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Ailurofobia: significato e psicologia della paura dei gatti

Affrontare l'ailurofobia può portare a una maggiore tranquillità e libertà emotiva, consentendo di vivere senza l'ansia e il disagio associati alla presenza dei gatti.
Scritto daDott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato28 settembre 2023
•
Aggiornato13 settembre 2026
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Gatto bianco dagli occhi azzurri che guarda in alto, per l'ailurofobia

Ailurofobia: una definizione

L'ailurofobia, o elurofobia, è la paura forte e dura dei gatti. Chi ha questa fobia teme la vicinanza di questi animali, anche se sono tranquilli o amichevoli.

La paura non è giustificata dal comportamento del gatto: anche di fronte ad un esemplare visibilmente inoffensivo, l’ailurofobico può sperimentare sintomi quali angoscia, ansia, nei casi più gravi attacchi di panico e altro ancora.

Questa fobia, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, è molto comune: tanto che è entrata a far parte anche dell’immaginario cinematografico e televisivo.

Ma perché alcuni soggetti hanno paura dei gatti?

Gatto tigrato con gli occhi azzurri su sfondo nero, per definire l'ailurofobia

La paura dei gatti: cause

Molto spesso, le fobie sono causate da credenze e/o fantasie di cui il soggetto fobico non è pienamente consapevole. Anche nel caso dell’ailurofobia, le cause possono riguardare le credenze o le memorie profonde di un individuo.

Così, per esempio, la fobia dei gatti potrebbe essere causata da un vissuto spiacevole o traumatico.

Vissuto traumatico

Per vissuto traumatico, si intende un vissuto critico che il soggetto non ha saputo metabolizzare in maniera corretta. Per fare un esempio: se, durante l’infanzia, abbiamo vissuto un particolare evento (es. siamo stati rifiutati da un genitore), e non abbiamo saputo processare l’evento sul piano psicologico ed emotivo (es. “Un genitore che rifiuta un figlio non lo ama”), potremmo finire per sviluppare una fobia, una paura irrazionale o una falsa credenza (es. “L’amore implica il rifiuto”).

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Qual è il ruolo delle fobie o delle false credenze?

La fobia ha dunque il ruolo disfunzionale di difendere il soggetto da una consapevolezza ritenuta inconsciamente pericolosa (es. “Il genitore X non mi amava”), che viene sostituita con una fobia o una falsa credenza (“L’amore implica il rifiuto”).

La stessa cosa accade nel caso dei gatti. Se, durante l’infanzia, siamo stati feriti o graffiati da un gatto, potremmo sviluppare timore irrazionale di venire feriti di nuovo. Dovremmo invece metabolizzare l’evento nella maniera che segue:

  • Può accadere che un gatto usi gli artigli.
  • Ciò non implica che avverrà, di nuovo, in futuro.

Associazioni simboliche

Secondo altri studiosi, l’ailurofobia sarebbe causata da un processo di associazione simbolica capace di suggestionare l’individuo in maniera inconscia. 

Com’è noto, fin dall’antichità i gatti sono legati all’ambito del sovrannaturale e addirittura del diabolico. Nella civiltà egizia il gatto è un animale considerato divino, che intrattiene un rapporto privilegiato con Iside e con Osiride.

Nel Medioevo, il gatto nero è invece considerato come un adepto di Satana: moltissimi Papi, in epoca medievale, ordinavano di bruciare i gatti neri durante le feste o le occasioni popolari.

Gatto nero con gli occhi gialli su un muretto, associazioni simboliche dell'ailurofobia

Associazioni e fantasie inconsce

Alcuni ailurofobici potrebbero inconsciamente essere influenzati da questo genere di credenze. Potrebbero così ritrovarsi a sperimentare angoscia e ansia di fronte ai gatti pur senza poterne spiegare o comprendere le ragioni.

Come si cura l’ailurofobia?

Rispetto ad altre fobie, l’ailurofobia non appare tanto invalidante nella vita quotidiana. Eppure, i soggetti che ne soffrono, possono percepirla con frustrazione e addirittura con vergogna o imbarazzo.

Domandiamoci allora: come si cura l’ailurofobia?

In primo luogo, se la fobia è dovuta ad un trauma passato, è consigliabile lavorare sul trauma con l’aiuto di uno specialista. In tal modo, venendo a capo del vissuto traumatico, si riuscirà anche a liberarsi della fobia e del suo ruolo disfunzionale.

Se invece non è accaduto alcun evento traumatico, il consiglio è quello di avvicinarsi ai nostri amici felini con rispetto a con la dovuta cautela.

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Conoscere per non avere paura

Se vuoi superare l’ailurofobia, potresti informarti sugli animali che tanto temi: guardare documentari sull’argomento potrebbe essere d’aiuto. Ciò è dovuto al particolare funzionamento del nostro cervello.

La paura funziona, detto vagamente, in questa maniera: l’amigdala stabilisce il contenuto emotivo di una certa esperienza. Per esempio, stabilisce che l’evento X è pauroso. Allora invia specifici input ai muscoli, al sistema nervoso, etc.

A questo punto l’ippocampo analizza nuovamente l’evento, per decretare se la paura sia o meno giustificata. Se percepisce che l’evento non è pericoloso, l’ippocampo “inibisce” la reazione dell’amigdala e dunque la paura.

Ciò è, a conti fatti, quello che accade quando guardiamo un film dell’orrore. Sperimentiamo paura (input dell’amigdala), ma poi percepiamo che questa paura non è giustificata (si tratta, appunto, solo di un film). 

Conclusione

Con i gatti vale lo stesso discorso. Se noi ci informiamo sui nostri amici felini, e scopriamo che sono per la maggior parte inoffensivi, possiamo fare in modo di inibire automaticamente la risposta dell’amigdala.

Per affrontare le tue fobie, un esperto della salute mentale può aiutarti a trovare le strategie miglio per te: con Serenis puoi farlo attraverso la psicoterapia online. Altri esempi di fobie comuni possono essere:

Fonti:

Bibliografia

Ailurophobia and ornithophobia — The Psychiatric quarterly, 26(3), pp. 364-371

LONDON L. S. (1952)

A Smartphone-Gamified Virtual Reality Exposure Therapy Augmented With Biofeedback for Ailurophobia: Development and Evaluation Study — JMIR serious games, 12

Khaleghi, A., Narimani, A, Aghaei, Z., Khorrami Banaraki, A., Hassani-Abharian, P. (2024)

Queste cose non le sa nessuno
In Italia parliamo di "benessere mentale" solo da qualche anno: molte persone non hanno grande consapevolezza di quello che si nasconde dietro le emozioni. Se conosci qualcuno che avrebbe bisogno di leggere questo articolo, puoi condividerlo da qui.
Scritto da
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
Leggi la biografia
Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.