Come aiutare una persona depressa: come comportarsi e cosa dire

Le nove e mezza di sera, le tapparelle ancora abbassate, il piatto della cena intatto sul tavolo. Chiedi come va e ricevi un niente, sono stanco. Stare accanto a una persona depressa significa tenere insieme due cose: la depressione è una malattia e la cura la fa uno specialista, mentre il tuo posto è restare vicino senza incalzare.
Il resto è quello che puoi fare tu, ogni giorno:
- aiutarla a superare i problemi e le situazioni che la schiacciano;
- condividere con lei attività che piacciono a entrambi;
- curare il tono di voce e il non verbale (postura, espressione del viso), perché è lì che passa la vicinanza prima delle parole;
- niente domande inquisitorie, lasciandola libera di esprimersi e di scegliere quando raccontare;
- quando senti che può accogliere un parere, incoraggiarla a iniziare una psicoterapia e a fare una consulenza psichiatrica, che stabilirà se serve o no un trattamento farmacologico.

Come aiutare una persona depressa a distanza?
A distanza funziona la costanza. Un messaggio breve a un'ora prevedibile, una chiamata fissa nel fine settimana e l'ascolto senza fretta di risolvere tengono il legame anche quando non puoi passare a trovarla. La psicoterapia online nasce dallo stesso principio, e lascia al paziente la libertà di scegliere da dove seguire le sedute.
Altre cose che puoi fare da lontano:
- offrire uno spazio sicuro in cui dire come sta davvero, anche quando sta male;
- proporre un gruppo di supporto online, dove trovare persone che attraversano la stessa cosa;
- ricordare che se la situazione peggiora serve un professionista, perché a quel punto la vicinanza non basta più.
Cosa dire ad una persona depressa per aiutarla?
Le frasi che aiutano sono corte e non chiedono niente in cambio. Servono a dire che ci sei, non a convincere.
Qualche esempio che puoi usare davvero.
- Sono qui per te.
- Vuoi parlare o preferisci che stiamo solo insieme?
- Come posso aiutarti concretamente?
- Se hai bisogno di un abbraccio, o solo che ti stia vicino, ci sono.
Le parole da sole raramente bastano. Contano di più le cose fatte insieme: una lavatrice, la spesa, la cena preparata in due mentre parlate d'altro.

Errori da evitare se si vuole aiutare una persona depressa
Questi sono gli errori in cui è più facile cadere:
- non connettersi emotivamente con chi hai davanti;
- minimizzare il suo problema;
- spingerla ad agire quando non se la sente ancora.
Dire di una persona depressa che è debole o che non si impegna sposta il peso di una malattia mentale sulle sue spalle. Chi soffre di depressione tende già a pensare di non essere abbastanza e a sentirsi in colpa perché potrebbe fare di più, e una frase così glielo conferma.
Spingere senza rispettare i tempi ottiene l'effetto opposto. La persona si chiude, rifiuta quell'attività e spesso si ritira anche dalle altre relazioni.
Non dimenticarti di te stesso
Occuparsi di qualcuno che soffre di depressione è impegnativo, e la fatica non sparisce perché la ignori. Anche chi presta aiuto ha bisogno di dedicare attenzioni a se stesso, e la Mayo Clinic dedica a questo una pagina intera.
- chiedi il supporto di altri familiari o amici: non devi fare tutto da solo, e dire chiaramente di cosa hai bisogno cambia le cose;
- ritagliati spazi solo tuoi, per il movimento, le tue relazioni, le cose che ti fanno stare bene;
- sii paziente, perché i sintomi della depressione migliorano con il trattamento, ma trovare la cura giusta richiede tempo.
Esserci con costanza, senza perdere di vista il tuo equilibrio, è il modo più efficace di offrire un aiuto reale.
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Come comportarsi con un depresso aggressivo
L'irritabilità e gli attacchi di rabbia fanno parte del quadro depressivo e non sono un giudizio su di te. Rispondere con critiche o accuse peggiora il decorso: la meta-analisi di Butzlaff e Hooley (1998, Archives of General Psychiatry) mostra che un'emotività espressa elevata dei familiari (critica, ostilità, coinvolgimento emotivo eccessivo) predice la ricaduta. Metti un limite al comportamento, non alla persona, e riprendi lo scambio più tardi. Se c'è rischio per l'incolumità di qualcuno, chiama il 112.
Arrabbiarsi con un depresso: cosa fare quando capita
Succede. Non è un fallimento. Non scusarti minimizzando e non fare finta di niente. Dì cosa è stato faticoso senza darne la colpa alla persona o alla malattia, e riprendi il contatto. Se capita spesso, il carico è troppo: vedi Non dimenticarti di te stesso.
Aiutare una persona depressa: quando preoccuparsi?
I criteri del DSM-5
Devi preoccuparti quando i segnali durano da almeno due settimane e cambiano il funzionamento di tutti i giorni. Secondo i criteri del DSM-5 (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), per la diagnosi di episodio depressivo maggiore servono almeno 5 dei 9 sintomi depressivi nello stesso periodo di due settimane, e almeno uno dei cinque deve essere umore depresso oppure perdita di interesse e piacere. Senza uno di questi due, gli altri sintomi non bastano.
I nove sintomi sono:
- umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno;
- perdita di interesse e piacere per quasi tutte le attività;
- alterazione del peso corporeo e dell'appetito;
- disturbi del sonno, insonnia o ipersonnia;
- problemi psicomotori, come agitazione o rallentamento;
- perdita di energia e affaticamento;
- sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessiva;
- ridotta capacità di concentrarsi o di prendere decisioni;
- pensieri ricorrenti di morte o ideazione suicidaria.
Il primo passo per aiutare
Riconoscerli è il primo passo per aiutare chi si sente depresso e accompagnarlo verso un percorso di cura. Se la persona è una donna, tieni presente che i segnali di depressione nella donna possono presentarsi in modo diverso rispetto a quanto descritto nei criteri diagnostici standard, e questo rende il riconoscimento ancora più importante.
Quando i sintomi sono gravi può servire anche la valutazione farmacologica di uno psichiatra, che analizza il caso specifico e imposta, se necessaria, una terapia su misura. Su Serenis puoi iniziare un percorso di psichiatria online: la prima visita costa 89 € e la prenoti compilando il nostro questionario, mentre le visite successive costano 77 € l'una.
La paziente, affetta da depressione reattiva con sintomi bulimici e precedente tentato suicidio, ha affrontato un percorso terapeutico ventennale, incluso EMDR per rielaborare traumi. La sensazione di inadeguatezza e le compulsioni sono state mitigate, ma è emerso un atteggiamento ipercritico e controllante della compagna. La compagna, inizialmente scettica, ha accettato un percorso di terapia di coppia, consentendo una maggiore apertura al dialogo e una crescita personale e relazionale da entrambe le parti.
Suicidio: i segnali d'allarme
Il rischio reale, oltre il 15%
Il pensiero di porre fine alla propria vita è uno dei sintomi e delle conseguenze più gravi della depressione, e va preso sul serio ogni volta che compare. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo oltre 700.000 persone muoiono per suicidio, ed è una delle prime cause di morte fra i 15 e i 29 anni; la depressione non trattata è uno dei principali fattori di rischio, non la causa di tutti questi decessi.
Il rischio è molto più alto che nella popolazione generale, ma la cifra del 15% che si legge spesso riguarda i pazienti ricoverati più gravi. La rivalutazione di Bostwick e Pankratz (2000, American Journal of Psychiatry) stima un rischio nell'arco della vita dell'8,6% dopo un ricovero per rischio suicidario, del 4% dopo un ricovero per disturbo dell'umore e intorno al 2% nelle popolazioni miste di pazienti.
Il gesto viene quasi sempre programmato prima
Il gesto quasi sempre viene programmato prima, e questo lascia spazio per intercettare il disagio con l'intervento psicologico e, se necessario, con un percorso psichiatrico e farmacologico a base di antidepressivi.
Alcuni segnali da non lasciar passare:
- la variazione degli schemi di comportamento abituale (umore, sonno, abitudini);
- il parlare di suicidio, con frasi come vorrei essere morto oppure vorrei non essere mai nato;
- improvvisi episodi di collera e irritabilità;
- il dire addio, o regalare le proprie cose all'improvviso;
- la sensazione che la vita non valga la pena di essere vissuta;
- un crescente disinteresse verso la vita e il desiderio dichiarato di morire;
- idee o propositi di suicidio, più o meno elaborati;
- piani per attuare il gesto, anche se presentati per scherzo.
Se tu o qualcuno che conosci ha pensieri suicidi, chiama il 112 o il 06 7720 8977.
Sitografia