Aripiprazolo: cos'è, come funziona ed effetti collaterali

L'aripiprazolo è un farmaco antipsicotico atipico ampiamente utilizzato in psichiatria. Il suo meccanismo d'azione peculiare lo rende una terapia di riferimento in diversi disturbi dell'umore e psicotici.

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Aripiprazolo

Cos'è l'aripiprazolo?

L'aripiprazolo è un farmaco appartenente alla classe degli antipsicotici atipici, caratterizzato da un meccanismo d'azione definito modulatore del sistema dopaminergico. Il principio attivo aripiprazolo è stato sviluppato per offrire un profilo di efficacia clinica con una minore incidenza di effetti indesiderati rispetto agli antipsicotici precedenti.

A differenza di altri farmaci antipsicotici, l'aripiprazolo non agisce come antagonista puro dei recettori dopaminergici, ma come agonista parziale, modulando l'attività della dopamina in base alle necessità delle diverse aree cerebrali. 

Dal punto di vista regolatorio, l'aripiprazolo è uno psicofarmaco approvato dalle principali autorità sanitarie internazionali per il trattamento di diverse condizioni psichiatriche, tra cui schizofrenia e disturbo bipolare. È disponibile in varie formulazioni e dosaggi, incluse compresse orali, soluzione orale liquida e formulazioni iniettive a rilascio prolungato e a rilascio rapido.

Esempi di farmaci che contengono l'aripiprazolo

Tra i  medicinali che contengono aripiprazolo come principio attivo è possibilecitare:

  • Abilify (nome commerciale più diffuso in Italia e in Europa; il farmaco è venduto dalla casa farmaceutica Otsuka Pharmaceutical Europe)
  • Abilify Maintena (formulazione iniettabile a lunga durata)
  • Arpoya
  • Aripiprazolo bioequivalente (Aripiprazolo Accord, Aurobindo, Doc, Eg, Mylan, Sandoz, Zentiva, Teva)

I farmaci appena citati sono disponibili in vari dosaggi, tra cui 5 mg, 10 mg e 15 mg, al fine di soddisfare le esigenze cliniche di ognuno.

Esempi di farmaci che contengono l'aripiprazolo

A cosa serve l'aripiprazolo?

L'aripiprazolo è indicato per il trattamento di diversi disturbi psichiatrici, grazie alla sua azione modulante sui neurotrasmettitori cerebrali. Le principali indicazioni terapeutiche includono:
 

  • Schizofrenia: l'aripiprazolo è utilizzato nel trattamento della schizofrenia negli adulti e negli adolescenti. Contribuisce alla riduzione dei sintomi, migliorando la stabilità clinica a lungo termine
  • Disturbo bipolare: il principio attivo è indicato nel trattamento degli episodi maniacali e misti associati al disturbo bipolare di tipo I. Può essere impiegato sia nella fase acuta sia come terapia di mantenimento, in associazione ad altri stabilizzatori dell'umore
  • Depressione maggiore resistente: in determinati casi, l'aripiprazolo viene utilizzato come trattamento aggiuntivo agli antidepressivi nella depressione maggiore che non risponde adeguatamente alle terapie standard. A bassi dosaggi, infatti, l'aripiprazolo è attivante e potenzia l'effetto dei farmaci antidepressivi (tale applicazione è riconosciuta e approvata dalla FDA americana)
  • Altri utilizzi clinici: in contesti specifici, l'aripiprazolo può essere prescritto per il trattamento di tic, disturbi comportamentali o sintomi psicotici secondari ad altre condizioni. Inoltre sono in corso degli studi volti a dimostrare l’efficacia di aripiprazolo nel ridurre il desiderio di assumere sostanze psicostimolanti quali cocaina, THC, anfetamine e derivati

Come funziona l'aripiprazolo?

Il meccanismo d'azione dell'aripiprazolo rappresenta uno degli aspetti più distintivi di questo farmaco. A livello neurochimico, infatti, agisce come:

  • agonista parziale dei recettori dopaminergici D2
  • agonista parziale dei recettori serotoninergici 5-HT1A
  • antagonista dei recettori serotoninergici 5-HT2A

Tali attività, combinate tra loro, consentono all'aripiprazolo di modulare la trasmissione dopaminergica, probabilmente riducendo l'eccesso di dopamina nelle aree cerebrali responsabili dei sintomi psicotici, ma senza azzerarne completamente l'azione. Il risultato è una stabilizzazione del tono neurochimicocon minor rischio di rigidità motoria, sedazione e aumento ponderale rispetto ad altri antipsicotici.

In virtù del profilo farmacodinamico appena descritto, l'aripiprazolo viene spesso definito come un antipsicotico dopamina-stabilizzante, piuttosto che come un semplice bloccante dei recettori.

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Posologia: come si assume l'aripiprazolo?

Il dosaggio varia in base alla patologia trattata, alla risposta individuale e alla tollerabilità. In genere:

  • il trattamento inizia con dosaggi bassi (5 mg), per i primi giorni, per poi aumentare gradualmente
  • le dosi di mantenimento più comuni sono comprese tra 10 mg e 20 mg al giorno, fino ad un massimo di 30 mg/die
  • il farmaco va assunto una sola volta al giorno, preferibilmente sempre alla stessa ora, in modo da mantenere costanti i livelli plasmatici del principio attivo
  • le formulazioni iniettive a rilascio prolungato consentono somministrazioni mensili, migliorando la stabilizzazione clinica dei sintomi in alcuni pazienti
  • l'assunzione può avvenire in concomitanza o lontano dai pasti, com'è più comodo per il paziente

Dopo quanto tempo fa effetto?

La risposta al trattamento varia da persona a persona, talvolta in maniera notevole. Generalmente, i pazienti cominciano a notare i primi miglioramenti entro la fine della seconda settimana di trattamento, mentre la piena efficacia è raggiunta dopo 4-6 settimane. Tuttavia, la risposta è influenzata da numerosi fattori, quali il dosaggio, la gravità dei sintomi e la presenza di patologie concomitanti (e dei relativi trattamenti).

È importante evitare di interrompere l'assunzione del farmaco senza il consenso del medico, poiché la sospensione improvvisa può provocare un rapido peggioramento dei sintomi o l'insorgenza di alcuni effetti avversi.

Avvertenze: cosa bisogna sapere prima di assumere l'aripiprazolo?

Prima di avviare una terapia a base di aripiprazolo è necessario considerare alcuni aspetti importanti:

  • Disturbi cardiovascolari pregressi: nei pazienti con patologie cardiache preesistenti è richiesta cautela, poiché il farmaco può influenzare la pressione arteriosa
  • Disturbi metabolici: sebbene l'aripiprazolo abbia un impatto metabolico inferiore rispetto ad altri antipsicotici, è consigliabile tenere sotto controllo peso, glicemia e profilo lipidico
  • Rischio di acatisia: in alcune persone può indurre un certo grado di irrequietezza motoria, soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento
  • Uso in gravidanza e allattamento: in questi casi, il medico è tenuto a valutare attentamente l'utilizzo del farmaco, che deve presentare più benefici terapeutici che rischi potenziali. Per quel che riguarda l'allattamento, pare che l'aripiprazolo passi nel latte materno, pertanto le donne che assumono il farmaco dovrebbero interrompere il trattamento o sospendere l'allattamento
  • Interazioni farmacologiche: l'aripiprazolo può interagire con diversi farmaci, aumentandone o riducendone l'efficacia. È necessario informare il medico circa eventuali terapie in corso. Ad esempio, è bene fare attenzione all'uso concomitante con antidepressivi quali paroxetina e fluoxetina (possono amplificare gli effetti dell'aripiprazolo), antiepilettici come la fenitoina e la carbamazepina (possono ridurre l'efficacia dell'aripiprazolo), cure per l'HIV (alcuni inibitori della proteasi potrebbero alterare il metabolismo dell'aripiprazolo), medicinali antifungini (ketoconazolo e sostanze simili possono incrementare i livelli del principio attivo nel sangue). In questi casi, quindi, potrebbe rendersi necessario un aggiustamento della dose
  • Sensibilità al principio attivo: l'uso dell'aripiprazolo è controindicato nei soggetti con ipersensibilità nota al principio attivo, alle molecole correlate dal punto di vista chimico o a uno qualsiasi degli eccipienti contenuti nella formulazione farmaceutica
  • Aumentato comportamento impulsivo: sebbene il trattamento di condizioni di discontrollo del proprio comportamento (gioco d’azzardo, acquisti impulsivi, ipersessualità ecc.) possono essere associati al disturbo di base per cui è stato prescritto aripiprazolo; in alcuni casi è stata segnalata la cessazione degli impulsi con la riduzione della dose o la sospensione del medicinale. E’ possibile, dunque, che sia Aripiprazolo stesso ad aumentare questo rischio e, per questo motivo, bisogna tenerne di conto quando si sceglie di usarlo.
Avvertenze cosa bisogna sapere prima di assumere l'aripiprazolo

Quali sono gli effetti collaterali dell'aripiprazolo?

Gli effetti collaterali dell'aripiprazolo variano per frequenza e intensità. Tra i più comuni si segnalano:

  • dolore epigastrico, nausea e/o vomito
  • insonnia
  • ansia o agitazione
  • cefalea
  • acatisia (irrequietezza motoria che impedisce a una persona di stare ferma, soprattutto a livello degli arti inferiori)

Effetti collaterali meno comuni, ma clinicamente rilevanti, includono:

  • aumento o diminuzione dell'appetito
  • variazioni del peso corporeo
  • sonnolenza o affaticamento
  • disturbi gastrointestinali
  • alterazioni della glicemia

In rari casi possono manifestarsi effetti extrapiramidali, discinesia tardiva o sintomi neuropsichiatrici più complessi. Per questo motivo, è fondamentale un monitoraggio clinico costante.

È bene notare che negli adolescenti alcuni effetti indesiderati, in particolare la sonnolenza, la sedazione e i disturbi del movimento (sintomi extrapiramidali), tendono a manifestarsi con maggiore frequenza rispetto agli adulti.

Cosa succede per un sovradosaggio da aripiprazolo?

Il sovradosaggio da aripiprazolopuò determinare:

  • marcata sedazione
  • confusione
  • tachicardia
  • nausea e vomito
  • ipotensione

Nei casi più gravi possono comparire alterazioni dello stato di coscienza. Non esiste un antidoto specifico, pertanto il trattamento è sintomatico e di supporto, con monitoraggio delle funzioni vitali.

Fonti:

Bibliografia

Aripiprazole. — StatPearls - NCBI Bookshelf.

Gettu, N., Saadabadi, A. (2023)

The efficacy and safety of aripiprazole as adjunctive therapy in major depressive disorder: a second multicenter, randomized, double-blind, placebo-controlled study. — J Clin Psychopharmacol.

Marcus RN., McQuade RD., Carson WH., Hennicken D., Fava M., Simon JS., Trivedi MH., Thase ME., Berman RM. (2008)

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FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
DsMDott.ssa Martina Migliore
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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