Autoerotismo: cosa significa davvero questa parola

Punti chiave:
- Cos'è: l'autoerotismo indica sia l'atto pratico (sinonimo di masturbazione) sia, in psicologia, un concetto più ampio: la libido rivolta verso il proprio corpo invece che verso un'altra persona.
- Da dove viene il termine: coniato dal sessuologo Havelock Ellis, poi ripreso da Freud per descrivere una fase dello sviluppo psicosessuale.
- Perché non è solo un sinonimo: "masturbazione" descrive il gesto; "autoerotismo" descrive anche una dimensione relazionale con se stessi.
- Quando chiedere aiuto: quando la pratica influisce sulla sfera lavorativa, relazionale e quotidiana, diventando l’unico modo per gestire lo stress e fonte di disagio personale.
Cosa vuol dire "fare autoerotismo": definizione ed etimologia
Nel linguaggio comune, fare autoerotismo significa generalmente ricercare piacere ed eccitazione sessuale attraverso il proprio corpo, senza la partecipazione di un'altra persona. Per questo il termine viene spesso utilizzato come sinonimo di masturbazione. Dal punto di vista storico e psicologico, però, autoerotismo e masturbazione non indicano esattamente la stessa cosa.
La parola richiama l'idea di un erotismo rivolto verso sé stessi: il prefisso auto- deriva dal greco autós, “sé stesso”, mentre erotismo rimanda a érōs, amore o desiderio.
A rendere importante il concetto nella sessuologia fu il medico e sessuologo britannico Havelock Ellis, che gli dedicò uno studio negli Studies in the Psychology of Sex alla fine del XIX secolo. Per Ellis, la masturbazione rappresentava soltanto una parte di un campo autoerotico più ampio: vi comprendeva manifestazioni dell'eccitazione sessuale che potevano prodursi senza uno stimolo proveniente da un'altra persona, come i sogni erotici e le fantasie sessuali spontanee.
Questa origine aiuta a capire perché, ancora oggi, sia utile distinguere i due termini: la masturbazione descrive soprattutto una pratica, mentre “autoerotismo” può assumere un significato più ampio, legato al modo in cui desiderio, eccitazione e piacere possono essere rivolti verso il proprio corpo e la propria esperienza.
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Autoerotismo in psicologia: il concetto di Freud e la libido rivolta a sé
Sigmund Freud riprese il concetto di autoerotismo all'interno della propria teoria dello sviluppo psicosessuale, in particolare nei Tre saggi sulla teoria sessuale del 1905. Nel suo modello, l'autoerotismo non coincide semplicemente con il masturbarsi: descrive una fase in cui le pulsioni sessuali trovano soddisfacimento senza essere ancora organizzate intorno a un'altra persona come oggetto unitario del desiderio.
Freud applicò questo concetto soprattutto alla sessualità infantile, sostenendo che inizialmente differenti pulsioni parziali potessero cercare soddisfacimento attraverso diverse zone del corpo. Si tratta di una costruzione teorica appartenente alla psicoanalisi, non di una diagnosi medica né di una descrizione neuroscientifica contemporanea della libido.
Inoltre, non dobbiamo tradurre troppo letteralmente questa teoria dicendo semplicemente che nell'autoerotismo “la libido è rivolta verso sé stessi”. Nella teoria freudiana questa formulazione diventa più appropriata parlando di narcisismo, dove l'Io assume il ruolo di oggetto dell'investimento libidico.
Autoerotismo e narcisismo sono quindi concetti collegati nella storia della psicoanalisi, ma Freud non li considerava perfettamente sovrapponibili.
Autoerotismo e narcisismo: cosa dice davvero la psicoanalisi
Come anticipato, nella teoria freudiana, autoerotismo e narcisismo rappresentano concetti distinti. Nell'autoerotismo iniziale le pulsioni sessuali vengono descritte come relativamente indipendenti e non ancora organizzate intorno ad un Io assunto come oggetto unitario. Con il concetto di narcisismo, sviluppato soprattutto nel saggio Introduzione al narcisismo del 1914, Freud teorizza invece un investimento libidico rivolto all'Io.
È in questo contesto storico che si parla anche di narcisismo primario. Non significa, però, che una persona adulta che pratica autoerotismo sia necessariamente narcisista, né permette di dedurre la presenza di un disturbo di personalità.
Lo stesso vale per espressioni molto diffuse online come narcisista covert associato ad autoerotismo. Il termine “covert” viene utilizzato nella letteratura contemporanea per descrivere alcune manifestazioni vulnerabili del narcisismo, ma non costituisce, da solo, una diagnosi autonoma e non esiste un'equazione clinica del tipo: preferisce l'autoerotismo dunque è un narcisista covert.
Accostare automaticamente masturbazione, autoerotismo e narcisismo significa quindi mescolare una pratica sessuale, concetti della teoria psicoanalitica e categorie della psicologia della personalità che appartengono a piani differenti.

Perché si preferisce l'autoerotismo a una persona
Preferire l'autoerotismo in alcuni momenti in psicologia non significa necessariamente avere difficoltà sessuali o relazionali. La sessualità individuale e quella condivisa possono coesistere e rispondere a bisogni differenti, in quanto nell'autoerotismo la persona conosce le proprie sensazioni, può scegliere liberamente tempi e modalità e non deve coordinare desideri e preferenze con un partner.
Per alcune persone questo spazio può essere particolarmente rassicurante perché:
- offre maggiore autonomia e controllo;
- non comporta il timore di soddisfare le aspettative dell'altro;
- può ridurre l'ansia da prestazione;
- permette di concentrarsi sulle proprie sensazioni;
- non richiede necessariamente disponibilità o desiderio di un partner.
In altri casi, però, preferire sistematicamente l'autoerotismo può intrecciarsi con paura del giudizio, difficoltà nell'intimità, esperienze relazionali negative o insoddisfazione nella sessualità condivisa. Non esiste quindi un'unica spiegazione valida per tutti.
Più che chiedersi se sia “normale” preferirlo, può essere utile domandarsi che funzione svolga nella propria vita la masturbazione e se rappresenti una scelta soddisfacente oppure qualcosa che limita relazioni, attività quotidiane o benessere. In quest'ultimo caso bisognerebbe approfondire il significato con uno psicoterapeuta.
Il consiglio dello psicologo
Concentrarsi soltanto sulla frequenza può essere fuorviante. Dal punto di vista psicologico è spesso più utile chiedersi quale funzione abbia quel comportamento nella propria vita. Per esempio: rappresenta semplicemente una modalità di espressione della sessualità oppure viene utilizzato sistematicamente per gestire ansia, solitudine, noia o emozioni difficili? È una scelta sulla quale senti di avere controllo oppure ti sembra difficile interromperla anche quando interferisce con attività, relazioni o responsabilità? Ti provoca sofferenza per le sue conseguenze oppure il disagio nasce soprattutto dal conflitto con i tuoi valori personali, culturali o religiosi? Sono situazioni differenti e non dovrebbero essere interpretate automaticamente nello stesso modo. Uno psicoterapeuta non dovrebbe stabilire dall'esterno quale debba essere la tua vita sessuale, ma può aiutarti a comprendere comportamenti, emozioni e conflitti senza ignorare il tuo sistema di valori.
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Quali sono i benefici e i rischi?
L'autoerotismo e la masturbazione fanno parte dell'esperienza sessuale di molte persone e non si parla di una frequenza universalmente corretta. Più del numero di volte, viene considerato il rapporto che la persona ha con questa esperienza: se è libera e piacevole oppure vissuta con sofferenza, perdita di controllo o conseguenze negative nella quotidianità.
In questo articolo, però, non vogliamo confondere due domande differenti. Capire che cosa significa autoerotismo dal punto di vista linguistico e psicologico non equivale a stabilire quali siano tutti gli effetti della masturbazione sulla salute.
Per questo motivo non ripeteremo qui liste di benefici, possibili effetti indesiderati o criteri relativi ai comportamenti sessuali problematici. Puoi approfondire questi aspetti nel nostro articolo dedicato alla masturbazione, già linkato nel paragrafo precedente, dove vengono affrontati fisiologia, miti, rischi e situazioni in cui può essere utile chiedere aiuto.
Per il rapporto tra masturbazione e benessere psicologico puoi invece consultare l’articolo masturbazione: benefici, rischi e miti da sfatare, dove trovi un approfondimento specifico anche sugli aspetti legati alla salute mentale.
In ambito psicologico bisogna fare un’importante distinzione: una pratica sessuale non diventa problematica semplicemente perché è frequente, ma va compresa nel contesto della persona.

Autoerotismo femminile e maschile: le differenze
Parlare di autoerotismo femminile e maschile non implica che esistano due forme psicologicamente separate di autoerotismo. Psicologicamente si tratta sempre di una dimensione della sessualità nella quale eccitazione, desiderio e piacere possono essere sperimentati autonomamente.
Detto ciò, una meta-analisi su oltre 600.000 individui conferma che gli uomini si masturbano con una frequenza significativamente maggiore rispetto alle donne, riflettendo un “sex drive” più elevato in termini di pensieri, fantasie e comportamenti.
Da alcuni studi emerge che per le donne spesso l’autoerotismo è complementare, poiché chi ha più rapporti col partner tende a masturbarsi di più, suggerendo una spinta sessuale generale elevata; di contro, per l’uomo può avere una funzione compensatoria, in quanto la frequenza aumenta quando la soddisfazione o la frequenza del sesso di coppia diminuisce.
Le differenze osservate tra uomini e donne riguardano quindi aspetti biologici, modalità di stimolazione, frequenza dichiarata e soprattutto fattori sociali e culturali. Per molto tempo, infatti, la masturbazione femminile è stata maggiormente invisibilizzata o accompagnata da stigma e vergogna. Anche i dati raccolti attraverso questionari devono quindi essere interpretati considerando quanto norme sociali e disponibilità a parlare della propria sessualità possano influenzare le risposte.
Per approfondire puoi leggere il nostro articolo generale sulla masturbazione e quello dedicato specificamente alla masturbazione femminile e alla lotta contro il tabù.
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