Come aiutare una persona depressa: come comportarsi e cosa dire

Aiutare una persona depressa richiede comprensione e attenzione ai piccoli segnali di ripresa. È essenziale adottare un atteggiamento non giudicante e fornire sostegno, riconoscendo i segnali d'allarme e prendendosi cura anche della propria salute mentale.
Scritto daDott. Raffaele AvicoPsicologo e Psicoterapeuta
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato27 giugno 2022
•
Aggiornato17 settembre 2026
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Come aiutare una persona depressa

Le nove e mezza di sera, le tapparelle ancora abbassate, il piatto della cena intatto sul tavolo. Chiedi come va e ricevi un niente, sono stanco. Stare accanto a una persona depressa significa tenere insieme due cose: la depressione è una malattia e la cura la fa uno specialista, mentre il tuo posto è restare vicino senza incalzare.

Il resto è quello che puoi fare tu, ogni giorno:

  • aiutarla a superare i problemi e le situazioni che la schiacciano;
  • condividere con lei attività che piacciono a entrambi;
  • curare il tono di voce e il non verbale (postura, espressione del viso), perché è lì che passa la vicinanza prima delle parole;
  • niente domande inquisitorie, lasciandola libera di esprimersi e di scegliere quando raccontare;
  • quando senti che può accogliere un parere, incoraggiarla a iniziare una psicoterapia e a fare una consulenza psichiatrica, che stabilirà se serve o no un trattamento farmacologico.
Come aiutare una persona depressa

Come aiutare una persona depressa a distanza?

A distanza funziona la costanza. Un messaggio breve a un'ora prevedibile, una chiamata fissa nel fine settimana e l'ascolto senza fretta di risolvere tengono il legame anche quando non puoi passare a trovarla. La psicoterapia online nasce dallo stesso principio, e lascia al paziente la libertà di scegliere da dove seguire le sedute.

Altre cose che puoi fare da lontano:

  • offrire uno spazio sicuro in cui dire come sta davvero, anche quando sta male;
  • proporre un gruppo di supporto online, dove trovare persone che attraversano la stessa cosa;
  • ricordare che se la situazione peggiora serve un professionista, perché a quel punto la vicinanza non basta più.

Cosa dire ad una persona depressa per aiutarla?

Le frasi che aiutano sono corte e non chiedono niente in cambio. Servono a dire che ci sei, non a convincere.

Qualche esempio che puoi usare davvero.

  • Sono qui per te.
  • Vuoi parlare o preferisci che stiamo solo insieme?
  • Come posso aiutarti concretamente?
  • Se hai bisogno di un abbraccio, o solo che ti stia vicino, ci sono.

Le parole da sole raramente bastano. Contano di più le cose fatte insieme: una lavatrice, la spesa, la cena preparata in due mentre parlate d'altro.

Cosa dire ad una persona depressa per aiutarla

Errori da evitare se si vuole aiutare una persona depressa

Questi sono gli errori in cui è più facile cadere:

  • non connettersi emotivamente con chi hai davanti;
  • minimizzare il suo problema;
  • spingerla ad agire quando non se la sente ancora.

Dire di una persona depressa che è debole o che non si impegna sposta il peso di una malattia mentale sulle sue spalle. Chi soffre di depressione tende già a pensare di non essere abbastanza e a sentirsi in colpa perché potrebbe fare di più, e una frase così glielo conferma.

Spingere senza rispettare i tempi ottiene l'effetto opposto. La persona si chiude, rifiuta quell'attività e spesso si ritira anche dalle altre relazioni.

Non dimenticarti di te stesso

Occuparsi di qualcuno che soffre di depressione è impegnativo, e la fatica non sparisce perché la ignori. Anche chi presta aiuto ha bisogno di dedicare attenzioni a se stesso, e la Mayo Clinic dedica a questo una pagina intera.

  • chiedi il supporto di altri familiari o amici: non devi fare tutto da solo, e dire chiaramente di cosa hai bisogno cambia le cose;
  • ritagliati spazi solo tuoi, per il movimento, le tue relazioni, le cose che ti fanno stare bene;
  • sii paziente, perché i sintomi della depressione migliorano con il trattamento, ma trovare la cura giusta richiede tempo.

Esserci con costanza, senza perdere di vista il tuo equilibrio, è il modo più efficace di offrire un aiuto reale.

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Come comportarsi con un depresso aggressivo

L'irritabilità e gli attacchi di rabbia fanno parte del quadro depressivo e non sono un giudizio su di te. Rispondere con critiche o accuse peggiora il decorso: la meta-analisi di Butzlaff e Hooley (1998, Archives of General Psychiatry) mostra che un'emotività espressa elevata dei familiari (critica, ostilità, coinvolgimento emotivo eccessivo) predice la ricaduta. Metti un limite al comportamento, non alla persona, e riprendi lo scambio più tardi. Se c'è rischio per l'incolumità di qualcuno, chiama il 112.

Arrabbiarsi con un depresso: cosa fare quando capita

Succede. Non è un fallimento. Non scusarti minimizzando e non fare finta di niente. Dì cosa è stato faticoso senza darne la colpa alla persona o alla malattia, e riprendi il contatto. Se capita spesso, il carico è troppo: vedi Non dimenticarti di te stesso.

Aiutare una persona depressa: quando preoccuparsi?

I criteri del DSM-5

Devi preoccuparti quando i segnali durano da almeno due settimane e cambiano il funzionamento di tutti i giorni. Secondo i criteri del DSM-5 (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), per la diagnosi di episodio depressivo maggiore servono almeno 5 dei 9 sintomi depressivi nello stesso periodo di due settimane, e almeno uno dei cinque deve essere umore depresso oppure perdita di interesse e piacere. Senza uno di questi due, gli altri sintomi non bastano.

I nove sintomi sono:

  • umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno;
  • perdita di interesse e piacere per quasi tutte le attività;
  • alterazione del peso corporeo e dell'appetito;
  • disturbi del sonno, insonnia o ipersonnia;
  • problemi psicomotori, come agitazione o rallentamento;
  • perdita di energia e affaticamento;
  • sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessiva;
  • ridotta capacità di concentrarsi o di prendere decisioni;
  • pensieri ricorrenti di morte o ideazione suicidaria.

Il primo passo per aiutare

Riconoscerli è il primo passo per aiutare chi si sente depresso e accompagnarlo verso un percorso di cura. Se la persona è una donna, tieni presente che i segnali di depressione nella donna possono presentarsi in modo diverso rispetto a quanto descritto nei criteri diagnostici standard, e questo rende il riconoscimento ancora più importante.

Quando i sintomi sono gravi può servire anche la valutazione farmacologica di uno psichiatra, che analizza il caso specifico e imposta, se necessaria, una terapia su misura. Su Serenis puoi iniziare un percorso di psichiatria online: la prima visita costa 89 € e la prenoti compilando il nostro questionario, mentre le visite successive costano 77 € l'una.

La paziente, affetta da depressione reattiva con sintomi bulimici e precedente tentato suicidio, ha affrontato un percorso terapeutico ventennale, incluso EMDR per rielaborare traumi. La sensazione di inadeguatezza e le compulsioni sono state mitigate, ma è emerso un atteggiamento ipercritico e controllante della compagna. La compagna, inizialmente scettica, ha accettato un percorso di terapia di coppia, consentendo una maggiore apertura al dialogo e una crescita personale e relazionale da entrambe le parti.

Suicidio: i segnali d'allarme

Il rischio reale, oltre il 15%

Il pensiero di porre fine alla propria vita è uno dei sintomi e delle conseguenze più gravi della depressione, e va preso sul serio ogni volta che compare. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo oltre 700.000 persone muoiono per suicidio, ed è una delle prime cause di morte fra i 15 e i 29 anni; la depressione non trattata è uno dei principali fattori di rischio, non la causa di tutti questi decessi.

Il rischio è molto più alto che nella popolazione generale, ma la cifra del 15% che si legge spesso riguarda i pazienti ricoverati più gravi. La rivalutazione di Bostwick e Pankratz (2000, American Journal of Psychiatry) stima un rischio nell'arco della vita dell'8,6% dopo un ricovero per rischio suicidario, del 4% dopo un ricovero per disturbo dell'umore e intorno al 2% nelle popolazioni miste di pazienti.

Il gesto viene quasi sempre programmato prima

Il gesto quasi sempre viene programmato prima, e questo lascia spazio per intercettare il disagio con l'intervento psicologico e, se necessario, con un percorso psichiatrico e farmacologico a base di antidepressivi.

Alcuni segnali da non lasciar passare:

  • la variazione degli schemi di comportamento abituale (umore, sonno, abitudini);
  • il parlare di suicidio, con frasi come vorrei essere morto oppure vorrei non essere mai nato;
  • improvvisi episodi di collera e irritabilità;
  • il dire addio, o regalare le proprie cose all'improvviso;
  • la sensazione che la vita non valga la pena di essere vissuta;
  • un crescente disinteresse verso la vita e il desiderio dichiarato di morire;
  • idee o propositi di suicidio, più o meno elaborati;
  • piani per attuare il gesto, anche se presentati per scherzo.

Se tu o qualcuno che conosci ha pensieri suicidi, chiama il 112 o il 06 7720 8977.

Fonti:

Sitografia

Depression: supporting a family member or friend.

Mayo Clinic.

Suicide, fact sheet.

World Health Organization

Affective disorders and suicide risk: a reexamination.

American Journal of Psychiatry, 157(12)

Expressed emotion and psychiatric relapse: a meta-analysis.

Archives of General Psychiatry, 55(6)

Disturbi depressivi.

Manuali MSD Edizione Professionisti.

Alcune domande che potresti avere su Come aiutare una persona depressa

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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Franca Dalla VallePsicologa e Psicoterapeuta
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Dopo la laurea in psicologa clinica a orientamento cognitivo mi sono specializzata in psicoterapia ipnotica e in rielaborazione dei traumi (EMDR). Mi occupo di ansia, depressione, difficoltà comportamentali, stress legato al lavoro e conflittualità. Il mio lavoro parte dall'ascolto della globalità della persona, mente e corpo. Accompagno il percorso di conoscenza e trasformazione intervenendo nella vulnerabilità, valorizzando le risorse, allenando la comunicazione e il senso di sicurezza.
Susanna FerreliPsicologa e Psicoterapeuta
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Sono la Dott.ssa Susanna Ferreli, sono laureata in Psicologia clinica e sono specializzata in psicoterapia rogersiana, orientamento fenomenologico esistenziale. Nella pratica professionale, mi ritengo un compagno di viaggio che guida la persona verso l'autorealizzazione, in termini di trovare o ritrovare la propria salute psichica, favorire il cambiamento, raggiungere gli obiettivi, conoscersi e/o approfondire la conoscenza di sé, affrontare e superare i momenti critici del ciclo di vita.
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