerca di scuse o giustificazioni per il comportamento aggressivo.
RiconciliazioneIl violento mostra pentimento e cerca di riconciliarsi con la vittima.
Fase calmaDopo la riconciliazione, la tensione diminuisce temporaneamente e il rapporto ritorna alla normalità. La vittima abbassa la guardia e torna a comportarsi in modo più spontaneo
Tensione ricostruitaLa tensione ricomincia a crescere, portando nuovamente alla fase di frustrazione e quindi ripetendo il ciclo.

Questo modello evidenzia come il comportamento violento possa essere ciclico e ricorrente, passando attraverso queste fasi in modo sequenziale.

Quali sono i principali segnali del ciclo della violenza

Ci sono alcuni segnali a cui prestare attenzione durante le fasi del ciclo della violenza:

  • cambiamenti di comportamento improvvisi o radicali;
  • aggressività o attacchi di rabbia incontrollata;
  • isolamento sociale o riduzione delle relazioni interpersonali;
  • abuso di sostanze o alcol;
  • controllo eccessivo o possessivo nei confronti dell'altro;
  • mancanza di empatia o rispetto;
  • una storia di violenza verbale, fisica o emotiva già vissuta in passato;
  • controllo finanziario o coercizione economica;
  • oscillazioni improvvise nell'umore o nell'atteggiamento.

Effetti psicologici del ciclo della violenza

Gli effetti psicologici di questo ciclo possono essere profondi:

  • trauma psicologico: chi subisce violenza può sviluppare disturbo post-traumatico da stress, ansia, depressione e altri disturbi legati al trauma;
  • bassa autostima: gli abusi ripetuti portano spesso a una percezione negativa di sé e a una scarsa fiducia nelle proprie capacità;
  • isolamento sociale: chi agisce violenza tende a controllare e isolare la vittima, riducendo il contatto con amici, familiari e risorse esterne che potrebbero aiutarla a uscire dalla situazione.

Sintomi fisici ciclo della violenza

 

Ciclo della violenza sulle donne

La violenza contro le donne non riguarda solo la dimensione privata della coppia: è un fenomeno sociale e culturale, spesso legato a dinamiche di potere, dipendenza economica, isolamento, stereotipi di genere e paura di non essere credute. 

Uscire da una relazione violenta infatti può essere complesso e, in alcuni casi, pericoloso: relazioni come queste sono la base dei tantissimi femminicidi di cui, purtroppo, sentiamo ancora molto parlare. 

Se ti sembra di vivere in allerta costante, di non poter parlare liberamente, se il tuo partner è sempre arrabbiato e negativo o violento con te, è fondamentale chiedere aiuto.

Come uscire dal ciclo della violenza

Gli abusi psicologici, emotivi e fisici possono lasciare profonde cicatrici

È necessario uscire il prima possibile da rapporti fondati sull'abuso, o aiutare chi si ritrova intrappolato in queste situazioni, chiedendo aiuto alle autorità e ai Centri antiviolenza competenti, disponibili sulla Mappatura 1522.

Per farlo, ricordati questi numeri:

  • numero unico per le emergenze (112): risposta immediata, con operatori che indirizzano le chiamate agli enti competenti come Polizia, Vigili del Fuoco e Soccorso sanitario;
  • numero anti stalking (1522): attivo 24/7, gratuito da tutta Italia, con operatori e operatrici multilingue che forniscono assistenza alle vittime di violenza di genere e stalking;
  • Telefono Rosa (06 3751 8282): centralino attivo 24/7 per donne in difficoltà, che facilita l'accesso ai servizi e la presa in carico delle vittime;
  • l'app "Where are U", scaricabile sul cellulare, che permette di contattare il 112 e inviare i dati di localizzazione alla Centrale Operativa competente, anche in situazioni in cui non si può parlare.

Il ruolo del supporto psicologico

Un percorso psicologico può aiutare a riconoscere i meccanismi della relazione, ricostruire fiducia in sé, elaborare il trauma e recuperare progressivamente autonomia.

Chi ha vissuto una relazione violenta può sperimentare isolamento sociale, attacchi di panico, agorafobia, fobia sociale, disturbo d'ansia, insonnia, disturbo post traumatico da stress e altro ancora.

Anche chi agisce con comportamenti violenti ha bisogno di un intervento specialistico specifico. Per queste persone è necessario un percorso che affronti la problematica narcisistica, psicopatica o i disturbi che hanno innescato la violenza, talvolta anche attraverso la prescrizione di farmaci per gestire la rabbia.

Il nostro centro medico autorizzato Serenis può aiutarti, grazie al supporto di centinaia psicoterapeuti e psicoterapeute online, a ritrovare uno spazio sicuro in cui riconoscere ciò che stai vivendo e iniziare un percorso di uscita, e di rinascita, da questa dinamica.

Esperienza reale

N. lamentava conflitti frequenti con F.

Approfondendo la questione è emerso un andamento ricorrente che portava a comportamenti aggressivi e violenti da parte di A.: tensione crescente, esplosione della rabbia e periodo di riconciliazione. La presa di consapevolezza di questo ciclo è stata decisiva per riconoscere la ripetizione di un modello di controllo e paura, interrogarsi sulle proprie emozioni e iniziare un percorso di responsabilizzazione autentica.

Fonti:

Bibliografia

Mechanisms in the cycle of violence. — Science. 250(4988). doi: 10.1126/science.2270481. PMID: 2270481, pp. 1678-1683

Dodge KA, Bates JE, Pettit GS. (1990)

An overview of the nature, causes, and consequences of abusive family relationships. — Toward differentiating maltreatment and violence. Am Psychol. 53(2) doi: 10.1037//0003-066x.53.2.121. PMID: 9491743., pp. 121-135

Emery RE, Laumann-Billings L. (1998)

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Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.