Dislessia: cos’è e come riconoscerla
Scopri le cause della dislessia evolutiva o acquisita, il trattamento e gli esercizi per bambini e adulti.

Difficoltà nella lettura, confusione tra le lettere dell’alfabeto, errori che si ripetono nel tempo: sono alcuni dei segnali più comuni che possono manifestarsi nei bambini con dislessia. Questa difficoltà può risultare opprimente e fonte di forte frustrazione, sia per i più piccoli – che si trovano ad affrontare ostacoli significativi nel percorso scolastico – sia per i genitori, spesso impreparati di fronte a un problema di cui non sospettavano l’esistenza.
In questo articolo approfondiremo cos’è la dislessia, quali sono i sintomi a cui prestare attenzione, le possibili cause e le diverse tipologie, per aiutare famiglie e insegnanti a riconoscerla e affrontarla in modo consapevole.
Cos'è la dislessia?
Il termine dislessia deriva dal greco antico e significa letteralmente “malfunzionamento del linguaggio”.
Questo disturbo, infatti, fa parte del gruppo dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) accanto alla disgrafia, disortografia e discalculia, ed è definito dal DSM-5 come un’incompetenza lessicale sia in comprensione che in produzione.
La Legge 170/2010 fornisce una definizione chiara di cosa vuol dire dislessia:
Si intende per dislessia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell'imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura (art. 1)
La dislessia è legata a un’atipia del neurosviluppo e tende a manifestarsi nei primi anni della scuola primaria, quando il bambino inizia l’apprendimento formale della lettura. In alcuni casi, tuttavia, può comparire anche in età adulta, ad esempio in seguito a traumi, patologie neurologiche o incidenti.

È fondamentale chiarire che la dislessia non è correlata al quoziente intellettivo: i bambini e gli adulti con dislessia hanno un’intelligenza nella norma o superiore. Nella storia contemporanea si ipotizza, ad esempio, che anche Albert Einstein presentasse caratteristiche compatibili con questo disturbo, a dimostrazione di come le persone dislessiche possano eccellere in molti ambiti, nonostante le difficoltà nella lettura.
Allo stesso tempo, è importante sapere che i DSA sono condizioni permanenti, poiché derivano da specifiche caratteristiche del neurosviluppo che non possono essere modificate alla radice. Questo non significa che non sia possibile migliorare le competenze e la qualità della vita: con interventi mirati, strategie compensative e un adeguato supporto, la dislessia può essere gestita in modo efficace.
Dislessia: quanti tipi ne esistono?
Prima di approfondire le cause della dislessia, è utile chiarire quali tipi di dislessia esistono. In ambito clinico si distingue principalmente tra dislessia acquisita e dislessia evolutiva, due condizioni diverse per origine, manifestazione e percorso di intervento.
Dislessia acquisita
La dislessia acquisita si sviluppa in seguito a lesioni o patologie neurologiche che possono insorgere anche in età adulta. Può essere causata, ad esempio, da traumi cranici, ictus, incidenti o malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.
In questi casi, la difficoltà di lettura compare dopo un periodo di sviluppo tipico e si manifesta come una perdita, totale o parziale, della capacità di leggere in modo corretto e fluente. Non si tratta quindi di un disturbo del neurosviluppo, ma di una conseguenza diretta di un danno cerebrale acquisito.
Dislessia evolutiva
La dislessia evolutiva è la forma più comune e rientra a pieno titolo nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Si tratta di una neurodivergenza che inizia a manifestarsi in età scolare, quando il bambino affronta l’apprendimento formale della lettura, e tende a persistere nel tempo, accompagnando l’individuo anche in età adulta, seppur con modalità diverse.
La dislessia evolutiva può presentarsi in forme differenti, tra cui le più riconosciute sono:
- dislessia di tipo fonologico, che riguarda la capacità di interpretare correttamente i suoni, restituire i nomi delle cose e degli oggetti, riuscire a porre lettere e suoni in sequenza ordinata;
- dislessia di tipo percettivo-visivo, in cui il bambino può percepire le lettere come instabili o affollate sulla pagina, con una sensazione di movimento verticale o sovrapposizione che rende la lettura faticosa e richiede un elevato sforzo attentivo.

Esempi di dislessia evolutiva
Nella dislessia evolutiva, la difficoltà principale riguarda il riconoscimento e l’associazione corretta tra lettere e suoni. Questo rende la lettura un processo lento, faticoso e poco automatico, soprattutto nei primi anni di scuola.
Ad esempio, un bambino dislessico può guardare la parola “casa” ma leggerla come “cosa” o “caso”, confondendo lettere simili o invertendone l’ordine. Durante la lettura di un brano, può procedere molto lentamente, fermandosi spesso per decifrare ogni singola parola: di conseguenza, la comprensione globale del testo risulta difficile e frammentata.
Negli adolescenti con dislessia, queste difficoltà possono manifestarsi in modo diverso. La lettura ad alta voce appare spesso monotona, priva di intonazione o poco espressiva, perché tutte le energie cognitive sono impiegate nella decodifica delle parole, più che nella comprensione del significato.
In alcuni casi, durante la lettura possono comparire omissioni, aggiunte o sostituzioni di parole all’interno delle frasi. Un ruolo importante è giocato anche dalla memoria a breve termine: per esempio, un bambino può avere difficoltà a ricordare la sequenza corretta delle lettere in una parola complessa come “elefante”, leggendo “elefnet” o “efelant”.
Quando la dislessia è lieve
Nel caso di dislessia lieve, le difficoltà nella lettura sono presenti ma meno evidenti. Possono includere una lentezza nella lettura, una maggiore fatica nel riconoscere le parole, la confusione tra lettere simili o una comprensione del testo non sempre immediata.
Tuttavia, le persone con dislessia lieve riescono spesso a compensare meglio queste difficoltà grazie a strategie di apprendimento personalizzate, interventi educativi mirati e all’uso di strumenti compensativi e tecnologie assistive. Con il giusto supporto, la dislessia lieve può avere un impatto limitato sulla vita scolastica e quotidiana.

Cause della dislessia
Le cause della dislessia, come avviene per gli altri Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), sono principalmente di natura neurobiologica. Nonostante i numerosi studi condotti negli ultimi decenni, l’eziologia della dislessia non è ancora completamente definita. La ricerca concorda però su un’origine multifattoriale, in cui diversi fattori possono concorrere allo sviluppo del disturbo.
Tra le principali cause della dislessia si individuano:
- ereditaria: in una famiglia in cui è già presente una persona dislessica, è più probabile che nasca un bambino con il medesimo problema;
- ambientale: i problemi dell’apprendimento potrebbero derivare da comportamenti nocivi tenuti dalla madre durante la gravidanza, come l’abuso di alcolici o di sostanze stupefacenti.
Dislessia e stress: cosa dice la ricerca
Negli ultimi anni, alcuni studi hanno analizzato il ruolo dello stress nello sviluppo delle abilità di lettura. Lo stress cronico può influenzare la neuroplasticità delle aree cerebrali coinvolte nella lettura, incidendo su funzioni come l’attenzione, l’orientamento visuospaziale e l’elaborazione delle informazioni uditive.
In contesti di forte disagio emotivo – come relazioni familiari conflittuali, isolamento sociale o bassa autostima – un bambino può manifestare difficoltà nella lettura simili a quelle della dislessia. Tuttavia, in questi casi non si parla di DSA, poiché manca la componente neurobiologica strutturale che caratterizza il disturbo.
Secondo alcune prospettive teoriche, le difficoltà di lettura legate allo stress potrebbero rappresentare un adattamento funzionale, seppur costoso, a una disregolazione del sistema dello stress, piuttosto che un’anomalia neurologica vera e propria. Questa interpretazione mette in luce la variabilità dei processi di adattamento cerebrale, pur distinguendoli chiaramente dalla dislessia evolutiva (Kershner J.R., 2021).
Sintomi della dislessia nei bambini
La dislessia nei bambini si manifesta principalmente con una ridotta correttezza e rapidità nella lettura ad alta voce rispetto a quanto ci si aspetterebbe per l’età anagrafica e il livello di istruzione ricevuto. La lettura appare poco fluida, faticosa e ricca di esitazioni, e il bambino tende a commettere più errori rispetto ai coetanei.
Queste difficoltà non dipendono da una mancanza di impegno o di intelligenza, ma da un diverso funzionamento dei processi di decodifica del linguaggio scritto.
Come riconoscere un bambino dislessico
Un bambino dislessico non è pigro né svogliato, né tantomeno poco motivato. Al contrario, la frustrazione legata alle difficoltà di lettura e scrittura può portarlo a vivere la scuola con ansia, fino a desiderare di evitare l’ambiente in cui il problema diventa più evidente e invasivo.
Oltre alle difficoltà nella lettura, un bambino con dislessia può manifestare anche altri segnali, tra cui:
- difficoltà nell’apprendere e memorizzare l’alfabeto;
- problemi nel ricordare le parole;
- scarsa distinzione degli elementi grammaticali all’interno delle frasi;
- tempi più lunghi del previsto nello sviluppo del linguaggio orale, come l’imparare a parlare o a strutturare correttamente le frasi.
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Dislessia in maschi e femmine
Negli ultimi anni, la ricerca sulla dislessia evolutiva ha iniziato a interrogarsi in modo più approfondito sulle differenze tra maschi e femmine, soprattutto dal punto di vista neurobiologico.
In passato, molti studi si basavano su campioni composti prevalentemente da maschi. Questo accadeva anche perché i bambini venivano diagnosticati con maggiore frequenza: le ricerche più recenti hanno però iniziato a includere entrambi i sessi in modo più equilibrato.
Alcuni studi suggeriscono che le basi cerebrali della dislessia possano differire tra i due sessi. Nei maschi con dislessia si osservano più frequentemente difficoltà legate alla rete linguistica tradizionale, mentre nelle femmine emergerebbero alterazioni in aree sensomotorie coinvolte nell’integrazione tra movimento e linguaggio.
Queste differenze potrebbero essere influenzate da fattori ormonali, come i livelli di testosterone durante lo sviluppo fetale, che sembrano incidere sull’organizzazione delle reti cerebrali. In particolare, livelli più elevati di testosterone sono stati associati a un maggiore sviluppo delle aree motorie e sensoriali, mentre livelli più bassi potrebbero influenzare maggiormente le aree linguistiche.
Nelle femmine, invece, sembrerebbe esistere una sorta di maggiore protezione delle aree del linguaggio, che potrebbe spiegare perché, a parità di dislessia, le bambine mostrino talvolta abilità linguistiche relativamente migliori o strategie compensative più efficaci.
È importante sottolineare che queste differenze non indicano una maggiore o minore gravità del disturbo, ma evidenziano come la dislessia possa esprimersi in modi diversi nei maschi e nelle femmine.
Sintomi della dislessia negli adulti
La dislessia negli adulti può manifestarsi in modi diversi rispetto all’infanzia, soprattutto in base alle strategie di compensazione sviluppate nel tempo. Tra i sintomi più comuni si osservano:
- lettura lenta e faticosa, con errori frequenti e necessità di rileggere più volte per comprendere il significato di un testo;
- difficoltà nella scrittura, come errori ortografici o nella struttura delle frasi;
- problemi nelle attività quotidiane che richiedono lettura e scrittura, come compilare moduli, prendere appunti accurati o gestire documenti professionali.
Oltre agli aspetti cognitivi, la dislessia può avere ripercussioni emotive e psicologiche. Negli adulti può influenzare l’autostima, generare stress cronico e rendere la comunicazione più impegnativa, anche in ambito sociale o sessuale nella relazione con il partner, specialmente quando la comprensione del linguaggio parlato richiede un maggiore sforzo.
Tuttavia, molti adulti dislessici sviluppano resilienza, adattabilità e strategie efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane, trasformando le sfide in punti di forza.
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Soluzioni per la dislessia
Il primo passo per affrontare la dislessia e gli altri DSA è ricevere una diagnosi accurata da parte di professionisti qualificati, come neurologi, neuropsichiatri infantili o psicologi specializzati. Questi esperti utilizzano strumenti specifici per valutare le abilità di lettura, scrittura e altre competenze linguistiche, seguendo criteri diagnostici riconosciuti.
Lo psicologo, ad esempio, somministra test che permettono di distinguere la dislessia da altre difficoltà, come deficit cognitivi o problematiche di natura ambientale. Una volta definita la diagnosi, l’esperto può aiutare il bambino (o l’adulto) ad affrontare le difficoltà attraverso interventi mirati, spesso in collaborazione con un logopedista, che si occupa della riabilitazione delle abilità linguistiche.
Test per la dislessia
Esistono diversi test diagnostici per la dislessia, adatti sia ai bambini che agli adulti. Questi strumenti valutano competenze come:
- decodifica delle parole;
- comprensione del testo;
- memoria fonologica;
- altre abilità cognitive e linguistiche.
Test per la dislessia nei bambini
Tra i principali test utilizzati in Italia troviamo:
- DDE-2 (Diagnosi dei Disturbi Evolutivi di Lettura e Scrittura): misura velocità e correttezza nella lettura di parole e non-parole, somministrato a bambini dai 6 ai 14 anni;
- MT Test (Prove di lettura MT per la Scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado): valuta velocità, correttezza e comprensione della lettura;
- Test Sartori, Job e Tressoldi: includono prove di dettato e ortografia, utili per valutare la scrittura.
Per la scuola primaria e secondaria di primo grado, viene anche utilizzato l’aggiornamento delle Prove MT sperimentato da Cornoldi, che analizza in modo approfondito le competenze di lettura e la comprensione del testo.

Test della dislessia per adulti
Negli adolescenti e negli adulti, la valutazione della dislessia richiede strumenti specifici, diversi da quelli utilizzati per i bambini. Tra i principali troviamo:
- BIA (Batteria per la valutazione della dislessia e disortografia in età adulta e adolescenziale): comprende prove di lettura di parole, non-parole e brani di testo, oltre a test di scrittura;
- DDE-2 (sezione per adulti): test di lettura di parole e non-parole, adattato per valutare le competenze linguistiche negli adulti;
- Test di comprensione della lettura: strumenti specifici per misurare la comprensione dei testi, spesso derivati da test scolastici ma calibrati per adulti.
Questi test permettono di identificare difficoltà specifiche nella lettura, scrittura e comprensione del testo, fornendo un quadro chiaro delle aree in cui intervenire.
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Si guarisce dalla dislessia?
La dislessia è un disturbo neurobiologico che persiste per tutta la vita, ma non peggiora con l’età. Questo significa che, pur non potendo “guarire” nel senso tradizionale, è possibile gestire efficacemente le difficoltà e migliorare le abilità di lettura e scrittura grazie a interventi mirati.
Con programmi di insegnamento specifici, strategie compensative e strumenti tecnologici, chi ha dislessia può raggiungere un buon livello di autonomia e rendimento scolastico o lavorativo.
Inoltre, promuovere la consapevolezza e la comprensione della dislessia nella società è fondamentale per ridurre lo stigma e aumentare il supporto disponibile. L’Associazione Italiana Dislessia (AID), ad esempio, è un’organizzazione no-profit che offre informazioni, risorse e supporto a persone con dislessia e alle loro famiglie. Attraverso corsi, eventi e strumenti pratici, AID contribuisce a migliorare la qualità della vita, le opportunità educative e lavorative, e favorisce una maggiore inclusione e comprensione sociale del disturbo.
Trattamento della dislessia e strategie educative personalizzate
Per aiutare gli studenti con dislessia evolutiva, è fondamentale adottare strategie educative personalizzate, come:
| Piani Educativi Personalizzati (PEP) | implementare un piano che preveda adattamenti e misure dispensative specifiche per le esigenze dello studente. |
| Supporto Psicologico | lavorare sull'autostima e la motivazione, spesso compromesse nei bambini con dislessia, attraverso il supporto di psicologi e counselor. Gli specialisti online di Serenis possono aiutarti nella gestione dei sintomi negativi correlati agli ostacoli della dislessia. |
| Tecnologie Assistive | software di sintesi vocale, libri digitali e altre tecnologie possono aiutare a compensare le difficoltà di lettura. Esistono persino Font progettati appositamente per questo disturbo come il Font Dyslexie, progettato per migliorare la leggibilità o il Font OpenDyslexic, caratterizzato da lettere leggermente inclinate e pesi più spessi nella parte inferiore delle lettere. Per gli studenti, esistono app come Learning Ally che offre un'ampia gamma di audiolibri e risorse educative accessibili per gli studenti con dislessia. |
| Istruzione multisensoriale | utilizzare approcci che coinvolgano più sensi (visivo, uditivo, tattile) per insegnare la lettura e la scrittura, ma anche per distinguere destra e sinistra. |
Le cause della dislessia possono essere anche identificate tramite un esperimento con parole inventate. Secondo alcuni studi (Werth R., 2019) la terapia di lettura compensativa può migliorare le prestazioni di lettura.
In conclusione, il trattamento mirato basato su una corretta diagnosi può migliorare significativamente le capacità di lettura dei bambini con dislessia.

L'uso delle mappe concettuali
Le mappe concettuali sono uno strumento efficace per aiutare i bambini con dislessia a organizzare le informazioni in modo visivo e chiaro. Possono essere create inserendo i concetti principali al centro e collegando i dettagli o le sottocategorie in modo logico. L’uso di colori vivaci e forme distinte aiuta a rendere le informazioni più facilmente memorizzabili, supportando la comprensione e la strutturazione dei contenuti scolastici.
Il trattamento sublessicale
Il trattamento sublessicale si concentra sull’insegnamento delle regole di decodifica fonologica, ossia la corrispondenza tra lettere e suoni, per permettere una lettura più efficace e fluente. Questo approccio si basa su:
- materiali didattici specifici, come schede di lavoro per associare grafemi e fonemi;
- metafore, storie e rinforzi positivi, per modificare convinzioni negative legate alla lettura e aumentare la fiducia nell’apprendimento;
- creazione di uno stato mentale rilassato, che facilita la concentrazione e l’apprendimento.
L’obiettivo finale è automatizzare le abilità di decodifica, rendendo la lettura più fluida, naturale e autonoma.
Dislessia: cosa fare a casa?
A casa, è fondamentale creare un ambiente di apprendimento favorevole per i bambini con dislessia. Alcuni accorgimenti pratici possono fare la differenza:
- creare uno spazio di studio adatto: assicurarsi che sia ben illuminato, tranquillo e privo di distrazioni, così da favorire la concentrazione durante i compiti e le attività scolastiche;
- promuovere una mentalità positiva: incoraggiare i bambini a concentrarsi sui loro punti di forza, riconoscere i successi e fornire supporto emotivo costante.
Film sulla dislessia per ispirare e sostenere
Guardare film sulla dislessia può essere un modo coinvolgente per insegnare ai bambini l’importanza di valorizzare le differenze nell’apprendimento e rafforzare autostima e resilienza. Alcuni titoli consigliati:
- Stelle sulla Terra: un film indiano che racconta la storia di un bambino con dislessia e il suo percorso verso l’accettazione di sé e il successo scolastico;
- The Big Picture: Rethinking Dyslexia: un documentario che esplora la dislessia attraverso esperienze reali di studenti, genitori e insegnanti, offrendo una prospettiva approfondita sui progressi e le strategie efficaci.
Questi strumenti aiutano anche i genitori a comprendere meglio le difficoltà dei propri figli e a supportarli nello sviluppo delle competenze di lettura e scrittura, rendendo più sereno e produttivo il percorso scolastico.
Bibliografia
An Evolutionary Perspective of Dyslexia, Stress, and Brain Network Homeostasis. — Front Hum Neurosci. 14:575546. doi: 10.3389/fnhum.2020.575546. PMID: 33551772; PMCID: PMC7859477.
Kershner J.R. (2021)
Early life stress, literacy and dyslexia: an evolutionary perspective. — Brain Struct Funct. 229(4). doi: 10.1007/s00429-024-02766-8. Epub 2024 Mar 4. PMID: 38436668; PMCID: PMC11003919., pp. 809-822
Kershner J.R. (2024)
What causes dyslexia? Identifying the causes and effective compensatory therapy. — Restor Neurol Neurosci. 37(6). doi: 10.3233/RNN-190939. PMID: 31796709; PMCID: PMC6971836., pp. 591-608
Werth R. (2019)