Disforia di genere: cos'è e come affrontarla?

Punti chiave:
- Cos'è la disforia di genere: la disforia di genere è il disagio che si prova quando l’identità di genere non corrisponde al sesso assegnato alla nascita. Questo disagio può manifestarsi con un forte desiderio di vivere come appartenente al sesso opposto.
- Diagnosi: la diagnosi di disforia di genere si basa su criteri definiti nel DSM-5, che include la persistenza di incongruenza di genere per almeno sei mesi e un significativo disagio nelle aree sociali e lavorative. Il medico psichiatra è generalmente colui che emette la diagnosi.
- Come affrontarla: affrontare la disforia di genere implica un supporto psicologico e, in alcuni casi, una transizione sociale o interventi medici. Ogni percorso è unico e può includere terapia ormonale e interventi chirurgici per allineare il corpo con il genere percepito, oppure soltanto percorsi di psicoterapia per ridurre il disagio percepito, dal momento che non tutte le persone con disforia desiderano transizione.
Cos'è la disforia di genere?
La disforia di genere è una condizione caratterizzata da un profondo senso di disagio o sofferenza che deriva dall’incongruenza tra l’identità di genere di una persona (il genere che sente di appartenere) e il sesso assegnato alla nascita. (Saleem & Rizvi, 2017)
Per esempio, alcune persone si sentono donna anche se il loro corpo è maschile o viceversa. Ci sono poi persone che non si riconoscono né come donna né come uomo.

Come si manifesta la disforia di genere?
La disforia di genere provoca disagio verso il proprio corpo, che viene percepito come estraneo. La disforia può manifestarsi con segnali precoci sin dalla prima infanzia, ma viene solitamente diagnosticata più avanti, durante l’infanzia o l’adolescenza.
Nei bambini, la manifestazione è spesso più comportamentale e richiede la presenza di almeno sei sintomi, tra cui deve esserci necessariamente il primo della lista (Martinerie et al., 2016):
- Forte desiderio di appartenere all’altro genere (o l’insistenza di esserlo).
- Forte preferenza per il travestimento o l’indossare abiti tipici dell’altro genere.
- Forte preferenza per ruoli tipici dell’altro genere nei giochi di finzione.
- Forte preferenza per giocattoli, giochi o attività stereotipicamente associati all’altro genere.
- Forte preferenza per compagni di gioco dell’altro genere.
- Forte rifiuto di giocattoli, giochi e attività tipiche del genere assegnato.
- Forte avversione per la propria anatomia sessuale.
- Forte desiderio per le caratteristiche sessuali che corrispondono al genere percepito.
Negli adolescenti e negli adulti, il disturbo diventa più chiaro. La persona riconosce con certezza la differenza tra la propria identità di genere e il corpo. Questo può portare a un forte rifiuto dei propri genitali e al desiderio di eliminare le caratteristiche del proprio sesso biologico.
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Psicopatologie associate alla disforia di genere
Le persone con disforia di genere presentano spesso tassi più elevati di altre condizioni di salute mentale rispetto alla popolazione generale. È importante sottolineare che queste comorbidità non sono intrinseche all’identità di genere stessa, ma sono frequentemente il risultato dello stress da minoranza (minority stress), ovvero il disagio cronico derivante da discriminazione, stigma, isolamento sociale e vittimizzazione. (Keski‐Rahkonen, 2023)
Le condizioni più comunemente riscontrate includono:
- Disturbi dell’umore e d’ansia: depressione maggiore e disturbi d’ansia generalizzata sono le comorbidità più frequenti in tutte le fasce d’età.10 Negli adolescenti e negli adulti, la depressione è particolarmente legata all’intensità del disagio per il proprio corpo.
- Disturbi del comportamento alimentare (DCA): esiste una forte correlazione tra disforia di genere e DCA (come anoressia o bulimia). Spesso il comportamento alimentare scorretto viene utilizzato come strategia per modificare le forme corporee (ad esempio, sopprimere le mestruazioni o il tessuto mammario) nel tentativo di allinearle all’identità di genere.
- Suicidarietà e Autolesionismo: il rischio di ideazione suicidaria, tentativi di suicidio e comportamenti autolesionistici non suicidari è significativamente più alto, rendendo essenziale un intervento tempestivo e di supporto.1
- Disturbo da stress post-traumatico (PTSD): legato a esperienze di bullismo, violenza fisica o sessuale, e rifiuto familiare.
Il contesto sociale e familiare gioca un ruolo cruciale: il rifiuto da parte della famiglia o della comunità, la discriminazione e lo stigma possono aggravare le psicopatologie collegate alla disforia di genere.
È stata poi osservata una sovrapposizione statisticamente significativa tra disforia di genere e alcune condizioni neurodiverse:
- Disturbo dello Spettro Autistico (ASD): numerosi studi indicano che le persone con disforia di genere hanno una probabilità maggiore di essere nello spettro autistico rispetto alla popolazione generale. Alcune ricerche suggeriscono che i tratti autistici possano a volte essere una difesa psicologica al disagio della disforia, ma la co-occorrenza è un dato clinico accertato che richiede approcci terapeutici personalizzati. (Glidden et al., 2016)
- ADHD: negli adolescenti e nei bambini è stata riscontrata una maggiore prevalenza di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. (Chao et al., 2023)
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La diagnosi di disforia di genere
Il 2013, l’anno in cui il DSM 5 sostituì il termine “disturbo” con quello di “disforia”, segna una tappa importante nella storia dei diritti umani: Il disagio clinicamente significativo non dipende dal non riconoscersi nel sesso assegnato, ma dalla sofferenza che può derivarne.
Secondo i criteri del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), i sintomi devono persistere per almeno 6 mesi e causare un disagio significativo che interferisce con la vita sociale, scolastica o lavorativa.
Negli adulti e negli adolescenti, la diagnosi richiede la presenza di almeno due dei seguenti sintomi:
- Forte desiderio di liberarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie (organi genitali) o secondarie (peli, seno, voce) a causa dell’incongruenza con il genere percepito.
- Forte desiderio di acquisire le caratteristiche sessuali dell’altro genere.
- Forte desiderio di appartenere a un genere diverso da quello assegnato.
- Forte desiderio di essere trattati come membri di un genere diverso.
- Forte convinzione di avere le reazioni e i sentimenti tipici di un genere diverso.
Chi fa diagnosi di disforia di genere?
Come indicato dagli standard internazionali, la diagnosi di disforia di genere è un processo clinico che richiede una valutazione specialistica. In Italia, così come a livello internazionale, la diagnosi di disforia di genere viene fatta da uno specialista della salute mentale, come uno psichiatra o uno psicologo clinico con esperienza in identità di genere.
Lo specialista effettua la valutazione attraverso colloqui clinici, durante i quali raccoglie informazioni sulla storia personale, sull’identità di genere, sul disagio provato e sul suo impatto nella vita quotidiana.

Quali sono le cause della disforia di genere?
La ricerca scientifica attuale suggerisce che le cause della disforia di genere siano multifattoriali, derivanti da una complessa interazione tra fattori biologici, genetici e ambientali. Tuttavia, gli esatti percorsi biologici e genetici sono ancora oggetto di ricerca attiva e non sono stati completamente mappati.
Non esiste quindi un’unica causa isolata, ma piuttosto un insieme di elementi che contribuiscono allo sviluppo dell’identità di genere.
Le principali aree di studio riguardano:
1. Fattori Biologici e Neurobiologici
La teoria neurobiologica suggerisce che l’identità di genere si sviluppi nel cervello durante la gestazione.
- Differenziazione cerebrale: studi di neuroimaging hanno osservato che alcune strutture cerebrali (come aree dell’ipotalamo e la connettività tra diverse regioni) nelle persone con disforia di genere tendono a somigliare maggiormente a quelle del genere percepito piuttosto che a quelle del sesso assegnato alla nascita. (Swaab et al., 2021)
- Esposizione ormonale prenatale: si ipotizza che variazioni nei livelli di ormoni (come il testosterone) a cui il feto è esposto nell’utero possano influenzare la “mascolinizzazione” o “femminilizzazione” del cervello, indipendentemente dallo sviluppo dei genitali. (Sadr et al., 2020)
2. Fattori Genetici
Esistono prove che suggeriscono una predisposizione genetica:
- Studi sui gemelli: ricerche hanno mostrato una maggiore concordanza dell’identità di genere nei gemelli monozigoti (identici) rispetto ai dizigoti (fraterni), suggerendo un ruolo dell’ereditarietà.
- Varianti genetiche: alcuni studi hanno identificato varianti rare in geni coinvolti nelle vie di segnalazione degli estrogeni e degli androgeni, che potrebbero influenzare lo sviluppo sessualmente dimorfico del cervello. (Theisen et al., 2019)
3. Fattori Ambientali e Psicosociali
Sebbene l’identità di genere sia considerata una caratteristica profondamente radicata, l’ambiente in cui una persona cresce può influenzare il modo in cui questa identità viene vissuta ed espressa:
- Esperienze infantili: alcuni studi hanno notato associazioni con avversità precoci o dinamiche familiari particolari, ma la ricerca moderna sottolinea che queste non “causano” l’incongruenza di genere, bensì possono influenzare il livello di disagio (la disforia) o il modo in cui l’identità viene manifestata.
- Stress da minoranza: fattori sociali come lo stigma e la discriminazione sono cause primarie della sofferenza psicologica associata alla condizione, pur non essendone la causa d’origine.
Ci sono alcune rare circostanze che possono originare la disforia di genere e intersessualità. E cioè i disordini dello sviluppo sessuale, come l’insufficienza congenita delle ghiandole surrenali (che determina alti livelli di ormoni sessuali maschili nelle persone di sesso femminile) e la sindrome di Morris (caratterizzata dal malfunzionamento del recettore per gli ormoni sessuali maschili: il corpo geneticamente maschile di chi ne soffre è insensibile a questi ormoni e sviluppa genitali femminili).
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Come affrontare la disforia di genere
Affrontare la disforia di genere richiede un approccio personalizzato, che consideri sia il benessere psicologico sia i possibili interventi medici o chirurgici. Ogni persona ha un percorso unico e il percorso può includere vari tipi di interventi, raggruppabili in:
- Supporto psicologico: la consulenza psicologica è una delle prime e più importanti fasi di supporto per chi vive la disforia di genere. Non si tratta di "curare" l'identità di genere, ma di fornire uno spazio sicuro in cui esplorare le proprie emozioni e prendere decisioni consapevoli sul proprio percorso;
- Transizione sociale: per alcune persone, affrontare la disforia di genere implica una transizione sociale, che può includere il cambio del nome, l'abbigliamento e i pronomi usati dagli altri. Questo è spesso uno dei primi passi verso l'autenticità di genere;
- Interventi medici: alcuni individui optano per interventi medici come la terapia ormonale sostitutiva (HRT), che può aiutare ad allineare le caratteristiche fisiche con il genere percepito. La HRT può includere estrogeni o testosterone, a seconda del genere verso cui si sta transitando;
- Interventi chirurgici: si possono prendere in considerazione interventi chirurgici, come la mastectomia (per la rimozione del seno) o interventi di riassegnazione sessuale. Tuttavia, queste decisioni sono estremamente personali e richiedono un'attenta valutazione psicologica e medica.
È importante ricordare che nessun passo è obbligatorio e che ogni scelta deve rispettare i tempi, i bisogni e le volontà della persona. Affrontare la disforia di genere significa costruire un percorso che porti maggiore serenità e benessere, con il supporto di professionisti competenti e in un ambiente sicuro e accogliente.
Esperienza reale
L., 20 anni, ha iniziato un percorso psicoterapeutico per affrontare la transizione da uomo a donna. Presentava ansia, bassa autostima e pensieri ricorrenti di rifiuto sociale. Dopo una fase di psicoeducazione sulla disforia di genere e sul ruolo dei fattori esterni nel disagio, il trattamento CBT si è focalizzato su ristrutturazione cognitiva, esercizi di esposizione per l’ansia sociale e allenamento all’assertività. Dopo alcuni mesi, ha iniziato la terapia ormonale con maggiore sicurezza, mostrando una significativa riduzione del disagio e un rafforzamento dell’identità di genere.
Sitografia