Neurodivergenza e neurodiversità: significato e diagnosi

La neurodivergenza comprende una vasta gamma di condizioni in cui l'elaborazione delle informazioni si discosta dalla norma, riflettendo modalità atipiche di gestione dei dati a livello cerebrale.
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
Icona revisione
Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato15 marzo 2024
Aggiornato14 settembre 2026
Trova il professionista giusto per te.
Parlane con uno psicoterapeuta
Neurodivergenza

Punti chiave

  • Cos'è la neurodivergenza: la neurodivergenza indica un funzionamento cerebrale atipico rispetto alla norma, includendo condizioni come autismo, ADHD e dislessia, con caratteristiche uniche che influenzano l'elaborazione sensoriale, emotiva e cognitiva.
  • Sintomi della neurodivergenza: i sintomi variano ma possono includere difficoltà motorie, sensibilità sensoriale, interessi ripetitivi, eccellenti abilità verbali o punti di forza cognitivi come memoria e attenzione ai dettagli.
  • Diagnosi e test: la diagnosi richiede un'analisi multidisciplinare basata su sintomi specifici; test cognitivi, valutazioni comportamentali e colloqui clinici supportano il processo diagnostico.

Tuo figlio ha imparato a leggere a quattro anni e a otto non riesce ad allacciarsi le scarpe. Oppure sei tu, a quarant'anni, che dopo due ore di riunione hai bisogno di mezz'ora di silenzio prima di riuscire a rispondere a una mail. Neurodivergenza è la parola che descrive un funzionamento neurologico diverso da quello della maggioranza. Non è una diagnosi e non è una malattia.

Cos'è la neurodivergenza? Significato del termine

Il termine descrive le persone il cui funzionamento neurologico si discosta da quello che la società considera tipico. Ci rientrano l'autismo, l'ADHD, i disturbi specifici dell'apprendimento (DSA), la sindrome di Tourette e altre modalità cognitive atipiche. Non è una diagnosi medica, è un concetto che tiene insieme la varietà dei modi in cui un cervello può funzionare, senza dare per scontato che ogni differenza sia una patologia.

La parola «neurodivergente» la ha coniata l'attivista Kassiane Asasumasu, e nasce fin da subito in senso ampio. Non indica soltanto l'autismo, ma qualsiasi modo strutturato e coerente in cui un cervello lavora diversamente dalla maggioranza.

Neurodiversità e neurodivergenza: che differenza c'è

La differenza sta in chi stai descrivendo. La neurodiversità è la varietà dei funzionamenti neurologici presente nell'intera popolazione umana, quindi è un concetto che descrive un insieme e si riferisce a gruppi, mai a un singolo individuo. Il termine si deve alla sociologa australiana Judy Singer, che lo ha diffuso alla fine degli anni Novanta (Genzone, 2020).

La neurodivergenza è invece la posizione del singolo rispetto a quel gruppo. Neurodivergente è chi ha un funzionamento che si discosta da quello maggioritario, neurotipico chi rientra nella norma statistica.

Da qui viene l'uso corretto delle parole. «Una persona neurodiversa» è una formula scorretta, perché una persona da sola non costituisce una varietà. Si dice «una persona neurodivergente» e «un gruppo neurodiverso».

Si può diventare neurodivergenti?

Dipende da quale neurodivergenza. Le forme più diffuse, cioè autismo, ADHD, DSA, sindrome di Tourette e disprassia, sono neuroevolutive. Ci sono dalla nascita, anche quando vengono riconosciute molto più tardi, e non si sviluppano per abitudini, ambiente o stress.

Esistono però forme acquisite di funzionamento neurologico atipico, che compaiono nel corso della vita dopo un evento che modifica il cervello, come un trauma cranico, un ictus o una malattia neurologica. Nelle forme evolutive, invece, nasci con un tuo modo di pensare, imparare e comportarti, che si manifesta fin dall'infanzia. Quelle differenze non sono malattie, sono varianti naturali del funzionamento mentale.

Caratteristiche della neurodivergenza

Non esiste un tratto presente in tutte le neurodivergenze, e l'assenza di uno dei segnali che seguono non esclude niente. Quelli qui sotto sono i tratti che ricorrono più spesso, ciascuno con i profili in cui è documentato.

CaratteristicaIn quali profili si osserva più spessoCome si manifesta
Intensa attività mentaleADHD, autismoforte propensione a «giocare con la mente», con molte ore al giorno passate dentro pensieri intensi
Difficoltà nella motricità finedisprassia, una quota di profili autistici e ADHDritardi nello sviluppo delle abilità motorie, con gesti come allacciare le scarpe o infilare una giacca che restano faticosi a lungo
Selettività alimentareautismoassunzione ripetuta di pochi alimenti scelti in base a consistenza, colore o temperatura, e rifiuto di provarne di nuovi
Iper- o iposensibilità sensorialeautismo, profili con differenze di elaborazione sensorialerumori, luci, odori o contatto fisico percepiti come intollerabili, oppure una soglia così alta da spingere a cercare stimoli molto forti
Difficoltà di lettura, scrittura o calcolo non spiegate dall'intelligenzaDSAprestazioni molto sotto la media in una funzione specifica, mentre le altre capacità restano nella norma
Tic motori e vocalisindrome di Tourettemovimenti o suoni involontari, variabili per forma e intensità nel tempo
Si può diventare neurodivergenti?

Sintomi e segnali della neurodivergenza

Segnali di neurodivergenza nei bambini

Nei bambini i segnali si vedono nello sviluppo, e quasi sempre riguardano più aree insieme. Questi sono quelli che portano più spesso una famiglia a chiedere una valutazione.

  • Ritardi o difficoltà nella coordinazione e nelle abilità motorie fini, come infilare i bottoni o usare le forbici.
  • Selettività alimentare marcata, con cibi rifiutati per consistenza e colore.
  • Iper- o iposensibilità a rumori, luci e contatto fisico.
  • Difficoltà nel contatto visivo e nella reciprocità della conversazione, con scambi che restano a senso unico.
  • Attaccamento molto marcato alle routine e interessi ristretti a pochissimi argomenti.
  • Difficoltà di lettura, scrittura o calcolo sproporzionate rispetto all'impegno che il bambino ci mette e alle sue altre capacità.

Alcuni di questi segnali si sovrappongono ai disturbi del comportamento nei bambini, che hanno però un'altra origine e un altro percorso di valutazione. Nessuno di questi segnali, preso da solo, è diagnostico.

Sintomi di neurodivergenza negli adulti

Negli adulti i tratti sono gli stessi, ma arrivano dopo anni di compenso, e quello che si nota è il costo del compenso più che il tratto in sé.

  • Stanchezza intensa dopo le situazioni sociali, sproporzionata rispetto a quanto è durato l'incontro.
  • Difficoltà con scadenze, priorità e gestione del tempo, anche quando le competenze tecniche sono alte.
  • Ipersensibilità sensoriale in ufficio o nei luoghi affollati, con un rumore di fondo che rende impossibile concentrarsi.
  • Bisogno di routine e di sapere in anticipo che qualcosa cambierà.
  • Strategie personali costruite per compiti che gli altri svolgono senza pensarci, come promemoria a catena o percorsi sempre identici.

Molte persone arrivano alla prima diagnosi in età adulta, e spesso ci arrivano partendo da un'altra richiesta di aiuto. Hofvander e colleghi (2009), studiando adulti nello spettro autistico senza disabilità intellettiva, hanno trovato che ansia e disturbi dell'umore sono frequenti in questa popolazione e sono spesso il motivo del primo contatto con i servizi. In età adulta, poi, la valutazione richiede una diagnosi differenziale strutturata rispetto ad altri quadri psichiatrici, perché i tratti si sovrappongono e i compensi li mascherano (Lehnhardt e colleghi, 2013).

Vale la regola di prima anche qui. Un singolo segnale, per quanto riconoscibile, non basta a dire che sei neurodivergente.

Tipi di neurodivergenza: quali sono e quali condizioni rientrano

Un numero c'è, e va letto per quello che misura davvero. Nell'anno scolastico 2024/2025 gli alunni con certificazione di disabilità sono il 4,8% degli iscritti nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, quota quasi raddoppiata in dieci anni, quando era il 2,6% (ISTAT, 2025). Nello stesso conteggio ci sono 236 alunni ogni 100 alunne, e l'ISTAT lega esplicitamente quel rapporto alla maggiore diffusione dei disturbi del neurosviluppo tra i maschi, in particolare quelli dello spettro autistico, dell'attenzione e del comportamento.

È una misura delle certificazioni scolastiche, non una prevalenza. Riguarda la sola età scolare e conta le certificazioni rilasciate ai sensi della legge 104, cioè una popolazione amministrativa più ristretta di quella delle persone neurodivergenti, visto che i DSA sono certificati ai sensi della legge 170 e in gran parte restano fuori da quel conteggio. Quanto siano diffusi ADHD, autismo e DSA nella popolazione italiana non te lo diciamo, perché una fonte istituzionale che lo misuri non l'abbiamo trovata.

La neurodivergenza non indica una singola condizione, ma un insieme di funzionamenti cognitivi che si discostano dalla norma statistica. Queste sono le forme più riconosciute.

  • ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), con difficoltà a regolare l'attenzione, impulsività e iperattività. Si vede nella disorganizzazione, nella fatica a restare concentrati, nel passaggio continuo da un'attività all'altra.
  • Disturbo dello spettro autistico (ASD), che riguarda modalità atipiche di comunicazione e di interazione sociale, comportamenti ripetitivi, sensibilità sensoriali e interessi molto focalizzati.
  • Disturbi specifici dell'apprendimento (DSA), che comprendono dislessia per la lettura, disortografia e disgrafia per la scrittura, discalculia per il calcolo. Non dipendono dall'intelligenza, ma da differenze nei processi di elaborazione delle informazioni.
  • Sindrome di Tourette, condizione neurologica con tic motori e vocali, spesso involontari e variabili nel tempo.
  • Disprassia, o disturbo della coordinazione motoria, che coinvolge la pianificazione e l'esecuzione dei movimenti e può toccare la scrittura, l'uso degli oggetti, l'equilibrio.
  • Altre condizioni correlate, come l'iperlessia con il suo sviluppo precocissimo della lettura, il disturbo del linguaggio, alcuni profili legati all'elaborazione sensoriale.

Queste condizioni possono coesistere nella stessa persona, ed è la situazione più comune di quanto si creda (comorbidità). Si presentano inoltre con gradi di intensità molto diversi, e l'approccio oggi prevalente le considera variazioni neurologiche più che disturbi in senso patologico.

Perché la stessa diagnosi si vive in modi diversi

La stessa etichetta diagnostica racconta vite che non si somigliano. Due persone con la stessa diagnosi di ADHD possono avere una carriera solida e una scrivania ingestibile la prima, difficoltà sul lavoro e una casa in ordine perfetto la seconda, perché quello che pesa non è solo il funzionamento, è quanto il contesto ti chiede e quanti compensi hai avuto modo di costruire. Per questo la domanda utile non è quanto sei neurodivergente, ma dove il tuo funzionamento incontra un ostacolo concreto e cosa serve per toglierlo.

Quali condizioni rientrano nella neurodivergenza

Come ottenere una diagnosi di neurodivergenza?

Una «diagnosi di neurodivergenza» non esiste, e nessun esame la certifica. Quello che si diagnostica sono le singole condizioni che vi rientrano, cioè autismo, ADHD, DSA, sindrome di Tourette, disprassia, ognuna con criteri e strumenti propri. Il percorso, però, ha sempre la stessa forma, e va fatto con professionisti specializzati come psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili e neuropsicologi.

Il primo passo sono uno o più colloqui anamnestici, dove si ricostruisce la tua storia personale, scolastica e lavorativa. Vengono poi i test psicodiagnostici standardizzati, scelti in base al tipo di difficoltà che è emersa, dall'attenzione al linguaggio, dall'apprendimento al comportamento. Questa parte serve anche a escludere altri quadri clinici, come i disturbi del comportamento nei bambini, ed è quello che rende la diagnosi differenziale attendibile. Alla fine ricevi una restituzione del profilo e, quando i criteri clinici ci sono, una diagnosi formale.

Se la diagnosi ti serve a scuola o al lavoro, controlla prima che a rilasciarla sia una struttura riconosciuta, perché è quello a darle validità ufficiale.

Cosa fare dopo la diagnosi

Con la diagnosi in mano puoi attivare un percorso di supporto psicologico, chiedere accomodamenti a scuola o al lavoro, accedere a diritti e agevolazioni come il PDP per gli studenti con DSA o le tutele della legge 104 e della legge 68 in ambito lavorativo. Ti conviene anche cercare le risorse che esistono già, cioè associazioni, gruppi di supporto e guide pratiche, e costruire con un professionista le strategie che funzionano per te, sulle difficoltà quotidiane e sui punti di forza.

Dov'è c'è un problema c'è una soluzione

Confrontati con un professionista e scopri come affrontare quello che stai vivendo. 

  • Centro medico autorizzato
  • 100% professionisti qualificati
  • Primo colloquio gratuito
Risorse utili per le persone neurodivergenti

Neurodivergenza e vita quotidiana

Essere neurodivergente tocca la scuola, il lavoro, le relazioni, la gestione del tempo e dell'energia. Per questo la parte più utile del supporto è concreta e riguarda gli strumenti che ti rendono autonomo, tenendo conto che le differenze individuali restano grandi anche dentro la stessa diagnosi.

Strumenti compensativi a scuola e università

Nel contesto educativo, e in particolare se hai un DSA o un ADHD, puoi accedere a strumenti che compensano la difficoltà invece di chiederti di superarla a forza di ore. Sono mappe concettuali, schemi, riassunti digitali, sintesi vocale, audiolibri, calcolatrici e tabelle formulari da usare durante le verifiche, tempi aggiuntivi per esami e interrogazioni, dispense o testi semplificati.

Li regola la legge 170/2010, e vengono formalizzati nei Piani Didattici Personalizzati (PDP), riservati agli studenti con certificazione.

Adattamenti sul lavoro e diritti legali

Anche al lavoro esistono misure di tutela e adattamento. Flessibilità negli orari, pause programmate, telelavoro, una postazione tranquilla, comunicazione chiara e obiettivi definiti, software di supporto per organizzazione, lettura e scrittura.

A tutelare l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità è la legge 68/99, mentre in presenza di una diagnosi con limitazioni funzionali può essere attivata la legge 104/92, che prevede permessi e agevolazioni specifiche.

Risorse utili per le persone neurodivergenti

In Italia diverse associazioni offrono supporto, informazioni e orientamento alle persone neurodivergenti e alle loro famiglie.

  • AIFA APS, l'Associazione Italiana Famiglie ADHD
  • ANGSA, l'Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici
  • AID, l'Associazione Italiana Dislessia

Strategie di trattamento per le neurodivergenze

Essere neurodivergente non significa avere una disabilità, ma può significare aver bisogno di supporto dove il contesto chiede molto, cioè a scuola e al lavoro. Gli interventi che seguono servono a ridurre le difficoltà concrete, non a rendere tipico il tuo funzionamento.

Tipologia di neurodivergenzaStrategie di trattamentoEsempio
ADHDgestione dell'ambiente, terapia farmacologica su prescrizione, parent training e supporto scolasticotogliere le fonti di distrazione dalla scrivania e dare una struttura fissa alla giornata. Il metilfenidato è un farmaco soggetto a prescrizione, viene valutato dallo specialista dentro un piano terapeutico, con controlli periodici, e in genere si aggiunge agli interventi psicoeducativi invece di sostituirli. Non è una scelta che si può fare in autonomia
Autismointerventi psicoeducativi precoci, lavoro sulle abilità sociali e comunicative, adattamento sensoriale del contestopercorsi strutturati sulla comunicazione e sull'interazione, insieme a modifiche dell'ambiente come luci meno intense, riduzione del rumore di fondo, uno spazio in cui ritirarsi
DSAstrumenti compensativi e misure dispensative, potenziamento specifico di lettura, scrittura e calcolosintesi vocale e tempi aggiuntivi nelle verifiche, in parallelo a un lavoro mirato sulla decodifica del testo o sul calcolo
Sindrome di Tourettepsicoeducazione, terapia comportamentale sui tic, trattamento farmacologico nei casi in cui i tic sono invalidantil'Habit Reversal Training insegna a riconoscere la sensazione che precede il tic e a sostituirlo con un movimento incompatibile
Disprassiaterapia occupazionale e psicomotricità, adattamenti per la scritturaesercizi sulla coordinazione e sui gesti quotidiani, uso del computer al posto della scrittura a mano nei compiti lunghi

 

L'ADHD è l'unica delle neurodivergenze per cui esiste un trattamento farmacologico consolidato. Per autismo, DSA, sindrome di Tourette e disprassia gli interventi di riferimento sono educativi, riabilitativi e di adattamento del contesto, e il farmaco, quando entra, riguarda un sintomo specifico come i tic invalidanti, non la condizione nel suo insieme.

La psicoterapia a supporto delle persone neurodivergenti

La psicoterapia non serve a correggere il tuo funzionamento, serve a lavorare su quello che ci si costruisce sopra, cioè fatica emotiva, difficoltà relazionali, ansia, immagine di sé segnata da anni in cui ti sei sentito fuori posto. È il motivo per cui molti adulti neurodivergenti arrivano in terapia prima ancora di avere una diagnosi.

Da Serenis lavoriamo con psicologi e psicoterapeuti e con psichiatri, e adattiamo il percorso alle esigenze della singola persona. Se ti riconosci in quello che hai letto, chiedere aiuto è la cosa sensata da fare, e non c'è niente da nascondere in un funzionamento che è semplicemente diverso da quello della maggioranza.

Fonti:

Sitografia

Ripensare l'autismo. La rivoluzione della neurodiversità.

Le Nius.

Psychiatric and psychosocial problems in adults with normal-intelligence autism spectrum disorders.

BMC Psychiatry, 9, 35.

L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità, anno scolastico 2024/2025.

ISTAT

The investigation and differential diagnosis of Asperger syndrome in adults.

Deutsches Ärzteblatt International, 110(45)

Alcune domande che potresti avere su Neurodivergenza e neurodiversità

Il nostro processo di revisione
Scopri di più
Approfondimento
Coinvolgiamo nella stesura dei contenuti clinici i terapeuti con almeno 2.000 ore di esperienza.
Verifica
Studiamo le ricerche sul tema clinico e quando possibile le inseriamo in bibliografia.
Chiarezza
Perfezioniamo gli articoli dal punto di vista stilistico privilegiando la comprensione del testo.
Validano gli articoli
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
Leggi la biografia
Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Leggi la biografia
Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
Franca Dalla VallePsicologa e Psicoterapeuta
Leggi la biografia
Dopo la laurea in psicologa clinica a orientamento cognitivo mi sono specializzata in psicoterapia ipnotica e in rielaborazione dei traumi (EMDR). Mi occupo di ansia, depressione, difficoltà comportamentali, stress legato al lavoro e conflittualità. Il mio lavoro parte dall'ascolto della globalità della persona, mente e corpo. Accompagno il percorso di conoscenza e trasformazione intervenendo nella vulnerabilità, valorizzando le risorse, allenando la comunicazione e il senso di sicurezza.
Trova un terapeuta
Primo colloquio gratuito
Primo colloquio gratuito