I disturbi alimentari nei bambini da 2 a 10 anni: come riconoscerli e affrontarli

I disturbi alimentari nei bambini da 2 a 10 anni possono manifestarsi con selettività estrema, rifiuto del cibo o restrizioni. Riconoscere i segnali aiuta a distinguere la presenza di un disturbo dalle normali fasi dello sviluppo.
ACAgnese Cannistraci
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato27 agosto 2026
Aggiornato27 agosto 2026
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Disturbi-alimentari-bambini

Tra selettività, rifiuto del cibo ed eventuali paure legate al pasto, capire quando ci si trova davanti a dei disturbi alimentari nei bambini non è sempre semplice. Alcuni segnali, però, meritano un poco più di attenzione rispetto ad altri, e andrebbero tenuti sotto controllo.

Capire il comportamento a tavola: è una fase passeggera o un disturbo?

Partiamo da un presupposto: non ogni rifiuto del cibo indica un disturbo alimentare nei bambini. Soprattutto nei primi anni di vita, infatti, una certa selettività tende a rientrare nello sviluppo normale e pur andando monitorata non deve destare particolare preoccupazione.

Tra i 2 e i 6 anni è infatti comune la cosiddetta neofobia alimentare, ovvero la diffidenza verso alimenti e sapori nuovi. Secondo il Ministero della Salute questa condizione interessa circa il 20-30% dei bambini, raggiunge il suo picco in questa fascia d'età e poi tende a diminuire man mano che si va avanti con la crescita. Si tratta, quindi, di una fase del tutto passeggera.

La neofobia va comunque distinta dalla selettività alimentare, che è invece preferenza marcata per alcuni cibi con rifiuto di altri. In questi casi è opportuno tenerla sotto controllo qualora  il comportamento persista nel tempo, la dieta si restringa molto, oppure compaiano delle conseguenze più o meno marcate sulla crescita, sullo stato nutrizionale o sulla vita sociale.

Come cambiano i segnali della fame e del rifiuto dai 2 ai 10 anni

segnali da osservare per individuare un disturbo alimentare nei bambini sono diversi a seconda dell'età. Nei più piccoli tendono a prevalere selettività e rifiuto, mentre dagli 8-9 anni possono comparire manifestazioni più simili ai disturbi del comportamento alimentare dell'adolescenza. Vediamo più nel dettaglio.

Prima infanzia (2-4 anni): il rifiuto delle consistenze e le opposizioni

2, 3 e 4 anni il rifiuto di alcuni alimenti da parte dei bambini per forza indice della presenza di un disturbo alimentare. Può invece più probabilmente essere legato alla già citata neofobia; sebbene prestare attenzione qualora il comportamento diventi molto “rigido”. 

Sebbene preferire alcuni sapori o consistenze e respingerne altri non significhi automaticamente avere un disturbo (e anzi, come abbiamo visto sia molto comune in questa fascia d’età), è comunque opportuno parlarne con il pediatra se il bambino accetta una varietà sempre più limitata di alimenti, manifesta forte disagio davanti a determinate consistenze, oppure se il pasto diventa sistematicamente fonte di ansia e conflitto.

Età prescolare e scolare (5-7 anni): la rigidità a tavola e l'ARFID

Anche a 5, 6 e 7 anni non si parla per forza di disturbi alimentari nei bambini come la intendiamo negli adulti e negli adolescenti. Una selettività molto marcata può, in alcuni casi, rientrare nel cosiddetto disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo, chiamato ARFID: Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder.

Nell'ARFID il bambino evita o limita l’assunzione di cibo senza tuttavia che il comportamento dipenda dal desiderio di dimagrire o da un'alterazione dell'immagine corporea, come avviene invece in genere nei disturbi del comportamento alimentare. Il rifiuto in questo caso può riguardare colore, odore, sapore o consistenza degli alimenti, oppure ancora derivare dalla paura di soffocare, vomitare o provare dolore.

La restrizione, se molto rigida, può portare a perdita di peso, rallentamento della crescita, carenze nutrizionali e difficoltà nella vita sociale. Per questo può meritare attenzione pediatrica e non va confusa automaticamente con il semplice "essere schizzinosi".

Preadolescenza (8-10 anni): l'esordio precoce e l'immagine corporea

8, 9 e 10 anni circa possono iniziare a comparire nei bambini dei segnali più vicini ai disturbi alimentari tipici dell'adolescenza.

In questa fascia d’età meritano dunque attenzione una restrizione intenzionale dell’assunzione di cibo, in particolare quando accompagnata da una crescente preoccupazione per il proprio peso e la forma fisica, così come comportamenti persistenti diretti a evitare l'aumento di peso.

In questi casi il basso peso non è l'unico indicatore meritevole di attenzione, e anzi un disturbo può essere presente anche in condizioni di normopeso o sovrappeso.

Le cause principali dei disturbi alimentari nei bambini

La comparsa di disturbi alimentari nei bambini tendenzialmente non dipende da una singola causa, ma dall'interazione di diversi fattori, in particolare biologici, psicologici e sociali.

In genere si possono individuare:

  • predisposizione biologica;
  • ansia e stress;
  • esperienze traumatiche;
  • difficoltà familiari;
  • bassa autostima;
  • pressioni sociali legate al corpo. 

Non è quindi corretto, come talvolta accade, attribuirne la comparsa a un singolo comportamento da parte del genitore.

disturbi alimentari bambini

Campanelli d'allarme e i sintomi da osservare

Alcuni tra i segnali più importanti da tenere sotto controllo sono quelli che mostrano un impatto concreto sulla crescita, sulla nutrizione o sulla vita quotidiana del bambino o della bambina.

In particolare, è necessario prestare attenzione, e consultare un pediatra qualora compaiano:

  • perdita di peso o rallentamento della crescita;
  • dieta progressivamente molto ristretta o esclusione di intere categorie di alimenti;
  • forte ansia, pianto, conati o paura davanti ad alcuni cibi;
  • stanchezza e debolezza;
  • isolamento durante i pasti o difficoltà a mangiare con gli altri;
  • preoccupazione crescente per peso e forma fisica, soprattutto nei bambini più grandi;
  • pasti stabilmente molto lunghi e conflittuali.
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Test per i disturbi alimentari nei bambini

Un test online per i DCA non può stabilire con certezza se un bambino abbia o meno un disturbo alimentare. Esistono infatti degli strumenti clinici specifici, ma vanno interpretati da dei professionisti. 

Per l'ARFID, ad esempio, sono stati sviluppati questionari e interviste dedicate, mentre i comuni strumenti pensati per anoressia e bulimia non risultano necessariamente adatti a riconoscerlo.
Un test online può parzialmente aiutare a individuare alcuni comportamenti che può essere opportuno discutere con un professionista, ma non sostituisce in alcun modo una valutazione effettuata da un pediatra o da un professionista.

Cosa fare e a chi rivolgersi per aiutare tuo figlio

Qualora sospetti che tuo figlio abbia un disturbo del comportamento alimentare, nonostante la preoccupazione è importante evitare rimproveri e colpevolizzazioni, che possono andare a peggiorare la situazione. Detto ciò, a chi rivolgersi per i disturbi alimentari nei bambini?

Il pediatra è in genere il primo punto di riferimento; lo stesso Ministero della Salute include infatti il pediatra di libera scelta tra i primi livelli della rete di trattamento dei disturbi alimentari in età evolutiva.
La valutazione medica serve non solo a diagnosticare la presenza di un disturbo, ma anche a verificare eventuali cause organiche che possano rendere il pasto difficile o doloroso. 

Detto questo, come negli adulti e negli adolescenti, anche per quanto riguarda i disturbi alimentari nei bambini la presa in carico è spesso multidisciplinare. A seconda del caso possono essere coinvolti pediatra o altri medici, nutrizionista per i DCA, psicologo per i disturbi alimentari e, quando indicato, psichiatra. 
Un nutrizionista pediatrico può inoltre supportare il bambino sul piano alimentare in collaborazione con il medico.

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Comportamento del bambinoQuando può essere una fase passeggeraQuando è opportuno approfondire con il medico
Rifiuto di nuovi alimentiRifiuta cibi nuovi ma continua ad accettare una dieta sufficientemente variaLa dieta diventa progressivamente molto ristretta o esclude intere categorie alimentari
Selettività delle consistenzePreferisce alcune consistenze ma ne tollera occasionalmente altreMostra forte ansia, conati, pianto o paura davanti a cibi solidi o specifici
Ritmo di crescita e pesoPeso e altezza proseguono lungo il loro andamento abitualeSi osservano perdita di peso o rallentamento della crescita
Atteggiamento a tavolaMangia controvoglia ma continua a partecipare al pasto familiareI pasti diventano stabilmente molto lunghi, conflittuali o il bambino tende a isolarsi

 

 

Fonti:

Sitografia

Interventi per l’accoglienza, il triage, la valutazione ed il trattamento del paziente con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: “Percorso lilla in pronto soccorso”.

Ministero della Salute

Classificazione dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA).

Salute.Gov.It.

Global prevalence of eating disorders in children: a comprehensive systematic review and meta-analysis

Italian Journal of Pediatrics 51(1)

Risk factors for avoidant/restrictive food intake disorder in children: A systematic review.

Journal of pediatric gastroenterology and nutrition, 82(4)

Global prevalence of eating disorders in children: a comprehensive systematic review and meta-analysis.

Ital J Pediatr.

Bibliografia

Ministero della Salute DISTURBI della NUTRIZIONE e dell’ALIMENTAZIONE: RACCOMANDAZIONI per FAMILIARI Gruppo di lavoro.

Ruocco, G., , Giacomini, D., , Romano, G., , Ballardini, D., , Cotugno, A., et al.

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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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Manuel Szathvary, Direttore sanitario di Serenis, è un medico di Medicina Generale (medico di famiglia) con esperienza nella telemedicina. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Padova, ha poi ottenuto il diploma regionale come Medico di Medicina Generale presso la Regione del Veneto. Registrato presso l'Ordine dei Medici e Chirurghi di Padova n° 11336, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute dei pazienti con difficoltà all’accesso alle cure, tramite la tecnologia.
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