Cosa sono i bias cognitivi e come influenzano le nostre decisioni

I bias cognitivi sono distorsioni sistematiche nella nostra capacità di pensare e decidere, portando a giudizi irrazionali e comportamenti inefficaci. Sono influenzati da schemi mentali automatici e possono influenzare le nostre decisioni.

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bias di omissione

Ogni giorno siamo immersi in un flusso incessante di informazioni e siamo chiamati a prendere decine di decisioni. Per gestire questa complessità, il nostro cervello ricorre a scorciatoie mentali che ci permettono di ragionare in fretta – ma queste, spesso, finiscono per alterare la realtà. 

Queste distorsioni prendono il nome di bias cognitivi.

In questo articolo vedremo cosa sono, come influenzano le nostre emozioni e i nostri comportamenti, e quali strategie possiamo adottare per ridurne l'impatto.

Cosa sono i bias cognitivi? Significato e origine del termine

I bias cognitivi sono distorsioni sistematiche del pensiero che influenzano percezioni, giudizi e decisioni.

Il termine inglese bias (al plurale biases) deriva dal francese provenzale biais, traducibile come "obliquo". Originariamente usato nel gioco delle bocce per indicare un tiro sbagliato, nel Cinquecento il termine ha assunto significati più ampi: inclinazione, predisposizione, pregiudizio.

In psicologia, dunque, i bias cognitivi sono modelli di pensiero che la mente sviluppa nel tempo a partire da percezioni errate, pregiudizi e convinzioni radicate. Ci permettono di prendere decisioni rapidamente e senza fatica, ma spesso al costo di una minore accuratezza. Il risultato sono errori di valutazione sistematici e mancanza di oggettività, per lo più inconsapevoli, che compromettono la nostra capacità di giudizio.

Bias cognitivi: storia e origini della ricerca

Negli anni Settanta, gli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky avviarono l'"Heuristics and Biases Program", un programma di ricerca volto a capire come gli esseri umani prendono decisioni in condizioni di incertezza. I risultati di questo lavoro rivoluzionarono la psicologia e l'economia comportamentale, e valsero a Kahneman il Premio Nobel per l'Economia nel 2002.

Oggi i bias cognitivi catalogati sono oltre cento e influenzano ogni aspetto del pensiero e del comportamento umano. Possono essere suddivisi in tre grandi categorie:

  • inconsci: si attivano senza che ce ne rendiamo conto;
  • automatici: ne siamo più o meno a conoscenza, ma non li riconosciamo come tali nel momento in cui si manifestano;
  • espliciti: ne siamo pienamente consapevoli e ne parliamo anche apertamente.

 

rompere i bias cognitivi

Il legame tra bias ed euristiche cognitive

Per capire i bias, è utile partire dal concetto di euristica: una strategia mentale intuitiva e rapida che ci consente di valutare situazioni e trarre conclusioni con il minimo sforzo cognitivo. Le euristiche sono strumenti preziosi quando dobbiamo decidere velocemente: il problema sorge quando vengono applicate in contesti per cui non sono adatte, oppure quando sono influenzate da fattori esterni. In quei casi possono generare bias.

Questo processo avviene in modo inconsapevole, plasmato dalle nostre esperienze passate, dalle nostre credenze e dai nostri giudizi. Non possiamo eliminarlo del tutto, ma possiamo imparare a riconoscerlo.  Per questo è fondamentale avere una visione d’insieme sui bias e le euristiche, in modo da prendere decisioni più informate e razionali.

Esempi di bias cognitivi: quali sono i più comuni

Esistono diversi tipi di bias che influenzano in modo le nostre emozioni, i nostri atteggiamenti e i nostri processi decisionali - anche in campo culturale. Non si tratta di difetti del nostro sistema cerebrale, ma di errori logici che dipendono dal livello di conoscenza che abbiamo di noi stessi e della realtà.

Ecco i bias cognitivi più comuni:  

Bias di conferma

Tendiamo a cercare, interpretare e ricordare informazioni che confermano le nostre convinzioni, ignorando le evidenze contrarie. È uno dei bias più diffusi e studiati.

Bias di gruppo

Ci conformiamo al pensiero dominante nel nostro gruppo di appartenenza, anche quando è irrazionale o controproducente.

Bias di ancoraggio

Basiamo giudizi e decisioni sulle prime informazioni che riceviamo, rimanendo "ancorati" ad esse anche quando non sono rilevanti.

Fallacia di Gabler

Sopravvalutiamo le nostre abilità o competenze in un dato compito, nonostante evidenze contrarie.

Bias di proiezione

Diamo per scontato che gli altri condividano le nostre opinioni e convinzioni, evitando così di mettere in discussione il nostro punto di vista.

Bias della negatività

Tendiamo a dare più peso agli eventi negativi rispetto a quelli positivi, il che influenza la nostra percezione generale di una situazione.

Bias dello status quo

Preferiamo mantenere lo status attuale, anche se un cambiamento sarebbe vantaggioso.

Bias del pavone

Tendiamo a esibire le nostre capacità in modo esagerato per impressionare gli altri.

Illusione della frequenza

Sovrastimiamo la frequenza di eventi che ci riguardano direttamente. Ad esempio, dopo aver comprato un cane, inizieremo a notare le persone con cani ovunque e ci sembrerà di vederne molte di più di prima.

Bias del presente

Privilegiamo gli eventi immediati, ignorando quelli passati o futuri. Prendiamo decisioni orientate alla ricompensa a breve termine, ignorando la possibilità di un maggiore beneficio se a distanza di tempo.

Optimism bias

Sopravvalutiamo le probabilità di risultati positivi o sottovalutiamo i rischi legati alle nostre azioni future.

Bias di omissione

Preferiamo non agire restando nel “limbo”, anche quando agire sarebbe la scelta migliore. Spesso è alimentato dalla paura del cambiamento.

Bias d’azione

All'opposto, preferiamo agire anche quando sarebbe più saggio non fare nulla.

Bias attentivo

Ciò a cui prestiamo attenzione modifica la nostra percezione della realtà: più ci concentriamo su qualcosa, più quel qualcosa acquista peso nel nostro modo di vedere il mondo.

Bias della percezione selettiva

Ignoriamo le informazioni che non si allineano con le nostre credenze. Chi è goloso di latticini, ad esempio, tenderà a non memorizzare articoli sui rischi del latte. 

Effetto Bandwagon

Seguiamo le scelte della maggioranza per conformarci, adottando idee o comportamenti solo perché sono popolari.

Effetto Dunning-Kruger

Le persone meno esperte in un campo tendono a sopravvalutare le proprie competenze, ritenendo erroneamente di essere al di sopra della media.

Effetto attore-osservatore

Tendiamo a credere alle informazioni riportate da persone a noi care o a cui siamo affezionati, più che a quelle provenienti da sconosciuti o da persone verso cui non nutriamo stima.

Bias cognitivi nel gioco d'azzardo

I bias cognitivi hanno un ruolo particolarmente rilevante nel gioco d'azzardo patologico, poiché alterano la percezione delle probabilità e alimentano comportamenti disfunzionali. 

Bias cognitivoDescrizione
Fallacia del giocatoreSi tende a credere che, se un evento casuale si discosta dalla media, l'evento opposto diventi più probabile nella giocata successiva.
Sovrastima delle capacitàIl giocatore crede di essere più abile di quanto sia realmente, senza basi concrete per questa convinzione.
Tendenze nella scelta dei numeriSi percepiscono erroneamente schemi o regolarità nei numeri casuali, ad esempio credendo che i numeri "ritardatari" abbiano più probabilità di uscire.
Correlazioni illusorieSi attribuisce erroneamente una relazione tra due eventi non correlati solo perché si verificano contemporaneamente.
Disponibilità di altre vinciteVedere altri vincere distorce la percezione delle probabilità, facendo sembrare le vincite più frequenti di quanto siano.
Fallacia dello scommettitoreSi tende a dare rilevanza a ciò che è accaduto in passato, in questo modo i giudizi presenti saranno influenzati completamente da tali eventi passati.
 

Questi bias possono alimentare comportamenti come il chasing (continuare a scommettere per recuperare le perdite) aggravando progressivamente la situazione. La ricerca suggerisce che educare i giocatori all'influenza delle emozioni sulle loro scelte, e aumentare il tempo di attesa tra una scommessa e l'altra, può aiutare a ridurre questi effetti dannosi.

I tipi di euristiche cognitive

Nel 1979, Kahneman e Tversky svilupparono la Teoria del Prospetto, secondo cui le decisioni in condizioni di incertezza si articolano in due fasi: la raccolta di informazioni da più prospettive e la valutazione degli scenari possibili. La stessa persona, di fronte allo stesso problema, può comportarsi in modo diverso a seconda dei bias e delle euristiche che entrano in gioco.

Kahneman e Shane Frederick (2002) hanno poi classificato le euristiche principali:

  • euristica della rappresentatività: categorizziamo persone o situazioni in base alla somiglianza con un prototipo mentale. Ad esempio, chi veste in modo elegante viene automaticamente associato a un alto status sociale, senza considerare altri fattori;
  • euristica della disponibilità: prendiamo decisioni basandoci su ciò che ricordiamo più facilmente, come esperienze vissute in prima persona o sentite raccontare;
  • euristica affettiva: le emozioni guidano le nostre scelte, specialmente nei momenti di fragilità, prevalendo sul ragionamento razionale;
  • euristica dell’ancoraggio: stimiamo la probabilità di un evento basandoci sulle informazioni che abbiamo già in memoria, senza considerare contesti alternativi;
  • euristica della simulazione: immaginiamo scenari alternativi a ciò che è accaduto, ragionando su "cosa sarebbe successo se...".

Esistono anche euristiche che si manifestano come distorsioni del pensiero più evidenti:

  • catastrofismo: interpretiamo eventi negativi come catastrofi insormontabili, senza considerare prospettive alternative;
  • saltare alle conclusioni: passiamo direttamente da un problema alla sua conclusione negativa, senza esplorare le alternative;
  • visione a tunnel sulla minaccia: concentriamo la nostra attenzione su un singolo aspetto di una situazione complessa, ignorando altri fattori rilevanti;
  • imminenza percepita della minaccia: interpretiamo gli eventi negativi come imminenti e inevitabili, alimentando sentimenti di ansia e paura;
  • pensiero dicotomico: ragioniamo in termini di "tutto o niente", senza considerare le sfumature intermedie.

Il pensiero euristico non è una scelta consapevole: si attiva automaticamente ogni volta che non abbiamo tempo sufficiente per ragionare con calma, o quando le informazioni a disposizione sono incomplete.

Bias e pregiudizi

Bias cognitivi e disturbi psicologici

I bias cognitivi hanno un ruolo ambivalente nella nostra vita mentale. Da un lato ci aiutano a orientarci nella complessità del mondo offrendoci stabilità e un senso di sicurezza. Dall'altro, possono compromettere compromettere la nostra capacità di prendere decisioni razionali. In certi casi, possono collegarsi anche ad alcuni disturbi psicologici.

Un esempio è il disturbo ossessivo-compulsivo: chi è ossessionato dalla contaminazione può interpretare qualsiasi macchia come sangue, confermando continuamente le proprie credenze disfunzionali. Questo genera un circolo viziosodi conferma difficile da spezzare senza un supporto terapeutico.

Il percorso psicoterapico si basa sull'analisi del funzionamento cognitivo, emotivo e comportamentale del paziente, interconnessi e ugualmente importanti. Il paziente impara ad auto-osservarsi e a descrivere situazioni problematiche tramite un diario, risalendo alle emozioni, pensieri e comportamenti associati. L'analisi dei pensieri rivela distorsioni cognitive (bias) che alimentano emozioni e comportamenti disfunzionali. Insegnare ai pazienti a osservare e analizzare con attenzione riduce i bias cognitivi e favorisce pensieri alternativi più funzionali, conducendo al successo terapeutico.

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Come i bias cognitivi influenzano le decisioni: i due sistemi della mente

Le emozioni svolgono un ruolo centrale nel processo decisionale. Gli psicologi Epstein e Damasio (1994) hanno proposto secondo cui l'adattamento all'ambiente avviene attraverso due sistemi:

  • il sistema esperienziale, rapido e automatico, governato dall'amigdala e dal talamo - strutture antiche del cervello legate all'elaborazione emotiva inconscia;
  • il sistema razionale, più lento e riflessivo, governato dalla corteccia orbitofrontale - l'area deputata al ragionamento consapevole.

I due sistemi interagiscono e si compensano, ma quello esperienziale, per la sua natura istintiva, precede quello razionale.

Kahneman (2002) ha ripreso questa distinzione chiamandoli rispettivamente Sistema Uno e Sistema Due. Il Sistema Uno (che coinvolge amigdala e talamo, sede principale delle emozioni) gestisce le risposte emozionali e la memorizzazione delle emozioni. Il Sistema Due, connesso alla corteccia, è invece coinvolto nel ragionamento, nella pianificazione e nel controllo. 

Quando prendiamo decisioni istintive basate sulle emozioni, operiamo con il Sistema Uno, esponendoci a un bias molto comune: l'effetto alone, ovvero la tendenza a farci influenzare da una forte impressione emotiva iniziale nel giudicare tutto il resto.

Come superare i bias cognitivi?

Nessuno è immune dai bias cognitivi, ma possiamo adottare alcune strategie per limitarne gli effetti:

  • esplora le tue convinzioni: chiediti se credi a qualcosa perché è vero o perché ti suona familiare. Mettere in discussione le proprie certezze è il primo passo per ridurre il bias di conferma;
  • ascolta le esperienze degli altri: quando devi prendere una decisione importante, confrontati con persone che hanno prospettive diverse dalla tua. Questo aiuta ad uscire dal bias di gruppo;
  • pratica la mindfulness: osservare i propri pensieri senza giudicarli permette di riconoscere i bias nel momento in cui si manifestano;
  • esamina le tue emozioni: quando prendiamo decisioni emotive, chiediamoci se le nostre emozioni stanno influenzando il nostro giudizio;
  • prenditi del tempo prima di decidere: evita le decisioni impulsive. Riflettere con calma sui pro e contro di ogni opzione aiuta a ridurre il bias del presente;
  • Tieni un diario delle decisioni: rileggere le scelte passate ti aiuta a riconoscere i tuoi schemi ricorrenti e i bias a cui sei più incline.
     
evitare i bias cognitivi

La psicoterapia per affrontare i bias cognitivi

Se senti di aver bisogno di mettere ordine tra le tue emozioni e le tue convinzioni, puoi valutare di cominciare un percorso di psicoterapia con un professionista esperto. 

Con Serenis, il nostro centro medico autorizzato, puoi ricevere supporto comodamente da casa tua grazie a uno psicologo online. Il primo colloquio è gratuito: le sedute successive hanno un costo di 49€.

Fonti:

Bibliografia

Cognitive bias. — Encyclopedia of human behaviour, 1, 531-5

Mata, R. (2012)

The Anchoring Effect in Decision-Making with Visual Analytics. — 2017 IEEE Conference on Visual Analytics Science and Technology (VAST). DOI:10.1109/VAST.2017.8585665, pp. 116-126

Cho, Isaac , Wesslen, Ryan , Karduni, Alireza (2017)

Heuristics and Biases: The Psychology of Intuitive Judgement — Cambridge University Press

Kahneman, D., Frederick, S. (2002)

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FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
OGOrnella Gidiuli
Ornella GidiuliPsicologa e Psicoterapeuta
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Dopo la Laurea in Psicologia Sperimentale mi sono specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale. Nel mio lavoro come Psicologa e Psicoterapeuta ci metto tutta me stessa nella ferma fiducia che ognuno di noi possa modificare, attraverso un percorso di conoscenza personale fatto anche di obiettivi condivisi all'interno del setting terapeutico, ciò che nel presente lo fa stare scomodo.