Il fenomeno del mansplaining: cos'è, come riconoscerlo e gli strumenti psicologici per affrontarlo


Le parole hanno un peso profondo sulle nostre relazioni e sul nostro benessere psicologico. A volte, certe dinamiche comunicative possono farci sentire invisibili o svalutati, compromettendo la nostra sicurezza. Capire cos'è il mansplaining, da dove nasce e come si manifesta ci permette di disinnescare queste situazioni con calma, fermezza e assertività.
Punti chiave:
- Cosa significa: è la tendenza di alcuni uomini a spiegare a una donna qualcosa in modo condiscendente, paternalistico o presuntuoso, dando per scontata la propria superiorità cognitiva.
- Le origini: il termine deriva dall'unione delle parole inglesi man (uomo) e explaining (spiegare), ispirato dai saggi della scrittrice Rebecca Solnit.
- I contesti comuni: si manifesta con frequenza sia sul posto di lavoro sia nelle relazioni interpersonali quotidiane.
- L'impatto psicologico: se subito ripetutamente, può alimentare lo stress, l'ansia sociale e la sindrome dell'impostore.
- Come rispondere: la chiave risiede nell'utilizzo di tecniche di comunicazione assertiva volte a ridefinire i confini professionali e personali.
Cosa significa mansplaining: definizione e origine del termine
Il termine mansplaining nasce dall'unione delle parole inglesi man (uomo) e explaining (spiegare). Ma cosa vuol dire mansplaining? Si tratta di una dinamica comunicativa in cui un uomo spiega qualcosa a una donna con un atteggiamento paternalistico o di superiorità, dando per scontato che lei ne sappia meno, anche quando possiede competenze pari o superiori.
Da dove nasce il fenomeno del mansplaining? L'origine del termine viene generalmente ricondotta al saggio Gli uomini mi spiegano le cose (Men Explain Things to Me) della scrittrice Rebecca Solnit, pubblicato nel 2008 sul Los Angeles Times e poi su Internazionale. L'autrice racconta un episodio in cui un uomo le spiegò con sicurezza il contenuto di un libro senza sapere che fosse stata proprio lei a scriverlo. Da quell'aneddoto il termine si è diffuso per descrivere una dinamica che molte persone hanno riconosciuto nella propria esperienza quotidiana.
Sottolineiamo che il mansplaining non coincide con il semplice fatto di spiegare qualcosa. Condividere una conoscenza, insegnare o offrire un chiarimento è una parte naturale della comunicazione. Il problema nasce quando la spiegazione si basa su un presupposto di superiorità e finisce per sminuire le competenze dell'altra persona, generando frustrazione e stress relazionale.

Come riconoscere il mansplaining: gli esempi pratici e i segnali
Non sempre è facile capire se ci si trova di fronte a un episodio di mansplaining oppure a un normale scambio di informazioni. La differenza non dipende tanto dal contenuto della spiegazione, quanto dal modo in cui viene proposta e dalla relazione tra le persone coinvolte.
Alcuni segnali che possono aiutarti a riconoscere questa dinamica sono:
- La spiegazione viene data senza che sia stata richiesta;
- L'interlocutore presume automaticamente che la donna conosca meno l'argomento;
- Le competenze o l'esperienza dell'altra persona vengono ignorate;
- La conversazione assume un tono paternalistico o condiscendente;
- I tentativi della donna di intervenire vengono interrotti o minimizzati.
Un episodio isolato non è certamente sufficiente per definire una persona. Tutti possiamo, talvolta, spiegare qualcosa senza renderci conto del modo in cui lo stiamo facendo.
Diventa invece un problema quando questo schema si ripete nel tempo e porta chi lo subisce a sentirsi costantemente svalutato o poco ascoltato.
Il mansplaining sul lavoro
Il mansplaining sul lavoro può essere particolarmente frustrante, perché si inserisce in contesti in cui competenze, esperienza e collaborazione dovrebbero essere valorizzate a prescindere dalla propria identità di genere.
Alcune situazioni che rientrano in questo fenomeno potrebbero essere:
- Un collega che interrompe ripetutamente una professionista durante una riunione;
- Un uomo che rispiega un progetto ideato dalla collega come se fosse una sua intuizione;
- Spiegazioni molto elementari rivolte a una persona che lavora da anni nello stesso settore;
- Idee proposte da una donna che vengono prese in considerazione solo quando vengono ripetute da un collega uomo.
Questi episodi, soprattutto se ripetuti nel tempo, possono influire sulla fiducia nelle proprie capacità e aumentare lo stress lavorativo, fino a raggiungere il burnout nei casi più severi.
Favorire una comunicazione rispettosa, in cui ciascuno possa esprimersi senza essere continuamente interrotto o sminuito, contribuisce invece a creare ambienti professionali più collaborativi e psicologicamente sicuri.
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Esempi quotidiani
Il mansplaining non si manifesta soltanto sul lavoro, ma può comparire anche nella vita quotidiana, spesso in modo sottile e non sempre intenzionale.
Per esempio, può accadere quando una donna racconta un'esperienza che conosce bene e l'interlocutore inizia a spiegarle proprio quell'argomento senza prima ascoltare ciò che ha da dire. Oppure quando una passione, un hobby o una competenza vengono sistematicamente messi in discussione, nonostante l'esperienza maturata nel tempo.
Naturalmente, spiegare qualcosa a un'altra persona non è di per sé un comportamento negativo. Se chi ascolta chiede un chiarimento o riconosce di non conoscere un argomento, condividere informazioni rappresenta una forma di aiuto e di collaborazione.
Ciò che distingue il mansplaining da una normale conversazione è l'atteggiamento: la presunzione di sapere di più dell'altra persona semplicemente in base al suo genere, senza verificare quali siano davvero le sue conoscenze.
Mansplaining spiegato a mia figlia: come educare le nuove generazioni
Da genitore potresti cercare un modo semplice per affrontare questo argomento con i figli. Se dovessi fare del mansplaining spiegato a mia figlia un esempio pratico, potresti dire: "A volte una persona può spiegare qualcosa senza prima chiedersi se l'altro ne abbia davvero bisogno. Se questo succede perché dà per scontato che una ragazza sappia meno solo perché è una ragazza, allora non è una comunicazione rispettosa."
Allo stesso tempo, dobbiamo trasmettere anche un altro messaggio: spiegare qualcosa non è sbagliato a priori. Tutti abbiamo bisogno di imparare dagli altri, soprattutto da chi ha più esperienza, e a volte siamo noi stessi a chiedere spiegazioni. La differenza sta nell'ascolto reciproco e nel rispetto delle competenze dell'altra persona.
Educare bambini e ragazzi a fare domande, ad ascoltare prima di parlare e a riconoscere il valore delle opinioni altrui significa costruire relazioni basate sulla collaborazione, non sulla competizione. Questo vale per le ragazze, ma anche per i ragazzi, che possono imparare fin da piccoli a comunicare con rispetto e curiosità.
Mansplaining, insegnamento e confronto: una tabella per orientarsi
Ora che hai compreso il fenomeno del mansplaining, potresti chiederti: "Come faccio a capire se sto vivendo un episodio di mansplaining oppure se qualcuno sta semplicemente cercando di aiutarmi?"
La risposta, come abbiamo anticipato, dipende soprattutto dal contesto e dall'atteggiamento dell'interlocutore. Generalmente siamo di fronte a un normale confronto quando:
- La spiegazione nasce da una richiesta di aiuto;
- L'altra persona verifica prima cosa sappiamo già;
- Esiste disponibilità ad ascoltare il nostro punto di vista;
- Il dialogo è reciproco e rispettoso.
Potrebbe invece trattarsi di mansplaining quando:
- La spiegazione viene imposta senza essere richiesta;
- Le competenze della donna vengono ignorate o minimizzate;
- L'interlocutore continua a spiegare anche dopo aver scoperto che l'altra persona è competente in materia;
- Il tono rimane condiscendente o paternalistico.
Questa distinzione è importante perché non ogni spiegazione rappresenta una forma di svalutazione. Comunicare significa anche insegnare, imparare e condividere conoscenze e l'obiettivo non è smettere di spiegare, ma imparare a farlo con rispetto, ascoltando chi abbiamo di fronte.
| Tipo di interazione | Atteggiamento di chi parla | Scopo della conversazione | Impatto emotivo sul destinatario |
| mansplaining | condiscendente, supponente, dà per scontata l'ignoranza altrui | riaffermare il proprio status o controllo nella conversazione | senso di frustrazione, rabbia, svalutazione delle proprie competenze |
| insegnamento legittimo | autorevole ma rispettoso, basato su una reale richiesta o disparità di competenze | condividere una conoscenza utile e richiesta dal contesto | senso di crescita, arricchimento, gratitudine per l'informazione ricevuta |
| confronto paritario | aperto all'ascolto, empatico, accetta il punto di vista opposto | scambiare opinioni diverse per trovare un punto di incontro | senso di inclusione, stimolo intellettuale, validazione reciproca |
L'impatto psicologico della svalutazione continua
Un singolo episodio può risultare fastidioso e venire rapidamente dimenticato, ma quando le esperienze di svalutazione si ripetono nel tempo, soprattutto in ambienti come il lavoro o la famiglia, possono diventare una fonte significativa di stress relazionale.
La ricerca psicologica mostra che l'esposizione continua a micro-svalutazioni o a comportamenti percepiti come denigratori può portare a:
- Aumentare il senso di frustrazione;
- Ridurre la fiducia nelle proprie capacità;
- Favorire uno stato di allerta costante.
Alcune persone iniziano a parlare meno durante le riunioni, evitano di esprimere le proprie idee oppure mettono continuamente in dubbio le proprie competenze.
Ciò non significa che ogni episodio provochi necessariamente conseguenze importanti, ma quando queste dinamiche diventano abituali e si inseriscono in un contesto già stressante, possono contribuire a un progressivo affaticamento emotivo.
Riconoscere ciò che si sta vivendo rappresenta spesso il primo passo per recuperare sicurezza e imparare a comunicare in modo più assertivo.

La sindrome dell'impostore e il dubbio invalidante sulle proprie capacità
Se una persona viene costantemente interrotta, corretta o trattata come se sapesse meno degli altri, può iniziare a dubitare delle proprie competenze. Questo meccanismo può alimentare la cosiddetta sindrome dell'impostore, un'esperienza psicologica caratterizzata dalla difficoltà a riconoscere il proprio valore nonostante risultati e capacità oggettive.
Chi vive questa esperienza tende a pensare di non essere abbastanza preparato, di aver raggiunto i propri obiettivi solo per fortuna o di rischiare continuamente di essere "smascherato" come incompetente.
Facciamo presente che questi vissuti possono avere molte cause diverse e non dipendono esclusivamente da esperienze di mansplaining, anche se una comunicazione ripetutamente svalutante può contribuire a rafforzare questi dubbi. Per questo motivo imparare a riconoscere i propri punti di forza e confrontarsi con persone capaci di offrire un feedback rispettoso rappresenta un importante fattore di protezione.
L'accumulo di stress relazionale e il burnout comunicativo
Come abbiamo visto, sentirsi ripetutamente ignorata, interrotta o trattata come se le proprie competenze avessero meno valore, può portarci ad accumulare un notevole carico di stress emotivo.
Ribadiamo che ogni singolo episodio, preso isolatamente, può sembrare di poca importanza, ma quando queste esperienze si ripetono nel tempo, il sistema nervoso può rimanere in uno stato di tensione costante.
Alcune donne iniziano così a:
- Evitare di intervenire durante le riunioni;
- Parlare sempre meno per timore di essere interrotte;
- Rinunciare a condividere idee o progetti;
- Sentirsi emotivamente esauste dopo semplici conversazioni.
Questa condizione viene talvolta descritta come burnout comunicativo: una sensazione di stanchezza relazionale che porta a investire sempre meno energie nella comunicazione, perché si ha l'impressione che il proprio contributo non venga ascoltato o valorizzato. Un sistema che nel corso del tempo instaura un circolo vizioso, in cui la donna si sente svalutata, ma non riesce comunque a farsi ascoltare.

Come rispondere al mansplaining
Non sempre è possibile evitare episodi di mansplaining, ma è possibile imparare a gestirli senza alimentare inutilmente il conflitto. L'assertività permette infatti di esprimere i propri confini con chiarezza, mantenendo un atteggiamento rispettoso verso l'altra persona.
In molte situazioni può essere utile:
- Ringraziare per l'intervento, chiarendo però di conoscere già l'argomento;
- Riportare la conversazione sul tema principale;
- Chiedere gentilmente di poter terminare il proprio ragionamento;
- Esplicitare le proprie competenze quando vengono ignorate.
Alcune frasi possono aiutare a interrompere la dinamica in modo educato ma fermo:
- Ti ringrazio, ma conosco molto bene questo argomento perché lo studio da tempo.
- Vorrei completare il mio ragionamento, poi ascolto volentieri il tuo punto di vista.
- Credo che stiamo dicendo la stessa cosa, ma da prospettive diverse.
- Apprezzo il tuo contributo, ma questa è un'area di cui mi occupo direttamente.
Naturalmente non tutte le situazioni richiedono una risposta immediata; talvolta, soprattutto quando il rapporto è importante, può essere più utile affrontare l'argomento in un momento di calma, spiegando come ci si è sentiti durante la conversazione.
Il focus non è "vincere" una discussione, ma costruire relazioni in cui entrambe le persone possano sentirsi ascoltate e rispettate.
Sitografia