Aloperidolo: cos'è, come funziona ed effetti collaterali

L'aloperidolo è un antipsicotico dalla lunga tradizione clinica. Grazie alla sua potente azione sul sistema dopaminergico centrale, viene utilizzato nel trattamento dei disturbi psichiatrici complessi e per calmare forti stati di agitazione.

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Aloperidolo

Cos'è l'aloperidolo?

L'aloperidolo è un farmaco appartenente alla classe degli antipsicotici tipici, noti anche come antipsicotici di prima generazione. È stato introdotto nella pratica clinica verso la fine degli anni '50 e rappresenta ancora oggi un punto di riferimento nel trattamento di diversi disturbi psichiatrici, soprattutto nelle fasi acute.

La molecola venne scoperta nel 1958 dal medico e ricercatore belga Paul Janssen, in occasione di uno studio sugli antidolorifici derivati dall'oppio. Impiegato nei pazienti psichiatrici per il trattamento dell'agitazione psicomotoria, l'aloperidolo si rivelò un potente antipsicotico anche quando assunto a dosi inferiori a quelle della clorpromazina. Da lì in poi divenne uno degli psicofarmaci più utilizzati in ambito psichiatrico.

L'aloperidolo è conosciuto a livello internazionale come haloperidol, termine utilizzato nella letteratura scientifica anglosassone.

É una molecola caratterizzata da una spiccata capacità nell'antagonizzare i recettori dopaminergici.

Come viene commercializzato l'aloperidolo?

I nomi commerciali più noti dell'aloperidolo in Italia sono Serenase ed Haldol, inoltre in commercio sono disponibili compresse e gocce per somministrazione orale, ma anche soluzioni iniettabili per uso intramuscolare. L’uso endovenoso, utilizzato in passato, attualmente non viene più utilizzato in ambito ospedaliero psichiatrico ma può essere adoperato unicamente con monitoraggio dei parametri vitale ed ECG continuo per evitare allungamenti del QTc e conseguenti torsioni di punta. Per tale motivo quest’ultima modalità viene spesso ed unicamente utilizzata nei reparti di Anestesia e Rianimazione.   

Esiste anche la modalità long acting, prevista in 2 dosaggi: 50 mg e 150 mg die. Solitamente si può effettuare ogni 28 giorni, ma anche ogni 21 giorni in base alle indicazioni cliniche. 

Questa varietà di formulazioni consente un utilizzo flessibile del farmaco in base al quadro clinico e alle necessità del paziente. 

Come viene commercializzato l'aloperidolo

A cosa serve l'aloperidolo?

Questo principio attivo ha alle spalle una lunga storia di utilizzi clinici, supportata da una varietà altrettanto ampia di studi scientifici. Di seguito i principali campi d'applicazione:

  • Disturbi psicotici: l'aloperidolo è ampiamente utilizzato nel trattamento della schizofrenia e di altri disturbi psicotici, in particolare per il controllo dei sintomi positivi, tra cui figurano deliri, allucinazioni e pensiero disorganizzato. Grazie alla sua potenza, risulta particolarmente efficace nelle fasi acute della malattia
  • Stati di profonda agitazione psicomotoria: uno degli impieghi più comuni riguarda il trattamento delle forme di agitazione grave, dell'aggressività e degli stati confusionali acuti, anche in ambito ospedaliero o di emergenza
  • Disturbo bipolare: l'aloperidolo può essere utilizzato per trattare gli episodi maniacali, soprattutto quando è necessario un rapido controllo dei sintomi comportamentali. Grazie alla sua azione antipsicotica, consente un controllo efficace dell'aggressività e dei comportamenti disorganizzati. L'impiego del farmaco è di breve durata e deve avvenire sotto stretto monitoraggio medico, considerato il rischio di effetti collaterali neurologici e la disponibilità di alternative più recenti e meglio tollerate
  • Altre indicazioni: in contesti specifici, l'aloperidolo può essere impiegato anche in presenza di tic gravi, sindrome di Tourette, deliri, nausea e vomito refrattari. Questi usi sono sostenuti da numerose evidenze cliniche, sebbene richiedano sempre una valutazione specialistica individuale. Ad esempio, nella sindrome di Tourette l'aloperidolo è utilizzato per ridurre la frequenza e l'intensità dei tic motori e vocali gravi. 
    La sua efficacia venne confermata da uno studio pubblicato nell'agosto del 1989, che spiegava come questa fosse legata all'azione antagonista sui recettori dopaminergici D2, direttamente coinvolti nella genesi dei tic. Tuttavia, l'impiego del farmaco è generalmente riservato ai casi più severi o resistenti ad altri trattamenti, e richiede un attento monitoraggio degli effetti collaterali neurologici, con particolare riferimento ai sintomi extrapiramidali

Come funziona l'aloperidolo?

Il meccanismo d'azione dell'aloperidolo è ben documentato in letteratura. Il farmaco agisce principalmente come antagonista dei recettori dopaminergici D2, bloccando l'eccessiva attività della dopamina in specifiche aree del cervello. A differenza degli antipsicotici atipici, l'aloperidolo non esercita un'azione significativa sui recettori serotoninergici, caratteristica che ne definisce il profilo clinico e di tollerabilità.

Questo blocco ha conseguenze diverse a seconda delle vie dopaminergiche coinvolte:

  • Via Mesolimbica: il blocco dei recettori D2 qui riduce l'iperattività dopaminergica.
    • Risultato: efficacia robusta sui sintomi positivi della schizofrenia (deliri, allucinazioni).
  • Via Nigrostriatale: il blocco D2 in quest'area (che controlla i movimenti) simula una carenza di dopamina.
    • Risultato: alto rischio di Sintomi Extrapiramidali (EPS) come rigidità, tremore e acatisia.
  • Via Tuberoinfundibolare: la dopamina normalmente inibisce la prolattina. Bloccando i recettori D2, si rimuove questo freno.
    • Risultato: iperprolattinemia (che può portare a galattorrea, amenorrea o disfunzioni sessuali).
  • Via Mesocorticale: poiché nella schizofrenia questa via potrebbe già essere ipodopaminergica (causando sintomi negativi/cognitivi), un ulteriore blocco D2 potrebbe teoricamente peggiorare questi sintomi (sindrome deficitaria indotta da neurolettici).
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Posologia: come si assume l'aloperidolo?

La posologia varia in base all'indicazione, alla gravità dei sintomi e alle condizioni del paziente.

Somministrazione orale

L'aloperidolo può essere assunto sotto forma di compresse o gocce. In questi casi, il dosaggio viene generalmente aumentato in maniera graduale, allo scopo di ridurre il più possibile il rischio di effetti collaterali. Le linee guida più aggiornate raccomandano un dosaggio compreso tra 2 e 10 mg/die negli adulti, da assumere in una o due somministrazioni giornaliere. Eventuali aggiustamenti della dose devono essere fatti ad intervalli di 1-3 giorni.

Somministrazione iniettabile

Nelle situazioni acute, il farmaco può essere somministrato per via intramuscolare o endovenosa. Questo tipo di somministrazione ha effetti più rapidi. La dose media per un adulto si aggira tra i 2 e i 10 mg, da somministrare a intervalli regolari ( 6-8 ore, dipende dal dosaggio e dal quadro clinico, il tempo può essere ridotto)   un'ora  fino alla completa remissione dei sintomi.

Quanto dura il trattamento con l'aloperidolo?

La durata della terapia dipende dal quadro clinico del paziente. Nei disturbi cronici può rivelarsi necessaria una terapia di mantenimento a dosi inferiori, mentre negli stati acuti il trattamento è generalmente limitato nel tempo. La gestione del dosaggio richiede un monitoraggio clinico costante.

Avvertenze: cosa bisogna sapere prima di assumere l'aloperidolo?

Prima di avviare una terapia a base di aloperidolo, è fondamentale valutare attentamente il profilo clinico del paziente. Ma quali sono le condizioni che richiedono più cautela? L'aloperidolo deve essere usato con particolare attenzione in presenza di:

  • Patologie cardiovascolari: l'aloperidolo può influenzare la conduzione elettrica cardiaca, determinando un prolungamento dell'intervallo QT. Questa condizione aumenta il rischio di aritmie ventricolari potenzialmente gravi, come la torsione di punta, in particolare nei pazienti con cardiopatie strutturali, squilibri elettrolitici (ipokaliemia, ipomagnesiemia), uso concomitante di altri farmaci che prolungano il QT. Per tali motivi, nei soggetti a rischio è raccomandata una valutazione cardiologica approfondita e un monitoraggio elettrocardiografico prima e durante il trattamento
  • Malattia di Parkinson: l'aloperidolo è fortemente associato alla comparsa di sintomi extrapiramidali, dovuti al blocco dei recettori dopaminergici nella via nigrostriatale. Pazienti con malattia di Parkinson o altri disturbi del movimento possono sperimentare un peggioramento significativo dei sintomi motori
  • Epilessia o storia di convulsioni: tale condizione rappresenta un ulteriore elemento di cautela, poiché l'aloperidolo può abbassare la soglia convulsiva, aumentando il rischio di crisi epilettiche
  • Insufficienza epatica: l'aloperidolo viene metabolizzato principalmente dal fegato, pertanto una funzionalità epatica compromessa può causarne l'accumulo, aumentando il rischio di effetti collaterali neurologici, cardiovascolari e di tossicità sistemica
  • Anziani con disturbi neurocognitivi maggiori (es. demenza): negli anziani con demenza, studi clinici hanno evidenziato un aumento del rischio di cadute, eventi cerebrovascolari e mortalità associato all'uso di antipsicotici tipici. Pertanto, l'impiego dell'aloperidolo in questa popolazione richiede una valutazione particolarmente prudente. Le linee guida internazionali raccomandano che l'impiego dell'aloperidolo avvenga solo quando strettamente necessario, alla dose minima efficace e per il periodo più breve possibile, sotto costante controllo medico.
  • Interazioni farmacologiche: l'aloperidolo può interagire con altri farmaci in grado di prolungare l'intervallo QT, ma anche con sostanze sedative, alcol e farmaci che influenzano il metabolismo epatico. In particolare, deve essere usato con cautela quando associato a farmaci sedativi, benzodiazepine o alcol, per il rischio di depressione del sistema nervoso centrale. Inoltre, è bene informare il medico circa l'uso di antidepressivi o antiaritmici, essendo questi in grado di influenzare il ritmo cardiaco. Infine, va ricordato come i farmaci che interferiscono con il metabolismo epatico (CYP450) siano in grado di aumentare o ridurre le concentrazioni plasmatiche di aloperidolo

Quali sono gli effetti collaterali dell'aloperidolo?

Gli effetti collaterali dell'aloperidolo sono ben noti e dipendono principalmente dal suo potente antagonismo dopaminergico. Tra i più frequenti si osservano:

  • rigidità muscolare
  • tremori
  • acatisia, disturbo motorio che causa profonda irrequietezza e un bisogno impellente di muoversi
  • distonie, disturbi neurologici del movimento caratterizzati da contrazioni muscolari involontarie, prolungate e ripetitive
  • costipazione alternata a episodi di diarrea
  • sedazione
  • bocca secca
  • mal di testa
  • nausea
  • perdita dell'appetito e calo ponderale
Quali sono gli effetti collaterali dell'aloperidolo

Quali sono gli effetti a lungo termine?

Tra i principali effetti a lungo termine, invece, figurano:

  • effetti endocrini: l'aloperidolo può aumentare i livelli di prolattina, con possibili alterazioni ormonali
  • effetti cardiovascolari: in alcuni casi possono verificarsi aritmie e ipotensione, soprattutto a dosaggi elevati o in pazienti predisposti
  • discinesia tardiva: condizione caratterizzata da movimenti involontari persistenti
  • sindrome neurolettica maligna: in rarissimi casi possono comparire sintomi potenzialmente letali, che includono rigidità muscolare, febbre alta, acinesia, livelli elevati di creatinfosfochinasi sierica, disturbi neurovegetativi (irregolarità del polso e della pressione arteriosa, aritmie, tachicardia, sudorazione), alterazioni dello stato di coscienza e coma
  • glaucoma ad angolo chiuso

Cosa succede per un sovradosaggio da aloperidolo?

Un sovradosaggio di aloperidolo può determinare:

  • sedazione marcata
  • ipotensione
  • gravi sintomi extrapiramidali
  • alterazioni del ritmo cardiaco

Nei casi più gravi possono verificarsi persino coma o complicanze potenzialmente letali. Il trattamento è sintomatico e richiede un intervento medico immediato.

Fonti:

Bibliografia

Haloperidol for Pain management: A Narrative review. — Pharmaceuticals, 17(8)

Roldan, C. J., Rowland, J. W., Ye, A. L. (2024)

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FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
DsMDott.ssa Martina Migliore
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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