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Tetraplegia: che cos'è, sintomi e terapia

La malattia può infatti insorgere lì dove il midollo spinale risulta danneggiato.
Scritto daSerena Proietti ColonnaPhD Cognitive Psychology - Travel Content Strategist - SEO Oriented Editor
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato26 settembre 2024
•
Aggiornato25 settembre 2026
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sedia a rotelle tetraplegia

Che cos'è la tetraplegia?

La tetraplegia è una condizione di paralisi, che coinvolge gli arti superiori, inferiori e anche il busto. Viene generalmente associata alla paraplegia, con cui condivide cause e alcuni sintomi. La tetraplegia una condizione clinica caratterizzata dalla perdita o compromissione della funzione motoria e/o sensitiva nei quattro arti e nel tronco, derivante da una lesione del midollo spinale a livello cervicale (segmenti C1-C8) (Budd, M.A. et al., 2022).

Cosa causa la tetraplegia?

Un incidente automobilistico, una caduta, una lesione: sono le cause più frequenti di tetraplegia. La malattia può infatti insorgere lì dove il midollo spinale, che fa parte del sistema nervoso centrale e svolge un ruolo essenziale nella coordinazione e nel movimento, risulta danneggiato.

Altre cause possono comprendere malattie cerebrali o patologie pregresse, che coinvolgono il sistema neuro-motorio e il corretto funzionamento del sistema muscolare. Se la condizione è causata da un danno al midollo spinale, significa che la lesione è situata tra due vertebre, la C1 e C7, che compromettono la funzione motoria sia per quel che riguarda le braccia che le gambe. A seconda della vertebra interessata, cambierà anche il danno e la gravità della condizione medica.

La tetraplegia è il più delle volte acquisita, in seguito ad eventi traumatici che coinvolgono il midollo. Ciononostante, alcune patologie pregresse possono portare allo sviluppo di paralisi completa e totale, e cioè allo sviluppo di paraplegia o tetraplegia.

Vi sono inoltre alcune patologie che si possono associare alla tetraplegia. Tra queste compaiono:


In tutti questi casi, il fattore causale è sempre ambientale, ma ha a che vedere con la sintomatologia di una patologia pregressa e non con una lesione o un trauma.

Ruote di una sedia a rotelle riprese da dietro: cosa causa la tetraplegia

Diagnosi

Di norma, la diagnosi avviene subito dopo l'evento traumatico. I medici studiano la condizione del midollo spinale e fanno una prognosi, con una alutazione standardizzata secondo la scala ASIA (AIS - American Spinal Injury Association Impairment Scale) per determinare il livello neurologico e l’completezza della lesione (Franceschini, M. et al., 2020). Il più delle volte, la prognosi si rivela veritiera. Questo significa che, se la tetraplegia viene diagnosticata, è raro che il paziente possa riacquisire la capacità di movimento.

Gli strumenti tecnici, utilizzati per la diagnosi, comprendono:

  • TAC;
  • test neurologici;
  • analisi radiologiche con liquido di contrasto;
  • stimolazioni magnetiche del cranio.

Ricordiamo però che esistono diversi tipi di tetraplegia, che possono essere descritti a partire dalla specifica vertebra colpita dal trauma. Più nel dettaglio, se ad essere danneggiate sono le vertebre C1-C2, il paziente può morire oppure necessitare di un ventilatore meccanico per il resto della vita. Se il danno si situa all'altezza di C3, la perdita di movimento riguarda il tronco, con conseguenti difficoltà respiratorie.

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Tetraplegia: si può guarire?

La tetraplegia può essere una condizione molto dolorosa, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Se è causata da una lesione al midollo spinale, non è reversibile. Questo significa che il paziente è costretto a convivere con la condizione clinica per tutta la vita.

Alcuni farmaci possono comunque essere somministrati per la gestione dei sintomi, come il dolore acuto che può sorgere in alcune fasi iniziali della malattia. Il dolore non è comunque escluso nelle fasi più avanzate, per cui viene prescritto l'uso di FANS, farmaci corticosteroidi e non solo.

I trattamenti chirurgici risultano utili lì dove la paralisi è parziale e gli interventi possono migliorare la motilità del paziente.

Conseguenze 

La tetraplegia può compromettere gravemente la qualità della vita del paziente, costringendolo a letto e talvolta in osservazione all'ospedale. Il tetraplegico ha così bisogno di supporto costante, il più delle volte da parte di personale specializzato o anche di un caregiver (che può coincidere con un familiare che, dopo la scoperta della malattia, segue dei corsi per svolgere al meglio le funzioni di assistenza).

Le conseguenze della malattia sono, il più delle volte, tragiche. La tetraplegia può infatti colpire individui perfettamente sani, che fino al giorno prima erano in grado di camminare e deambulare autonomamente.

Conseguenze psicologiche

I disturbi causati dalla tetraplegia non sono solo fisici, poiché vanno ad alterare la quotidianità, i rapporti sociali, la vita relazionale, lavorativa e romantica. Accanto alla terapia medica vera e propria, è infatti consigliato un percorso di supporto che possa aiutare ad affrontare le fasi più dure della malattia.

In particolare: 

  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): Efficace per gestire depressione, ansia e dolore neuropatico post-lesione (Mehta, S. et al., 2020).
  • Modello di Cura Collaborativa: Integrazione tra fisiatri, neurologi e psicologi per migliorare la qualità della vita e l’attività fisica (Bombardier, C., et al. 2023).
  • Interventi per FND: Psicoterapia focalizzata sul trauma, fisioterapia specializzata che utilizza la distrazione e educazione sulla natura reversibile del disturbo (Aybek, S., Perez, D.L., 2022).

Anche per il caregiver, che può sperimentare ansia, stress, tensione, attacchi di panico, depressione, burnout da caregiver, è consigliato un supporto di tipo cognitivo-comportamentale, per evitare o prevenire consuguenze sul piano psicologico ed emotivo.

La necessità di un supporto continuo, e l'impossibilità di muoversi dal letto, possono costituire per il paziente motivo di gravi crisi depressive, che talvolta possono anche sfociare nel desiderio di morire o di porre fine alle proprie sofferenze.

Anche per i genitori di un tetraplegico, e più in generale per i suoi cari, affrontare la malattia può essere duro ed estenuante. Per questo, si consiglia di contattare un medico specializzato se si verifica questa tragica eventualità.

Fonti:

Sitografia

Psychosocial Consequences of Spinal Cord Injury: A Narrative Review

Traumatic spinal cord injury in Italy 20 years later: current epidemiological trend and early predictors of rehabilitation outcome

Guided internet-delivered cognitive-behaviour therapy for persons with spinal cord injury: a feasibility trial

Collaborative Care Versus Usual Care to Improve Quality of Life, Pain, Depression, and Physical Activity in Outpatients With Spinal Cord Injury: The SCI-CARE Randomized Controlled Clinical Trial

Diagnosis and management of functional neurological disorder

Clinical Review, State of Art Review

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Serena Proietti ColonnaPhD Cognitive Psychology - Travel Content Strategist - SEO Oriented Editor
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia e Scienze Cognitive, fin da piccola, ho coltivato la passione per il contatto umano e l'indagine delle persone. Ho scelto di studiare psicologia per migliorare la qualità della vita degli individui. Amo viaggiare, ispirata dalla mia sorella assistente di volo.
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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