Flufenazina: cos'è, come funziona ed effetti collaterali

La flufenazina è un antipsicotico di prima generazione utilizzato da decenni nella pratica psichiatrica per il trattamento dei disturbi psicotici. Vanta un profilo clinico ben documentato.

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Flufenazina

Cos'è la flufenazina?

La flufenazina è un farmaco antipsicotico appartenente alla classe delle fenotiazine, più precisamente ai neurolettici tipici o di prima generazione. Viene impiegata principalmente nel trattamento dei disturbi psicotici cronici e acuti, in particolare nella schizofrenia, grazie alla sua marcata azione antagonista sui recettori dopaminergici.

Dal punto di vista farmacologico, la flufenazina agisce come potente antagonista dei recettori D2 della dopamina a livello del sistema nervoso centrale. Questo meccanismo è alla base della sua efficacia sui sintomi psicotici come deliri e allucinazioni, ma allo stesso tempo condiziona in maniera significativa il suo profilo di tollerabilità.

La flufenazina è disponibile come preparato iniettabile a lunga durata d'azione come la flufenazina decanoato, utilizzata per migliorare l'aderenza terapeutica nei trattamenti a lungo termine. In passato veniva commercializzata anche in formulazione orale, sia da sola che in combinazione con la nortriptilina.

Esempi di farmaci che contengono la flufenazina

La flufenazina, attualmente è disponibile con il nome commerciale di Moditen Depot, nella formulazione iniettabile long acting, mentre in passato veniva commercializzata anche come:

  • Prolixin
  • Anatens
  • Dominans (in combinazione con nortriptilina, farmaco antiderpressivo)
  • Formulazioni generiche come flufenazina cloridrato per uso orale e flufenazina iniettabile a rapida efficacia
Esempi di farmaci che contengono la flufenazina

A cosa serve la flufenazina?

La flufenazina viene prescritta principalmente per il trattamento dei disturbi psicotici, soprattutto nei quadri clinici caratterizzati da sintomi positivi rilevanti. Le principali indicazioni includono:

  • Schizofrenia, sia nelle fasi acute sia nel mantenimento a lungo termine. La flufenazina è impiegata da decenni nel trattamento della schizofrenia e di altri disturbi psicotici in virtù della sua elevata affinità con i recettori dopaminergici D2. Ciò la rende efficace nella riduzione dei sintomi positivi (allucinazioni, deliri, agitazione psicomotoria), sia in fase acuta sia nella prevenzione delle ricadute nei pazienti cronici
  • Disturbi psicotici cronici, quando deliri e allucinazioni sono persistenti
  • Prevenzione delle ricadute, soprattutto tramite formulazioni depot. Alcune revisioni sistematiche hanno esplorato il ruolo del depot di flufenazina nella prevenzione delle ricadute, nella riduzione dei ricoveri e nel miglioramento dell'aderenza terapeutica. Mentre i dati iniziali supportavano l'uso dei depot come alternativa pratica e spesso vantaggiosa per specifici pazienti, revisioni successive hanno sottolineato la necessità di personalizzare il dosaggio e gli intervalli di somministrazione allo scopo di minimizzare gli effetti avversi, soprattutto motori.
  • Agitazione acuta e stati confusionali da trattare rapidamente in pronto soccorso o nei reparti psichiatrici. Evidenze cliniche e linee guida relative alle emergenze psichiatriche includono i neurolettici tipici tra le opzioni farmacologiche migliori per sedare rapidamente i pazienti agitati, soprattutto quando è necessaria una riduzione rapida della sintomatologia comportamentale. Tuttavia, la scelta tra farmaci orali, parenterali o alternative più moderne deve considerare sempre efficacia, profilo di sicurezza e contesto clinico
  • Tic gravi e sindrome di Tourette. Studi di follow-up a lungo termine riportano riduzioni clinicamente rilevanti della frequenza e della gravità dei tic, con un profilo di efficacia paragonabile ad altri neurolettici

Grazie alla sua potenza antipsicotica, la flufenazina risulta efficace nel ridurre deliri, allucinazioni, pensiero disorganizzato e agitazione psicomotoria. Tuttavia, il suo utilizzo richiede un'attenta valutazione clinica, soprattutto alla luce dei possibili effetti collaterali, la maggior parte dei quali riguarda le terapie prolungate.

Come funziona la flufenazina?

Come accennato poc'anzi, il meccanismo d'azione della flufenazina si basa principalmente sull'antagonismo dei recettori dopaminergici D2 nel sistema mesolimbico. L'iperattività dopaminergica in questa via è considerata uno dei principali meccanismi fisiopatologici alla base dei sintomi positivi della schizofrenia.

Bloccando questi recettori, la flufenazina riduce la trasmissione dopaminergica, contribuendo a un miglior controllo dei sintomi psicotici. Tuttavia, il blocco dopaminergico non è selettivo e coinvolge anche altre vie cerebrali, come quelle nigrostriatale, mesocorticale e tuberoinfundibolare.

Quanto detto spiega la possibile comparsa di effetti collaterali cognitivi, extrapiramidali ed endocrinologici, che rappresentano un aspetto rilevante del profilo di sicurezza della flufenazina. Le formulazioni a rilascio prolungato, come il decanoato, mantengono livelli plasmatici più stabili, ma non eliminano completamente il rischio di effetti indesiderati.

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Posologia: come si assume la flufenazina?

La posologia va personalizzata in base al quadro clinico, all'età del paziente, alla risposta terapeutica e alla tollerabilità individuale.

Formulazioni orali

La somministrazione di flufenazina per via orale prevede un dosaggio iniziale assai contenuto, che può essere aumentato gradualmente fino al raggiungimento dell'effetto terapeutico desiderato. L'obiettivo è sempre quello di utilizzare la dose minima efficace.

La posologia varia in base al paziente e alla gravità della patologia, ma generalmente inizia con dosi basse, che vengono poi adattate al singolo caso. I dosaggi vanno da 0,5 mg/die fino a 40 mg/die a seconda della fase di malattia.

Formulazioni iniettabili e depot

La flufenazina decanoato viene somministrata per via intramuscolare a intervalli regolari, solitamente ogni 2–4 settimane. La formulazione depot è particolarmente indicata nei pazienti con scarsa aderenza alla terapia orale. Nella fase iniziale del trattamento può essere necessario un periodo di sovrapposizione tra flufenazina orale e forme iniettabili, allo scopo di garantire una copertura terapeutica adeguata.

Nei pazienti adulti le dosi possono variare da 12,5 mg a 100 mg, con incrementi massimi di 12,5 mg a intervalli che vanno dalle 2 alle 4 settimane.

Diversi studi e revisioni indicano come i depot con flufenazina garantiscano livelli plasmatici più stabili e possano ridurre le ricadute in alcuni contesti clinici, sebbene la superiorità netta rispetto alla terapia orale non sia stata ancora dimostrata in maniera definitiva.

Formulazioni iniettabili e depot

Avvertenze: cosa bisogna sapere prima di assumere la flufenazina?

Prima di avviare una terapia con flufenazina, il medico deve procedere con una valutazione clinica approfondita. È fondamentale, infatti, che il farmaco venga utilizzato con molta cautela, soprattutto in determinate condizioni mediche. È necessaria particolare attenzione in presenza di:

  • Patologie cardiovascolari
  • Disturbi del movimento preesistenti
  • Insufficienza epatica o renale
  • Storia di convulsioni
  • Glaucoma ad angolo chiuso
  • Uso prolungato. I trattamenti a lungo termine a base di flufenazina, soprattutto nella formulazione depot, sono associati a un rischio aumentato di discinesie tardive. Per questo motivo è essenziale un monitoraggio clinico regolare, con rivalutazione periodica del rapporto tra rischi e benefici
  • Pazienti anziani. Nelle persone anziane, con particolare riferimento a coloro che sono affetti da decadimento cognitivo, l'uso della flufenazina è associato a un aumentato rischio di eventi cerebrovascolari e mortalità. Per minimizzare i rischi è necessaria una valutazione individuale estremamente prudente

Quali sono gli effetti collaterali della flufenazina?

Gli effetti collaterali della flufenazina sono principalmente legati al suo potente antagonismo dopaminergico. Tra quelli segnalati più frequentemente è necessario citare:

  • sintomi extrapiramidali (rigidità, tremore, bradicinesia)
  • acatisia
  • sedazione
  • secchezza delle fauci
  • ipotensione ortostatica

In seguito all'uso prolungato del principio attivo possono comparire effetti più gravi, tra cui le discinesie tardive, caratterizzate da movimenti involontari persistenti, spesso a carico del volto e della lingua, ma anche a carico degli arti e del tronco. Tale effetto è segnalato più spesso durante l'uso delle formulazioni depot.

Altri possibili effetti collaterali includono alterazioni endocrine come l'iperprolattinemia, che può causare disturbi del ciclo mestruale, galattorrea e disfunzioni sessuali. Più raramente, la flufenazina può essere associata alla sindrome neurolettica maligna, condizione potenzialmente fatale che richiede un intervento medico immediato.

Cosa succede per un sovradosaggio di flufenazina?

Il sovradosaggio di flufenazina rappresenta un'emergenza medica. I sintomi possono variare da moderati a gravi e includere:

  • marcata sedazione fino al coma
  • gravi disturbi del movimento
  • ipotensione severa
  • aritmie cardiache
  • convulsioni

Non esiste un antidoto specifico per la flufenazina. Il trattamento è di supporto e prevede il monitoraggio delle funzioni vitali, la gestione delle complicanze cardiovascolari e neurologiche e, se necessario, il ricovero in ambiente ospedaliero.

Fonti:

Bibliografia

Should we be Prescribing Fluphenazine Long-Acting Injectable Formulation? — Current Psychiatry Reports, 27(6), pp. 408-414

Rowland, D. (2025)

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FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
DsMDott.ssa Martina Migliore
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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