Benching: cosa significa essere tenuti in panchina

Il benching è una dinamica relazionale in cui si viene tenuti come opzione di riserva. Riconoscerne i segnali e capire le differenze con ghosting e breadcrumbing aiuta a fare chiarezza. Se l'incertezza genera sofferenza, i professionisti di Serenis possono offrirti il supporto necessario.
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato28 settembre 2026
•
Aggiornato28 settembre 2026
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Benching: uomo che ignora la sua compagna

Punti chiave:

  • Cos'è: una dinamica in cui una persona viene tenuta come opzione di riserva, con abbastanza attenzione da non allontanarsi e mai abbastanza da costruire qualcosa.
  • Come si riconosce: messaggi sporadici e incoerenti, programmi sempre vaghi, riavvicinamenti puntuali ogni volta che ci si sta allontanando.
  • Non è una diagnosi: il benching descrive un comportamento, non un disturbo di chi lo mette in atto
  • Perché fa male: l'incertezza prolungata impedisce di elaborare la situazione, più di quanto farebbe un no esplicito.
  • Cosa aiuta: chiedere chiarezza una volta e osservare cosa succede dopo, invece di aspettare che la situazione si chiarisca da sola.

Che cos'è il benching

Il benching è una dinamica relazionale in cui una persona mantiene qualcuno come possibile alternativa, senza scegliere di investire davvero nella relazione né chiuderla.

Il termine deriva dall'inglese to bench, tradotto con “mettere in panchina”: l'immagine è quella di una persona che non viene scelta per giocare, ma neppure lasciata andare, restando sempre in panchina, per l’appunto.

Nelle relazioni può tradursi in una situazione di attesa e ambiguità. Il contatto continua abbastanza da lasciare aperta una possibilità, mentre incontri, progetti o una maggiore definizione del rapporto vengono continuamente rimandati. La caratteristica principale non è quindi semplicemente ricevere poche attenzioni, ma sentirsi trattati come un'opzione di riserva, disponibile nel caso in cui altre possibilità non funzionino.

Con ciò non è necessariamente detto che chi mette in atto il benching abbia pianificato consapevolmente il proprio comportamento. Possiamo descrivere la dinamica che si crea senza conoscere le intenzioni dell'altra persona: ciò che conta è osservare cosa accade davvero nella relazione.

Giovane coppia che litiga su una panchina in un parco

Come si riconosce il benching: i segnali

Il benching si riconosce soprattutto da un pattern ripetuto: il rapporto rimane aperto abbastanza da creare aspettative, ma non procede verso una maggiore reciprocità.

Non stiamo parlando di un messaggio in ritardo o un appuntamento rimandato, perché da soli non bastano a definire il benching. Dobbiamo osservare se nel tempo si ripetono comportamenti come:

  • messaggi presenti ma prevalentemente superficiali;
  • programmi insieme vaghi o continuamente rimandati;
  • appuntamenti proposti soprattutto all'ultimo momento;
  • discrepanza tra parole (calorose) e azioni (distaccate);
  • improvvisi riavvicinamenti quando inizi a prendere le distanze;
  • nessun coinvolgimento nella vita sociale dell'altra persona, nonostante il rapporto prosegua.

Anche i social media possono aumentare la sensazione di ambiguità: l'altra persona per esempio è molto presente online, ma la relazione sembra non trovare mai uno spazio nella sua vita reale.

Dobbiamo ricordare che nessuno dei comportamenti di cui sopra, preso singolarmente, dimostra che qualcuno ti stia “tenendo in panchina”. È la loro ricorrenza e la permanenza del rapporto in un limbo a rendere questa dinamica riconoscibile.

Benching o semplicemente una persona lenta? Come distinguerli

La differenza non si scopre indovinando le intenzioni dell'altro, ma osservando il comportamento nel tempo e cosa accade quando si chiede chiarezza sulla relazione.

Come abbiamo appena visto, una persona può procedere lentamente perché è indecisa, sta attraversando un momento difficile, teme di coinvolgersi oppure ha semplicemente tempi relazionali diversi dai tuoi. Dall'esterno, alcuni comportamenti possono assomigliare molto al benching.

Il benching si distingue dallo slow burner, in quanto in questo caso si vive la conoscenza e la relazione in modo graduale, senza fretta e senza la sensazione di “bruciare le tappe”. C’è chiarezza sulla volontà di conoscersi, pur con tempi dilatati, all’interno di una comunicazione prevedibile.

Per questo può essere più utile osservare due elementi: 

  1. la continuità del pattern;
  2. la possibilità di parlarne apertamente.

Se chiedi che direzione sta prendendo il rapporto, una persona incerta può anche darti una risposta che non speravi, ma riesce a condividere ciò che sta vivendo. In una dinamica di benching, invece, può ripetersi un ciclo diverso: la definizione viene rimandata, la risposta resta vaga e, quando inizi ad allontanarti, il contatto si intensifica abbastanza da riportarti nell'attesa.

Non è un “test” per scoprire l'altro, ma un modo per capire se la relazione che stai vivendo offre la chiarezza di cui hai bisogno.

Il benching è un comportamento da narcisisti?

No, il benching non permette di stabilire che una persona sia narcisista o abbia un disturbo di personalità: per una diagnosi serve una valutazione clinica.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità comprende un insieme persistente e pervasivo di caratteristiche e non può essere dedotto dal modo in cui qualcuno gestisce messaggi, appuntamenti o una singola relazione. Fare questa associazione valutando i comportamenti di cui sopra può essere molto azzardato.

Detto ciò, possono comunque intrecciarsi narcisismo e difficoltà relazionali. Una metanalisi pubblicata nel 2024 sul Journal of Family Theory & Review ha analizzato la relazione tra narcisismo patologico e attaccamento insicuro, trovando associazioni sia con l'ansia sia con l'evitamento nell'attaccamento. Questo, però, non significa che il benching sia un comportamento tipico o diagnostico del narcisismo.

Una persona può tenere qualcuno “in panchina” per ragioni molto diverse, anche senza una strategia consapevole.

Cercare un'etichetta per spiegare l'altro può sembrare rassicurante, ma spesso è più utile chiedersi: quanto mi costa restare in questa situazione e quanto risponde ai miei bisogni?

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Perché una persona tiene qualcuno in panchina

Dietro al benching possono esserci indecisione, difficoltà a chiudere una relazione, paura di restare soli o desiderio di mantenere aperte più possibilità.

Non sempre chi mette in atto questa dinamica vuole esercitare potere sull'altra persona o lo fa con l’intenzione di far soffrire, ma

  • potrebbe non sapere cosa desidera;
  • evitare una conversazione scomoda;
  • preferire mantenere una possibilità aperta anziché prendere una decisione definitiva;
  • avere l'idea che ci sia sempre un'opzione migliore un tap più in là (il paradosso della scelta prodotto dalle app di dating).

Proprio il contesto delle app di incontri può contribuire alla percezione che un'alternativa migliore sia sempre disponibile. Uno studio del 2022 pubblicato su Computers in Human Behavior, attraverso un'indagine su 667 adulti e un esperimento con 248 partecipanti, ha rilevato che una maggiore disponibilità di potenziali partner può aumentare il sovraccarico decisionale. Attenzione, non dimostra che le app provochino il benching, ma aiuta a comprendere un contesto in cui scegliere può diventare più difficile.

Ad ogni modo, capire le possibili motivazioni non significa giustificare il comportamento. Se ti riconosci dalla parte di chi lo mette in atto, chiederti cosa renda così difficile scegliere o chiudere può essere altrettanto importante.

Perché il benching fa più male di un rifiuto chiaro

L'ambiguità può essere particolarmente difficile da elaborare: un rifiuto dà una risposta, mentre il benching mantiene aperta una possibilità e prolunga l'incertezza.

Non abbiamo studi che dimostrino direttamente che il benching faccia più male di un rifiuto esplicito, ma una ricerca italiana sul ghosting permette di comprendere meglio perché l'assenza di chiarezza possa essere così logorante.

Telari, Pancani e Riva hanno condotto due esperimenti longitudinali, pubblicati nel 2025 su Computers in Human Behavior: rispetto al rifiuto esplicito, il ghosting provocava una risposta negativa più lenta e persistente nel tempo. Gli autori indicano l'incertezza e la mancanza di una chiusura tra le possibili spiegazioni.

Nel benching la situazione è diversa, perché il contatto non scompare completamente e proprio il suo alternarsi può mantenere viva la speranza, rendendo difficile capire se aspettare oppure andare avanti. Questo meccanismo può ricordare il rinforzo intermittente, approfondito nel nostro articolo sul breadcrumbing.

Giovane coppia che parla su una panchina

Benching, ghosting e breadcrumbing: che differenza c'è

Le tre dinamiche possono assomigliarsi, ma presentano delle importanti differenze:

  • nel ghosting, l'altra persona interrompe improvvisamente le comunicazioni senza una spiegazione;
  • nel breadcrumbing, mantiene il legame attraverso “briciole” di attenzione che non portano a una maggiore definizione del rapporto;
  • nel benching, la caratteristica principale è rimanere “in panchina”, ovvero essere mantenuti come opzione possibile senza diventare una scelta.

Le dinamiche possono anche sovrapporsi o susseguirsi e queste definizioni descrivono comportamenti, non diagnosi psicologiche.

Nella seguente tabella facciamo un confronto tra le dinamiche.

ComportamentoTraduzioneCosa succedeMotivazioni possibili
GhostingDiventare un fantasmaLa persona sparisce improvvisamente e totalmente nel nulla. Interrompe ogni comunicazione, non risponde ai messaggi e spesso blocca i contatti senza dare alcuna spiegazione.Evitare il confronto, il conflitto o il senso di colpa legato alla rottura. Chi lo subisce vive un forte senso di rifiuto e l'impossibilità di elaborare la chiusura.
BenchingMettere in panchinaLa persona ti tiene come opzione di riserva. Non vuole impegnarsi seriamente, ma continua a scriverti e a vederti sporadicamente per evitare che tu sparisca, mentre continua a guardarsi intorno.Garantirsi un "piano B" emotivo o sessuale. Ti mantiene accessibile, dosando le attenzioni il minimo indispensabile per non farti andare via.
BreadcrumbingSeminare briciole di paneLa persona ti invia segnali minimi ma continui per attirare la tua attenzione (like sui social, messaggi sporadici, flirt vaghi) senza alcuna reale intenzione di vederti o approfondire il rapporto.Nutrire il proprio ego e ricevere conferme. Chi fa breadcrumbing può solo voler sapere di avere ancora potere e fascino su di te, senza investire tempo o sentimenti reali.
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Come reagire al benching

Per uscire dal benching non serve trovare il modo di farsi scegliere: serve capire cosa desideri dalla relazione e chiedere all'altra persona se desidera qualcosa di compatibile.

Puoi iniziare descrivendo la situazione senza attribuire intenzioni: “Mi fa piacere sentirti, ma questa situazione indefinita per me sta diventando difficile. Io vorrei capire se stiamo costruendo qualcosa: tu cosa desideri?”.

Lo scopo della conversazione non è provocare una reazione, convincere l'altra persona o costringerla a scegliere, ma serve a ottenere le informazioni di cui hai bisogno per decidere cosa vuoi fare tu.

Anche una risposta diversa da quella sperata può offrire chiarezza. Se invece la domanda viene ripetutamente evitata, arrivano risposte molto vaghe oppure tutto torna al punto di partenza, anche questo ti dice qualcosa: in quel momento, la relazione non sta offrendo la definizione che hai chiesto.

Stabilire un limite può quindi significare decidere quanto a lungo si è disposti a rimanere nell'incertezza, non imporre una scadenza all'altra persona.

Il benching in amicizia e sul lavoro

Essere tenuti “in panchina” può accadere anche fuori dalle relazioni romantiche: cambia il contesto, ma rimane la sensazione di essere un'opzione di riserva.

In amicizia può succedere quando qualcuno ti cerca prevalentemente se altre persone non sono disponibili, mentre raramente ti include quando ha possibilità di scelta. Due esperimenti pubblicati nel 2019 su Frontiers in Psychology, con 101 e 169 partecipanti, hanno mostrato che essere rifiutati da un amico in favore di qualcun altro può suscitare reazioni negative particolarmente intense, soprattutto nelle relazioni più strette. Lo studio non riguarda il benching, ma aiuta a comprendere perché sentirsi una “seconda scelta” possa fare male.

Sul lavoro la dinamica può assumere un'altra forma: vieni mantenuto disponibile per un progetto, una posizione o un avanzamento che viene continuamente rimandato, senza una decisione chiara.

Anche qui il criterio utile non è indovinare le intenzioni: chiedere tempi, condizioni e aspettative permette di capire se esiste realmente una prospettiva oppure se stai organizzando le tue scelte intorno a una possibilità indefinita.

Quando chiedere aiuto

Può essere utile chiedere aiuto quando l'incertezza della relazione occupa gran parte dei tuoi pensieri, influenza l'autostima o questo tipo di situazione tende a ripetersi.

Non è necessario aspettare che il benching provochi un disagio grave. Puoi valutare di parlarne con uno psicologo se ti accorgi che:

  • controlli continuamente messaggi e segnali dell'altra persona;
  • l'attesa influenza il sonno, l'umore, lo studio o il lavoro;
  • inizi a mettere in discussione il tuo valore in base alle sue attenzioni;
  • provi ansia o tristezza difficili da gestire;
  • ti ritrovi frequentemente in relazioni indefinite che ti fanno soffrire.

Quest'ultimo punto non significa che tu scelga consapevolmente persone che ti trattano in questo modo. Un percorso psicologico può aiutarti a osservare senza giudizio eventuali schemi relazionali ricorrenti, comprendere quali bisogni entrano in gioco e trovare modi più funzionali per comunicarli e proteggere i tuoi confini.

L'obiettivo non è capire come farti scegliere dall'altra persona, ma aiutarti a scegliere con maggiore consapevolezza ciò che fa bene a te.

Il consiglio dello psicologo

Chi è rimasto a lungo ad aspettare qualcuno, potrebbe pensare: “Avrei dovuto capirlo prima”. Non dobbiamo trasformare questa consapevolezza in un'accusa verso noi stessi. L'ambiguità è difficile proprio perché lascia spazio a interpretazioni, speranze e ripensamenti, e ciò che oggi ci sembra evidente potrebbe non esserlo stato mentre lo vivevamo. Non hai bisogno di dimostrare che l'altra persona ti abbia tenuto intenzionalmente “in panchina” per riconoscere che quella situazione non ti fa stare bene. Puoi partire da una domanda più semplice: “Questa relazione, così com'è oggi, mi offre ciò di cui ho bisogno?”. A volte la chiarezza che cerchiamo dall'altro comincia proprio dal dare valore alla nostra risposta.

Fonti:

Sitografia

The relationship between attachment insecurity and pathological narcissism: A three‐level meta‐analysis.

Journal of Family Theory & Review, 16(4)

The phantom pain of ghosting: Multi-Day experiments comparing the reactions to ghosting and rejection.

Computers in Human Behavior, 172, 108756.

Effects of rejection by a friend for someone else on emotions and behavior.

Frontiers in Psychology, 10, 764.

Alcune domande che potresti avere sul benching (FAQs)

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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Domenico De DonatisPsichiatra
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Domenico De Donatis è un medico psichiatra con esperienza nella cura dei disturbi psichiatrici. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Parma, ha poi ottenuto la specializzazione in Psichiatria all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Registrato presso l'Ordine dei Medici e Chirurghi di Milano n° 51304, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute mentale dei suoi pazienti.
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