ARFID: il disturbo alimentare restrittivo

Che cosa si intende per ARFID?
L'ARFID, o Disturbo Evitante/Restrittivo dell'Assunzione di Cibo, è un disturbo alimentare relativamente recente riconosciuto nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5).
A differenza di altri disturbi alimentari, come l'anoressia o la bulimia, l'ARFID non è caratterizzato da un'ossessione per il peso o la forma del corpo. Invece, le persone affette da ARFID evitano o limitano significativamente l'assunzione di cibo per motivi diversi, come un'avversione per la consistenza, il colore, l'odore, il gusto di certi alimenti, o per la paura delle conseguenze negative, come soffocare o vomitare.
Esordisce spesso nell'infanzia, in particolare nei primi 10 anni, ma può persistere anche in età adulta. Quando è legato a esperienze negative con il cibo, come un trauma, può svilupparsi a qualsiasi età.
Quanto è diffuso l'ARFID
Le stime nella popolazione generale sono eterogenee a causa della novità della diagnosi e della diversità degli strumenti di screening.
Gli studi riportano una prevalenza in bambini e adolescenti che varia dallo 0,3% al 15,5% (Sanchez‐Cerezo et al., 2022). Una ricerca specifica su una vasta popolazione di adolescenti (11-19 anni) ha identificato una prevalenza del 1,98%, simile a quella dell’anoressia nervosa e del disturbo da binge-eating nello stesso gruppo.
Nei centri specializzati, i tassi sono drasticamente più elevati:
- servizi per i disturbi alimentari: l’ARFID rappresenta tra il 5% e il 22,5% dei pazienti presi in carico.
- cliniche specializzate nella nutrizione pediatrica: in questi contesti, la prevalenza può raggiungere il 32%-64%.
- pazienti pediatrici ospedalizzati: circa il 7% dei bambini ricoverati per malattie fisiche generali soddisfa i criteri per l’ARFID.
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Sintomi dell'ARFID: come riconoscere i segnali?
Il disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo si manifesta con segnali precisi che influenzano sia la salute fisica sia la vita quotidiana della persona. I sintomi possono variare in intensità, ma compromettono sempre l’equilibrio nutrizionale e la sfera sociale. Ecco i principali indicatori da osservare:
- Evitamento persistente di cibi specifici per colore, consistenza, odore o sapore
- Scarso interesse per il cibo o per l’atto del mangiare
- Paura di mangiare in seguito a esperienze negative (come soffocamento o vomito)
- Perdita di peso o crescita rallentata nei bambini
- Deficit nutrizionali (es. carenze di ferro, vitamine, proteine)
- Uso regolare di supplementi o necessità di alimentazione artificiale
- Difficoltà a partecipare a momenti sociali legati al cibo (scuola, feste, pranzi familiari)
Se ti sei ritrovato in alcuni sintomi e comportamenti, potrebbe esserti utile fare un test di screening sui DCA. Anche se è uno strumento che non ha alcun valore diagnostico ufficiale, può essere un primo passo per comprendere alcuni pensieri o schemi comportamentali che potrebbero indicare una difficoltà. Ricorda sempre che il risultato del test, per essere interpretato correttamente, necessita della valutazione e del supporto di professionisti specializzati in DCA.
Popolazioni ad alto rischio e comorbidità
L’ARFID è fortemente associato a condizioni neuropsichiatriche, che ne aumentano la prevalenza in specifici sottogruppi:
| Condizione associata | Prevalenza di ARFID o sintomi correlati |
|---|---|
| Autismo (ASD) | 21% degli individui con autismo presentano caratteristiche ARFID. (Koomar et al., 2021) |
| Disturbi d’Ansia | Presenti nel 9% - 72% dei pazienti con ARFID. |
| ADHD | Fino al 17% dei bambini con ARFID presenta anche ADHD. (Nyholmer et al., 2025) |
| Fibrosi Cistica | Prevalenza elevata rispetto alla popolazione generale, sebbene i dati esatti siano ancora in fase di definizione. (Kass et al., 2022) |
Effetti dell'ARFID
L’ARFID può causare gravi complicanze fisiche derivanti dalla malnutrizione cronica e dalle carenze nutrizionali specifiche. Sebbene condivida alcune caratteristiche con l’anoressia nervosa (AN), l’ARFID si distingue per una maggiore eterogeneità del peso corporeo (può colpire anche individui normopeso) e per carenze micronutrizionali spesso più marcate dovute alla selettività estrema.
Di seguito sono descritti gli effetti fisici suddivisi per apparato:
- apparato osteo-articolare, è uno degli ambiti più critici, specialmente per l’esordio pediatrico dell’ARFID. I pazienti con ARFID, anche se non gravemente sottopeso, mostrano spesso punteggi di bassa densità minerale ossea significativamente più bassi rispetto ai controlli sani. La fragilità ossea aumenta il rischio di fratture da stress e osteoporosi precoce. Inoltre, la restrizione energetica cronica porta a una statura inferiore alla media.
- apparato cardiovascolare e metabolico, sebbene meno frequenti rispetto all’anoressia nervosa, le complicanze cardiache (come bradicardia e ipotensione) sono possibili, specialmente nei casi di rapida perdita di peso.
- apparato gastrointestinale, i sintomi gastrointestinali sono spesso sia una causa che una conseguenza del disturbo (meccanismo bidirezionale). Il rallentamento dello svuotamento gastrico porta a sazietà precoce e gonfiore. La stipsi cronica è una causa comune del basso apporto di fibre e liquidi, mentre bambini con ARFID hanno un rischio 6,7 volte maggiore di soffrire di reflusso. (Wronski et al., 2025)
- sistema endocrino, possono verificarsi alterazioni simili alla “sindrome del malato eutiroideo” (bassa T3), riflettendo l’adattamento metabolico alla restrizione calorica.
- sistema immunitario, i pazienti con ARFID hanno una probabilità due volte superiore di soffrire di condizioni immunomediate, suggerendo un impatto della malnutrizione sulla funzione immunitaria.
- apparato cutaneo e annessi, la malnutrizione cronica spinge l'organismo a preservare le funzioni vitali a discapito di pelle, capelli e unghie. I segnali più comuni sono pelle secca e pallida, capelli fragili e diradati, unghie deboli e a volte la comparsa di lanugine.
- sistema nervoso, il cervello ha un fabbisogno energetico elevato ed è tra i primi organi a risentire della carenza calorica prolungata, con un impatto particolarmente rilevante negli adolescenti, il cui sviluppo cerebrale è ancora in corso. Le manifestazioni più frequenti includono difficoltà di concentrazione, rallentamento nei processi decisionali e, in alcuni casi, cali della memoria.

Cause dell'ARFID: fattori biologici, sensoriali e ambientali
Le attuali ricerche suggeriscono che l'ARFID ha un’interazione tra fattori biologici, ambientali ed emotivi. Il disturbo può svilupparsi in età molto precoce e persistere nel tempo, influenzando negativamente la nutrizione e il comportamento alimentare.
Fattori biologici
Alcuni individui mostrano una predisposizione genetica che può alterare la percezione del gusto e la regolazione dell'appetito. Questo può portare a una ridotta motivazione verso il cibo.
- Sensibilità elevata ai sapori o alle consistenze
- Appetito molto basso legato a fattori interni (appetito omeostatico alterato)
- Familiarità con disturbi alimentari o sensoriali
Fattori sensoriali
Molte persone con ARFID evitano cibi specifici a causa di sensazioni sgradevoli legate a:
- Aspetto visivo del cibo
- Colore o odore intensi
- Consistenza (es. molle, granulosa, appiccicosa)
- Temperatura troppo calda o fredda
Questo comportamento è spesso chiamato “alimentazione selettiva” o “neofobia alimentare”.
Fattori ambientali e traumatici
Eventi negativi legati al cibo possono condizionare il comportamento alimentare e creare una risposta di evitamento.
- Episodi di soffocamento, nausea o vomito
- Forzature alimentari ripetute in età infantile
- Difficoltà nella comunicazione del bisogno di cibo (soprattutto nei bambini piccoli)
- Neonati e bimbi piccoli agitati o non collaborativi durante i pasti
Sottotipi di ARFID
Sulla base delle cause elencate in precedenza, la letteratura scientifica e clinica identifica tre sottotipi principali basati sulla motivazione psicologica sottostante l’evitamento del cibo. Questi sottotipi non si escludono a vicenda e molti pazienti presentano una forma mista.
Tabella Riassuntiva dei Sottotipi
| Sottotipo | Meccanismo Prevalente | Obiettivo della Terapia |
|---|---|---|
| Sensoriale | Avversione alle proprietà del cibo | Esposizione graduale e diversificazione dietetica. |
| Mancanza di Interesse | Bassa fame omeostatica | Strutturazione dei pasti e aumento del volume calorico. |
| Paura Avversiva | Condizionamento alla paura | Esposizione ai segnali temuti (es. deglutizione) e gestione dell’ansia. |

Diagnosi dell'ARFID: su che criteri è basata?
La diagnosi dell’ARFID si basa sull’osservazione di un comportamento alimentare persistente che limita o evita l’assunzione di cibo in modo clinicamente significativo. Questo comportamento non è legato a distorsioni dell’immagine corporea, come avviene nei disturbi alimentari più noti (es. anoressia). Il disturbo può emergere in età infantile, adolescenza o età adulta.
Per confermare la diagnosi, devono essere presenti una o più delle seguenti condizioni:
- Perdita di peso significativa o crescita inferiore a quella prevista nei bambini.
- Deficit nutrizionale rilevante (mancanza di vitamine, minerali o macronutrienti).
- Dipendenza da alimentazione artificiale o da supplementi orali per garantire l'apporto calorico.
- Interferenza marcata con il funzionamento psicosociale, come difficoltà scolastiche, isolamento o stress familiare durante i pasti.
Nei casi in cui il comportamento sia dovuto a mancanza di cibo o pratiche culturali come il digiuno, non è possibile fare diagnosi di ARFID. Inoltre, sono escluse le diagnosi di ARFID se il disturbo è causato da altre condizioni mediche o compare esclusivamente in presenza di anoressia nervosa e bulimia nervosa.
Una corretta valutazione richiede un'analisi clinica approfondita condotta da specialisti in ambito nutrizionale e psicologico.
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Cura e trattamento dell'ARFID: un approccio multidisciplinare
Il trattamento dell’ARFID può variare a seconda della gravità del caso. Nei casi lievi, si può intervenire in ambito ambulatoriale con un team multidisciplinare (pediatra, nutrizionista, psicologo).
Nei casi gravi, invece, può essere necessario un ricovero ospedaliero, soprattutto se sono presenti malnutrizione o problemi medici urgenti.
Poiché l’ARFID è una diagnosi relativamente recente, non esistono ancora linee guida cliniche ufficiali basate su prove consolidate. Tuttavia, l’obiettivo principale del trattamento resta il medesimo rispetto ad altri disturbi alimentari restrittivi:
- Recupero del peso corporeo;
- Stabilizzazione delle condizioni fisiche (es. ripresa del ciclo mestruale nelle adolescenti);
- Ripristino di una relazione equilibrata con il cibo.

Psicoterapia per l'ARFID: l'efficacia della CBT-AR
La psicoterapia rappresenta il cardine del trattamento, con protocolli specificamente adattati.
Tra gli approcci terapeutici più efficaci per il trattamento dell'ARFID c'è la CBT-AR (Cognitive Behavioral Therapy for ARFID), una forma di terapia cognitivo-comportamentale pensata specificamente per questo disturbo. Questa terapia è indicata per pazienti a partire dai 10 anni di età che siano stabili dal punto di vista medico e non abbiano bisogno di supplementi nutrizionali per sostenere la loro dieta. (Helen Burton Murray et al., 2024)
Questa terapia è strutturata e a durata limitata, solitamente compresa tra le 20 e le 30 sedute.
Nelle prime fasi del trattamento, l’obiettivo principale è incoraggiare il paziente a mangiare in maggiori quantità i cibi che già accetta, per poi passare gradualmente a espandere la varietà alimentare. L'approccio si concentra su un’esposizione sistematica alle difficoltà che il paziente vive durante i pasti, lavorando, ad esempio, su paure legate al cibo o su una sensibile risposta sensoriale agli alimenti.
Può essere svolta in modo individuale o, quando necessario, coinvolgendo anche la famiglia, specialmente nei casi di pazienti più giovani. La CBT-AR viene infatti spesso affiancata dal Family-Based Treatment (FBT), un protocollo che coinvolge attivamente i genitori nella gestione dei pasti e nel processo di riabilitazione nutrizionale. A differenza della CBT-AR individuale, l'FBT considera la famiglia come risorsa terapeutica centrale: sono i genitori, guidati dal terapeuta, a strutturare i pasti e a sostenere gradualmente l'esposizione ai cibi evitati, un approccio che si è dimostrato utile soprattutto quando il bambino non è ancora in grado di gestire autonomamente l'ansia legata al cibo.
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Sitografia
Bibliografia
Avoidant/Restrictive food intake Disorder (ARFID). — Current Problems in Pediatric and Adolescent Health Care, 47(4), pp. 95-103
Zimmerman, J., Fisher, M. (2016)
ARFID—Strategies for Dietary Management in Children. — Nutrients, 14(9), pp. 1739-1739
Białek-Dratwa, A., Szymańska, D., Grajek, M., et al. (2021)