Onicofagia: cause psicologiche, rischi e come smettere

L'onicofagia è un disturbo caratterizzato dall'abitudine compulsiva di mangiarsi le unghie ed è spesso associata a condizioni quali stress e ansia. Questo comportamento può avere implicazioni significative sia dal punto di vista fisico che psicologico.
ACAgnese Cannistraci
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato21 marzo 2025
Aggiornato13 agosto 2026
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Onicofagia cos'è

Cos'è l'onicofagia e perché ci si mangia le unghie?

L'onicofagia è l'abitudine di mordere e rosicchiare le unghie e, in alcuni casi, la pelle circostante o persino le unghie dei piedi. Questo comportamento può essere lieve e occasionale oppure grave e continuativo, con conseguenze che vanno da un'alterazione estetica fino a infezioni batteriche o virali.

Nei casi più seri, compromette la qualità della vita, interferendo con le relazioni sociali, lavorative e il benessere psicologico generale. Si stima che l'onicofagia colpisca tra il 20% e il 30% degli adulti, ma si tratta di un fenomeno molto diffuso anche durante l'infanzia e l'adolescenza.

Inquadramento clinico: i comportamenti BFRB nel DSM-5-TR

Dal punto di vista della diagnosi clinica, l'onicofagia viene classificata dal DSM-5-TR all'interno dei comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo (BFRB - Body-Focused Repetitive Behaviors), inseriti nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi e correlati.

I BFRB includono una serie di azioni automatizzate indirizzate verso il proprio corpo. Tra questi figurano anche:

  • la tricotillomania, ovvero la tendenza compulsiva a strapparsi i capelli o i peli corporei;
  • la dermatillomania (o disturbo da escoriazione), che consiste nell'abitudine a grattarsi o stuzzicarsi la pelle fino a provocare lesioni.

Mangiarsi le unghie agisce spesso come un meccanismo di compensazione psicologica, in grado di offrire un sollievo momentaneo rispetto a uno stato di tensione interna. Tuttavia, al sollievo immediato subentrano quasi sempre sentimenti di frustrazione, colpa e angoscia.

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Cause psicologiche e fattori scatenanti

Le cause alla base di questo disturbo sono multifattoriali e comprendono componenti psicologiche, genetiche e ambientali.

Come risposta automatica a stati emotivi intensi, l'onicofagia si manifesta di frequente in persone che vivono condizioni di disturbo d'ansia generalizzato, stati depressivi o disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

I principali fattori alla base dell'impulso includono:

  • Gestione delle emozioni e regolazione dello stress: il gesto di mordere le unghie scarica la tensione accumulata durante momenti di forte pressione mentale.
  • Noia e sottostimolazione: l'automatismo scatta spesso in situazioni di inattività o durante compiti passivi (guardare la TV, studiare, viaggiare sui mezzi).
  • Predisposizione genetica e fattori ambientali: studi scientifici su gemelli monozigoti evidenziano una possibile componente ereditaria. Inoltre, nei bambini il comportamento può essere appreso per imitazione all'interno del contesto familiare.
Sintomi dell'onicofagia

Onicofagia e dermatofagia: qual è la differenza

Spesso associata all'onicofagia è la dermatofagia, ovvero l'abitudine compulsiva di mordere, masticare o stuzzicare la pelle e le pellicine (cuticole) che circondano le unghie delle dita. Sebbene la dermatofagia si concentri sulla cute anziché sulla lamina ungueale, i due comportamenti coesistono frequentemente e condividono i medesimi inneschi emotivi.

Onicofagia nei bambini e nei ragazzi: cosa fare

Nei bambini l'onicofagia fa spesso la sua comparsa tra i 3 e i 6 anni. In questa fascia d'età, il gesto può essere legato a tensioni temporanee, come l'ingresso a scuola, la nascita di un fratellino, dinamiche familiari o aspettative percepite come troppo alte.

Per i genitori è fondamentale non colpevolizzare né punire il bambino, in quanto la sanzione rischia di aumentare lo stato d'ansia e rafforzare l'automatismo. È preferibile osservare in quali contesti si verifica il gesto, offrire alternative rassicuranti e canalizzare la tensione verso attività manuali o ricreative. Se il comportamento persiste o causa lesioni evidenti, può essere utile consultarci per valutare un inquadramento professionale.

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Quali sono i rischi e le conseguenze dell'onicofagia

L'onicofagia protratta nel tempo comporta una serie di complicazioni che toccano la sfera fisica, stomatologica e psicologica.

  • Danni alle mani e infezioni della pelle, il ripetuto trauma meccanico danneggia le unghie, che appaiono corte, fragili, irregolari e indebolite. Il sanguinamento e le lesioni alle cuticole espongono le dita a infezioni batteriche (come la paronichia cronica o patereccio) e virali.
  • Rischi per la cavità orale e i denti, il continuo contatto tra mani e bocca trasferisce microbatteri nella cavità orale e può provocare:
    • scheggiature o usura dello smalto degli incisivi;
    • malocclusioni dentali e infiammazioni gengivali;
    • microlesioni ai tessuti molli della bocca.
  • Impatto psicologico e autostima, dal punto di vista emotivo, mostrare mani visibilmente danneggiate induce spesso senso di vergogna e ansia sociale. Le persone affette da onicofagia grave tendono a nascondere le mani, a evitare strette di mano o contesti pubblici e a sviluppare una bassa autostima.
Come smettere di mangiarsi le unghie

Come smettere di mangiarsi le unghie: trattamenti e rimedi

Affrontare l'onicofagia richiede un approccio integrato che combini la consapevolezza psicologica con rimedi comportamentali pratici.

La psicoterapia e l'Habit Reversal Training (HRT)

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è tra i percorsi terapeutici di prima scelta. All'interno della CBT viene impiegato l'Habit Reversal Training (HRT), un intervento specifico per i BFRB che aiuta la persona a:

  1. Aumentare la consapevolezza: riconoscere i segnali fisici ed emotivi (trigger) che precedono l'impulso.
  2. Sviluppare una risposta concorrente: sostituire il gesto di mordere le unghie con un'azione incompatibile ma innocua (es. stringere i pugni, manipolare una pallina antistress).
  3. Gestire lo stress alla radice: apprendere tecniche di rilassamento e regolazione emotiva. 

Se l'onicofagia è secondaria a quadri severi di ansiadisturbo ossessivo-compulsivo, la valutazione medica può prevedere l'affiancamento di un supporto farmacologico come farmaci ansiolitici o antidepressivi come gli SSRI sotto stretto controllo specialistico.

Rimedi pratici e barriere fisiche

Nei casi lievi o come supporto alla terapia, possono risultare utili alcuni accorgimenti quotidiani:

  • applicare smalti dal sapore amaro specifici per l'onicofagia;
  • proteggere temporaneamente le dita con cerotti o guanti nei momenti di maggiore vulnerabilità (es. la sera davanti alla TV);
  • ricorrere alla cura estetica delle unghie o alla ricostruzione, che funge da deterrente visivo e fisico;
  • praticare attività fisica regolare, meditazione o respirazione diaframmatica per ridurre l'attivazione nervosa.

Se l'onicofagia condiziona le tue giornate o quelle di un tuo familiare, con Serenis puoi accedere a un percorso di psicoterapia online con professionisti qualificati specializzati nella gestione dell'ansia e dei disturbi correlati. Puoi accedere al primo colloquio gratuito compilando il nostro questionario.

Fonti:

Sitografia

Update on Diagnosis and Management of Onychophagia and onychotillomania.

International Journal of Environmental Research and Public Health

How biting your nails is affecting your health.

UCLA Health

Onychophagia (Nail biting)

Psychology Today

Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition

American Psychiatric Association.

Cognitive Behavioral Therapy for Nail Biting

The TLC Foundation for Body-Focused Repetitive Behaviors

Habit reversal training for body-focused repetitive behaviors: a practical guide for the dermatologist

Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia

Alcune domande che potresti avere sull'Onicofagia

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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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