Lamotrigina: cos'è, come funziona ed effetti collaterali

Utilizzata in neurologia e psichiatria, la lamotrigina è un farmaco che agisce sulla stabilità dell'attività neuronale. Trova applicazione nel trattamento dell'epilessia e di alcuni disturbi dell'umore, in virtù di un profilo di efficacia e tollerabilità ampiamente studiati.

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Lamotrigina

Cos'è la lamotrigina?

La lamotrigina è un principio attivo appartenente alla classe degli anticonvulsivanti di seconda generazione, impiegato sia in ambito neurologico che psichiatrico. In ambito clinico, la lamotrigina farmaco è considerata una molecola "trasversale", essendo in grado di agire su meccanismi neurobiologici comuni a diverse patologie del sistema nervoso centrale. È presente da decenni nelle principali linee guida internazionali dedicate al trattamento dell'epilessia e del disturbo bipolare, con particolare riferimento alla prevenzione delle ricadute depressive.

Esempi di farmaci che contengono la lamotrigina

Il nome del farmaco varia a seconda del produttore. Di seguito, le opzioni più diffuse:

  • Amaless
  • Lamictal (nome commerciale più diffuso in Italia)
  • Lamotrigina DOC
  • Lamotrigina EG
  • Lamotrigina Sandoz

I dosaggi più comuni sono lamotrigina 25 mg, lamotrigina 50 mg e lamotrigina 100 mg, spesso utilizzati in maniera progressiva allo scopo di ridurre il rischio di effetti avversi cutanei (Sindrome di Steven-Johnson)

Esempi di farmaci che contengono la lamotrigina

A cosa serve la lamotrigina?

Le principali indicazioni terapeutiche includono:

  • Epilessia: la lamotrigina nasce come anticonvulsivante ed è tuttora utilizzata nel trattamento dell'epilessia. È indicata sia nelle crisi epilettiche focali sia nelle crisi generalizzate, in monoterapia o come terapia aggiuntiva. Le principali linee guida internazionali confermano l'efficacia del principio attivo nel ridurre la frequenza delle crisi.
  • Disturbo bipolare: in ambito psichiatrico, la lamotrigina occupa un ruolo di primo piano nel trattamento del disturbo bipolare, soprattutto nella prevenzione delle ricadute depressive. Le principali linee guida la indicano come uno stabilizzatore dell'umore di riferimento, soprattutto per i pazienti con una lunga storia di episodi depressivi. Meta-analisi pubblicate su The Lancet Psychiatry e Bipolar Disorders mostrano come la lamotrigina sia particolarmente efficace nel ridurre il rischio di nuovi episodi depressivi. Risulta, invece, meno incisiva nel controllo della fase maniacale acuta. Questa caratteristica la rende utile soprattutto nei programmi terapeutici di mantenimento, spesso in associazione con altri stabilizzatori dell'umore.
  • Depressione bipolare e disturbi dell'umore farmaco resistenti: uno degli ambiti di maggiore interesse clinico riguarda l'impiego della lamotrigina nella depressione bipolare, condizione notoriamente difficile da trattare. A differenza degli antidepressivi tradizionali, la lamotrigina non aumenta significativamente il rischio di viraggio maniacale e proprio questo aspetto contribuisce a farne un'opzione più sicura per molti pazienti. In alcuni casi specifici, il farmaco viene utilizzato anche nella cura dei disturbi dell'umore resistenti ai trattamenti standard. Sebbene questo utilizzo possa rientrare nelle indicazioni off-label, si tratta di una pratica sostenuta da crescenti evidenze cliniche.

Il farmaco presenta un buon profilo di tollerabilità nel lungo periodo, aspetto che contribuisce a renderla un'opzione adatta anche per le terapie prolungate. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal ridotto impatto sulle funzioni cognitive rispetto ad altri antiepilettici, elemento particolarmente rilevante nei pazienti in età lavorativa e scolastica

Come funziona la lamotrigina?

Nella lamotrigina il meccanismo d'azione è complesso, ma ben documentato. La molecola agisce principalmente attraverso:

  • Blocco dei canali del sodio voltaggio-dipendenti (VSSC): legandosi alla subunità alfa dei canali del sodio, riduce l'eccitabilità neuronale.
  • Riduzione del glutammato: modulando i canali del sodio presinaptici, inibisce il rilascio eccessivo di glutammato (il principale neurotrasmettitore eccitatorio).

Questo meccanismo d'azione consente di ridurre l'iperattività neuronale, responsabile sia delle crisi epilettiche sia delle fluttuazioni patologiche dell'umore. A differenza di altri stabilizzatori, la lamotrigina non agisce direttamente sui recettori GABAergici o dopaminergici, caratteristica che contribuisce al suo profilo cognitivo favorevole e alla minore sedazione.

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Posologia: come si assume la lamotrigina?

Come avviene con la maggior parte degli psicofarmaci, il lamotrigina dosaggio deve essere molto graduale. Le linee guida raccomandano una titolazione lenta, al fine di ridurre il rischio di reazioni cutanee. In genere:

  • si comincia con dosaggi molto bassi (ad es. 25 mg/die da assumere in una sola volta)
  • si procede con incrementi settimanali nell'ordine dei 25-50 mg
  • si raggiunge un dosaggio di mantenimento personalizzato (a partire dalla sesta settimana la dose può essere incrementata settimanalmente di 100 mg, fino a raggiungere una dose massima di 400 mg/die)

È necessario sottolineare come il massimo dosaggio di lamotrigina sia legato all'indicazione clinica specifica e alla presenza di eventuali terapie concomitanti. In alcuni casi è necessario un monitoraggio costante del dosaggio di lamotrigina nel sangue, soprattutto in presenza di farmaci che ne alterano il metabolismo epatico.

Avvertenze: cosa bisogna sapere prima di assumere la lamotrigina?

Prima di iniziare la terapia è fondamentale valutare attentamente la storia clinica del paziente. Le principali avvertenze includono:

  • Rischio di reazioni cutanee gravi: l'avvertenza più rilevante è senza dubbio quella relativa alla possibilità, seppur rara, che si manifestino reazioni cutanee gravi, tra cui la sindrome di Stevens-Johnson e la necrolisi epidermica tossica. Alcune meta-analisi indicano come il rischio sia maggiore durante le prime settimane di trattamento, soprattutto se il dosaggio iniziale è troppo elevato o se gli aumenti di dose avvengono troppo velocemente. Per questa ragione, le linee guida internazionali raccomandano una titolazione lenta e graduale del farmaco. La comparsa di rash cutanei, soprattutto se associati a febbre, malessere generale o interessamento delle mucose, richiede un'immediata valutazione medica.
  • Interazioni farmacologiche: la lamotrigina presenta interazioni rilevanti con diversi farmaci. In particolare, l'associazione con acido valproico aumenta significativamente i livelli plasmatici di lamotrigina, peggiorando il rischio di effetti avversi. Al contrario, farmaci induttori enzimatici come carbamazepina, fenitoina e fenobarbital possono ridurne sensibilmente la concentrazione nel sangue, compromettendo l'efficacia del trattamento. Anche i contraccettivi ormonali possono influenzare il metabolismo della lamotrigina, determinando variazioni dei livelli plasmatici del principio attivo. Infine, l'associazione tra lamotrigina e alcol può esasperare effetti collaterali quali sonnolenza, vertigini e problemi di coordinazione.
  • Condizioni che richiedono cautela: particolare attenzione è necessaria nei pazienti con compromissione epatica o renale, poiché tali condizioni possono alterare la farmacocinetica del medicinale. In questi casi, può essere necessario un aggiustamento del dosaggio e un monitoraggio clinico più stringente. Inoltre, nei soggetti con una storia di reazioni allergiche ai farmaci antiepilettici, il rischio di ipersensibilità è più elevato. Anche nei pazienti anziani è consigliabile procedere con cautela, valutando attentamente il rapporto rischi-benefici.
  • Uso in gravidanza e allattamento: l'uso della lamotrigina in gravidanza è stato oggetto di numerosi studi. Le evidenze disponibili suggeriscono come il rischio teratogeno sia inferiore rispetto ad altri antiepilettici.  Per questo motivo, l'impiego in gravidanza deve essere valutato attentamente, cercando di optare per la dose minima efficace. È necessario procedere con prudenza anche in fase di allattamento, poiché la lamotrigina tende a passare nel latte materno. Gli esperti raccomandano di monitorare il neonato e di sospendere il trattamento in presenza di segni di sedazione o irritabilità.
  • Sospensione del trattamento: è fondamentale non interrompere improvvisamente l'assunzione del farmaco. Una sospensione brusca, infatti, può aumentare il rischio di ricadute epilettiche. L'interruzione del trattamento dovrebbe avvenire sempre in maniera graduale e sotto stretto controllo medico.
Avvertenze cosa bisogna sapere prima di assumere la lamotrigina

Quali sono gli effetti collaterali della lamotrigina?

La lamotrigina ha effetti collaterali che possono manifestarsi in maniera lieve o moderata e quasi sempre all'inizio del trattamento o in seguito ad aumenti troppo rapidi del dosaggio. I sintomi più comuni includono:

  • Cefalea
  • Nausea
  • Vertigini
  • Disturbi del sonno

Parecchi utenti chiedono se la lamotrigina fa ingrassare: le fonti scientifiche disponibili non indicano alcuna evidenza in tal senso, a differenza di quanto riportato per altri stabilizzatori dell'umore.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali a lungo termine della lamotrigina, gli studi mostrano un buon profilo di sicurezza, senza evidenze di tossicità cumulativa. Alcuni pazienti riportano variazioni soggettive legate a lamotrigina e memoria o a lamotrigina e nervosismo: tuttavia, si tratta di condizioni transitorie, reversibili e dose-dipendenti.

Cosa succede per un sovradosaggio da lamotrigina?

Il sovradosaggio può causare la comparsa di sintomi neurologici quali:

  • atassia
  • nistagmo
  • riduzione dello stato di coscienza
  • convulsioni (nei casi più gravi)
  • alterazioni cardiache (assai rare)

Il trattamento è sintomatico e di supporto. Se gestito tempestivamente, l'esito di qualsiasi sovradosaggio è favorevole.

Fonti:

Bibliografia

Lamotrigine: a safe and effective mood stabilizer for bipolar Disorder in Reproductive-Age Adults. — Medical Science Monitor, 30

Cyrkler, M., Drabik, A., Czerwiak, K. Z., Soroka, E. (2024)

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FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
DsMDott.ssa Martina Migliore
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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