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Ambliopia o occhio pigro: problemi psicologici associati

L'ambliopia (o occhio pigro) è una riduzione della vista in un occhio che non si sviluppa correttamente e di conseguenza causa difficoltà visive. Ma quali sono le difficoltà psicologiche legate a questa malattia? Scoprilo con il nostro articolo.
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato25 ottobre 2024
•
Aggiornato13 agosto 2026
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Bambino con la mano sulla fronte e l'aria abbattuta, per l'impatto psicologico dell'ambliopia

Con il termine "occhio pigro", si intende una condizione che sorge durante i primi anni di vita e che comporta una riduzione della facoltà visiva da uno o, più raramente, da entrambi gli occhi. La condizione interessa un buon numero di bambini ed è spesso causata da problematiche a livello di trasmissione delle informazioni tra occhio e cervello. Altre cause possono comprendere patologie come la cataratta infantile.

La terapia principale riguarda una benda, che il bambino dovrà indossare per un certo numero di ore al giorno sull'occhio ritenuto sano, così da abituare l'occhio con facoltà visiva ridotta a comunicare con il cervello e a trasmettergli informazioni

Quali sono i problemi psicologici associati all'ambliopia?

L’ambliopia può causare diversi problemi psicologici che nascono principalmente da sentimenti di insicurezza, isolamento e difficoltà nelle relazioni sociali, soprattutto nei bambini. 

Chi soffre di occhio pigro, può sviluppare una bassa autostima, senso di inferiorità e paura del giudizio degli altri, specialmente nei casi in cui l'ambliopia sia evidente attraverso lo strabismo. 

Inoltre, la visione ridotta da un occhio può generare frustrazione, ansia e disagio, specialmente in ambienti scolastici o sportivi nei quali non si riesce a performare in maniera adeguata per via del problema visivo. In alcuni casi, possono emergere stati d’animo negativi come tristezza o rifiuto delle attività di gruppo. 

Questi effetti psicologici tendono a intensificarsi se il problema non viene riconosciuto e trattato precocemente. Per questo motivo viene consigliato ai genitori o al caregiver, specialmente nel caso in cui si accorgano di strabismo o il bambino manifesti difficoltà visive, una visita oculistica approfondita per intervenire tempestivamente sull'ambliopia.

Ambliopia e caregiver: qual è l'impatto psicologico sui genitori?

L’ambliopia può avere un forte impatto psicologico sui genitori o caregiver. I sentimenti più comuni che si sviluppano nei caregiver dei bambini che soffrono di occhio pigro possono essere:

  • Senso di colpa, pensando di non aver riconosciuto il problema in tempo.
  • Ansia e preoccupazione costante legata alla paura che il figlio possa avere difficoltà permanenti nella vita quotidiana.
  • Sensazione di impotenza, quando i risultati tardano ad arrivare o il bambino mostra opposizione ai trattamenti.

La gestione delle terapie, come l’uso della benda o degli occhiali, può generare stress, specialmente se il bambino rifiuta il trattamento. I caregiver possono anche sentirsi soli o non compresi, soprattutto se non ricevono un supporto adeguato dai medici.

Bambino seduto sul davanzale che guarda fuori dalla finestra, con l'ambliopia

Come affrontare le conseguenze psicologiche dell'ambliopia nel bambino?

Per affrontare le conseguenze psicologiche dell’ambliopia nel bambino è importante agire su più livelli. I protagonisti principali del supporto ai bambini in questa fase sono sicuramente i genitori o i caregiver, che con l'aiuto dei medici possono mettere in atto delle strategie per ridurre l'impatto psicologico di questa malattia sui bambini. Tra le principali strategie troviamo:

  • Spiegare la condizione con parole semplici: il bambino deve capire cosa sta succedendo, senza sentirsi diverso o sbagliato.
  • Supportare emotivamente: ascoltare, rassicurare e valorizzare i suoi progressi rafforza la fiducia in sé stesso.
  • Coinvolgere il bambino nella terapia: renderlo parte attiva, ad esempio scegliendo insieme la benda o gli occhiali, aiuta a ridurre il rifiuto.
  • Mantenere una routine positiva: inserire il trattamento in momenti sereni, come il gioco o le attività preferite, limita lo stress.
  • Collaborare con insegnanti e specialisti: la comunicazione tra scuola, famiglia e medico aiuta a monitorare il benessere psicologico.
  • Favorire l’inclusione sociale: incoraggiare il bambino a partecipare ad attività di gruppo rafforza l’autostima e previene l’isolamento.

Nei casi in cui il bambino mostri segni marcati di disagio emotivo, un supporto psicologico può essere necessario per aiutarlo ad esprimersi e a gestire il disagio psicologico provocato dalla malattia.

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Come possono affrontare invece le conseguenze psicologiche i caregiver?

I caregiver possono affrontare le conseguenze psicologiche dell’ambliopia adottando alcune azioni pratiche e mirate che devono coinvolgere anche i medici:

  • Cercare informazioni chiare: comprendere la condizione aiuta a ridurre paure e incertezze. Sapere cosa aspettarsi rende più facile gestire la situazione.
  • Accettare i propri limiti: è normale sentirsi stanchi o sopraffatti. Riconoscere le proprie emozioni è il primo passo per affrontarle.
  • Condividere il carico emotivo: parlare con il partner, altri genitori o gruppi di supporto permette di sentirsi meno soli.
  • Chiedere aiuto a professionisti: uno psicologo può fornire strumenti pratici per gestire stress, ansia e senso di colpa.
  • Organizzare il tempo: creare una routine stabile riduce la pressione e permette di gestire meglio la terapia del bambino.
  • Ritagliare spazi personali: prendersi momenti di pausa è essenziale per ricaricare le energie e mantenere l’equilibrio emotivo.

Affrontare l’ambliopia non è solo una sfida clinica, ma anche personale. Il benessere del genitore o del caregiver, inevitabilmente incide direttamente su quello del bambino.

Genitori che giocano con il figlio piccolo dopo la diagnosi

Supporto psicologico e ambliopia

Come già anticipato, un supporto psicologico può cambiare il modo in cui sia i bambini che i caregiver affrontano l'ambliopia. Gli aspetti principali sui quali è possibile aiutare un bambino affetto da ambliopia attraverso la terapia psicologica sono:

  • Ridurre ansia, insicurezza e isolamento sociale.
  • Rinforzare la motivazione alla terapia oculistica.
  • Migliorare la comunicazione con adulti e coetanei.
  • Favorire un’immagine positiva di sé, aumentando l'autostima.

Per quanto riguarda i genitori invece, la terapia psicologica può aiutarli a gestire lo stress legato alla cura quotidiana, affrontare i sentimenti di colpa e paura legati alla malattia del figlio e rafforzare il legame familiare in queste situazioni delicate.

Se tuo figlio o tua figlia soffre di ambliopia e senti il bisogno di un supporto psicologico, puoi rivolgerti a noi di Serenis. I nostri terapeuti hanno in media 13 anni di esperienza e possono aiutarti con una terapia individuale o di coppia per i problemi legati all'ambliopia. Per poter accedere ad un primo colloquio gratuito, ti basta compilare il nostro questionario. Successivamente le sedute costano 49 e l'una.

Fonti:

  • Magli, A., & Carelli, R. (2012). AMBLIOPIA. In Oftalmologia Pediatrica e Strabismo (pp. 55-66).
  • Nucci, P., & Lembo, D. A. Lo sviluppo della funzione visiva–Ambliopia.

Alcune domande che potresti avere su ambliopia

Queste cose non le sa nessuno
In Italia parliamo di "benessere mentale" solo da qualche anno: molte persone non hanno grande consapevolezza di quello che si nasconde dietro le emozioni. Se conosci qualcuno che avrebbe bisogno di leggere questo articolo, puoi condividerlo da qui.
Scritto da
Agnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
Leggi la biografia
Dopo la laurea in Psicologia Clinica a Roma, mi sono specializzata in Gruppoanalisi e ho conseguito certificazioni in Psicodiagnostica Giudiziaria e Clinica, Tecniche Psicodrammatiche e Formazione alle Dinamiche Istituzionali. Credo che nel mio lavoro sia fondamentale generare uno spazio relazionale in cui la persona si senta vista e ascoltata, sia dal terapeuta che da se stessa, motivo per cui ho svolto un master in Sustainability Management, con l'intento di integrare gli aspetti clinici con un approccio volto alla promozione di benessere e sostenibilità individuali, organizzativi e sociali.
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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Dopo la laurea in Psicologia, mi sono specializzata in psicoterapia dell'approccio centrato sulla persona. Durante il primo colloquio cerco di mettere l'altro/a a proprio agio e di cogliere sia le difficoltà in atto, sia le risorse che la persona porta con sé e di cui, magari, non è consapevole. Successivamente invito l'altro/a a riflettere sugli obiettivi che vuole raggiungere, per stabilire insieme un punto di partenza e capire le sue priorità.
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