Come dire al partner che si vuole iniziare un percorso di terapia

Comunicare al partner il desiderio di intraprendere un percorso terapeutico può essere un impegno delicato. Nonostante nasca da un bisogno personale, tale desiderio può toccare dinamiche relazionali profonde e generare incomprensioni.

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Come comunicare il desiderio di iniziare un percorso terapeutico

Iniziare una terapia psicologica è un atto d’amore verso se stessi. Tuttavia, se la comunicazione all'interno della coppia è fragile, difficile, parlarne direttamente con il partner può suscitare insicurezze o fraintendimenti. Certo è che, secondo la letteratura psicologica, una comunicazione assertiva e consapevole dei propri bisogni è fondamentale per favorire la comprensione reciproca.

Essere chiari senza sentirsi in difetto

Come spiegare al partner che voglio iniziare la terapia? Chiarire che la decisione è funzionale al proprio benessere personale e non rappresenta un pericolo per la relazione, è il primo passo per inaugurare un dialogo costruttivo. Molti evitano il confronto poiché temono che l'altro possa rimanerci male, pensare di aver sbagliato qualcosa o addirittura sentirsi inadeguato.

In realtà, voler avviare un percorso terapeutico per prendersi cura della propria salute mentale è un segnale di maturità e responsabilità, non una colpa. A tal proposito, studi scientifici indicano come l'auto-compassione e l'onestà emotiva siano correlate a una maggior soddisfazione relazionale.

Parlare al partner di terapia.

Perché può essere difficile parlare di terapia con il partner

Parlare di salute mentale può essere complesso, soprattutto in una società che in molti casi continua a stigmatizzare il ricorso alla psicoterapia. I timori più comuni sono legati alla paura del giudizio altrui, alla vergogna e al rischio di essere percepiti come persone deboli o incapaci.

Paura del giudizio
 

Secondo un rapporto pubblicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), molte persone evitano di condividere la propria adesione a percorsi terapeutici per paura di essere fraintese o considerate fragili. Questa paura del giudizio può bloccare la comunicazione anche nelle relazioni più intime. Il timore non è solo quello di essere criticati, ma anche di non essere compresi. Tuttavia, la trasparenza emotiva è essenziale per costruire intimità e fiducia.

Perché non dobbiamo giustificarci

Come spiegare al partner che voglio iniziare la terapia? Sono tantissime le persone che si fanno questa domanda. La prima cosa da capire è che annunciare la volontà di avviare un percorso terapeutico non vuol dire doversi giustificare o difendere. La salute mentale è parte integrante del proprio benessere, al pari di quella fisica.
 

Psicologi e terapeuti sottolineano come normalizzare la psicoterapia all'interno della coppia possa aiutare entrambi i partner a sviluppare un linguaggio emotivo più autentico e funzionale. Non si tratta quindi di convincere l'altro, ma di condividere una scelta personale con serenità e chiarezza.
 

Strategie per creare un dialogo aperto e non difensivo
 

Per evitare incomprensioni, può essere utile scegliere un momento tranquillo, comunicare con assertività, senza ricorrere ad accuse o a giustificazioni, esprimere i propri bisogni personali in maniera chiara, ascoltare il partner senza interrompere o sminuire eventuali reazioni emotive. Una comunicazione basata sull'ascolto attivo favorisce il rispetto reciproco e riduce il rischio di reazioni scomposte o ostili.

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E se il partner reagisce male?

Non sempre il partner reagisce in maniera empatica e comprensiva. Alcuni potrebbero sentirsi esclusi, preoccupati per le sorti della relazione o persino attaccati. Tuttavia, chi ha scelto di avviare una terapia non deve in alcun modo farsi scoraggiare da una reazione iniziale negativa.
 

Come gestire incomprensioni o resistenze

Se il partner reagisce con scetticismo o disapprovazione, è utile mantenere la calma e ribadire il valore personale della scelta, senza dar vita a dinamiche conflittuali. Spesso, l'incomprensione nasce dalla disinformazione: spiegare cosa accade durante un percorso terapeutico o chiarire che non si tratta di una terapia di coppia (a meno che avviarne una non sia la scelta migliore), può aiutare a ridimensionare le paure del partner. In alcuni casi, la resistenza dell'altro può riflettere paure proprie, legate alla vulnerabilità o alla difficoltà nell'affrontare emozioni profonde.

Non tutto ciò che riguarda il benessere personale deve essere condiviso o risolto in coppia. La psicoterapia è un percorso individuale che può migliorare la relazione, ma non è una misura per correggere se stesso o l'altro. Distinguere i bisogni personali da quelli relazionali è un atto di responsabilità affettiva. Come sottolineano molti esperti, una relazione sana si fonda su due soggettività che si incontrano, non su una simbiosi. In questo senso, intraprendere una terapia personale può essere una risorsa anche per la vita a due.

Parlare di psicoterapia non dovrebbe essere un tabù, neanche all'interno della coppia. Condividere questo desiderio in modo aperto, assertivo e rispettoso dei confini personali è un atto di maturità e rispetto. In caso di difficoltà nell'esprimere questo bisogno, può essere utile ricorrere a un supporto professionale discreto come Serenis. La piattaforma offre percorsi online con terapeuti qualificati, pensati anche per chi vive resistenze emotive o difficoltà nella relazione di coppia. Ogni percorso è personalizzato, flessibile e orientato al benessere psicologico, nel rispetto dei tempi e delle esigenze del paziente.

Esperienza reale

Massimo, 41 anni, sposato da nove anni, si è presentato in terapia inizialmente per un percorso individuale per risolvere e gestire una comunicazione sempre più rigida e assente fra lui e sua moglie. Il paziente confessa inoltre che alla base di questa conflittualità ci è stato un tradimento da parte sua che nonostante tutto la moglie è riuscita a perdonare. Massimo riferisce di essersi pentito ed aver riconosciuto le sue colpe ma ad oggi seppur la compagna sia presente, emerge ancora frustrazione e una profonda chiusura dalla sua parte. Dopo un primo percorso di consapevolezza rispetto alla sua scelta e le possibili motivazioni che lo hanno spinto al tradimento, Massimo sente la necessità di portare anche la moglie all’interno della terapia. Insieme quindi cerchiamo di riflettere su come la moglia possa rispondere a questa richiesta cercando di focalizzarci sulla chiarezza e sul’assertività, portando il paziente a scegliere un momento tranquillo per condividere il suo desiderio, enfatizzando che tale suggerimento alla terapia è un percorso volto a migliorare se stessi, non a mettere in discussione la relazione. Massimo successivamente mi condivide l’essere riuscito a spiegare a Federica che questa decisione nasce dal suo bisogno di ritrovare equilibrio e serenità, rassicurandola sul fatto che non si tratta di un allontanamento, ma di una cura personale. Durante il confronto, Federica sorprendentemente mostra comprensione, anche se inizialmente è apparsa notevolmente sorpresa. Durante i nostri incontri dopo aver riconosciuto questa restituzione positiva continuiamo a sottolineare l’importanza di mantenere un ascolto attivo e di rispettare i tempi di entrambi. Questo approccio permette a Massimo di sentirsi più libero di intraprendere il suo percorso, rafforzando la comunicazione e la fiducia anche nella coppia.

Fonti:

Bibliografia

ow to talk to your partner about starting therapy. — Family Therapy Associates of Jacksonville.

Therapist, & Therapist. (2025)

Ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2026
Queste cose non le sa nessuno
In Italia parliamo di "benessere mentale" solo da qualche anno: molte persone non hanno grande consapevolezza di quello che si nasconde dietro le emozioni. Se conosci qualcuno che avrebbe bisogno di leggere questo articolo, puoi condividerlo da qui.
Scritto da
GMGabriele Mancini
Gabriele Mancini
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Psicologo psicoterapeuta, musicista e teatrante. Laureato nel vecchio ordinamento presso l'Università degli Studi di Firenze in Psicologia Clinica e di Comunità e specializzato in Psicoterapia Sistemico Relazionale all'Istituto I.P.R. di Pisa, ha continuato a lavorare anche come educatore professionale nelle scuole primarie e superiori, coordinatore referente per l'integrazione scolastica disabilità minori. Da sempre si è occupato di bambini e adolescenti facendo di empatia e affettività la base della relazione e del trattamento terapeutico.
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ACAgnese Cannistraci
Agnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Dopo la laurea in Psicologia Clinica a Roma, mi sono specializzata in Gruppoanalisi e ho conseguito certificazioni in Psicodiagnostica Giudiziaria e Clinica, Tecniche Psicodrammatiche e Formazione alle Dinamiche Istituzionali. Credo che nel mio lavoro sia fondamentale generare uno spazio relazionale in cui la persona si senta vista e ascoltata, sia dal terapeuta che da se stessa, motivo per cui ho svolto un master in Sustainability Management, con l'intento di integrare gli aspetti clinici con un approccio volto alla promozione di benessere e sostenibilità individuali, organizzativi e sociali.
DsMDott.ssa Martina Migliore
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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