Psicologo e dipendenza da cibo: quando chiedere aiuto e come funziona il percorso

Punti chiave:
- Anche se l'espressione “dipendenza da cibo” non identifica una diagnosi ufficiale, può descrivere un'esperienza di sofferenza che interferisce con il benessere emotivo e la vita quotidiana.
- Non devi aspettare che la situazione peggiori per chiedere aiuto: se il rapporto con il cibo è diventato fonte di vergogna, preoccupazione o disagio, puoi parlarne con uno psicologo, senza dover prima capire da solo quale sia il problema.
- Il percorso psicologico non si basa sulla forza di volontà, ma ti aiuta a comprendere le difficoltà e, quando necessario, si integra con il lavoro del medico, dello psichiatra e dei professionisti della nutrizione.
- Anche i familiari possono ricevere sostegno. Ascoltare senza giudicare e rispettare la persona è importante, ma non significa dover affrontare tutto senza aiuto.
- La psicoterapia online può essere una possibilità, purché sia adatta alla situazione individuale. Quando sono necessarie valutazioni mediche o cure specialistiche in presenza, non può sostituirle.
"Dipendenza da cibo": cosa significa davvero (e cosa no)
Quando hai la sensazione di perdere il controllo sul cibo, potresti pensare che mangiare sia diventato qualcosa di difficile da gestire. Questa esperienza può accompagnarsi a emozioni contrastanti, come un sollievo momentaneo seguito da vergogna o senso di colpa.
L'espressione dipendenza da cibo, o food addiction, viene utilizzata nel linguaggio comune e nella ricerca scientifica, ma non rappresenta una diagnosi autonoma riconosciuta dal DSM-5 o dal DSM-5-TR. Gli studiosi ancora oggi ne discutono le possibili somiglianze con le dipendenze, senza che questo permetta di equipararle.
Alcune esperienze descritte con questo termine possono sovrapporsi al disturbo da alimentazione incontrollata (BED), alla bulimia nervosa o alle difficoltà legate all'alimentazione emotiva, ma non parliamo di condizioni equivalenti.
La Yale Food Addiction Scale (YFAS), che viene associata alla food addiction, per l’appunto, è uno strumento utilizzato nella ricerca per studiare comportamenti alimentari simili a quelli osservati nelle dipendenze, ma non è un mezzo per formulare autonomamente una diagnosi.
Al di là della precisione scientifica e diagnostica, ciò che conta è comprendere come stai vivendo il rapporto con il cibo e quale supporto possa esserti utile.
Quando rivolgersi a uno psicologo
Parlare delle proprie difficoltà con il cibo non è sempre semplice. Potresti temere di essere giudicato, di non essere compreso o di sentirti dire che basterebbe avere più autocontrollo, mangiare un po’ di meno, trovare distrazioni, evitare abbuffate. In realtà, un rapporto problematico con l'alimentazione può coinvolgere emozioni, pensieri ed esperienze personali che andrebbero affrontate con un professionista.
Ti consigliamo di rivolgerti a uno psicologo per le dipendenze quando mangiare è diventato fonte di profonda sofferenza. Per esempio, potresti vivere episodi in cui senti di perdere il controllo, avere fame nervosa, provare vergogna dopo aver mangiato oppure accorgerti che le preoccupazioni legate al cibo occupano una parte importante delle tue giornate.
Anche utilizzare frequentemente il cibo per affrontare emozioni difficili, o sentirsi intrappolati in comportamenti che si vorrebbero cambiare, può essere un motivo per chiedere un confronto professionale.
Non devi aspettare che la situazione peggiori per chiedere aiuto. Uno psicologo può aiutarti a comprendere ciò che stai vivendo e a valutare se sia necessario un percorso specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.
Se desideri iniziare a riflettere sul tuo rapporto con il cibo, puoi consultare il test orientativo Serenis sul binge eating, che comunque non sostituisce una valutazione clinica e non permette, da solo, di stabilire la presenza di un disturbo alimentare.
Parlane con un professionista: ti aiuterà a vederci chiaro.
- Centro medico autorizzato
- 100% professionisti qualificati
- Primo colloquio gratuito
Cosa fa lo psicologo con chi vive questa difficoltà
Lo psicologo offre uno spazio di ascolto in cui esplorare il rapporto con il cibo senza giudizi. Durante i primi colloqui cerca di comprendere quali difficoltà stai vivendo, come influenzano la quotidianità e quali aspetti sarebbe utile approfondire.
Il percorso può aiutarti a:
- Comprendere il significato dei comportamenti alimentari: esplorare il possibile legame con stress, solitudine, emozioni difficili o altre esperienze personali, senza presumere che abbiano sempre un'origine emotiva.
- Affrontare la perdita di controllo: lavorare sui pensieri, sulle emozioni e sulle circostanze associate agli episodi problematici.
- Ridurre il peso della vergogna e dell'autocritica: costruire un rapporto meno giudicante con te stesso.
- Migliorare il rapporto con il corpo: affrontare eventuali difficoltà legate all'immagine corporea e all'autostima.
- Gestire le difficoltà durante il percorso: comprendere eventuali ricadute e rivedere gli obiettivi senza considerarle un fallimento personale.
Tra gli interventi studiati per i disturbi alimentari rientra la terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sui disturbi dell'alimentazione (CBT-E), un approccio che lavora sui pensieri e sui comportamenti che contribuiscono a mantenere il problema, attraverso un percorso strutturato.
A tal proposito, le linee guida NICE NG69 raccomandano interventi cognitivo-comportamentali specifici per il disturbo da alimentazione incontrollata, prevedendo differenti modalità di trattamento in base alle esigenze della persona. Sottolineano inoltre che la perdita di peso non costituisce un obiettivo della terapia psicologica per le abbuffate.
Lo psicologo può quindi contribuire al trattamento, ma non sostituisce gli altri professionisti quando sono necessari. Nei disturbi alimentari può essere particolarmente importante un percorso coordinato con il medico e gli specialisti della nutrizione.

Psicologo, psichiatra, nutrizionista e medico: chi fa cosa
Se stai vivendo un rapporto difficile con il cibo, potresti chiederti a quale professionista dovresti rivolgerti per chiedere aiuto. Non dobbiamo per forza trovare da soli la figura giusta: puoi iniziare chiedendo un confronto con il medico o uno psicologo, che potranno orientarti verso un servizio specializzato se necessario.
Nei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, il trattamento può coinvolgere più professionisti, con competenze differenti ma complementari. Nella tabella seguente ti riportiamo i principali, con il tipo di cura che offrono.
| Professionista | Cosa fa | Quando può servire |
| Psicologo o psicoterapeuta | Ascolta e valuta le difficoltà psicologiche; lo psicoterapeuta può condurre trattamenti specifici per i disturbi alimentari. | Quando il rapporto con il cibo provoca sofferenza, perdita di controllo o difficoltà emotive e relazionali. |
| Psichiatra | Valuta la salute mentale e l'eventuale presenza di altre condizioni psicologiche o psichiatriche; può prescrivere farmaci quando indicato. | Quando è necessaria una valutazione specialistica o un trattamento medico-psichiatrico. |
| Dietista o nutrizionista | Offre un accompagnamento nutrizionale adeguato alla situazione clinica, in collaborazione con gli altri specialisti. | Quando il percorso richiede anche un intervento sul rapporto con l'alimentazione e sulla salute nutrizionale. |
| Medico di base | Valuta lo stato di salute fisica, eventuali complicazioni e la necessità di accertamenti o visite specialistiche. | Come primo riferimento sanitario e quando sono presenti disturbi fisici o preoccupazioni per la salute. |
Il lavoro coordinato con più figure è fondamentale quando viene diagnosticato un disturbo alimentare, soprattutto se particolarmente grave e invalidante. Le linee guida NICE sui disturbi alimentari raccomandano una valutazione che consideri sia la salute fisica sia quella psicologica, con il coinvolgimento dei servizi appropriati.

Come funziona un percorso: primi colloqui e durata
I primi colloqui sono dedicati soprattutto alla conoscenza della persona e delle difficoltà che sta vivendo. Il professionista può chiederti com’è cambiato nel tempo il rapporto con il cibo, quali situazioni ti creano maggiore disagio e che cosa ti aspetti dal percorso.
La valutazione può comprendere diversi aspetti, tra cui:
- La tua esperienza con il cibo: comprendere eventuali episodi di perdita di controllo e le emozioni che li accompagnano.
- Il benessere psicologico: esplorare difficoltà emotive, preoccupazioni, esperienze personali e altre condizioni che potrebbero richiedere attenzione.
- La salute fisica: verificare se hai già ricevuto una valutazione medica e se è necessario coinvolgere altri professionisti.
- Gli obiettivi del percorso: individuare insieme le difficoltà su cui lavorare, rispettando le tue esigenze.
Se emerge il sospetto di un disturbo alimentare, il percorso potrebbe virare verso una valutazione specialistica, mentre i professionisti sanitari valutano la possibilità di effettuare eventuali accertamenti medici, in base alla situazione individuale.
Il trattamento della dipendenza da cibo non ha una durata standard valida per tutti, poiché alcuni interventi richiedono protocolli strutturati, mentre per altri servono tempistiche differenti. Senza contare che la frequenza e il numero degli incontri può cambiare persino durante il percorso, in base agli obiettivi da raggiungere.
Può capitare di attraversare momenti difficili e di ricadere in comportamenti che sembravano superati. Non significa che il percorso sia stato inutile o che hai fallito, ma è importante parlarne con i professionisti che ti seguono, per comprendere cosa sta accadendo e valutare eventuali modifiche al trattamento.
Quando sono presenti complicazioni fisiche o rischi per la salute, dobbiamo dare priorità alla valutazione medica e richiedere interventi tempestivi, senza affidarci alla sola psicoterapia.

Se a stare male è una persona vicina: come puoi aiutare
Vedere una persona cara vivere un rapporto difficile con il cibo può suscitare in noi preoccupazione, tristezza e senso di impotenza. Potresti chiederti come aiutarla senza ferirla o temere che qualsiasi tentativo di parlarne venga interpretato come una critica o un giudizio personale.
Non esistono parole capaci di risolvere da sole una situazione complessa, ma il modo in cui ti avvicini alla persona può sicuramente favorire un dialogo più sereno.
Puoi provare a seguire questi consigli:
- Scegli un momento tranquillo, lontano dai pasti e dalle situazioni che potrebbero già provocare disagio.
- Parla di ciò che provi, esprimendo la tua preoccupazione per il suo benessere, senza concentrarti sulle abitudini alimentari.
- Evita commenti sul corpo e sul cibo, anche quando nascono da intenzioni positive.
- Ascolta senza cercare subito una soluzione, lasciando spazio a emozioni e difficoltà che la persona potrebbe faticare a raccontare.
- Proponi un aiuto professionale, senza trasformare la conversazione in un confronto fatto di accuse o ultimatum.
Non è tuo compito controllare ciò che la persona mangia né assumerti la responsabilità della sua guarigione. Se desidera coinvolgerti nel percorso, puoi confrontarti con i professionisti per comprendere come sostenerla nel rispetto della sua autonomia.
Inoltre, anche il tuo benessere è importante. Puoi rivolgerti a uno psicologo o cercare un gruppo di sostegno per familiari, anche se la persona a cui vuoi bene non ha ancora iniziato un trattamento.
Psicologo online per la dipendenza da cibo: quando è adatto
Parlare delle proprie difficoltà con il cibo può richiedere tempo, soprattutto quando si accompagnano a vergogna, senso di colpa o paura del giudizio altrui. La psicoterapia online può offrire uno spazio riservato in cui iniziare ad affrontare questi vissuti, senza dover raggiungere fisicamente uno studio.
Con Serenis puoi svolgere colloqui in videochiamata con uno psicoterapeuta, utilizzando un dispositivo con connessione internet e scegliendo un ambiente tranquillo in cui parlare liberamente. La modalità online può facilitare la continuità degli incontri, soprattutto quando gli spostamenti o gli impegni quotidiani rappresentano un ostacolo e possono diventare un motivo per abbandonare il percorso.
È bene precisarlo, non tutte le difficoltà alimentari possono però essere affrontate attraverso la sola psicoterapia. Quando è presente un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione, si potrebbe integrare un percorso con professionisti sanitari e servizi specializzati.
Con Serenis, puoi prenotare un primo colloquio gratuito con uno psicoterapeuta, eventualmente affiancando il percorso per il trattamento dei DCA e il supporto di un nutrizionista online. La necessità di integrare l’aiuto di più specialisti viene valutata caso per caso dal professionista che ti segue.
Il consiglio dello psicologo Se il rapporto con il cibo ti fa soffrire, potresti aver imparato a nascondere alcuni comportamenti o a raccontarli minimizzandoli, per paura di essere giudicato. Quando incontri un professionista, non sentirti obbligato a presentare una versione più rassicurante di ciò che stai vivendo. Puoi raccontare anche ciò che ti mette in imbarazzo, oppure dire apertamente che non te la senti ancora di parlarne. La fiducia si costruisce nel tempo e non devi trovare subito le parole giuste. Anche esprimere la paura del giudizio può essere un primo passo importante del percorso. |
Sitografia
