Delorazepam (EN): cos’è, a cosa serve ed effetti collaterali

Il delorazepam è una delle benzodiazepine a lunga durata d’azione più prescritte in Italia, nota soprattutto con il nome commerciale EN®. Ecco cosa sapere su come funziona, come si assume in gocce o compresse, e quali precauzioni richiede.
Punti chiave
- Cos’è: un principio attivo della famiglia delle benzodiazepine.
- A cosa serve: ansia, tensione e disturbi somatici o psichiatrici associati all’ansia; insonnia, quando il disturbo è grave e limita la vita quotidiana.
- Come si assume: in compresse o gocce. Il medico stabilisce sempre la dose minima efficace.
- Durata del trattamento: non deve superare le 4 settimane per l’insonnia e le 8-12 settimane per l’ansia, scalaggio incluso.
- Da sapere: è una benzodiazepina a lunga emivita (circa 97-100 ore), controindicata in gravidanza e allattamento, e può causare dipendenza anche a dosi terapeutiche.
Cos’è il delorazepam
Il delorazepam appartiene alla famiglia delle benzodiazepine, farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale per ridurre stati di ansia e favorire il sonno. Dal punto di vista regolatorio è classificato come ansiolitico: è quindi a tutti gli effetti uno psicofarmaco, soggetto a prescrizione medica.
In Italia è disponibile con il nome commerciale EN®, ma anche come farmaco equivalente prodotto da diverse case farmaceutiche: delorazepam EG, Ratiopharm, Aurobindo, DOC, Mylan, Sandoz, Zentiva.
Trattandosi di un farmaco di fascia C, è a totale carico dell’assistito. La scelta tra un equivalente e l’altro dipende quindi da disponibilità in farmacia e indicazione del medico. L’efficacia clinica, a parità di dosaggio, non cambia.
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A cosa serve il delorazepam
Il Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) autorizzato da AIFA indica il delorazepam per due situazioni cliniche, entrambe da trattare solo quando il disturbo è grave, disabilitante o causa un forte disagio:
- ansia, tensione e altre manifestazioni somatiche o psichiatriche associate a sindrome ansiosa - incluse crisi di panico, agitazione psicomotoria, tachicardia emotiva e tensione muscolare;
- insonnia, soprattutto quando è secondaria a stress intenso o a condizioni come la depressione maggiore, grazie al suo effetto sedativo e alla lunga durata d’azione.
In ambito ospedaliero il farmaco può essere usato anche in preparazione a procedure diagnostiche o interventi chirurgici, o come supporto nella gestione della sindrome da astinenza da alcol o da altre benzodiazepine.
Da sapere Secondo le linee guida britanniche NICE per il disturbo d’ansia generalizzato e il disturbo di panico le benzodiazepine non vanno offerte come trattamento di prima linea. Sono riservate a un uso breve, durante le crisi acute, mentre la gestione a lungo termine dell’ansia passa da psicoterapia (in particolare la terapia cognitivo-comportamentale) e, se necessario, da antidepressivi SSRI/SNRI. È un punto utile da tenere presente se stai valutando un percorso di cura più ampio, non solo il farmaco. |
Come funziona il delorazepam
L'iperpolarizzazione neuronale, fondamentale per ridurre l'attività cerebrale, è causata da un maggior afflusso di ioni cloruro nei neuroni; il delorazepam favorisce questo passaggio agendo sul recettore GABA-A, il sito di legame del GABA, che è il più importante neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale.
Il risultato è una riduzione dell’eccitabilità neuronale, da cui derivano i quattro effetti tipici della molecola: ansiolitico, sedativo, anticonvulsivante e miorilassante.
| Su quest’ultimo punto vale una precisazione: il delorazepam ha un’azione miorilassante, ma non è classificato né prescritto come miorilassante. La sua categoria regolatoria resta quella di ansiolitico benzodiazepinico. |
Una caratteristica distintiva è la sua emivita molto lunga: secondo i dati di farmacocinetica del RCP, negli adulti è in media di 99,7 ore per le compresse e 96,9 ore per le gocce (a fronte di una dose da 1 mg), contro le 20-50 ore circa del diazepam. Questo lo rende una delle benzodiazepine a più lunga durata d’azione in commercio in Italia.
Se da un lato ciò consente una copertura sintomatica più stabile, dall’altro richiede particolare cautela per il rischio di accumulo, soprattutto in caso di trattamenti prolungati o in popolazioni vulnerabili come gli anziani.
Delorazepam a confronto con altre benzodiazepine
Ansia e insonnia possono essere trattate con molecole diverse della stessa famiglia. Ecco cosa distingue il delorazepam dalle benzodiazepine più cercate.
| Principio attivo | Emivita indicativa | Nota distintiva |
| Delorazepam | ~97-100 ore | Tra le benzodiazepine a durata d’azione più lunga; copertura stabile ma rischio di accumulo |
| Lorazepam | ~12-16 ore | Durata intermedia; non produce metaboliti attivi, utile in caso di insufficienza epatica |
| Diazepam | ~20-50 ore | Il capostipite della classe; effetto rapido, spesso usato anche come anticonvulsivante |
| Alprazolam (Xanax) | ~6-12 ore | Azione più rapida e breve; maggiore rischio di sintomi tra una dose e l’altra |
Il delorazepam è “più forte” di Xanax? A dosi correttamente stabilite dal medico, le benzodiazepine possono raggiungere un’efficacia ansiolitica comparabile. Ciò che cambia è la farmacocinetica: il delorazepam agisce più a lungo e in modo più stabile, l’alprazolam più rapidamente ma per meno tempo, con un rischio maggiore di ansia di rimbalzo tra una dose e la successiva. Esistono tabelle di conversione tra benzodiazepine, ma per il delorazepam la letteratura disponibile è scarsa e le equivalenze proposte sono considerate incerte dagli stessi esperti che le hanno elaborate.
Il passaggio da una benzodiazepina all’altra non va mai fatto in autonomia, ma solo sotto controllo medico; nel foglio illustrativo si segnala esplicitamente il rischio di sintomi da astinenza quando si passa da una benzodiazepina a lunga durata d’azione, come il delorazepam, a una a breve durata d’azione.
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Posologia: come si assume il delorazepam
Il medico stabilisce sempre la dose partendo dalla più bassa efficace, adattandola a età, condizioni generali e gravità dei sintomi.
Conversione gocce-milligrammi (dato dalla scheda tecnica):
| Gocce | Milligrammi |
| 13 gocce | 0,5 mg |
| 26 gocce | 1 mg |
| 52 gocce | 2 mg |
Una singola goccia contiene 38,5 mcg di delorazepam. Cinque gocce, per fare un esempio spesso cercato online, restano sotto la soglia minima di dosaggio usata in terapia (13 gocce) e non corrispondono a nessuno schema posologico standard: non hanno senso clinico al di fuori di una prescrizione specifica.
- Per l’ansia: negli adulti, in medicina generale, la dose abituale è di 13-26 gocce (o 1 compressa da 0,5-1 mg) 2-3 volte al giorno; in ambito neuropsichiatrico o ospedaliero si può arrivare a 26-52 gocce (1-2 mg) 2-3 volte al giorno. La durata complessiva non deve superare le 8-12 settimane, scalaggio incluso.
- Per l’insonnia: un’unica somministrazione serale, 13-52 gocce (0,5-2 mg) circa mezz’ora prima di coricarsi. La durata va dai pochi giorni a un massimo di 4 settimane, scalaggio incluso.
Dosaggio minimo: 13 gocce, pari a 0,5 mg, la dose più bassa prevista dal RCP, generalmente il punto di partenza in assenza di indicazioni diverse del medico.
Comparsa dell'effetto: più rapido con le gocce (circa 45 minuti) rispetto alle compresse (circa 1,5 ore), e può protrarsi ben oltre le 24 ore grazie alla lunga emivita.

Avvertenze e interazioni farmacologiche
Come riportato sul foglio illustrativo, il delorazepam è controindicato in caso di:
- allergia al delorazepam o alle benzodiazepine;
- miastenia grave (un grave disturbo della funzionalità muscolare);
- gravi problemi respiratori o al fegato;
- sindrome da apnea notturna;
- intossicazione dovuta all’assunzione di alcol o di altri medicinali ipnotici, analgesici o psicotropi;
- glaucoma ad angolo stretto;
- gravidanza e allattamento.
Le interazioni da conoscere
- Oppioidi: l’uso concomitante aumenta in modo significativo il rischio di sedazione profonda, depressione respiratoria, coma e morte. Va evitato quando possibile; se il medico lo ritiene necessario, userà la dose più bassa efficace per il tempo più breve.
- Altri depressori del sistema nervoso centrale: antipsicotici, ipnotici, antidepressivi, antiepilettici, anestetici e antistaminici sedativi possono potenziare l’effetto del delorazepam.
- Farmaci che agiscono sul citocromo P450: possono aumentarne l’attività; teofillina e aminofillina, al contrario, ne riducono l’effetto.
- Alcol: da evitare sempre, perché amplifica in modo imprevedibile la sedazione e il rischio di depressione respiratoria.
Delorazepam in gravidanza e allattamento
Come riportato nel foglietto illustrativo il delorazepam è controindicato in gravidanza e in allattamento, a meno che il medico lo ritenga strettamente necessario.
Come tutte le benzodiazepine, anche questo principio attivo attraversa la barriera emato placentare e può esercitare effetti sul feto, in particolare se assunto nel primo trimestre o in prossimità del parto. Le principali preoccupazioni cliniche riguardano un possibile aumento del rischio di esiti avversi della gravidanza e, nelle fasi avanzate, la comparsa nel neonato di sedazione, ipotonia, difficoltà respiratorie e sintomi da adattamento o da astinenza.
Le principali linee guida internazionali raccomandano quindi di evitare le benzodiazepine in gravidanza, oppure di limitarne l’uso a situazioni selezionate, quando il beneficio clinico per la madre supera chiaramente i potenziali rischi per il feto e non sono disponibili alternative terapeutiche più sicure (American College of Obstetricians and Gynecologists, 2023).
Un ampio studio di popolazione pubblicato su JAMA Psychiatry (Meng et al., 2024) ha inoltre rilevato un aumento del rischio di aborto spontaneo associato all’uso di benzodiazepine in gravidanza.
Per quanto riguarda l’allattamento, il delorazepam non è considerato sicuro. Le benzodiazepine vengono infatti escrete nel latte materno e possono accumularsi nel neonato, soprattutto in presenza di emivita lunga, aumentando il rischio di sonnolenza, difficoltà di alimentazione e depressione del sistema nervoso centrale. Anche in questo caso, l’uso del farmaco dovrebbe essere evitato o valutato attentamente insieme al medico, considerando eventuali sospensioni dell’allattamento o terapie alternative.
Nei bambini e negli adolescenti sotto i 18 anni, il delorazepam deve essere prescritto solo in casi selezionati e sotto stretto controllo medico, a causa della maggiore sensibilità agli effetti collaterali e del rischio di sedazione e alterazioni cognitive.
In ogni situazione che riguardi gravidanza, allattamento o età pediatrica, è indispensabile confrontarsi con il medico o con lo specialista di riferimento prima di iniziare o proseguire una terapia a base di delorazepam.
Quali sono gli effetti collaterali del delorazepam?
Gli effetti indesiderati compaiono più spesso all’inizio del trattamento e tendono ad attenuarsi nel tempo o riducendo il dosaggio.
- Molto comune: atassia (difficoltà di coordinazione motoria).
- Comuni: sonnolenza, sedazione, stato confusionale, tachicardia, astenia, stanchezza.
- Meno comuni o rari: amnesia anterograda, tremori, vertigini, visione offuscata, calo della libido, nausea.
Da sapere
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Per questo la sospensione deve essere sempre graduale. Questo approccio è raccomandato per tutte le benzodiazepine usate a lungo termine, sottolineando che i benefici sull’insonnia tendono a ridursi già dopo 4 settimane mentre i rischi restano (Pottie et al., 2018).
In rari casi possono comparire reazioni paradosse (agitazione, aggressività, allucinazioni); in tal caso il trattamento va interrotto e il medico avvertito subito.
Cosa fare in caso di sovradosaggio
Un sovradosaggio da delorazepam si manifesta con:
- sonnolenza marcata;
- confusione;
- difficoltà di coordinazione e, nei casi più gravi;
- perdita di coscienza e depressione respiratoria: soprattutto in associazione ad alcol o ad altri farmaci sedativi.
In caso di sospetto sovradosaggio, è necessario contattare subito il 112 o recarsi al pronto soccorso più vicino. In ospedale, il trattamento è soprattutto di supporto (monitoraggio respiratorio e cardiovascolare); il flumazenil, antagonista specifico delle benzodiazepine, può essere utilizzato come antidoto nei pazienti ospedalizzati, ma non sostituisce la terapia di supporto (Kim et al., 2025).
Sitografia