Talofen: cos'è, come funziona ed effetti collaterali

Il Talofen è un farmaco psicotropo appartenente alla classe degli antipsicotici tipici, utilizzato da decenni nella pratica clinica per il trattamento delle psicosi, in virtù delle sue proprietà sedative.

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Talofen

Cos'è il Talofen?

Il Talofen è un medicinale contenente come principio attivo la promazina, molecola appartenente al gruppo delle fenotiazine alifatiche. Si tratta di un antipsicotico di prima generazione, introdotto nella pratica clinica negli anni '50; impiegato per il trattamento dei disturbi psicotici e degli stati di agitazione severa.

Dal punto di vista farmacologico, la promazina presenta una potenza antipsicotica inferiore rispetto ad altre fenotiazine, ma un effetto sedativo più marcato. Questa caratteristica ha determinato, nel corso del tempo, un utilizzo clinico orientato soprattutto al controllo dell'irrequietezza e dei disturbi comportamentali, piuttosto che al trattamento specifico di forme psicotiche gravi.

Il Talofen è disponibile in diverse formulazioni, tra cui goccesoluzioni parenterali, che consentono una gestione flessibile della terapia in relazione all'età del paziente, alla gravità dei sintomi e al contesto clinico. La lunga esperienza d'uso ha permesso di delineare con precisione il profilo di efficacia e sicurezza del farmaco, oggi ben descritto nei principali testi di psicofarmacologia.

A cosa serve il Talofen?

Le indicazioni terapeutiche del Talofen derivano da una solida tradizione clinica e da numerosi studi osservazionali e revisioni scientifiche. 

  • Agitazione, ansia e disturbi comportamentali: in ambito psichiatrico, il Talofen viene utilizzato come farmaco sedativo nei pazienti con psicosi, soprattutto quando è necessario un rapido controllo dell'irrequietezza. In tal modo, è possibile evitare il ricorso a molecole con una potenza antipsicotica ancora più elevata. In contesti ospedalieri e residenziali, il talofen viene spesso impiegata per il controllo dell'agitazione acuta e dei disturbi comportamentali nei pazienti anziani, sebbene le linee guida più recenti raccomandino un uso prudente del farmaco e, soprattutto, limitato nel tempo.
  • Insonnia secondaria: la sua azione calmante rende il farmaco utile come coadiuvante nella gestione dell'insonnia associata ad altri disturbi psichiatrici. Tale azione calmante, mediata principalmente dal blocco dei recettori istaminergici e adrenergici, favorisce la riduzione dell'iperattivazione emotiva e cognitiva che spesso ostacola l'addormentamento. Studi clinici e revisioni sottolineano come questo approccio possa risultare particolarmente utile nei casi di insonnia secondaria, in cui il sintomo è espressione di un disagio psichico sottostante piuttosto che di un disturbo primario del sonno
A cosa serve il Talofen

Come funziona il Talofen?

Il meccanismo d'azione antipsicotico del Talofen è riconducibile all'antagonismo dei recettori dopaminergici D2 a livello del sistema nervoso centrale. Questo effetto, tipico degli antipsicotici di prima generazione, determina una riduzione dell'attività dopaminergica mesolimbica, contribuendo al controllo dei sintomi psicotici positivi.

Tuttavia, il talofen esercita anche e soprattutto un marcato antagonismo sui recettori istaminergici H1sui recettori adrenergici alfa-1 e, in misura minore, sui recettori muscarinici. L'inibizione dei recettori H1 è responsabile dell'effetto sedativo, mentre il blocco alfa-adrenergico contribuisce all'azione calmante, ma anche alla produzione di effetti avversi quali l'ipotensione ortostatica.

Talofen è un antipsicotico “a bassa potenza”: occorrono dosi molto elevate per bloccare efficacemente i recettori D2, mentre il legame ai recettori H1, alfa-1 e muscarinici si verifica già a dosi usuali di trattamento.

La combinazione di questi meccanismi spiega il motivo per cui il Talofen viene utilizzato prevalentemente come sedativo-antipsicotico anziché come farmaco antipsicotico puro.

Posologia: come si assume il Talofen?

La posologia del Talofen deve essere sempre personalizzata e definita dal medico sulla base della condizione clinica, dell'età del paziente e della sua risposta alla terapia. In generale si raccomanda sempre di iniziare il trattamento con dosaggi bassi, incrementandoli in maniera graduale, onde ridurre il rischio di effetti indesiderati.

La soluzione orale, che si assume in gocce, consente una titolazione più flessibile della dose e può rivelarsi particolarmente utile nei pazienti anziani o fragili.

Il farmaco può essere somministrato una o più volte al giorno, preferibilmente di sera, soprattutto se l'obiettivo terapeutico principale è quello di favorire il rilassamento e il sonno. La durata del trattamento deve essere la più breve possibile, soprattutto nei pazienti anziani, in accordo con le raccomandazioni presenti nelle principali linee guida internazionali.

Si può usare il talofen con bambini e adolescenti?

Il Talofen non è adatto ai bambini che non hanno ancora compiuto 12 anni. Negli adolescenti, invece, la dose raccomandata è pari a 5-15 gocce al giorno (10-30 mg/die), fino a un massimo di 15 gocce da assumere per quattro volte al giorno (120 mg/die). Per quanto riguarda la dose parenterale, il medico può optare per una quantità compresa tra 0.25 e 0.50 milligrammi per chilo di peso corporeo.

Qual è la posologia del talofen negli adulti?

In genere, negli adulti la dose iniziale è di 10-15 gocce (20-30 mg), da assumere in un'unica somministrazione serale. Il medico può aumentare la dose in maniera graduale, fino a raggiungere il quantitativo minimo efficace. Il dosaggio ideale raccomandato è di 15 gocce per quattro volte al giorno (per un totale di 120 mg/die), sebbene siano possibili dosaggi più elevati (anche 400 mg/die).

Qual è la posologia del talofen negli adulti

Posologia del talofen per gli anziani

Negli anziani la dose raccomandata ideale è di 10-30 gocce al giorno (che corrispondono a 20-60 mg/die), fino a un massimo di 25 gocce per quattro volte al giorno (200 mg/die). Qualora fosse necessaria una somministrazione parenterale, il medico potrà scegliere tra mezza fiala o una fiala intera di soluzione iniettabile. In questa popolazione, ad ogni modo, è sempre importante adoperare estrema cautela per il rischio che l’eccessiva sedazione possa comportare la comparsa di eventi avversi: la dose minima efficace deve sempre essere monitorata attentamente con ripetute visite mediche di controllo e incrementi lenti e graduali. 

Avvertenze: cosa bisogna sapere prima di assumere il Talofen?

È fondamentale che il medico effettui una valutazione clinica completa prima di prescrivere il farmaco. Questa deve comprendere l'anamnesi farmacologica e l'accertamento di eventuali comorbidità. Le fenotiazine, infatti, sono in grado di influenzare numerosi sistemi fisiologici, pertanto è obbligatorio adottare un approccio prudente, soprattutto in presenza di determinate condizioni mediche.

  • Patologie cardiovascolari: il farmaco può determinare ipotensione, alterazioni della conduzione cardiaca e, più raramente, prolungamento dell'intervallo QT. In particolare, è stata segnalata diverse volte ipotensione ortostatica transitoria, soprattutto dopo la prima somministrazione parenterale. Per evitare problemi quali vertigini o cadute, il paziente deve restare in posizione supina per circa 30 minuti dopo ogni iniezione di Talofen e la pressione arteriosa va monitorata frequentemente nelle ore successive l’iniezione. In caso di ipotensione severa il medico può decidere di somministrare noradrenalina. È, infine, fondamentale ricordare che in casi rari di somministrazione endovenosa, questa può avvenire esclusivamente in ambiente ospedaliero, proprio per essere pronti in caso di eventi avversi cardiovascolari.
  • Insufficienza epatica o renale: nei soggetti con insufficienza epatica o renale, il metabolismo e l'eliminazione della promazina possono risultare inefficaci o del tutto compromessi, aumentando il rischio che il farmaco si accumuli pericolosamente nell'organismo
  • Pazienti anziani o fragili: è noto un aumento del rischio di eventi avversi cerebrovascolari e mortalità nei pazienti anziani con demenza trattati con antipsicotici tipici. Per tale motivo, l'uso del Talofen negli over 65 va limitato ai casi in cui i benefici superano i rischi
  • Convulsioni: come altre fenotiazine, il Talofen può ridurre la soglia convulsiva, ragion per cui la promazina deve essere utilizzata con molta cautela nei pazienti con una storia di epilessia o che lamentano condizioni in grado di ridurre la soglia convulsiva
  • Possibili interazioni farmacologiche: prima di assumere il Talofen, è fondamentale considerare alcune possibili interazioni farmacologiche. Ad esempio, la promazina può potenziare l'effetto di altri farmaci depressori del sistema nervoso centrale, tra cui benzodiazepine, oppioidi e alcol, aumentando il rischio di sedazione eccessiva e depressione respiratoria. Inoltre, il Talofen non va somministrato ai pazienti ai quali è stata data succinilcolina (un miorilassante usato in anestesia), a causa del possibile prolungamento del blocco neuromuscolare. La somministrazione concomitante con metrizamide può aumentare il rischio convulsivo, mentre il litio combinato con il Talofen ha dato luogo a un'ampia varietà di sintomi extrapiramidali. Infine, gli antiacidi possono ridurre l'assorbimento delle fenotiazine
  • Gravidanza e allattamento: il Talofen non va utilizzato in gravidanza, a meno che non vi sia assoluta necessità. Per quanto riguarda la fase di allattamento, non è noto se la promazina venga secreta o meno all'interno del latte materno. Anche gli effetti sui neonati che assumono il latte materno sono poco conosciuti, tuttavia non è possibile escluderli, soprattutto perché non mancano le segnalazioni. In letteratura sono riportati sintomi quali tremore, sonnolenza, rigidità, debolezza muscolare, agitazione e difficoltà nell'assunzione del cibo. In presenza dei sintomi appena descritti è fondamentale interrompere immediatamente il trattamento

Quali sono gli effetti collaterali del Talofen?

Il profilo di sicurezza del farmaco è ben documentato in letteratura. Tra i principali effetti collaterali al Talofen figurano quelli direttamente legati all'azione sedativa e anticolinergica del principio attivo. I sintomi più frequenti includono:

  • sonnolenza
  • stanchezza
  • secchezza delle fauci
  • stipsi
  • stitichezza
  • febbre
  • rigidità muscolare
  • tachicardia
  • alterazione dello stato mentale
  • sudorazione eccessiva

Più raramente possono manifestarsi anche:

  • ipotensione ortostatica
  • vertigini
  • disturbi visivi (soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento o in caso di rapido aumento del dosaggio)
  • fotosensibilità (in tal caso si consiglia ai pazienti di evitare l'esposizione diretta alla luce solare) con rischi di iperpigmentazione cutanea e/o depositi oculari
  • effetti extrapiramidali
  • discinesia tardiva
  • agranulocitosi (sintomo assai raro, che può fare la sua comparsa tra la quarta e la decima settimana dall'inizio della terapia)
  • alterazioni endocrine, tra cui l'aumento dei livelli di prolattina
  • ginecomastia
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Cosa succede per un sovradosaggio di Talofen?

Il sovradosaggio di Talofen rappresenta un'emergenza medica importante e può determinare una marcata depressione del sistema nervoso centrale. I sintomi più comuni includono:

  • sedazione profonda
  • confusione
  • ipotensione grave
  • coma (nei casi più severi)
  • aritmie cardiache
  • convulsioni
  • depressione respiratoria (soprattutto in presenza di assunzione concomitante di alcol o altri sedativi)

Il trattamento di un sovradosaggio da Talofen è principalmente di supporto e richiede il monitoraggio delle funzioni vitali in ambiente ospedaliero. Le linee guida sottolineano l'importanza della prevenzione, possibile attraverso un'attenta prescrizione e un'adeguata informazione del paziente, allo scopo di ridurre il rischio di assunzioni accidentali o improprie del farmaco.

Fonti:

Bibliografia

Liquid antipsychotics in the management of psychomotor agitation: a focus on promazine. — Drugs Context

Matrone M., Cuomo A., De Filippis S., Fagiolini A., Amore M. (2024)

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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
DsMDott.ssa Martina Migliore
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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