L'interpretazione dei sogni secondo Freud


L'interpretazione dei sogni è il procedimento con cui, partendo dal sogno che racconti al risveglio, risali ai pensieri e ai desideri inconsci che lo hanno prodotto. Ti svegli con l'immagine di una casa che non esiste e una sensazione che ti resta addosso fino a mezzogiorno: quel racconto è il contenuto manifesto, il punto di partenza. Sotto c'è il contenuto latente, e ci arrivi con le libere associazioni di chi ha sognato. Non con un dizionario di simboli uguale per tutti.
Il riferimento è l'opera di Sigmund Freud intitolata L'interpretazione dei sogni, uscita a Vienna nel novembre del 1899 ma datata 1900 dall'editore. Quella data fissa un momento nella storia della psicologia, perché segna la nascita di un nuovo modello di comprensione della personalità. La teoria elaborata dal medico viennese prende il nome di psicoanalisi e avrà un impatto decisivo sulla concezione dell'uomo e della civiltà, ben oltre l'ambito della psicologia.
Per Freud ogni sogno realizza un desiderio che da sveglio non ti concedi, e lo realizza travestendolo. Durante il sonno la censura psichica si allenta, il desiderio riesce a esprimersi, ma lo fa in una forma irriconoscibile. Per questo un sogno va interpretato invece che letto alla lettera. Per capire da dove viene questa idea bisogna fare un passo indietro.
La scoperta dell'inconscio
Una delle scoperte più importanti sulla psiche umana fatte da Freud riguarda l'esistenza dell'inconscio, cioè di un luogo della mente non direttamente accessibile alla coscienza. Alla fine dell'Ottocento Freud aveva cominciato a curare le pazienti isteriche con l'ipnosi, un metodo molto usato a quel tempo per risolvere i sintomi della nevrosi. L'ipnosi consisteva nell'indurre la paziente in uno stato di coscienza modificata, con l'attenzione ristretta a poche cose per volta ma senza perdita di vigilanza, durante il quale potevano riaffiorare episodi della vita che si credevano dimenticati.
In Studi sull'isteria, scritto nel 1895 con Josef Breuer, Freud racconta i casi da cui parte tutto. I sintomi della malattia mentale gli appaiono come manifestazioni esteriori di una causa originaria, collocata in una zona della mente che il pensiero cosciente non riesce a raggiungere. Freud chiamò inconscio quel luogo profondo della psiche.
L'esistenza di contenuti mentali inconsci era già stata individuata da altri studiosi prima di lui. La novità della teoria freudiana sta nell'aver compreso a fondo il rapporto tra la coscienza e l'inconscio: in ogni persona esiste un conflitto sempre in atto tra le richieste della realtà e desideri profondi che le regole sociali e morali non lasciano soddisfare. Comincia a profilarsi l'idea che i sogni funzionino come i sintomi nevrotici, cioè che siano contenuti irrazionali da interpretare.
La metafora dell'iceberg e i luoghi della mente
Com'è costituita la mente secondo Freud? Il principio di fondo della psicoanalisi è che nella tua psiche esista una parte nascosta alla coscienza, che influenza il comportamento quotidiano, le convinzioni e il modo di entrare in relazione con gli altri. Durante la sua attività scientifica Freud ha descritto la mente con due modelli, la prima topica e la seconda topica:
- nel capitolo VII della Interpretazione dei sogni Freud sviluppa la prima topica (topos in greco significa luogo), dove si distinguono tre zone della mente chiamate conscio, preconscio e inconscio. Questa teoria viene spesso illustrata con la metafora dell'iceberg, un'immagine didattica diffusa dai manuali che negli scritti di Freud non compare, ma che rende bene l'idea. La coscienza è la punta che emerge dall'acqua, l'inconscio è la parte più grande, sott'acqua, invisibile a occhio nudo. Lì si troverebbero desideri e pulsioni inaccettabili, che restano nascosti per non crearti angoscia. Il preconscio corrisponde alla zona sul pelo dell'acqua, accessibile con uno sforzo volontario della coscienza;
- in L'Io e l'Es, del 1923, Freud rivede la prima formulazione e introduce una seconda topica. Questo modello non sostituisce il primo: alle tre zone si affiancano tre istanze, cioè tre insiemi di funzioni che attraversano conscio e inconscio. L'Es è interamente inconscio, sede delle pulsioni e dei contenuti rimossi. L'Io media tra le richieste dell'Es, i vincoli della realtà e le regole sociali, ed è in parte cosciente e in parte inconscio: inconsci sono infatti i meccanismi di difesa con cui lavora, a cominciare dalla rimozione. Il Super-Io, anch'esso in parte conscio e in parte inconscio, regola l'agire sulla base dei valori morali acquisiti durante l'infanzia.

Sogni e inconscio: perché per Freud il sogno è la via regia verso l'inconscio
L'inconscio è ricco di contenuti. Ci sono ricordi spostati fuori dalla coscienza attraverso la rimozione, ma anche pulsioni, desideri e la parte più bizzarra e creativa di te. Nel capitolo VII della Interpretazione dei sogni Freud scrive che l'interpretazione del sogno è «la via regia che conduce alla conoscenza dell'inconscio nella vita psichica».
Il linguaggio del sogno resta difficilmente comprensibile al pensiero conscio, proprio perché è un prodotto del vissuto individuale che nasce nell'inconscio. Se i contenuti proibiti si sono trasformati in un sogno attraverso il lavoro onirico, il lavoro di interpretazione deve ripercorrere a ritroso quel processo.
Contenuto manifesto e contenuto latente
Il contenuto manifesto è il sogno come lo ricordi e lo racconti al risveglio: le immagini, i personaggi, la trama, tutto ciò che è riuscito a superare la barriera delle difese e può essere detto a parole. Il contenuto latente è l'insieme dei pensieri, dei ricordi e dei desideri inconsci che hanno prodotto quel racconto, e che nel racconto non compaiono mai in chiaro.
Il lavoro onirico è il passaggio dal latente al manifesto, l'interpretazione è il percorso inverso. Uno scarto tipico: sogni di aver perso il treno per un soffio, una scena banale, e associando arrivi al sollievo di non essere partito per una visita che non volevi fare.
Il lavoro onirico
Come fa la tua psiche a costruire qualcosa di così incredibile come un sogno? Tante volte al risveglio restano sensazioni che ti turbano, altre volte ti senti felice e vorresti che il sogno non finisse mai. Da dove arrivano quelle immagini, quei personaggi, quelle situazioni incomprensibili? Nel capitolo VI della Interpretazione dei sogni Freud descrive quattro meccanismi del lavoro onirico, il processo che trasforma il contenuto latente in contenuto manifesto:
- condensazione: in un unico elemento manifesto (un'immagine, un personaggio, un oggetto) si concentrano più pensieri latenti. È il caso del sogno in cui una persona familiare assume i comportamenti tipici di un'altra;
- spostamento: l'energia psichica passa da un elemento a un altro. Provi rancore verso qualcuno e sogni di odiare una persona con cui nella vita reale vai d'accordo;
- rappresentazione plastica: pensieri ed emozioni diventano immagini visive che sembrano reali. È il meccanismo che ti fa credere di aver vissuto davvero la situazione sognata;
- elaborazione secondaria: il sogno viene revisionato e mascherato per sembrare meno incoerente e acquistare una certa logica. In questa fase puoi aggiungere collegamenti che nel sogno non c'erano, pur di rendere raccontabile a parole quello che hai visto.
Esempi di interpretazione dei sogni secondo Freud
Il metodo si capisce meglio guardando i sogni che Freud ha analizzato per primo, i suoi.
Il sogno dell'iniezione fatta a Irma. Freud lo sogna nella notte tra il 23 e il 24 luglio 1895 e lo analizza nel capitolo II della Interpretazione dei sogni: è il sogno con cui enuncia per la prima volta la tesi dell'appagamento di desiderio. Contenuto manifesto: durante un ricevimento Freud rimprovera la paziente Irma di non aver accettato la sua soluzione, le guarda la gola, vede chiazze biancastre, e i colleghi che la visitano scoprono che le era stata fatta un'iniezione con una siringa non pulita. Associazioni: il caso clinico di Irma era andato male, e la colpa del trattamento incompleto pesava su di lui. Contenuto latente: il desiderio di essere innocente. Il sogno ribalta la situazione e scarica la responsabilità sui colleghi e sulla siringa sporca.
Il sogno dello zio con la barba gialla. Contenuto manifesto: Freud sogna suo zio Josef, con una barba gialla, e prova per lui un affetto insolito. Associazioni: il volto del sogno non è solo quello dello zio, è un volto composto, che porta anche i tratti di un collega. Contenuto latente: un giudizio svalutante su quel collega, che da sveglio Freud non si sarebbe permesso. È l'esempio classico di condensazione: una sola figura tiene insieme più pensieri latenti.
Un esempio breve di residui diurni. Contenuto manifesto: sogni di cercare un numero di telefono in una rubrica che si sfalda. Associazioni: il giorno prima non hai richiamato tua madre. Contenuto latente: il fastidio per una richiesta che non vuoi accogliere. Il materiale della giornata entra nel sogno perché ha lasciato una traccia emotiva, non perché sia importante in sé.
In quasi tutte le analisi di Freud, sotto i residui diurni, compare materiale infantile: rivalità, gelosie e desideri legati alle prime figure di riferimento, quelli che la psicoanalisi raccoglie sotto il nome di complesso di Edipo. Freud dedica pagine anche ai sogni tipici, quelli che ricorrono in molte persone con la stessa scena, come volare, cadere, presentarsi svestiti in pubblico o sognare di essere incinta. Anche lì, però, il significato non è dato in partenza: la scena è condivisa, il senso resta di chi l'ha sognata.

A cosa servono i sogni secondo la psicoanalisi
Prima di chiederti cosa vuol dire un sogno, vale la pena chiedersi a cosa serve. Se cerchi la definizione generale e non la teoria freudiana, trovi tutto nella pagina su che cosa sono i sogni. Nella psicoanalisi il sogno ha tre funzioni.
Il sogno custodisce il sonno. Un desiderio che preme abbastanza da svegliarti viene appagato in forma allucinatoria: lo vedi realizzato nel sogno, la tensione cala e il riposo continua. Freud lo osserva nei casi più semplici, come il bambino che ha rinunciato alle ciliegie e la notte le sogna.
Il sogno elabora i residui diurni. Le esperienze della giornata che hanno lasciato una traccia emotiva rientrano nel sogno e si legano a materiale più antico. È il motivo per cui una scena senza importanza torna la notte con un peso che da sveglio non aveva.
Il sogno è un accesso privilegiato al conflitto psichico. Nel sogno le difese si allentano, e quello che di giorno tieni fuori dalla coscienza si affaccia. È questa la ragione per cui in terapia si dà spazio ai sogni: non perché predicano il futuro, ma perché mostrano un conflitto prima che tu sia in grado di dirlo con parole tue.
Come si interpreta un sogno: la tecnica dell'interpretazione in psicoanalisi
Se l'inconscio è per sua natura inaccessibile al pensiero cosciente, come si fa a conoscerne i contenuti? Il procedimento che Freud mette a punto nella clinica si può descrivere in quattro passi.
- Racconta il sogno al risveglio, il più fedelmente possibile. Anche i dettagli che sembrano assurdi o insignificanti, anche l'ordine confuso in cui le scene si susseguono. Quello che racconti è il contenuto manifesto, ed è l'unico materiale di partenza. Più il racconto è vicino al ricordo, meno l'elaborazione secondaria lo ha già riordinato.
- Associa liberamente su ciascun elemento, uno per volta. È la tecnica delle libere associazioni, usata ancora oggi nella terapia psicoanalitica: resti in stato vigile ma rilassato e riferisci all'analista tutto ciò che ti passa per la mente, lasciando che le parole emergano senza esercitare controllo. Vale soprattutto per gli elementi che ti sembrano irrilevanti, perché sono quelli che la censura ha lasciato passare proprio in quanto insignificanti. Non selezioni: l'inconscio trova una strada libera quando smetti di scegliere cosa dire.
- Recupera i residui diurni e i ricordi che le associazioni portano. Cerchi le esperienze del giorno prima che hanno lasciato una traccia emotiva, e poi i ricordi più lontani a cui quelle esperienze si agganciano. È qui che un sogno smette di sembrare un enigma isolato e si collega alla tua storia.
- Ricostruisci i pensieri latenti insieme al terapeuta. Dai frammenti raccolti prende forma il desiderio che il lavoro onirico aveva travestito. Questa restituzione avviene nell'incontro, e nel tempo: durante un percorso di psicoterapia individuale con Serenis il sogno è uno dei materiali di lavoro, letto insieme al resto di quello che porti in seduta.
Il criterio che conta più di tutti riguarda il significato. Ogni sogno appartiene a chi lo sogna, e si comprende solo in relazione a una storia di vita specifica. I simboli tipici esistono, Freud stesso ne elenca, ma non sostituiscono mai le associazioni del sognatore. Secondo noi è il punto su cui la divulgazione sbaglia più spesso: un'interpretazione vale per l'effetto che produce nel lavoro con il paziente, per quello che apre e che permette di dire, non perché corrisponde a una voce di un repertorio.
Dopo Freud: il sogno oggi
Carl Gustav Jung rompe con Freud proprio sul sogno. Per Jung il sogno non è un desiderio rimosso che si traveste per superare una censura: è una funzione compensatoria, che dice qualcosa di ciò che manca all'atteggiamento cosciente. Se da sveglio ti irrigidisci in una posizione, il sogno porta il lato che hai lasciato fuori. Cambia anche lo statuto dei simboli, che per Jung rimandano non solo alla biografia individuale ma a un materiale collettivo, ricorrente nei miti e nelle culture.
La ricerca contemporanea ha spostato lo studio del sogno in laboratorio. Con la registrazione dell'attività cerebrale durante il sonno il sogno smette di essere solo un racconto e diventa un fenomeno osservabile: si risveglia una persona in una fase precisa del sonno e si raccoglie subito quello che riferisce. Da qui l'interesse per la frequenza e per il contenuto dei sogni, misurati sui resoconti raccolti al risveglio invece che ricostruiti a distanza di giorni. Sono due domande diverse: la ricerca sul sonno studia come e quando si sogna, la psicoanalisi che cosa quel sogno significa per chi lo ha fatto.
Bibliografia
L'interpretazione dei sogni, edizione italiana in Opere, vol. 3 — Bollati Boringhieri, Torino.
Freud S. (1899)
L'Io e l'Es, edizione italiana in Opere, vol. 9 — Bollati Boringhieri, Torino.
Freud S. (1923)
Studi sull'isteria, edizione italiana in Opere, vol. 1 — Bollati Boringhieri, Torino.
Freud S., Breuer J. (1895)