Neuropsichiatra infantile: cosa fa e quando rivolgersi a lui

Capita a molti genitori di chiedersi se alcune difficoltà del proprio figlio siano parte del normale percorso di crescita o se meritino un approfondimento. Quando il rendimento scolastico, il comportamento o lo sviluppo motorio suscitano qualche preoccupazione, il neuropsichiatra infantile è la figura giusta a cui rivolgersi per fare chiarezza.
In questo articolo vedremo chi è il neuropsichiatra infantile, di cosa si occupa, quando può essere utile rivolgersi a lui, cosa succede durante la prima visita e quali differenze ci sono rispetto ad altre figure, come lo psicologo dell'età evolutiva.
Chi è il neuropsichiatra infantile e cosa fa
Il neuropsichiatra infantile è il medico specialista che valuta e cura i disturbi dello sviluppo neurologico, cognitivo e psichico di bambini e adolescenti, dalla nascita fino ai 18 anni.
Si occupa quindi sia di condizioni di origine neurologica, come epilessia o paralisi cerebrale, sia di difficoltà cognitive, comportamentali ed emotive, e lavora spesso in équipe con altri professionisti dell'età evolutiva. Le linee di indirizzo nazionali sui disturbi neuropsichiatrici e neuropsichici dell'infanzia e dell'adolescenza indicano, tra le figure di questa équipe, psicologi, logopedisti, terapisti della neuropsicomotricità, infermieri ed educatori professionali, oltre al neuropsichiatra infantile stesso (Ministero della Salute, 2019).
La disciplina ha una storia relativamente recente in Italia: il primo servizio dedicato nacque nel 1930 per opera di Giovanni De Sanctis, ma la neuropsichiatria infantile si è affermata come specializzazione autonoma solo a partire dagli anni '70, grazie soprattutto ai progressi delle neuroscienze.
Oggi il neuropsichiatra infantile lavora all'interno di un'équipe multiprofessionale, coprendo quattro principali aree di intervento: quella neurologica, quella neuropsicologica, quella psichiatrica e quella riabilitativa, come indicato dalla SINPIA, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza.
Quando rivolgersi al neuropsichiatra infantile
Non c’è un’età precisa o un singolo segnale che, da solo, indica quando sia necessario rivolgersi a un neuropsichiatra infantile. I campanelli d’allarme possono cambiare molto in base alla fase di crescita del bambino e, in caso di dubbi, il primo riferimento resta sempre il pediatra di base, che può aiutare la famiglia a capire se sia opportuno approfondire.
Nei primi tre anni di vita, i bilanci di salute pediatrici servono anche a monitorare alcune aree fondamentali dello sviluppo: il movimento, il linguaggio, la comunicazione sociale e la capacità del bambino di regolare comportamento ed emozioni (Gruppo di Lavoro Nazionale sui Disturbi del Neurosviluppo, ISS, 2022).
Riconoscere presto eventuali difficoltà può fare una differenza importante. Per questo è utile non saltare i controlli di routine: una sorveglianza regolare dello sviluppo permette di intercettare segnali che, in alcuni casi, rischierebbero di passare inosservati fino all’ingresso alla scuola dell’infanzia (Lipkin & Macias, 2020).
In età prescolare, tra i 3 e i 6 anni, può essere utile parlarne con uno specialista se alcuni aspetti dello sviluppo sembrano discostarsi in modo significativo da quelli attesi per l'età (Istituto Superiore di Sanità, 2021). Tra i segnali da osservare ci sono, per esempio:
- un ritardo marcato nella comparsa o nello sviluppo del linguaggio;
- difficoltà persistenti nella motricità fine o grossolana;
- scarso interesse per il gioco condiviso o per l’interazione con altri bambini;
- difficoltà evidenti nel regolare il comportamento ed emozioni rispetto ai coetanei.
Dai 6 anni in poi, invece, una delle ragioni più frequenti per cui si arriva a una valutazione riguarda l’apprendimento. Una fatica persistente nella lettura, nella scrittura o nel calcolo, nonostante un’istruzione adeguata, può meritare un approfondimento. In genere, una prima diagnosi di disturbo specifico dell'apprendimento può essere formulata dalla fine della seconda classe della scuola primaria (Consensus Conference, 2009).
Questo non significa che ogni difficoltà debba preoccupare o che ogni segnale indichi la presenza di un disturbo. Significa, piuttosto, che quando un dubbio persiste è meglio parlarne con un professionista, per capire se si tratta di una variazione del normale percorso di crescita o se sia utile intervenire con un supporto mirato.
Agire per tempo, quando necessario, consente di sostenere al meglio le potenzialità di sviluppo del bambino, soprattutto nei primi anni di vita (Nair et al., 2024).
Cosa fa il neuropsichiatra infantile alla prima visita
La prima visita si apre di solito con un colloquio anamnestico con i genitori: il neuropsichiatra raccoglie informazioni sulla gravidanza, sul parto, sulle tappe principali dello sviluppo del bambino e sulla sua storia clinica e familiare.
In questa fase il neuropsichiatra fa anche domande più mirate: come si comporta il bambino a casa e a scuola, quali sono le preoccupazioni specifiche dei genitori, se ci sono stati cambiamenti recenti nel suo comportamento o nel suo rendimento.
Segue poi un momento di osservazione diretta del bambino, spesso attraverso il gioco o piccoli compiti pensati per la sua età, che permette al medico di valutare comportamento, comunicazione e livello di attenzione in un contesto naturale.
Solo se necessario, la valutazione prosegue con test più strutturati: il professionista sceglie quali fare in base al quesito clinico specifico e li discute sempre con la famiglia prima di procedere.
Quali test utilizza il neuropsichiatra infantile
I test che utilizza il neuropsichiatra infantile cambiano in base all’età del bambino e al motivo della valutazione. Non esiste un esame unico valido per tutti: dopo il colloquio con i genitori e l’osservazione del bambino, lo specialista sceglie gli strumenti più adatti al caso.
In generale, la valutazione può includere test cognitivi, utili per esplorare ragionamento, attenzione e capacità di apprendimento; test del linguaggio, per osservare comprensione ed espressione verbale; e test motori, quando ci sono dubbi su coordinazione, motricità fine o sviluppo neuromotorio.
A questi possono aggiungersi strumenti osservativi sul comportamento, sulla relazione, sul gioco o sulla regolazione emotiva. I risultati, però, non vengono mai letti da soli: il neuropsichiatra infantile li interpreta insieme alla storia del bambino, alle informazioni raccolte dalla famiglia e, quando utile, dal contesto scolastico.
Che differenza c'è tra psicologo e neuropsichiatra infantile
Le tre figure che più spesso si confondono tra loro sono il neuropsichiatra infantile, lo psicologo dell'età evolutiva e il neuropsicologo infantile. La differenza principale riguarda la formazione e cosa possono fare nel percorso di cura:
| Figura professionale | Formazione | Farmaci ed esami strumentali | Di cosa si occupa |
|---|---|---|---|
| Neuropsichiatra infantile | medico, poi specializzato in neuropsichiatria infantile | può prescriverli | diagnosi e cura dei disturbi neurologici, cognitivi e psichici, da 0 a 18 anni |
| Psicologo dell'età evolutiva | formazione psicologica, non medica | non può prescriverli | valutazione psicodiagnostica e aiuto psicologico al bambino e alla famiglia |
| Neuropsicologo infantile | solitamente formazione psicologica, con specializzazione in neuropsicologia | non può prescriverli | valutazione approfondita di funzioni cognitive specifiche, come memoria, attenzione o funzioni esecutive |
Queste tre figure lavorano spesso insieme, ognuna con il proprio ruolo. Lavorare in un'équipe coordinata, piuttosto che in servizi scollegati tra loro, aiuta a evitare percorsi diagnostici frammentati: i disturbi del neurosviluppo si presentano spesso insieme ad altre difficoltà, più che in forma isolata (Ogundele & Morton, 2022).
Per approfondire il confronto tra due professioni mediche vicine, puoi leggere anche il nostro articolo sulla differenza tra psichiatra e neuropsichiatra dell'infanzia e dell'adolescenza.

Quali sono i disturbi trattati dalla neuropsichiatria infantile
Il neuropsichiatra infantile si occupa di un ampio ventaglio di condizioni, molte delle quali rientrano nei cosiddetti disturbi del neurosviluppo, che si possono raggruppare in alcune macro-aree.
Tra i disturbi emotivi e cognitivi:
- ansia e depressione;
- mancanza di autostima.
Tra i disturbi neurologici:
- epilessia;
- paralisi cerebrale infantile;
- ritardi nello sviluppo linguistico, cognitivo o motorio.
Tra i disturbi del comportamento:
- disturbo ADHD;
- disturbi dello spettro autistico;
- disturbi specifici dell'apprendimento, come dislessia, discalculia e disortografia.
Altri ambiti di intervento comprendono:
- disturbi della comunicazione e del linguaggio;
- disturbi alimentari, per esempio anoressia e bulimia;
- disturbi del sonno.
Il ruolo del supporto psicologico
In molti di questi percorsi, accanto al lavoro del neuropsichiatra infantile, può essere utile affiancare un aiuto psicologico dedicato al bambino e alla famiglia.
Un percorso psicologico può aiutare il bambino a sviluppare strategie di adattamento e a rafforzare la propria autostima, e può dare ai genitori uno spazio in cui gestire lo stress e le preoccupazioni legate alla situazione.
Su Serenis è possibile iniziare un percorso con uno psicologo online, da casa e con orari flessibili: il primo colloquio conoscitivo è gratuito, per valutare con calma se il percorso è quello giusto prima di proseguire.
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