Barbiturici: cosa sono, a cosa servono oggi e quali rischi hanno

Punti chiave
- Cause del calo della libido: Il desiderio sessuale può diminuire per fattori psicologici (ansia, stress), organici (squilibri ormonali, malattie) o farmacologici (effetti di farmaci, abuso di sostanze).
- Impatto su uomini e donne: il calo della libido si manifesta in modi simili nei due sessi, ma le cause possono variare, come vaginismo e menopausa per le donne, o disfunzione erettile per gli uomini.
- Soluzioni e trattamenti: è fondamentale individuare le cause con il supporto di specialisti, seguire terapie personalizzate e adottare tecniche di rilassamento per migliorare il benessere generale.
Forse hai letto la parola barbiturico sul foglietto di un farmaco. Forse l'hai sentita in un film, o un tuo familiare è in terapia. È normale avere dubbi, e magari un po' di timore. In questa guida spieghiamo cosa sono i barbiturici, come agiscono, a cosa servono oggi e perché sono stati quasi del tutto superati.
| Se stai male, non sei da solo/a |
Se stai pensando di farti del male o ti senti in pericolo, chiama subito il 112. È il numero unico europeo per le emergenze: è gratuito e funziona anche da un cellulare senza SIM o senza credito. Se senti il bisogno di parlare con qualcuno, puoi chiamare Telefono Amico Italia al 02 2327 2327. È un servizio di ascolto gratuito e anonimo, attivo tutti i giorni, 24 ore su 24. Puoi parlarne anche con il tuo medico di base o con uno psichiatra online. Chiedere aiuto è un gesto di forza. |
Cosa sono i barbiturici
I barbiturici sono farmaci derivati dell'acido barbiturico. Agiscono come depressori del sistema nervoso centrale. Il termine “depressore” qui non riguarda l'umore: significa che rallentano l'attività del cervello, come un freno.
L'effetto cambia a seconda della sostanza e della dose. Al crescere della dose, i barbiturici calmano le crisi convulsive e l'ansia, poi sedano, fanno dormire e, a dosi ancora più alte, portano all'anestesia generale. In altre parole, gli effetti vanno dalla sedazione lieve all'anestesia (Löscher & Rogawski, 2012).
I barbiturici non sono benzodiazepine Sono due famiglie diverse, anche se agiscono sullo stesso bersaglio nel cervello. Vediamo più avanti le differenze. |
Come agiscono sul cervello
Il cervello ha un suo freno naturale: un messaggero chimico chiamato GABA. Quando il GABA si aggancia al suo recettore, apre un piccolo canale nella cellula nervosa e la rende meno eccitabile.
I barbiturici potenziano questo freno, ma in un modo particolare:
- tengono aperto il canale più a lungo quando il GABA è presente;
- a dosi alte riescono ad aprirlo anche da soli, senza il GABA.
Le benzodiazepine, invece, rendono solo più frequente l'apertura del canale e non lo aprono senza il GABA. Questa differenza è uno dei motivi per cui le benzodiazepine sono molto più sicure.
In pratica, con i barbiturici la dose che cura e quella che può diventare pericolosa sono vicine tra loro. È quello che gli esperti chiamano "indice terapeutico basso" (DCSA, s.d.).

Quali sono i farmaci barbiturici e per cosa si usano oggi
I barbiturici si dividono in base alla durata d'azione: ultrabreve, breve, intermedia e lunga (Skibiski et al., 2024).
- Quelli ad azione ultrabreve sono stati usati in anestesia (oggi il propofol li ha in gran parte sostituiti).
- Quelli a lunga durata d'azione, come il fenobarbital e il primidone, si usano soprattutto per l'epilessia.
In passato erano molto utilizzati nella pratica clinica, mentre oggi ne restano pochissimi.
Alcuni si trovano anche in medicinali di associazione, insieme ad altri principi attivi.
Barbiturici in commercio in Italia: nomi commerciali
| Medicinale | Principio attivo | Forma | Usi autorizzati |
| Gardenale | Fenobarbital | Compresse | Convulsioni tonico-cloniche (grande male) e crisi focali. Anche disintossicazione da uso cronico di barbiturici |
| Luminale | Fenobarbital | Compresse e fiale intramuscolo | Sedativo generale, soprattutto nell'epilessia e nelle condizioni che richiedono una sedazione prolungata. Può essere usato anche come ipnotico |
| Fenobarbitale sodico S.A.L.F. | Fenobarbitale sodico | Fiale | In vena: emergenza di seconda linea nello stato di male epilettico, se benzodiazepine e fenitoina non hanno funzionato |
| Mysoline | Primidone | Compresse | Grande male ed epilessia psicomotoria (del lobo temporale). Anche crisi focali, miocloniche e acinetiche |
| Gamibetal Complex | Fenobarbital + fenitoina + buxamina | Compresse | Epilessia (grande male, piccolo male, epilessia jacksoniana, temporale e post-traumatica) e manifestazioni convulsive dei bambini |
| Optalidon | Butalbital + propifenazone + caffeina | Compresse rivestite e supposte | Trattamento sintomatico degli stati dolorosi, tra cui mal di testa, dolori articolari e muscolari, mal di denti e dolori mestruali |
Fonti: schede tecniche AIFA di Gardenale, Luminale, Fenobarbitale sodico S.A.L.F., Mysoline, Gamibetal Complex e Optalidon.
Ma è un medico come tutti gli altri. E può aiutarti a rimettere a posto le cose.
- 100% professionisti qualificati
- Primo colloquio gratuito
- Centro medico autorizzato
Il fenobarbital nell'epilessia: cosa dicono le linee guida
Il fenobarbital è usato contro l'epilessia da oltre 100 anni (Löscher & Rogawski, 2012). Oggi però non è quasi mai la prima scelta:
- le linee guida britanniche del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) lo indicano, insieme al primidone, tra le opzioni da aggiungere quando i primi farmaci non bastano. Ricordano anche che può peggiorare le crisi di assenza;
- secondo la Lega Italiana Contro l'Epilessia (LICE), nello stato di male epilettico il fenobarbital è tra i farmaci utili. In Italia è registrato per questo uso solo come terapia di seconda scelta;
- nei Paesi a basse risorse resta spesso la prima scelta, perché costa poco.
Una breve storia: perché sono stati usati molto e perché oggi no
La storia comincia nel 1864, quando Adolf von Baeyer sintetizzò l'acido barbiturico. Da solo, però, non aveva effetti sul cervello.
Il primo barbiturico usato in medicina fu il barbital, venduto come sonnifero dal 1904 con il nome Veronal. Nel 1911 fu sintetizzato anche il fenobarbital, messo in commercio l'anno dopo con il nome Luminal.
Sempre nel 1912, lo psichiatra Alfred Hauptmann scoprì per caso che, somministrando il fenobarbital ai suoi pazienti con epilessia, le crisi diminuivano. Era il primo farmaco davvero efficace contro l'epilessia.
Dagli anni Venti alla metà degli anni Cinquanta, i barbiturici furono quasi gli unici sedativi e sonniferi disponibili. Ma i problemi erano evidenti: la dipendenza, descritta già un anno dopo l'arrivo del barbital, e il rischio di intossicazioni, dovuto al margine di sicurezza ridotto.
Nel 1960 arrivò la prima benzodiazepina, il clordiazepossido. Da allora le benzodiazepine sostituirono progressivamente i barbiturici, perché più sicure e con minor rischio di dipendenza (López-Muñoz et al., 2005; Sanabria et al., 2021).
Barbiturici e benzodiazepine: che differenza c'è
Barbiturici e benzodiazepine agiscono entrambi sul sistema del GABA, ma in modo diverso. Oggi, le benzodiazepine hanno preso il posto dei barbiturici per ansia e insonnia. Questo non significa che siano prive di rischi: anche le benzodiazepine possono dare dipendenza fisica e psichica, perfino alle dosi terapeutiche. Per questo l'AIFA ne prevede l'uso per il periodo più breve possibile.
| Aspetto | Barbiturici | Benzodiazepine |
| Meccanismo | Potenziano il GABA e, a dosi alte, agiscono anche senza di esso | Potenziano il GABA, ma non agiscono in sua assenza. Agiscono solo sui recettori del GABA |
| Uso attuale | Limitato: soprattutto alcune forme di epilessia, sempre sotto controllo medico | Ansia, insonnia, agitazione e crisi convulsive |
| Margine di sicurezza | Stretto | Più ampio |
| Dipendenza | Possibile, con tolleranza | Possibile, soprattutto con l'uso prolungato |
Se vuoi approfondire, leggi la nostra guida alle benzodiazepine e quella sui sonniferi.
Effetti collaterali e rischi in generale
La scheda tecnica del fenobarbital riporta, tra gli altri, questi effetti indesiderati:
- sistema nervoso: sonnolenza, difficoltà di memoria e di concentrazione, rallentamento. Negli anziani, a dosi elevate, possono comparire confusione e instabilità nei movimenti;
- comportamento e umore: agitazione, aggressività, sbalzi d'umore, sintomi depressivi. Nei bambini può comparire iperattività;
- pelle: eruzioni cutanee. Raramente si verificano reazioni gravi, più probabili nelle prime settimane di terapia;
- ossa: con le terapie lunghe può ridursi la densità delle ossa;
- stomaco: nausea e vomito.
| Quando contattare subito il medico |
Se compaiono un'eruzione sulla pelle, vesciche o lesioni in bocca, avvisa subito il medico: la terapia potrebbe dover essere interrotta. Come per altri farmaci antiepilettici, sono stati segnalati pensieri suicidari. Se tu o chi ti sta vicino notate cambiamenti dell'umore o pensieri di farsi del male, parlatene subito con il medico. |

Tolleranza e dipendenza
Come segnalato nella scheda tecnica, il fenobarbital può dare assuefazione. Con l'uso prolungato, infatti, può comparire tolleranza: l'organismo si abitua e il farmaco funziona meno. Può svilupparsi anche dipendenza fisica e psicologica.
Negli anziani questi farmaci vanno usati con ancora più attenzione. Lo dicono anche i criteri di Beers: un elenco, curato dalla Società americana di geriatria (American Geriatrics Society), dei farmaci che nelle persone anziane è meglio evitare o usare con particolare cautela. Negli anziani infatti danno facilmente dipendenza e anche dosi basse possono risultare troppo forti (Skibiski et al., 2024).
Serenis è uno dei centri medici più grandi d'Italia: oltre 3000 psicoterapeuti con 13 anni di esperienza media.
- Centro medico autorizzato
- 100% professionisti qualificati
- Primo colloquio gratuito
Perché non va mai sospeso da solo
Dopo un uso prolungato, la sospensione va sempre decisa e guidata dal medico. Nelle persone con epilessia, uno stop brusco può scatenare crisi anche gravi. Le linee guida NICE raccomandano che, per barbiturici e benzodiazepine, la riduzione sia più lenta rispetto ad altri antiepilettici.
In caso di sospetta intossicazione, chiama subito il 112.
Come segnalare una reazione avversa
Se pensi che un farmaco ti abbia causato un effetto indesiderato, puoi segnalarlo all'AIFA. Lo possono fare anche i cittadini, non solo gli operatori sanitari, tramite il modulo online di segnalazione.
Alcol, altri farmaci, gravidanza e guida: cosa tenere presente
Alcol e interazioni con farmaci
- Barbiturici e alcol: l'alcol potenzia l'effetto sedativo del fenobarbital. Durante la terapia vanno evitati bevande alcoliche e medicinali che contengono alcol.
- Altri farmaci che rallentano il cervello: benzodiazepine, oppioidi, molti antistaminici, sonniferi e antipsicotici si sommano all'effetto dei barbiturici. Il rischio di sedazione aumenta, con conseguenze anche gravi, soprattutto alla guida.
- Prodotti naturali: anche l'iperico (erba di San Giovanni) può ridurre l'efficacia del fenobarbital.
- Farmaci che funzionano meno: il fenobarbital accelera lo smaltimento di molti farmaci da parte del fegato. Può quindi ridurre l'effetto, per esempio, di anticoagulanti, cortisonici e contraccettivi ormonali.
La Lega Italiana Contro l'Epilessia ricorda che i barbiturici rendono meno sicura la pillola. Per questo conviene scegliere con il medico un altro metodo contraccettivo adatto (ad esempio di tipo meccanico).
Prima di associare qualsiasi farmaco o integratore, parlane con il medico o il farmacista.
Gravidanza e allattamento
Il fenobarbital può danneggiare il feto e aumentare il rischio di malformazioni. Per questo:
- le donne in età fertile devono usare una contraccezione efficace, scelta con il medico;
- chi desidera una gravidanza deve parlarne prima con il proprio medico;
- se scopri di essere incinta, contatta subito il medico, senza interrompere la terapia da sola: le crisi possono essere pericolose per te e per il bambino;
- le schede tecniche sconsigliano l'allattamento al seno.
Guida
Il fenobarbital riduce l'attenzione e allunga i tempi di reazione: meglio evitare di guidare o di svolgere attività che richiedono prontezza.
Sono legali? Stato prescrittivo in Italia
Sì, i barbiturici usati come medicinali sono legali, ma si ottengono solo con la prescrizione del medico. Il D.P.R. 309/1990, il testo unico sugli stupefacenti, li classifica così:
- i barbiturici con una notevole capacità di dare dipendenza sono inseriti nella Tabella III delle sostanze e nella sezione A della tabella dei medicinali. In pratica il medico li prescrive su uno speciale ricettario approvato dal Ministero della Salute (Ricetta Ministeriale a Ricalco), un solo medicinale per ricetta e per una cura di massimo trenta giorni;
- i barbiturici antiepilettici e quelli usati in anestesia generale sono invece esplicitamente esclusi dalla Tabella III per non ostacolarne la terapia. Le preparazioni a base di barbiturici antiepilettici a lunga durata d'azione (come il fenobarbital) sono inserite nella sezione C della tabella dei medicinali. Per acquistarli serve una ricetta medica da rinnovarsi volta per volta (non ripetibile), che il farmacista deve obbligatoriamente trattenere al momento della vendita.
Barbiturici e droga: perché se ne parla? Capita di sentir accostare i barbiturici alla parola "droga". In realtà sono farmaci, nati per curare. Come altre sostanze che agiscono sul cervello, però, possono essere usati anche al di fuori di una terapia e possono dare dipendenza. È proprio per questo che la legge li tiene sotto controllo; serve sempre la ricetta e la loro vendita segue regole precise. |
Chi assume un farmaco di questo tipo: cosa è utile sapere
Se il neurologo ha prescritto il fenobarbital a te o a una persona cara, leggere “barbiturico” sul foglietto può spaventare. Ma essere in terapia con un farmaco di questa classe non è di per sé un segnale di rischio.
- Nell'epilessia il fenobarbital è un farmaco usato da più di un secolo e alle dosi che controllano le crisi è meno sedativo dei barbiturici usati in anestesia (Löscher & Rogawski, 2012).
- La terapia viene scelta e seguita nel tempo dal medico.
- Non interrompere e non modificare il farmaco di tua iniziativa.
- Per dubbi o effetti indesiderati, parlane con il medico o il farmacista.
| Se pensi di aver sviluppato una dipendenza da un sedativo, anche diverso da un barbiturico, non vergognarti di parlarne con un medico. Può aiutarti a trovare la strada più sicura. Ne parliamo anche nel nostro articolo sul ruolo dei farmaci nelle dipendenze. |
Quando parlare con un medico o con uno psicologo
Non serve aspettare che un problema diventi grande per chiedere un parere. Parlane con un professionista se:
- hai dubbi sulla tua terapia o noti effetti che ti preoccupano;
- fai fatica a dormire o vivi un'ansia che ti spinge a cercare un sedativo: oggi esistono valutazioni e trattamenti più sicuri, da scegliere insieme al medico;
- pensi di aver sviluppato una dipendenza da un sedativo: parlarne è il primo passo, ed è un passo che si fa senza giudizio;
- hai pensieri di farti del male: non sei solo/a, chiama il 112 o Telefono Amico Italia, e parlane con il medico.
Il medico di base resta il primo punto di riferimento. Per i disturbi del sonno, l’ansia o i dubbi su uno psicofarmaco, puoi rivolgerti anche a uno psichiatra o a uno psicologo. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra guida agli psicofarmaci.
| Il consiglio del medico |
| Se assumi un farmaco per l'epilessia e hai un dubbio, annotalo e portalo alla visita successiva. Non cercare risposte nei forum: ogni terapia è costruita su misura per te, e il tuo medico è la persona giusta per adattarla. |
Sitografia
