Poligamia: significato, regole e dove è legale

Un uomo, quattro mogli, quattro nuclei da mantenere e un calendario che stabilisce con chi passa la notte. In Burkina Faso questa è una famiglia regolare, registrata all'anagrafe. La poligamia è il matrimonio di una persona con più coniugi contemporaneamente, nella forma della poliginia (un uomo con più mogli) o della poliandria (una donna con più mariti).
Riguarda circa il 2% della popolazione mondiale, si concentra in poche regioni dell'Africa e dell'Asia, e in Italia è un reato.
Cos'è la poligamia? Significato e definizione
Essere poligami significa essere sposati contemporaneamente con più persone. La poligamia è un istituto matrimoniale, riconosciuto dalla legge o dalla consuetudine nei contesti in cui è ammesso, e non coincide con le relazioni consensuali multiple senza vincolo di matrimonio, che si chiamano poliamore o non monogamia etica.
Nell'uso comune la parola richiama la poliginia, cioè il matrimonio di un marito con più mogli, ammesso legalmente in diversi Paesi a maggioranza musulmana. Il termine però copre anche il caso opposto, quello di una donna sposata con più uomini.
Le forme sono tre:
- poliginia: un uomo ha più mogli.
- poliandria: una donna ha più mariti.
- poliginandria: un gruppo di uomini e donne è sposato tra loro in una rete di unioni incrociate.
La poligamia ha origini storiche profonde, mentre il poliamore, che riguarda relazioni consensuali con più partner senza matrimonio, è un concetto recente.
Etimologia del termine
Il termine deriva dal greco polygamía, derivato di polýgamos, ovvero «dalle molte nozze».
La parola è composta da πολυ-, «poli-», forma compositiva di πολύς «molto», e γάμος, ovvero «nozze».
Chi è una persona poligama? Poligamo e poligama, significato
Poligamo e poligama sono l'aggettivo e il sostantivo che indicano la persona sposata con più coniugi. Al maschile il riferimento è di norma alla poliginia, al femminile alla poliandria. Chi è poligamo, quindi, non è chi ha più storie: è chi ha più matrimoni validi nello stesso momento, davanti alla legge o davanti alla comunità che li riconosce.
Nel parlato quotidiano la parola ha preso un senso più largo e finisce per indicare chi ha più relazioni sentimentali contemporanee senza essere sposato con nessuna. È un uso improprio. In quel caso i termini corretti sono poliamore e non monogamia etica, che descrivono legami multipli fondati sul consenso e non sul vincolo coniugale.
Su questa differenza torniamo nelle domande in fondo alla pagina, dove la ritrovi riassunta.
Perché le persone praticano la poligamia?
Ragioni religiose, economiche e biologiche
Le ragioni sono molte e cambiano da contesto a contesto. Una delle più frequenti è religiosa: alcune tradizioni riconoscono all'uomo la facoltà di sposare più donne e leggono la famiglia numerosa come un merito. Accanto a questa pesano ragioni economiche e sociali, dalle alleanze fra famiglie alla forza lavoro nei campi, dalla protezione delle vedove al prestigio di chi può mantenere più nuclei.
Sul versante biologico si è ipotizzato un vantaggio riproduttivo per chi si unisce a più partner. È un'ipotesi, e spiega al massimo una tendenza individuale, non un'istituzione.
Una cronologia sbagliata sulla monogamia
Sulla monogamia, invece, circola una cronologia sbagliata: che sia diventata la norma solo negli ultimi mille anni. Come norma di legge è antica: Atene la istituisce nel VI secolo a.C. e Roma la porta avanti con Augusto. A diffondersi su scala mondiale, e solo negli ultimi secoli, è il pacchetto normativo moderno, quando altre società hanno imitato l'Occidente: il divieto di poliginia arriva nel 1880 in Giappone, nel 1953 in Cina, nel 1955 in India, nel 1963 in Nepal (Henrich, Boyd e Richerson, 2012, Philosophical Transactions of the Royal Society B). I meccanismi proposti sono due: l'imposizione dall'alto, con la nobiltà, lo Stato e poi la Chiesa che estendono la monogamia ai ceti inferiori, e il vantaggio competitivo dei gruppi che adottano norme monogame.
Diffusione della poligamia
La cintura della poligamia
Circa il 2% della popolazione mondiale vive in un nucleo familiare poligamo, e la pratica è concentrata in poche aree. Nell'Africa subsahariana la quota sale all'11%, con le punte più alte nella cosiddetta cintura della poligamia, fra Africa occidentale e centrale: 36% in Burkina Faso, 34% in Mali, 28% in Nigeria. Nella grande maggioranza dei Paesi resta sotto lo 0,5% (Kramer, 2020, Pew Research Center).
Nelle società descritte dall'etnografia
Gira anche un secondo numero, e riguarda un insieme molto particolare. L'Ethnographic Atlas cataloga le società così come l'etnografia le ha descritte, e le misura per quanto dipendono da raccolta, caccia, pesca, allevamento e agricoltura: di società industriali non ne contempla. E conta una società per volta, quante che siano le persone: un gruppo di qualche migliaio pesa quanto la Cina. Sulle 1.231 società di cui registra la composizione familiare, l'84,6% ammette qualche forma di poliginia, contro il 15,1% di società esclusivamente monogame e lo 0,3% che pratica la poliandria. I numeri sono quelli della tabella di Gray, 1998, riportata in Henrich, Boyd e Richerson, 2012, lo studio già citato più sopra.
Dentro quell'84,6% ci sono due cose diverse. Nel 37% la poliginia è registrata come occasionale, in famiglie che restano nucleari. Nel 48% il catalogo classifica invece come sono organizzate le mogli (se sorelle fra loro o no, se sotto lo stesso tetto o in case separate) ed è la codifica che serve quando la famiglia poligina è la forma normale e non l'eccezione.
Quel numero dice quindi una cosa sola: la poliginia è stata ammessa nella maggior parte delle società che l'etnografia ha documentato. Quanta parte dell'umanità la pratichi lo dice l'altra cifra, il 2%.
I mormoni non praticano la poligamia
Contrariamente a quanto si crede, i mormoni non praticano la poligamia. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni l'ha abolita nel 1890, e negli Stati Uniti il matrimonio plurimo sopravvive solo in gruppi fondamentalisti che da quella Chiesa si sono separati. La legge americana riconosce due soli coniugi, quindi chi vive in quelle comunità non è sposato civilmente con più persone: lo è agli occhi della propria comunità, della propria fede, della propria famiglia.

La poligamia è legale in Italia?
No. In Italia la bigamia, cioè il matrimonio contratto da chi è già sposato, è un reato: l'articolo 556 del codice penale la punisce con la reclusione da uno a cinque anni.
Il divieto riguarda il matrimonio, non i legami di fatto. Relazioni con più partner esistono anche qui, ma nessuna di esse produce effetti civili e nessuna può essere registrata.
Paesi in cui la poligamia è legale
La poligamia è legale in numerosi Paesi, soprattutto in Africa e in Medio Oriente, dove la legge ammette che un uomo abbia più mogli. Rientrano in questo gruppo Marocco, Algeria, Libia, Egitto, Mauritania, Nigeria, Arabia Saudita, Yemen, Qatar e Afghanistan. In Asia è permessa anche in Bangladesh e Bhutan.
Chi può avere più mogli? Dove è ammesso avere più di una moglie
Le condizioni legali e il criterio religioso
Per legge può sposare più persone l'uomo che vive in un Paese dove la poliginia è ammessa, e solo alle condizioni che quell'ordinamento fissa. Le condizioni ricorrenti sono tre: un'autorizzazione del giudice o dell'autorità religiosa, la prova di poter mantenere ogni moglie e ogni figlio, e in diversi Paesi il consenso della prima moglie o almeno la sua informazione formale. Dove queste condizioni non sono soddisfatte, il secondo matrimonio non viene registrato.
L'appartenenza religiosa è il secondo criterio. Nell'Islam la facoltà è riconosciuta all'uomo entro il limite di quattro mogli, con l'obbligo di trattarle con equità economica e affettiva. Altre tradizioni hanno tollerato il matrimonio plurimo in passato e oggi lo escludono, e le posizioni delle singole fedi sono raccolte nelle domande in fondo alla pagina.
Chi ha più mogli senza che nessuna legge lo dica
Poi c'è chi ha più mogli senza che nessuna legge lo dica. Dove il matrimonio plurimo non è riconosciuto, le unioni successive alla prima vengono celebrate davanti alla comunità o al ministro di culto: hanno un valore pieno per chi le vive e nessun effetto civile. La seconda moglie non eredita, non ha diritto al mantenimento, non risulta coniuge in alcun registro, e se la relazione finisce non dispone degli strumenti che il diritto di famiglia riconosce a una moglie. È la condizione dei gruppi fondamentalisti americani, ed è anche la condizione di alcune famiglie migranti in Europa che hanno contratto altrove il secondo matrimonio.
In Italia nessuna di queste strade porta a un matrimonio valido. Il secondo matrimonio integra il reato di bigamia, e ogni legame ulteriore resta un rapporto di fatto.
La poligamia nella pratica islamica
Il riferimento è il Corano, sura IV (an-Nisāʾ), versetto 3, che permette all'uomo di sposare fino a quattro donne e pone subito una condizione: trattarle con equità, nel mantenimento come nell'attenzione. Lo stesso passo aggiunge che chi teme di non riuscirci si limiti a una sola, e una parte della tradizione giuridica legge in questa riserva un invito alla monogamia.
La poliginia è una facoltà, non un obbligo. La grande maggioranza dei matrimoni nei Paesi a maggioranza musulmana è monogama, e diversi ordinamenti hanno stretto le maglie: il Marocco richiede l'autorizzazione del giudice, l'Iran e altri Paesi il consenso della prima moglie, mentre la Tunisia ha vietato la poligamia nel 1956 e la Turchia nel 1926.
Nel diritto islamico il matrimonio è un contratto fra le parti, con il consenso degli sposi, i testimoni e un dono nuziale (mahr) alla sposa. Non esiste un'autorità che conceda il matrimonio come una grazia, né che possa scioglierlo per riassegnare mogli e figli a un altro uomo.
Poligamia, monogamia e bigamia: quali sono le differenze?
Tre parole vicine, tre cose diverse. La monogamia è il matrimonio con un solo coniuge per volta, la poligamia il matrimonio con due o più coniugi contemporaneamente, la bigamia il reato di chi contrae un nuovo matrimonio essendo già sposato, o di chi sposa una persona già coniugata, dove il matrimonio plurimo non è ammesso.
La differenza fra poligamia e bigamia è quindi il contesto, non il numero: la stessa situazione di fatto è un istituto regolato in Mali e un reato in Italia. La monogamia resta l'unica forma di matrimonio riconosciuta dalla legge nella grande maggioranza dei Paesi del mondo, Italia compresa.
Fuori dal matrimonio c'è un terzo territorio, quello della non monogamia consensuale: persone che mantengono, in modo consapevole e concordato, più legami affettivi o sessuali, come nella relazione aperta o nel triangolo amoroso. Non è poligamia, perché non c'è alcun matrimonio.
Poligamia e monogamia a confronto
L'asimmetria fra i coniugi
Il confronto ha senso solo se si separano due piani, perché le domande che pongono sono diverse.
Monogamia contro poligamia matrimoniale. Qui la differenza non è il numero dei partner, è l'asimmetria: un coniuge può contrarre altri matrimoni, gli altri no. Nella coppia monogama i due hanno lo stesso vincolo, nella famiglia poligina il marito è al centro di più unioni e ogni moglie ne ha una sola. Da questa asimmetria nascono i temi concreti della vita quotidiana: come si ripartiscono tempo, denaro, abitazione e attenzione fra i nuclei, chi decide, che cosa accade ai figli quando le risorse non bastano per tutti. E la forma della famiglia non è quasi mai una scelta di tutte le persone coinvolte allo stesso modo: la prima moglie si ritrova in un assetto che non ha deciso.
Consenso, confini e gelosia
Monogamia contro non monogamia consensuale. Qui il matrimonio non c'entra e la differenza è l'esclusività: nella coppia monogama è data per scontata, negli accordi non monogami viene discussa e ridefinita. I temi sono il consenso informato di tutte le persone coinvolte, i confini concordati e la gelosia, che non sparisce e va nominata invece che tenuta da parte. Questo assetto regge quando ciascuno può dire che cosa prova e a che cosa non è disposto, e quando un nuovo legame non toglie valore a quelli che ci sono già.
Quando uno dei patti su cui una relazione si regge viene meno, in entrambi i modelli si aprono crisi di coppia di gravità diversa. L'esclusività tradita in una coppia monogama e l'accordo violato in una relazione aperta fanno lo stesso danno: rompono la fiducia.

Le regole della poligamia: legge, religione e vita familiare
Le regole esistono e sono di tre tipi. Quelle dello Stato, quelle della fede, e quelle non scritte che tengono in piedi la casa.
Le regole giuridiche
Dove il matrimonio plurimo è riconosciuto, il primo matrimonio richiede la libertà di stato, cioè la condizione di non essere già legati da un matrimonio precedente. Per i successivi servono in genere un'autorizzazione dell'autorità giudiziaria o religiosa e la prova di poter mantenere ogni nucleo, e in diversi ordinamenti serve il consenso della prima moglie.
Dove invece il matrimonio plurimo non è riconosciuto, come in Italia, la libertà di stato è un requisito assoluto. Senza, il nuovo matrimonio è nullo e integra il reato di bigamia, e le unioni ulteriori non producono alcun effetto civile, né sull'eredità né sul mantenimento.
Le regole religiose
Le tradizioni che ammettono il matrimonio plurimo pongono sempre un limite numerico e una condizione di equità. Nell'Islam il limite è di quattro mogli, e l'equità riguarda tanto il mantenimento quanto il tempo e l'attenzione dedicati a ciascuna, come visto più sopra nella pratica islamica. La facoltà non è un obbligo, e la condizione vale quanto il permesso: chi non può rispettarla, secondo il testo, si ferma a una moglie.
Le regole pratiche della vita familiare
Sono le regole che nessun codice scrive e che decidono come si vive davvero. I turni, cioè quanto tempo il marito trascorre con ciascuna moglie e con i figli di ognuna. La ripartizione del mantenimento fra nuclei di dimensioni diverse. L'abitazione, che può essere una sola casa condivisa oppure case separate, con conseguenze molto diverse sulla vita di tutti i giorni. Come queste regole diventino obblighi quotidiani lo vedi nella sezione qui sotto sulla dinamica familiare.
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La dinamica familiare: obblighi e relazioni
In questo tipo di relazioni il marito ha obblighi verso ciascuna moglie e verso tutti i figli. Ci si aspetta che dedichi tempo e attenzione in misura uguale a ognuna, perché l'affetto è considerato un diritto della moglie e non una concessione.
L'organizzazione domestica varia. In alcune famiglie ogni moglie ha una casa propria, dove vive con i figli; in altre mogli e figli condividono la stessa abitazione. Nel secondo caso alle mogli viene spesso richiesto di collaborare al funzionamento dell'intera casa e di prendersi cura di tutti i bambini, non soltanto dei propri.
Problemi psicologici e rischi nelle relazioni poligame
Non tutte le famiglie poligame stanno male e non tutte stanno bene. Quello che la ricerca misura è un rischio più alto per le donne e per i figli, non un destino: una revisione sistematica con meta-analisi del 2021 pubblicata su BMC Pregnancy and Childbirth ha raccolto 24 studi su questo punto (Shaiful Bahari e altri, 2021).
I problemi di coppia, del resto, non risparmiano nessuna forma di famiglia, e in questi contesti chiedere aiuto è spesso più difficile, per la distanza dai servizi e per il peso del giudizio della comunità.
In alcune situazioni la disparità di potere fra il marito e le mogli si accompagna a dinamiche di controllo e di isolamento, fino a configurare una relazione tossica. E uscire da un matrimonio poligamo è una prova dura: significa quasi sempre lasciare anche la rete sociale che lo sosteneva, senza le tutele economiche che un divorzio riconosce.

Implicazioni psicologiche nella poligamia femminile
La revisione del 2013, narrativa
Le mogli in matrimoni poliginici riferiscono più spesso sintomi di depressione, ansia, somatizzazione, ostilità e psicoticismo rispetto alle donne in matrimoni monogami, oltre a una minore soddisfazione di vita e coniugale. I numeri arrivano da due revisioni.
La prima, del 2013, ha raccolto 22 studi con circa 1.913 donne poligame e 3.326 donne monogame: 18 studi su 22 rilevano una differenza significativa nella salute mentale legata alla forma del matrimonio, sempre a sfavore delle mogli poliginiche (Shepard, 2013, Epidemiology and Psychiatric Sciences). È una revisione narrativa, quindi conta gli studi concordi e non produce una misura unica dell'effetto.
La meta-analisi del 2021, e i suoi limiti
La meta-analisi del 2021 quella misura la dà. Su 24 studi inclusi, 23 dei quali a basso rischio di distorsione, il rischio di depressione risulta 2,25 volte più alto per le donne in matrimonio poligamo (OR 2,25; intervallo di confidenza al 95% da 1,20 a 4,20). Sui figli, l'indicatore complessivo di disagio psicologico (Global Severity Index) è più alto nelle famiglie poligame, con una differenza media di 0,21 punti (IC 95% da 0,10 a 0,33).
Un limite va detto, perché cambia la lettura di questi numeri. Nessuna delle due revisioni documenta se la differenza resti dopo aver tenuto conto della condizione socioeconomica delle famiglie, che in queste ricerche varia moltissimo. I dati dicono che poliginia e disagio psicologico vanno insieme, non che la prima causi il secondo: povertà, isolamento e scarso accesso alle cure possono spiegare una parte di quella distanza.
L'importanza del supporto psicologico
Se stai uscendo da una relazione poligama, o ci sei dentro e non sai bene che cosa provi, parlarne con un professionista serve a mettere in ordine l'esperienza prima di prendere decisioni.
Non tutte le difficoltà di coppia richiedono una terapia, e molte si risolvono parlandosi. Quando però la sensazione di non contare, la gelosia o la paura di restare senza niente ti accompagnano da mesi, un percorso aiuta. Con Serenis puoi parlare con terapeuti online che lavorano su relazioni e legami familiari.
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