Clonazepam: cos’è, a cosa serve, nome commerciale ed effetti collaterali

Il clonazepam è un farmaco della famiglia delle benzodiazepine con proprietà anticonvulsivanti, ansiolitiche e sedative. In Italia è autorizzato per l’epilessia, ma talvolta viene prescritto anche per altri disturbi. Capire come agisce e quali precauzioni richiede aiuta a usarlo in modo sicuro, sempre sotto la guida del medico.
Punti chiave
- Cos'è: il clonazepam è il principio attivo del Rivotril e del farmaco equivalente Clonazepam EG.
- A cosa serve: in Italia l’unica indicazione approvata è l’epilessia, sia nei bambini che negli adulti; gli altri impieghi (ansia, panico, disturbi del sonno) sono “off-label”, cioè fuori dalle indicazioni ufficiali.
- Durata d'azione: ha un’emivita lunga, di circa 30-40 ore: per questo il suo effetto è prolungato e il farmaco tende ad accumularsi con l’uso ripetuto.
- Attenzione: può causare sonnolenza, rallentamento dei riflessi e, con l’uso prolungato, dipendenza.
- Sospensione: non va mai sospeso all’improvviso. La riduzione della dose deve essere graduale e concordata con il medico.
Cos’è il clonazepam?
Il clonazepam è un principio attivo appartenente alla classe delle benzodiazepine, farmaci che “calmano” il sistema nervoso centrale.
Rispetto ad altre molecole della stessa famiglia si distingue per due caratteristiche: è molto potente, cioè agisce già a dosi di pochi milligrammi, e ha una lunga durata d’azione. È classificato tra gli antiepilettici ed è impiegato da decenni nella terapia dell’epilessia, negli adulti e in età pediatrica.
Clonazepam: nome commerciale e formulazioni disponibili
Il clonazepam è stato sviluppato dai laboratori Roche, l’azienda che storicamente ha portato sul mercato le benzodiazepine, ed è arrivato in Italia negli anni Settanta con il nome commerciale Rivotril. Oggi in Italia il principio attivo è disponibile come:
- Rivotril: in compresse da 0,5 mg e da 2 mg e in gocce orali (2,5 mg/ml);
- Clonazepam EG: farmaco equivalente (generico) disponibile in gocce orali alla stessa concentrazione.
Clonazepam gocce Contengono circa 0,1 mg di principio attivo per goccia e permettono di regolare la dose con grande precisione: per questo sono molto usate nei bambini piccoli. Le compresse sono invece la forma più usata negli adulti. |
Tutte le confezioni richiedono la ricetta medica e sono soggette alla normativa sui medicinali con potenziale di abuso (D.P.R. 309/90).
Negli Stati Uniti lo stesso principio attivo è commercializzato soprattutto con il nome Klonopin.

A cosa serve il clonazepam?
Per rispondere alla domanda “clonazepam a cosa serve” bisogna distinguere tra ciò che è approvato ufficialmente e ciò che viene fatto nella pratica clinica.
L’indicazione approvata: l’epilessia
Secondo la scheda tecnica (RCP) approvata da AIFA, il clonazepam è indicato nella maggior parte delle forme di epilessia del neonato e del bambino, tra cui le crisi di assenza (il cosiddetto “piccolo male”), le crisi tonico-cloniche generalizzate e lo stato di male epilettico, cioè una crisi prolungata o crisi ripetute senza recupero tra l’una e l’altra. È indicato anche nell’epilessia dell’adulto e nelle crisi focali, quelle che partono da un’area circoscritta del cervello.
Gli usi “off-label”
Nonostante l'unica indicazione approvata in Italia sia il trattamento dell'epilessia, il clonazepam è talvolta prescritto nella pratica clinica anche per altre condizioni.
- Disturbo di panico e ansia grave: una revisione di più studi conferma che le benzodiazepine, clonazepam compreso, riducono i sintomi del disturbo di panico, anche se la qualità degli studi è bassa. Tuttavia, a causa del rischio di dipendenza, le linee guida del NICE britannico indicano come prima scelta la psicoterapia e gli antidepressivi, riservando le benzodiazepine a brevi periodi di crisi.
- Disturbo comportamentale del sonno REM: una condizione in cui la persona “mette in atto” i sogni con movimenti bruschi durante il sonno. Le linee guida dell’American Academy of Sleep Medicine (AASM) del 2023 considerano il clonazepam una delle opzioni possibili.
- Disturbi del movimento: può essere utilizzato nella sindrome delle gambe senza riposo, tuttavia, sebbene il farmaco sia stato usato a lungo per questo disturbo, le linee guida AASM del 2024 ne sconsigliano l’impiego negli adulti, perché le prove di efficacia sono molto deboli. Il clonazepam è usato anche per alleviare tremori o nei disturbi neuropsichiatrici caratterizzati da eccessiva attività motoria.
In generale, l’uso del clonazepam al di fuori dell’epilessia va valutato con cautela, soppesando i benefici con il rischio di dipendenza e sedazione.
Come funziona il clonazepam?
Il clonazepam potenzia l’azione del GABA (acido gamma-amminobutirrico), il principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello. Il GABA funziona come un regolatore del volume: quando i neuroni sono troppo attivi, ne riduce l’eccitabilità. Il clonazepam amplifica questo effetto calmante.
Da questo meccanismo derivano quattro azioni principali:
- anticonvulsivante: riduce la probabilità che si verifichino le scariche elettriche anomale alla base delle crisi epilettiche;
- ansiolitica: attenua l’attività dei circuiti cerebrali coinvolti nelle reazioni di allarme e paura;
- sedativa: rallenta l’attività del sistema nervoso centrale e favorisce la sonnolenza;
- miorilassante: riduce la tensione muscolare.
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Quanto dura l’effetto del clonazepam?
Dopo l’assunzione per bocca, il clonazepam viene assorbito quasi completamente e raggiunge la massima concentrazione nel sangue in 1-4 ore.
L'emivita del clonazepam, cioè il tempo necessario perché la quantità di farmaco nel sangue si dimezzi, è in media di 30-40 ore. È un valore lungo: significa che il farmaco resta attivo nell’organismo ben oltre il giorno dell’assunzione. Questo ha un vantaggio, perché mantiene livelli stabili e riduce la necessità di dosi frequenti, ma anche un rovescio della medaglia poichè, con l’uso ripetuto, il farmaco si accumula e la sonnolenza può protrarsi al giorno successivo.
Il clonazepam fa dormire?
Sì, la sonnolenza è uno degli effetti più frequenti: secondo la scheda tecnica riguarda circa la metà dei pazienti, soprattutto all’inizio della terapia. Questo però non fa del clonazepam un sonnifero. In Italia non è autorizzato per l’insonnia e l’uso del clonazepam per dormire è off-label.
Le linee guida europee sull’insonnia del 2023 indicano come trattamento di prima scelta la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I), un percorso psicologico strutturato che agisce sulle abitudini e sui pensieri che mantengono il problema. I farmaci ipnotici, benzodiazepine comprese, sono considerati solo per brevi periodi. Se hai difficoltà a dormire, parlane con il medico prima di assumere qualsiasi farmaco.
Posologia: come si assume il clonazepam?
Il dosaggio del clonazepam è sempre individuale e dipende da età, disturbo da trattare, risposta e presenza di altre terapie. Per l’epilessia, la scheda tecnica indica:
- adulti: una dose iniziale non superiore a 1,5 mg al giorno, suddivisa in tre somministrazioni, da aumentare gradualmente fino a una dose di mantenimento di solito compresa tra 3 e 6 mg al giorno. La dose massima è 20 mg al giorno;
- bambini fino a 10 anni (o 30 kg): dosi calcolate in base al peso corporeo, sempre stabilite dal medico specialista.
Per le indicazioni pratiche sulle gocce puoi consultare il nostro approfondimento sul Rivotril.

Avvertenze: cosa bisogna sapere prima di assumere il clonazepam?
Il clonazepam non deve essere assunto in caso di:
- allergia al principio attivo o ad altri componenti;
- grave insufficienza del fegato o respiratoria;
- glaucoma acuto ad angolo chiuso;
- coma, oppure abuso noto di farmaci, droghe o alcol;
- primo trimestre di gravidanza.
Richiede inoltre particolare prudenza in queste situazioni:
- Alcol, oppioidi e altri sedativi: l’associazione aumenta il rischio di sedazione profonda e di depressione respiratoria, cioè di un rallentamento pericoloso del respiro, che nei casi più gravi può portare al coma. Durante la terapia l’alcol va evitato del tutto.
- Guida e macchinari: il farmaco rallenta i riflessi e riduce la concentrazione.
- Anziani: sono più sensibili agli effetti del farmaco, con maggior rischio di confusione, cadute e fratture.
- Apnee notturne e malattie respiratorie croniche: il farmaco può peggiorare la respirazione durante il sonno.
- Depressione: come per altri antiepilettici, è stato segnalato un lieve aumento del rischio di pensieri suicidari; chi ha una storia di depressione va seguito con attenzione.
- Gravidanza e allattamento: dopo il primo trimestre si usa solo se strettamente necessario e sotto stretto controllo medico, senza mai interrompere bruscamente la terapia antiepilettica. Poiché il farmaco passa nel latte materno, durante il trattamento l’allattamento al seno va sospeso.
- Altri farmaci: alcuni antiepilettici possono ridurne l’efficacia, mentre altri medicinali, come l’antifungino fluconazolo, possono aumentarne gli effetti.
Effetti collaterali del clonazepam
Gli effetti collaterali più comuni sono legati all’azione calmante del farmaco sul sistema nervoso e sono più frequenti all’inizio della terapia o con dosi elevate:
- sonnolenza e sedazione, che spesso si attenuano con il tempo;
- problemi di coordinazione ed equilibrio (atassia), vertigini e debolezza muscolare;
- riduzione dell’attenzione e rallentamento dei riflessi;
- disturbi della memoria, in particolare difficoltà a ricordare ciò che accade dopo l’assunzione;
- alterazioni dell’umore e del comportamento, tra cui irritabilità o, al contrario, le cosiddette reazioni paradosse (agitazione, aggressività), più frequenti in bambini e anziani;
- aumento della saliva e delle secrezioni bronchiali, soprattutto nei bambini piccoli.
In alcune forme di epilessia, un uso prolungato può paradossalmente aumentare la frequenza delle crisi o ridurre l’efficacia del farmaco nel tempo.
Dipendenza e sospensione
Con l’uso quotidiano e prolungato, il clonazepam può causare dipendenza fisica e psicologica. Secondo le linee guida statunitensi sulla sospensione delle benzodiazepine del 2025, quasi tutte le persone che le assumono regolarmente per più di un mese sviluppano una dipendenza fisica, anche senza farne un uso improprio.
Per questo il farmaco non va mai interrotto all’improvviso: la sospensione brusca può provocare ansia, insonnia, tremori, irritabilità e, nei casi più gravi, crisi convulsive. La riduzione deve essere lenta e personalizzata, secondo un piano concordato con il medico.
Cosa succede per un sovradosaggio di clonazepam?
Un sovradosaggio di solo clonazepam raramente mette in pericolo la vita, ma il rischio cresce molto se il farmaco è assunto insieme ad alcol, oppioidi o altri sedativi. I sintomi possono includere:
- sonnolenza marcata e confusione;
- perdita di coordinazione e difficoltà a parlare;
- abbassamento della pressione;
- respiro rallentato;
- nei casi più gravi, coma.
In caso di sospetto sovradosaggio chiama subito il 112 o il 118. Il trattamento avviene in ospedale. In alcuni casi i medici possono usare il flumazenil, un antidoto che blocca l’effetto delle benzodiazepine, ma non va usato nelle persone con epilessia in terapia con benzodiazepine, perché può scatenare crisi convulsive.
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Clonazepam e psicoterapia
Nell’ansia e nel panico il clonazepam può ridurre i sintomi più intensi, ma non agisce sui meccanismi che li mantengono. La psicoterapia, in particolare cognitivo-comportamentale, aiuta a gestire l’ansia nel tempo ed è un sostegno prezioso anche durante la riduzione del farmaco. Se stai assumendo clonazepam o pensi di averne bisogno, confrontati con uno psichiatra.
Sitografia
